Nuove forme di attivismo
Culture visionarie - Un territorio può diventare comunità?
Un territorio può diventare comunità?
Il territorio può diventare comunità, anzi deve diventare comunità e luogo della cura.
Purché facciamo operazione di scomposizione e ricomposizione della parola, cui corrispondono percorso di azione verso la comunità.
Noi abitualmente usiamo in maniera indifferenziata il termine territorio e il termine terra. Se impariamo ad usarli tutti e due impariamo a capire il senso del fare comunità. Perchè la terra rimanda alla crisi ecologica e ambientale. La terra è il suolo, è quel bene comune che calpestiamo. Quindi, ovviamente sul territorio inteso come terra si sta dispiegando la grande questione della crisi ambientale. La crisi dell'antropocene, del rapporto squilibrato tra uomo e natura.
Il territorio è una costruzione sociale. Non è un dato in sè. Il territorio rimanda alle lunghe derive della storia, del fare società, delle economie ed il territorio è il luogo della crisi sociale.
Perchè si arriva a costruire comunità? Perchè dal punto di vista della crisi ambientale e sociale il territorio è quel luogo, sia come terra che come costruzione sociale, ove precipitano i flussi. La finanza è un flusso, le transnazionali sono un flusso, le internet company sono un flusso, l'altavelocità è un flusso... Nel rapporto tra flussi e luoghi riappare il territorio come luogo da percorrere, sia ambientalmente che socialmente. Quindi non si dà volontariato, terzo settore, azione sociale se non partendo e ricostruendo il tessuto territoriale.
La pandemia ha dato un rapporto nuovo tra vuoto e pieno.
A fronte dei flussi che impattano nei luoghi, stare sul territorio non è buono in sè. Molti a fronte dei flussi che hanno prodotto quello che Ernesto De Martino chiamava apocalisse culturale (non riconoscerci più in ciò che era abituale). le comunità come le conoscevamo noi, sono state tutte impattate dai flussi. Molti si sono rinserrati. Noi usiamo la parola comunità come "la roba buona". Ma attenzione, c'è il rinserramento, la paura dell'altro da sè. Non c'è solo la comunità del rancore, sul territorio, ma c'è anche quella.
La comunità di cura non è solo volontariato, associazionismo, terzo settore. La comunità di cura oggi va letta come comunità di cura larga. La comunità di cura andando sul territorio significa che il sindacato è un pezzo della comunità di cura, non è solo rappresentanza del lavoro o dei lavori. Le forze sociali, se in questo periodo sul territorio abbiamo visto aumentare i suicidi economici del disagio, non riguarda solo la Caritas ma anche le forze sociali. Fare confcommercio, fare confartigianato è prendersi cura di ciò che avviene sul territorio. Fare l'insegnante significa essere un pezzo della comunità di cura.
Con Aldo Bonomi (Consorzio Aster) e Riccardo Bonacina (Vita).
Culture visionarie
CULTURE VISIONARIE Coordinano Francesco d’Angella e Franco Floris PERCHE' QUESTA TRE GIORNI “Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”: l’anno di Padova Capitale del Volontariato Emanuele Alecci e Niccolò Gennaro (CSV Padova e Rovigo) UNA PRIMA DOMANDA CI STA A CUORE Quando un’azione nel sociale genera cultura nel territorio? Roberto Camarlinghi IN ASCOLTO DELLE ESPERIENZE 1. Postmodernissimo: rifare insieme un cinema per tornare a sognare come comunità, Giacomo Caldarelli, Perugia 2. Officine Gomitoli: la visione emergente della lotta alla povertà, Andrea Morniroli, Napoli 3. Super Il Festival delle Periferie: il progetto di città che nasce in periferia, Chiara Lainati, Milano PRIMA MAPPA DEL METODO A cura di Andrea Marchesi, Daniela Poggiali, Gino Mazzoli
Risorse trasformative:
La burocrazia non va semplificata!
Abbiamo detto che i due cardini sono: facilitatori e democrazia partecipativa. Ma bisogna anche essere consapevoli che, per fare questo, dobbiamo radicalmente mettere in discussione come oggi funziona la burocrazia. Dobbiamo esigere una pubblica amministrazione capace di crowd soursing. Una pubblica amministrazione che, per affrontare i problemi, ricorre al sapere collettivo e così facendo mobilita le risorse. In Italia questo è un tabù, più che in altri paesi.
