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Tra le cose importanti di questa estate, anche cose che non ho fatto..


Tra le cose importanti di questa estate, anche cose che non ho fatto.
Un vero cammino (ma tornerà il tempo...).
Un vero viaggio (ma tornerà il tempo...)
La route nazionale delle comunità capi di Verona.
Sull'ultima, ho letto e sto leggendo ed ascoltando tante cose.
Per chi c'era (a parte tutto ciò che riguarda cibo, trasporti, caldo, polvere...🤷 che a me, vecchietta, fa un po' venire in mente la GMG, ma quella di Santiago, 89 😅)...
...che discorsi o materiali mi suggerite di recuperare e leggere? Quale è, per voi, il mandato principale che sentite che Agesci sta ricevendo (e dando ai suoi capi, oggi) da questa route?
Ho parlato con varie persone e letto varie cose.
Piccoli o grandi suggerimenti logistici a parte, ho sentito tutti molto contenti e felici di esserci stati.
Ed ognuno ha sottolineato come centrale un aspetto anche molto diverso...
Sono curiosa.
(Valgono anche link e suggerimenti di lettura di chi ha seguito da lontano e valgono anche messaggi o chiacchiere in privato!).
Grazie!

L'esperienza non è l'attività che noi progettiamo


Leggo i messaggi in chat di genitori di branco e reparto che riportano feedback dai loro figli e mi si conferma ciò che ci ripetevano allo sfinimento al CFM.
L'esperienza non è l'attività che noi progettiamo.
Il segno non è il ricordino che diamo.
Noi possiamo (dobbiamo) metterci intenzione educativa.
Ma non possiamo determinare cosa loro vivranno.
Né che tipo di riflessione o apprendimento ne trarranno.
L'esperienza é ciò che ciascuno di loro vive,
in base a ciò che é, alla sua storia, alle sue caratteristiche, al suo momento,
a partire da ciò che noi abbiamo preparato.
Ma anche da ciò che nella settimana si sviluppa,
o da ciò che spontaneamente si infila nelle intersezioni,
o da ciò che va anche in modo diverso da come noi l'avevamo preparato e pensato e dalla intenzionalità che avevamo dato.
A noi tenere gli occhi aperti
ed accompagnare la rilettura di ciò che accade
e sostenere ciò che é generativo.
Vale nell'esperienza scout.
Vale nell'azione sociale e nell'animazione di comunità.
Vale nell'essere genitori.
A volte questo mi inquieta un po'.
Oggi mi pare liberatorio e meraviglioso.
Tutte le reazio

Canta come cantano i viandanti...


Tratti di marcia in cui partiva il "Bella ciao".
Qualche "Dove vola l'avvoltoio".
Il rap (o trap?) dei giovani alla partenza.
"Bello mondo, sei casa nostra e noi avremo cura di te...
Il passaggio sotto il tunnel con i tamburi, sempre potente....
Ad un certo punto del cammino si inizia ad essere stanchi e a qualche metro da te parte una canzone "Canta come cantano i viandanti, non solo per riempire il tempo, ma per sostener lo sforzo, canta e cammina...".
C'è solo un fazzolettone, apparentemente, in quel gruppo che canta. Ma poi scopri che il gruppo di ragazze venuto con la scuola è anche un noviziato, che chi è lì con l'associazione ha un passato (o presente) scout...
Come quello che è lì come Acli è lì anche come comitato cittadino. Chi è insegnante, ma anche impegnato socialmente, chi bazzica quella lista civica prima ha fatto il catechista in parrocchia o l'attivista di un movimento per i diritti...
Le commistioni sono molto più frequenti di ciò che si pensa...
E se le riconoscessimo, partendo da ciò che siamo come persone, prima ancora che come ruoli, costruiremmo alleanze più solide e resistenti...
E la musica e le canzoni hanno un potere molto più alto delle semplici parole...
riflessioni post #perugiassisi

I giochi e le attività


I giochi e le attività sono come le prede. 

Non si inventano. Non si costruiscono. Non si progettano.

Si avvistano. Si cacciano. Con un po' di pazienza e una serie di tentativi ed avvicinamenti succcessivi. 


