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Gardensia
La Gardenia sta per tornare (8-9-10 marzo).
E al gruppo scout Roma 92 ci si prepara.
Con Autora (che gioca in casa), Emiliano e Isabella, di AISM Roma.
Testimonianza, informazioni e #senticomemisento.
Piccolo laboratorio per provare (parzialmente e temporaneamente) sul proprio corpo i sintomi della sclerosi multipla.
L'autismo e la politica
Molti autistici (e non) combattono ogni giorno con la fatica necessaria a vivere in un mondo progettato per neurotipici. Un mondo poco interessato - verrebbe da dire sempre meno interessato - a mettersi in relazione reale con qualsiasi forma di diversità (psichica, fisica, etnica, culturale, sociale, religiosa, di genere o di provenienza...).
Grillo che parla in una convention di un movimento che ha promosso e creato è un politico, che questa definizione gli piaccia o meno. E nel momento in cui - in modo monotono, mantenendo sempre lo stesso tono di derisione e sempre lo stesso volume da urlatore - descrive singole caratteristiche legate a specifiche difficoltà di alcune persone, per il puro gusto di cercare la battuta, dimostra di essere lui stesso un esempio di politica sorda e distante.
Con una differenza.
Che nessun sordo sceglie di essere sordo.
Che nessun autistico sceglie di essere autistico.
E che quando una persona autistica, nella relazione, fatica a cogliere l'altro, non è mai per scelta.
Che nessun autistico sceglie di essere autistico.
E che quando una persona autistica, nella relazione, fatica a cogliere l'altro, non è mai per scelta.
Grillo invece fa il comico, il comunicatore, il politico, l'imprenditore... Ha costruito il suo successo sulla comunicazione. Sa benissimo come funziona il meccanismo. Ha semplicemente scelto di ignorare una parte della gente che lo avrebbe ascoltato. Perchè interessato solo alla massa. O per il gusto della polemica.
O per puro delirio da narciso.
Perché, come si è sempre detto, da vicino nessuno è normale.
Ognuno di noi ha la sua diversità...
Ognuno di noi ha la sua diversità...
Macerata...
Sabato a Labico, un momento di judo tra tre società diverse.
Il maestro di quella locale si gira verso di noi (genitori venuti da Roma) e dice: facciamo verso l'altra parte, non ve la prendete, ma per loro è una novità, voi tanto siete abituati...
E noi, all'inizio sorpresi, quasi "offesi", ci mettiamo un po', parlando tra noi, per capire a cosa si riferisse...
Eh si, perché quando ti abitui ad essere tutti diversi e stare tutti insieme, fatichi a capire cosa per gli altri "non è normale" della tua normalità...
E il divertente è che scopri anche che il criterio che ti sembra di aver identificato come discrimine per leggere le differenze è solo uno dei tanti possibili...
Ecco, pensando a Macerata a me è venuta in mente questa cosa qui...
Alla fine qualcosa ci inventeremo
E' il secondo libro. Qui Tommaso ha 16 anni. E le riflessioni si spostano dal presente al futuro. Lo stesso giornalista dice che il processo dietro a questo libro è differente da quello dietro al precedente. Lì i pensieri erano venuti di getto, spontanei, era quasi la "scoperta" dell'ebbrezza del confronto ravvicinato ed intimo con la diversità.
Qui il libro nasce da una urgenza. Improvvisamente il giornalista sente che ha poco tempo. Per organizzare il suo personale "dopo di noi". Nel libro non c'è più solo l'esperienza di padre, narrata con la capacità del comunicatore. C'è l'esperienza di padre filtrata dall'occhio del giornalista che ha incontrato ed ascoltato altri padri e madri.
"Ho capito che quello che per semplificare chiamiamo autismo è una categoria dell'esistenza, una delle infinite possibilità che abbiamo di misurare il mondo e i nostri simili, un punto di vista individuale che geneticamente si distribuisce in diverse percentuali di intensità e in un numero impressionante di esseri umani".
"L'Effetto Stigler, che penso prima o poi colga ogni genitore di autistico, lo sintetizzo nella lancinante sensazione di non potere più farcela a tirare su il proprio figliolo. (...) Mi sono fatto un'idea abbastanza chiara di come vivono anche altre persone quello che è il mio maggiore problema familiare: galleggiamo tutti nel miraggio d'essere immortali".Il resto è il proseguire dell'idea di Insettopia.
"Mi piace pensare a Insettopia più come un clima che come un luogo fisico. Insettopia è ovunque un autistico si senta a suo agio e, di conseguenza, dove si possa anche allentare la tensione perenne dei suoi famigliari".
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