La pubblica amministrazione, per favorire queste cose, per non impedire ai singoli di essere effettivamente utili e facilitatori del processo, cosa deve fare? Deve ripensarsi radicalmente, uscendo dal blocco di regolamenti, di uffici, di selva oscura di codicilli, per avere la capacità di mettersi in contatto al territorio e dare voce ai saperi che ci sono sul territorio.
Per esempio: La ricostruzione post terremoto. Ho in mente il libro di Giulia Scandolara. Ho preso il terremoto. Racconta il terremoto del 2016 in centro Italia. Le persone “prendono il terremoto”. Si ritrovano la casa distrutta la casa, i parenti morti… E’ un trauma profondissimo. A fronte di questo si trovano la pubblica amministrazione che dice loro: per avere questo e questo devi fare domanda, ma sappiate che prima di una qualsiasi risposta ci vuole almeno un anno. Questo è una cosa assurda. Assurda in generale. Ancora più assurda se detta a della gente che ha appena subito un trauma enorme. L’ho visto quando anche io ho lavorato ad una ricostruzione. A Camerino. Anche se operi molto bene sul territorio nell’ideare e fare. E tutti ti dicono “bravissimi”. Poi quando arrivi all’amministrazione ciò che è stato scritto in modo partecipato, è stato stravolto attraverso gli organismi burocratici. E’ venuto fuori che ogni singolo cittadino singolo doveva compilare, entro un mese, un modulo, l’amministrazione doveva rispondere, entro un mese… tutto si è irrigidito in un processo individuale e ciò che ne è emerso è l’esperienza che non è possibile affrontare i problemi con un rapporto capace di crowdsoursing. Perché nel crowd soursing l’amministrazione non viene tagliata fuori. Anzi.
Ho scritto un articolo su Sbilanciamoci: Al di là del muro della burocrazia. Ci sono una serie di esempi. Prendete il caso dei drenaggi dei fiumi. Hai il problema della cura del territorio, fondamentale e drammatico. Non di rado la situazione è: i fondi ci sono, ma sono bloccati. Perché c’è sovraccarico degli uffici, perché c’è un motivo, un altro… a volte sono bloccati per anni. Hai il problema, hai i soldi, non riesci a intervenire. Come si può aggirare questa situazione con un approccio che mobilita le risorse? Con approccio di democrazia deliberativa. I cittadini, insieme all’amministrazione, vogliono affrontare il problema. La macchina pubblica è intoppata. Che fanno? Puoi fare un’indagine attraverso i cittadini che hanno a cuore il problema e che vivono lì vicino. Puoi dialogare con esperti sulle possibili soluzioni. Se l’amministrazione non è in grado di affrontare rapidamente il problema, puoi ricorrere ai professionisti che fanno le analisi di fattibilità che l’amministrazione non è in grado di fare.
C’è l’idea dell’accaparramento dei saperi da parte dell’amministrazione pubblica. L’idea che controllo e monitoraggio sono appannaggio della pubblica amministrazione, perché è l’unica che possa garantire che il lavoro non venga fatto in modo partigiano. Queste idee non funzionano. L’accaparramento di queste funzioni da parte della attuale burocrazia non è efficace. L’attuale burocrazia deve imparare a dialogare con i saperi nella comunità. E’ un po’ l’idea di ruolo del terzo settore oggi. Ma la vera rivoluzione è cambiare il ruolo della pubblica amministrazione. Non perché è morale. Perché questo è il modo di funzionare possibile di una amministrazione che vive nel 21esimo secolo.
Riguarda anche il linguaggio. Non si può agire in gergo burocratico. Dobbiamo togliere ai giuristi del diritto pubblico il monopolio del dibattito pubblico.
Come si fa a cambiare? Noi abbiamo la sensazione che si stia andando nella direzione giusta, ma che ci voglia tempo. Perché la burocrazia è così impastoiata in leggi e regolamenti e codicilli che non si può semplificare da un giorno all’altro. Ci vorrà qualche anno, almeno. Ma la verità è che non è vero che ci vuole del tempo. Ci vuole un cambiamento drastico della burocrazia.