Pluri appartenenze


Dopo incrociato mille volte la riforma dal punto di vista di una sede nazionale che prova a supportare articolazioni locali e circoli...la riforma vista dal punto di vista di un gruppo scout.
Mi confermo sempre più che le plurime appartenenze non tolgono (tranne il tempo di vita 😅) anzi, allargano la comprensione e mettono in moto le idee...

Pre - passaggi...


Il pre passaggi è un tempo strano. Ti dicono "dividiamoci in gruppi di staff" e non per tutti é immediato dove andare. "Sono le staff 2021-2022 o le staff 2022-2023?" Hanno chiesto i formatori l'altra sera. E, a guardare bene, ciò che eravamo in quel momento era un mix. Un tempo di transizione, a cavallo tra prima e dopo, più che un nuovo inizio.
Ma poi arriva il cerchio (e il quadrato) la domenica mattina e questo, tutto sommato, rimette in fila le priorità. Le persone cambiano a volte i ruoli, i gruppi nel tempo attraversano le loro fasi, i ragazzi (sempre) crescono e passano oltre. Ma, alla fine, l'impegno che accomuna resta sempre lo stesso. Fare la nostra parte per accompagnare i ragazzi a crescere. E, nel farlo, non smettere di "crescere" noi.

Fidati del lupo


La cosa più bella sono le facce dei bambini, i loro percorsi, le loro dinamiche e le relazioni tra loro e con noi. Ed i ragazzi giovani che si mettono a servizio. In tappe diverse, ma in loro vedi le potenzialità di ciò che é in crescita e trasformazione. E senti il bello del partecipare ad offrire stimoli ed opportunità al loro percorso.
Per il resto, la prima vdb a 52 anni é un tornado che travolge da tanti punti di vista e su lanci, linguaggi, automatismi, racconti, gioconi...é più ciò che osservi ed impari di ciò che fai efficacemente in prima persona.
Sono mille le piste di riflessione sul metodo che si aprono. Anche ad intreccio con altre riflessioni di metodo emerse altrove.
Ci sarà tempo per meditare, sedimentare, lasciar evaporare, vedere ciò che ne viene. Intanto, é stata una cosa faticosa che ha avuto molto senso vivere.
(NB E poi...L'importante é...mai lasciare aperto il vaso di Pandora! 🤣)

Buon San Giorgio


In squadriglia, su 7, hanno fatto il conto che solo due (tra covid e nuove entrate) avevano già vissuto un vero San Giorgio.
Sarà per questo, sarà perché con il passaggio diretto da covid a guerra è mancato quel tirare il fiato rilassante che serviva, sarà che a scuola di gite ancora non se ne vedono ancora all'orizzonte...
...ma oggi i ragazzi erano carichissimi!!!


Il rischio è ineliminabile


Seminario serale: la responsabilità giuridica dell'educatore scout.
Il succo:
Il rischio é ineliminabile dalla attività scout.
Eliminare il rischio sarebbe snaturare la proposta.
È il bilanciamento tra rischio che si corre e finalità educativa ciò che rende sostenibile o meno ciò che si fa'.
Mi affascina il rapporto di senso applicato anche alla dimensione giuridica. Per fare meglio non serve (solo) diventare più esperti di norme, serve fare ancora più attenzione alla progettazione educativa e alla realtà di chi abbiamo davanti.

Per approfondire:

Perchè, a 50 anni, iniziare?

Perché, a 50 anni, iniziare...?
Perché in questa pandemia, tra scuola e sport zoppicanti, gli scout sono una delle poche cose restate in piedi, per i figli. Ed un giorno ho realizzato, come fosse una illuminazione che interpella, che questo avviene solo perché qualcuno si é dato disponibile.
Perché c'è chi ha chiesto disponibilità.
Perché sentivo il bisogno di impegnare tempo ed energie in qualcosa di senso concreto, assieme ad altri.
Perché 4 anni fa, a piedi, da sola, da San sepolcro ad Assisi...
Perché oggi sembra tutto sospeso, in un istante presente dilatato all'infinito, guardare al futuro e non smettere di sognare e progettare mi sembra una forma di resistenza necessaria.
Perché questa strada l'ho incrociata mille volte e in mille modi e attraverso mille persone. E tanto di ciò che ho già fatto ha attinto da qui.
Perché le associazioni, tutte, sono strumenti, non fini. Opportunità, non catene. Le multiappartenenze credo siano valori. Aiutano a relativizzare le esperienze e ad allargare visioni e comprensioni.
Perché ci sono cose che mi vengono facili, che forse qui possono essere utili. Perché ci sono cose che non mi vengono facili, in cui forse qui posso essere aiutata a crescere.
Perché il metodo, i simboli, le scelte, la diarchia, la fede e la politica, la cittadinanza, la progressione personale, il sorridere nelle difficoltà...c'è del gran bello!
Il 2021, in mezzo a tutto il resto, é iniziato sotto questo segno. Sono grata e curiosa di ciò che sarà.