Il problema della nostra burocrazia non è semplificarla. Le basi della burocrazia sono semplicistiche. La mossa per innovare oggi non è semplificare, è fare emergere la complessità. La nostra burocrazia non riesce a governare il presente perché è incapace di fare emergere la complessità. Ogni volta che si confronta con la complessità, impazzisce e complica le cose. La semplificazione nasce solo dopo che hai fatto emergere la complessità. Altrimenti ti resta la complicazione. La burocrazia non devi semplificarla, dei riformarla. E devi farlo attingendo ai saperi diversi.
L’invenzione è sempre creatività, è capacità di guardare con occhi nuovi ciò che l’abitudine ha reso opaco. E’ una competenza dell’essere umano, prima ancora che una competenza del facilitatore. La burocrazia guarda la realtà con occhi routinari, a partire da quello sguardo lì non riesce ad inventare. E’ impossibilitata ad inventare. Ed è impossibilitata a muoversi nella complessità.
Appunti tratti dall'intervento di Marianella Sclavi durante l'ultima giornata del convegno "Invenzioni di comunità: annodare fili dentro città fragili" organizzato da Animazione Sociale, Ordine Assistenti Sociali Puglia, Firss. 5.12.2020
Il facilitatore. Come può legittimarsi? Che potere agisce?
Il facilitatore. Come può legittimarsi? Che potere agisce?
Il facilitatore nasce attraverso una serie di esperienze fatte dagli anni 80 in poi. Molto spesso in ambienti ambientalisti. Il facilitatore diventa l’organizzatore di dinamiche di decisione dal basso, di dinamiche di decisione inclusiva. Non si esclude nessuno, purchè accetti le regole del confronto creativo.
Questa figura non viene legittimata da un ruolo o da un nome. Viene legittimata nella misura in cui c’è. Grazie alle esperienze che abbiamo iniziato a fare, dagli anni 90 in poi, ormai in italia si sono create una serie di competenze. Se prendete il libro “Coltivare partecipazione”, trovate che è scritto da una ventina di facilitatori. In Italia molte sono donne. Sono persone che oggi sono capaci di mettere in piedi un processo di dibattito pubblico.
In Francia c’è un organismo che seleziona i facilitatori. Qualsiasi investimento oltre una certa cifra, in Francia, vede come obbligatorio la previsione di dibattito pubblico e la creazione di una sottocommissione che ha il compito di fare questa apertura al territorio, agli abitanti, ai saperi diffusi.
Il facilitatore è nuova figura nata al di fuori da un intervento legislativo. Nata dalla necessità di operare in modo diverso e di superare la partigianeria dei partiti. Il facilitatore è il garante di una modalità di rappresentanza democrazia diversa da quella partitica. Complementare a quella partitica. Una modalità che per il solo fatto di esserci richiede che i partiti rivedano la loro funzione.
Il facilitatore è il garante della rappresentatività del territorio, garante del fatto che c’è la presenza di tutte le posizioni. Devo garantire che tutti coloro che vogliono avere voce in capitolo si sentano rappresentati da qualcuno nel gruppo. Non tutti possono essere nel gruppo. Ma tutte le posizioni devono essere presenti nel gruppo. Il marginale, il non ascoltato, il rompiballe che non ascolta ed è contro per principio. Tutti possano fare parte del consesso. Che è la creazione di un contesto di mutuo apprendimento. Ormai queste cose girano, di esperienze ce ne sono molte in giro. Il facilitatore ha questo ruolo di mettere in piedi questo processo di ascolto.
Il parlamento non funziona. Abbiamo problemi concreti, urgenti, drammatici sul territorio che non sono mai al centro della discussione. Se riesci a mettere al centro il territorio, viene fuori una modalità di diagnosi e di elaborazione delle soluzioni che è completamente diversa da quella attuale a cui il potere politico ricorre. Su tante cose si può continuare ad operare come si sta facendo. Su altre serve un nuovo approccio…
Pensate alla sanità territoriale. La soluzione olandese è che esiste un gruppo di infermieri che ha detto: vogliamo curare la gente a casa loro, trattandola come persone. Vanno lì, bevono il the, portano la spesa, fanno le medicazioni, hanno il computer per parlare con il medico in diretta... E’ una figura di assistenza a 360 gradi, che ha avuto un successo enorme ed è diventata la modalità principale di cura in Olanda. Siccome in Olanda l’assistenza sanitaria è pagata con assicurazione, quello che è successo è che l’assicurazione paga loro al posto di pagare gli ospedali, per una serie di prestazioni. Questi infermieri sono organizzati territorialmente. Prendono in affitto insieme un posto, assieme costruiscono un rapporto di imprenditorialità, assieme affrontano i problemi del territorio, insieme formano i nuovi che si aggiungono… E’ una cosa che affonda estremamente le radici nel territorio, ma che usa anche internet. Una cosa che ha capacità di essere radicato e insieme capacità di innovazione. Devi avere, assieme, il senso del grande cambiamento in atto e la capacità di guardarlo a partire dalla concretezza delle persone. Questa oggi è una possibilità ed è una possibilità meravigliosa.
Appunti tratti dall'intervento di Marianella Sclavi durante l'ultima giornata del convegno "Invenzioni di comunità: annodare fili dentro città fragili" organizzato da Animazione Sociale, Ordine Assistenti Sociali Puglia, Firss. 5.12.2020
Crowd Sourcing: Alla ricerca dei saperi diffusi
Io penso che sia utile partire dalla consapevolezza che siamo in un’epoca di enorme innovazione. Ci siamo dentro. Siamo an march, on the road. C’è innovazione in atto, fondamentalmente legata al passaggio al web, alla comunicazione attraverso la rete. Che ha messo in atto una rivoluzione che è paragonabile a quella della rivoluzione industriale ma che può essere di segno inverso. E’ utile avere presente questo.
Mentre la rivoluzione industriale ha funzionato attraverso un irrigidimento, come Marx raccontava, trasformando l’artigiano in forza lavoro. Portandolo alla ripetizione di un compito privo di senso, dentro un progetto non suo. Oggi c’è la possibilità, non inevitabile, di recuperare quel lavoratore che da forza lavoro torna ad essere soggetto, entra in contatto con gli altri e riesce a diventare coprotagonista di progetto sociale.
Wikipedia è l’esempio tipico di capacità di attingere a riserve di sapere che la collettività ha e che nella organizzazione moderna non è chiamata a portare ma che, con i giusti strumenti, non è proibito esprimere. E’ quello che si chiama crowd soursing: la possibilità di attingere al sapere di una comunità. E’ un sapere che c’è. Ma non sai dove è.
Abbiamo questo problema, chi è interessato? Chi ha qualcosa da dire? Le persone arrivano, se riesci a mettere assieme le esperienze, riesci a trovare soluzioni creative ai problemi. Oggi questa è una possibilità che abbiamo. E questa è la vera rivoluzione. Bisogna sapere come trasformare questa ricchezza in operatività concreta.
Nell’affrontare questi temi ormai c’è tutto un patrimonio di esperienze. I due nodi centrali sono:
- Il ruolo del facilitatore.
- La democrazia deliberativa.
Le esperienze consistono nel chiamare i territori interessati ad un certo tipo di cambiamento, nel chiamarli ad essere protagonisti di questo cambiamento, attraverso la figura di un facilitatore, che è garante del fatto che c’è un dialogo. Garante del fatto che siano convocati, per affrontare quello specifico problema, tutti quelli che l’hanno a cuore. Anche gli antipatici. Anche i non amici. Anche chi non è già d’accordo con l’idea di soluzione che hai. Anzi, specialmente chi è in disaccordo con l’idea della maggioranza.
Convochi un territorio e costituisci un “parlamento”. Può anche essere fatto, in parte, da un campione statistico stratificato della popolazione. Ma devi sapere come gestirlo. Attraverso le regole semplici del confronto creativo. Il facilitatore è garante del processo. Della possibilità che tutti partecipino. Chiunque può partecipare. A patto che accetti alcune regole:
- Ascoltare gli altri
- Cercare di capire le loro ragioni
- Una volta raccolte tutte le ragioni, moltiplicarle ancora.
- Trovare la soluzione al compito in modo collettivo, facendo una emersione di intelligenza collettiva
- Sulla base di questo, arrivi al momento in cui puoi co-progettare
- La co-progettazione avviene in piccolo gruppo designato, che si mette lì, sulla base della discussione ampia, ed elabora un progetto, che poi viene discusso.