Preadolescenza

Foto dai capi del Roma92
L'altro della promessa dice solo: fatta! 
Ma della uscita di squadriglia, solo loro, il mattino dopo, invece racconta tutto. Tragitto, tempi, chilometri, sentiero, la torre, il Paese, la fatica! Ricostruisce il percorso con il padre al computer. E parla della pagnotta e del salame tagliati a coltello. 
La busta, accartocciata, con la scritta "falchi" é sulla sua scrivania. Assieme al messaggio dei compagni a loro due, ex novizi. E lo zaino, per la prima volta, è tornato in ordine, completo, con i cambi utilizzati ed ogni cosa nella sacca giusta. 
La preadolescenza non é facile. Né per i genitori, né per i figli. Ma ci sono cose che fanno riprendere il fiato e la forza, ad entrambi. 


52 conigli liberi

Foto grazie ai capi del Roma92 
Uno torna che non è né stanco, né infreddolito.
"È stata una gran caccia". Dice. 

Ha incontrato 52 conigli liberi (!) ed un gregge di pecore con i cani pastori. Ha scoperto che certe regole sono uguali per tutti (tipo che dopo la caccia ci si lava!), mentre altre sono diverse da famiglia a famiglia (a che età il cellulare, se si può stare a casa da soli o quanto tempo si può giocare ai giochini...). 

Ha trovato (lui, proprio lui!) un tesoro all'entrata del parco, ha visto i cuccioli fare la promessa e ha una buona azione a forma di rondine ancora da far volare... 

E poi é persino andato in camera a prendere la Bibbia, per farmi vedere che anche se la mano non l'ha alzata, a Messa, lui lo sa che in casa c'è e dov'è. 
Come capita spesso con i ragazzi, la crescita non è un processo lineare: da mattina a sera sembra aver fatto un balzo! 


Stanco? Si!


- Stanco? Si!
- Freddo? Si! E pure fame, tanta!
- Com'è andata con il fuoco? Male, l'abbiamo acceso per ultimi, mezz'ora dopo gli altri. E non cuoceva niente.
- Allora era meglio il branco? No! Allora abbiamo scelto le specialità da prendere. 
Sintesi della prima uscita di reparto.
(E forse è una modalità che non serve solo a loro, in questo periodo)

Gardensia


La Gardenia sta per tornare (8-9-10 marzo).
E al gruppo scout Roma 92 ci si prepara.
Con Autora (che gioca in casa), Emiliano e Isabella, di AISM Roma.

Testimonianza, informazioni e #senticomemisento.
Piccolo laboratorio per provare (parzialmente e temporaneamente) sul proprio corpo i sintomi della sclerosi multipla.


La felicità è una lotta

La felicità non è facile.
La felicità è una lotta.
La domanda è sempre: per cosa lotto?

Per essere sicuro di non sbagliare a rispondere, sono andato a cercare in un grosso vocabolario la parola "felicità" ed ho trovato che significa: "Essere pienamente contenti, per sempre e per un luogo tempo".

Ma come si fa ad essere "Pienamente contenti" con tutte le cose brutte che ci sono nel mondo? E con tutti gli errori che facciamo anche noi, ogni giorno dell'anno?

Ho chiuso il vocabolario e l'ho rimesso in libreria, con molto rispetto, perchè è un vecchio libro e costa caro, ma ben deciso a non dargli retta.