Se fai questo, nella stragrande maggioranza dei casi, quasi il 100% si trova d’accordo sul progetto finale. Non per magia. Non perché ha cambiato idea. Ma perché ognuno si è sentito davvero ascoltato. Quando senti che hanno preso davvero in considerazione le tue motivazioni, anche se in quel momento quelle tue preoccupazioni non sono accolte completamente, nel tempo di dialogo ti sei convinto che il processo è sano e che la soluzione ideata magari non è la migliore, ma è una delle possibile. E sei anche disponibile, in virtù del processo, a mettere da parte qualche tua preoccupazione non ascoltata.
Possono esserne promotori tutti: i cittadini, gli enti di terzo settore, l’amministrazione... Quando promuovi devi rivolgerti alla comunità. Non è questione di un comitato o di una associazione o di un gruppo. L’inizio può essere un comitato, un gruppo, ma il punto è che fai un processo in cui tu fai out sourcing. In cui vai a scovare sul territorio competenze, esperienze, persone che siano in grado di “Coltivare partecipazione” (come il titolo del libro di Chiara Pignari). Il libro racconta come in un comune hanno messo in piedi una capacità di intervento e di cura del territorio e di prevenzione che ha davvero le sue radici nel territorio. E’ fatto dai cittadini che hanno a cuore quel problema, assieme all’amministrazione.
Se dovessi scrivere un pezzo su Brunetta...
Appunti, non rivisti dall'autore, dell'intervista di D'Angella a Nicola La Gioia nell'ambito del 4° Incontro di Animazione Sociale il 16.11.2017 a Torino.
Nicola La Gioia: Ho fatto un’esperienza interessante in giro per l’Italia. Ho incontrato numerose librerie indipendenti che rappresentano oggi, in Italia, l’espressione di luoghi vitali. Luoghi che non sono solo vendita, ma persone che si intendono come luoghi di incontro e di produzione culturale.
24. Stare eretti - Laura Boella
Dobbiamo re-imparare a mettere in rapporto gli avvenimenti storici politici, il progresso, la conoscenza e la vita vissuta. E’ un problema di interazione tra tutte le nostre capacità sia cognitive che emotive.
Siamo anche stati messi di fronte alla unicità e insostituibilità dell’io che deve farsene carico. Anche se noi, invece di sentirci soggetti autonomi, ci riconosciamo soggetti in relazione, legati agli altri, direttamente interpellati dagli altri. Ci riconosciamo immersi in un campo di forze sottratte al nostro controllo diretto. Forze determinate anche dalle dimensioni etniche e culturali.
Nella nostra identità entrano molti elementi che hanno anche poco a vedere con le nostre scelte.
23. Senso del limite e beni comuni - Telmo Pievani
Sarebbe bello discuterne prima e riflettere sull’impatto sociale che questa novità hanno e di come possiamo condividere la riflessione dal punto di vista sociale.
Che modello di società?
La metafora passa. E dentro c’è un modo di pensare. Che non è detto che ci vada bene. Ma che ci arriva.
Per questo la metafora è efficace, ma può essere fuorviante.
Serendipity. E' quando ti danno soldi per un obiettivo e durante il percorso trovi altro.
6 anni fa, dei colleghi biologi stavano studiando, per ragioni mediche, le strategie con cui i batteri si difendono dai virus. E scoprono che i batteri, quando sono attaccati da un virus, ingegnosamente apprendono il dna del virus. Lo smontano, gli fanno l'editing, se lo mettono dentro, in modo che se ne arriva un altro attacco sono già immuni.
Studiando questi batteri i biologi hanno imparato a fare copia incolla del DNA.
Questo cosa vuol dire? Vuol dire che i famosi OGM sono diventati preistoria.
Sono scesi nel dibattito, andranno avanti ancora un po' nell'uso, per inerzia industriale, ma ormai non servono più.
Come funzionava l'OGM? Io prendevo il gene di una specie, lo mettevo in altro gene di un'altra specie. Trans-genico.
Oggi non serve più fare questa cosa, costosimmia. Oggi io posso mirare direttamente al gene e sostituirlo nella parte che non mi piace. Non è più trans-genico. E' geneticamente editati. Non è più OGM è OGE.
Questa pratica è estremamente economica. Costa pochissimo. Il costo è stato abbattuto di 1/100.
Con 120 dollari mi vendono un kit per fare un OGE.
Certo, poi hai bisogno di laboratori, di gente che sappia farlo. Ma il kit costa 120 dollari.
Il che vuol dire che si sta diffondendo velocamente.
Sembra una cosa fantastica. E in effetti è fantastico.
Dal punto di vista medico apre la possibilità di terapia personalizzata, può intervenire su cellule già malate.
Ci sono applicazioni possibili sul tumore. Si possono modificare molti geni per volta.
E' fantastico.
Si chiama CRISPR.
Da noi non è ancora arrivato. Ma nel vocabolario inglese si parla già di bambini crisp, di crispizzare.
Cosa ce ne facciamo di un mammut rieditato?
Non sarà davvero un mammut. Perchè la mamma conta.
Dal punto di vista della ricerca cosa ci porta?
L'ondata di aspettative.
Non è successo.
- dove mi fermo nella modifica del genoma?
- che si possa inerire anche su linea germinale
- che io possa manipolare qualcosa che non conosco, con effetti imprevisti.
Questa tecnica è già stata applicata su embrioni umani e sono stati corretti geneticamente degli embrioni umani.
La conclusione degli autori stessi dell'esperimento è: abbiamo guarito gli embrioni, ma abbiamo modificato tutto il genoma, con mutazioni fuori target, quindi, ho risolto un problema ma ho avuto effetti complessivi. Non riprovateci.
Sono stati ascoltati? Ovviamente no. Perchè è il paradosso di chi ci prova e dice ad altri di non provarci.
Hanno provato con embrioni sani impiantabili.
Hanno tentato di guarirli. ottenendo molte mutazioni.
Ad esempio si possono modificare le zanzare tigre maschio.
Siamo in gado di controllare gli effetti?
Non c’è più il transgenico. Ma tra poco ci saranno gli OGE.
Considerare che OGM ed OGE non sono la stessa cosa.
Per cui non avere a priori preclusioni.
Ma si potrà anche modificare geneticamente i virus. Per renderli più pericolosi. E farne armi,
Lo posso fare io, ma lo possono fare anche altrove.
E la cellula ha obbedito al nuovo genoma.
Uno degli autori ha scritto: Il design della vita.
Adesso è venuto in momento di riscriverlo.
Un giornalista ha commentato, scandalizzata: State giocando a fare Dio!
E lui ha risposto, sprezzante: Chi ha detto che stiamo giocando?
Non è vietato. Ma io, come presidente, decido che tutte le ricerche avranno una percentuale di finanziamentoo pubblico.
Questo implica che ha diritto a controllare tutti ciò che sta succedendo.
Non risolve. Ma almeno conosce.
Come decideremo democraticamente?
22. Il coraggio di pensare - Francesca RIgotti
Io credo sia una stupidaggine che il coraggio sia da uomini,
Io credo sia una stupidaggine che il metodo che vi propongo sia da donne.
Carofiglio. Breviario di scrittura civile.
Metodo analogico.
Poesia di Renzo Pezzani: A scuola.
Sono tutte metafore. Analogie.
E’ condensata. Mente. Non pertiene.
Giulietta è il sole.
Modi di conoscere non secondo "ciò che sono in sé" ma secondo "ciò che sono per me".
Rispetto a ciò che mi interessa in questo momento.
Platone: Sta spiegando perché l’anima è immortale. Si è detto a sufficienza. Adesso vogliamo spiegare cosa è l’anima. Sulla sua idea dobbiamo dire quanto segue. Spiegare cosa sia l’anima sarebbe proprio di una esposizione divina secondo ogni aspetto e lunga. Dire a cosa assomigli è proprio di una esposizione umana e più breve. Si immagini l’anima simile ad una forza costituita per sua natura da una biga alata guidata da un auriga. L’anima è la forza che dirige il corpo.
Si addice molto bene al nostro mondo, in cui l’immagine sta scavalcando la parola.
La nascita dei processi creativi, secondo Asimov
Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...
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Sono qui perché faccio parte anche io di questa storia. La genealogia femminile: c’è una linea che si dipana. Ci sono delle madri simboliche...
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"Se non ha ciò di cui hai bisogno cambia. Partner. Negozio. Banca". Va bene che i rapporti non siano tutti eterni. Però che il cam...
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Comunque il concetto principale di stamattina è: Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa. Tutti abbiamo p...