La felicità deve per forza essere qualche altra cosa, una cosa che non ci costringa ad essere sempre allegri e soddisfatti (e un po' stupidi) come una gallina che si è riempita il gozzo.

Forse la felicità sta nel fare le cose che possono arricchire la vita di tutti gli uomini; nell'essere in armonia con coloro che vogliono e fanno le cose giuste e necessarie.

E allora la felicità non è semplice e facile come una canzonetta: è una lotta.

Non la si impara dai libri, ma dalla vita, e non tutti vi riescono: quelli che non si stancano mai di cercare e di lottare e di fare, vi riescono, e credo che possano essere felici per tutta la vita.

Grazie a Scout proposta educativa per avermi ricordato Rodari oggi.

Grata

Grata per le #vdb che hanno vissuto loro. Per le difficoltà che diventano palestre.
Grata per #theotherside of #vdb che abbiamo vissuto noi. 

Per la mia settimana #apiedi per Centocelle.
(Prima o poi la faccio la mappa della streetart, ma...occhio animatori, che mi sono venute tante idee sulle esplorazioni delle periferie...!).
Grata per il girare per localini la sera con Roberto (la mappa di questi è già su Guida Verace di Centocelle) anche se si aggiorna di continuo.
Grata per le idee, gli spunti e gli incontri di Solidarius Italia

Grata per la rete tra genitori di lupetti, che continuerà, anche se alcuni passeranno al reparto e poi altri arriveranno...perché è vero, come hanno scritto, "le vacanze di branco possano essere occasione di crescita anche per genitori".
E grata per il modo in cui, a distanza di tempo o spazio, continuano a fiorire gli incontri che sono stati realmente tali. 

Prima comunione




Mi ci vuole più tempo per sedimentare e scrivere. E di foto buone praticamente non ce ne sono ancora. Tranne quella di ieri sera, tutte le famiglie, dopo le pulizie. Ma non so se tutti gradiscono pubblicare foto dei figli. 

Per ora dico solo: 
La fede (la ricerca della fede)... non è un  fatto individuale.
Ed educare non è un'impresa individuale. 
(Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio, diceva qualcuno, altrove da qui).

In questa Prima Comunione di Pietro e forse in generale in quest'anno è è di questo che abbiamo fatto un po' esperienza.

Ora siamo stanchi, della stanchezza buona che viene dalla sensazione di aver fatto qualcosa di sensato. E siamo grati. A tutto e tutti. Tutti quelli con cui abbiamo, in modo diverso, avuto modo di condividere questo cammino, questi figli, questo momento. 

Gli eventi sono momenti e sono segni. E i segni sono belli e contano e riempiono.
Ma ciò che conta di più è la quotidianità, la semplicità, la normalità e i rapporti che si tessono, nel tempo. Sono quelli gli elementi  in cui ci troviamo più a nostro agio. 

Da qui, quindi, con calma, di nuovo, e ancora: 
"La strada si apre. Passo dopo passo. Ora, su questa strada, noi. 
E si spalanca un cielo, un mondo che rinasce, si può vivere... per l'unità".
Unità. Che non è mai la sfera, ma il poliedro. 

E intanto: 
"Canta come cantano i viandanti. Non solo per riempire il tempo. 
Ma per sostenere lo sforzo. Canta e cammina. Canta e cammina.
La fatica aiuta a crescere, nella condivisione". 

Con l'augurio a Pietro, Matteo, Tiziano, Samuele, Guglielmo, Anna Laura, Alessandra, Zeyna, Nicole e Elena Sofia (e a tutti gli altri venuti prima e che verranno dopo) di assaporare fino in fondo il calore e la prorompente bellezza di quelle mani posate sulle spalle ad indicare la via. 

E a noi genitori, di fronte al loro meraviglioso (ma a volte un po' spaventoso) diventar grandi, l'augurio di saper trovare i modi opportuni per esserci. Ma anche l'augurio di saper riconoscere ed accettare tutte buone alleanze educative, e saper fare i passi indietro necessari per lasciarli camminare e andare per le loro strade... 

(E poi tra meno di 20 giorni si sale a nord che c'è Marta ed è condivisione con un altro pezzo di mondo...)

Metti 300 ragazzini di Roma est


Metti 300 ragazzini di 8 - 9-10-11 anni, di Roma est, una domenica, al parco di Tor tre teste.
Metti una 40ina di giovani ed adulti di 15 gruppi diversi che, gratuitamente, per serate libere pensano, preparano e organizzano 12 ore di giornata. 
Affinché risulti fattibile, sensata, divertente. E faccia parte del percorso di crescita di ognuno. 
Mettendo a tema i propri sogni e combattendo (assieme) i propri incubi. 
Metti una 50ina di genitori che accompagnano i figli alle 8 di mattina, li aspettano alle (quasi) 8 di sera e seguono da lontano, a tratti stupiti, sempre ammirati, assolutamente grati e un po' contagiati.
Vogliamo parlare di periferie.
Di comunità da costruire.
E di crisi educativa?
Io partirei da osservare, preservare e coltivare cose così...

Diarchia

In America ci stanno arrivando adesso, pare...
Non sempre l'America arriva prima.
Ma, interessante che la diarchia (un uomo ed una donna pari grado) sia stata pensata per tutti i gruppi educativi ma anche per tutti i ruoli politici e di rappresentanza.
Che poi, il concetto: due persone pari grado, non implica solo il riconoscimento di genere. Implica anche l'obbligo a fare i conti con un altro da sé. A pensare plurale. A considerare al tempo per comunicare, discutere, decidere, come qualcosa di normale, da prevedere...
Interessante... Forse si potrebbe ragionarci su anche in altri ambiti...

Da Famiglia Cristiana:

13/10/2017  Più di quaranta anni fa in Italia con l'Agesci il passaggio da un mondo prettamente femminile e maschile a un mondo misto. Alla ricerca di equilibrio e parità.



Chi ha l'età per ricordare come era lo scoutismo femminile e maschile prima che i due gruppi, Agi (Associazione guide italiane) e Asci (Associazione scout cattolici italiani), si fondessero nell'attuale Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) ricorda il passaggio da un mondo all'altro. Da una realtà fatta di fiori, canzoni, balli e centri tavola a una fatta di animali, giochi di lotta e prove di coraggio. Perche gli ambienti immaginari entro cui si formavano i piccoli scout, il cerchio delle Coccinelle (per le femmine) e il branco dei Lupetti (per i maschi)  erano molto diversi tra loro. Ma i tempi stavano cambiando e l'esigenza di accorciare le distanze ebbero origine proprio dalle istanze di rinnovamente del '68 che arrivarono anche a toccare un'associazione solo apparentemente conservatrice come lo scoutismo.

E così coccinelle, guide e scolte si trovarono catapultate in un mondo prettamente maschile tra lupetti, esploratori e rover. E viceversa. Ancora oggi si cerca di capire chi ha avuto la meglio, come se si fosse instaurata una guerra di conquista. Ma credo che alla fine abbiano vinto l'equiibrio, la condivisione e la parità. 

I capi di allora si trovarono a gestire gruppi misti, bambini e bambine insieme nella stessa sestiglia (i piccoli sottogruppi in cui sono divisi i cerchi e i branchi cioè le unita che accolgono l'età che va dagli 8 agìi 12 anni) e per qualche anno ci fu anche chi sperimentò le squadriglie miste (adolescenti insieme, anche in tenda, nei sottogruppi che formano un reparto). Da questo si tornò indietro perché l'obiettivo era trovare il giusto equilibrio. Non a caso una delle perole d'ordine ai tempi fu "diarchia" cioè l'importante scelta ed esigenza che i due capi/educatori, per tutte le fasce d'età, fossero un maschio e una femmina con eguali ruoli e responsabilità. Può sembrare scontato ma ai tempi non lo era. Per bambine e poi ragazze future educatrici fu una scuola che le aiutò a capire che da lì in poi, nel mondo del lavoro come in famiglia non avrebbero mai dovuto essere seconde a nessuno. Si era, con amici, fratelli, compagni uomini, responsabili insieme in qualunque situazione.


La gardenia


Al banchetto come famiglia. Su proposta ed invito degli scout, a raccogliere offerte per la ricerca per combattere la sclerosi multipla, un sabato mattina, in un ipermercato della periferia romana.
Luogo, tempo, causa, formazione.
È un frullatore di "cose fatte mille volte nella vita" e di "è comunque una prima volta, fatta così".
Insomma, è un'esperienza.

Pietro la sera prima vuole fare un cartello. Giovanni osserva, cercando il suo spazio.
Poi arriviamo, con due capi scout (marito e moglie, lei incinta) di reparto, che non conosciamo ed un ragazzo del clan. Montati i tavoli, sistemate le piante, si comincia.

Che sia raccogliere firme, vendere biglietti della lotteria, fare sondaggi o piazzare gardenie...cercare di intercettare la gente per strada è sempre un'esperienza istruttiva.
Farlo da genitore, assieme ai figli, aggiunge una variabile non secondaria.

Pietro sente il compito. Ci crede. E prova a parlare con tutti.
Pietro: se dicono no... lo capisco. Ma perché non mi ascoltano e non mi guardano in faccia?
Gli si legge in faccia che ci resta male, all'inizio. Non è rabbia. È stupore ed incomprensione.
L'istinto di pancia è di proteggerlo. Sottrarlo, offrire una spiegazione rassicurante o suggerire tecniche difensive. Ma è un attimo. Lui non molla, continua. E arrivano le prime offerte. E le prime gardenie. Ed allarga il giro. Va da solo, più lontano, nei corridoi...

Al banchetto sembra che la gente arrivi in autonomia, poi si avvicina "Ce l'ha detto il bambino...".
Mamma: Pietro, quando ti dicono di si, puoi anche tornare con loro. Così ti godi anche il momento bello.
Pietro: No, non serve. Ci siete voi lì. Io parlo con gli altri.
Lui semina, noi raccogliamo.
Altro che proteggere... Prima lezione.

Noi adulti abbiamo esperienza. Agli adolescenti, agli stranieri, a quelli con la faccia dura senza un sorriso non diciamo niente. Puntiamo a chi incrocia lo sguardo, alle signore, ai carrelli pieni... Valutiamo, selezioniamo...
I bambini hanno meno pregiudizi. Parlano a tutti. Senza distinzione. Non calcolano l'investimento. Seminano e basta. Seconda lezione.

Giovanni ha i suoi tempi. Ma poi si sblocca anche lui. Non riesce ancora a chiedere. Ma riesce a dare.  Gira a regalare palloncini a tutti i bambini.
Chiedere è più difficile di dare. Ci vuole più tempo. Certo. Terza lezione.
Anche con i palloncini, c'è chi è diffidente. Di nuovo. Lo stupore. L'istinto di protezione. E poi Pietro è in uniforme. È protetto da un'identità collettiva. Giovanni è spoglio, nei suoi vestiti normali. E con pure il dito rotto...

Mamma: non insistere, se non lo vogliono il palloncino...
Giò: ma non è vero che loro non vogliono. Sono le mamme che hanno paura...
Quarta lezione. La protezione che protegge troppo. Appunto.

Poi pian piano prendi confidenza anche tra adulti. Chiacchieri. Racconti. Spunta fuori un Sarajevo...
Stare in strada e cercare di parlare con la gente non è mai facile. Devi trovare il coraggio di buttarti. E mettere in conto la frustrazione di tanti che ti ignorano, molti che ti prendono in giro, qualcuno ti risponde male...

Però, dopo un po', impari a non dare per scontato niente. E a quel punto, al posto di notare la maggioranza che dice no, cominci a notare la minoranza che dice si.
E quando smetti di cercare il numero e la massa, cominci a vedere le singole persone. Vedi chi si ferma, chi ci crede, chi dà, chi chiede...

E vedi che c'è persino chi "ti vede" e al tuo "grazie" risponde "grazie a voi, che impiegate il vostro tempo qui".

Fa un po' strano stare al banchetto per una causa "non tua". E di cui in fondo non sai moltissimo. Ma ha un buon sapore. Di leggerezza, gratuità, fiducia.

Siamo tutti stanchi questo pomeriggio.
Ma è stata una bella mattinata. 

P.s. Pensieri della sera
Pietro: è strano, pensavo che era molto molto più facile vendere. Però pensavo pure che ne vendevamo molte molte meno...

Europa

Comunque il concetto principale di stamattina è: Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa. Tutti abbiamo p...