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Nuove forme di attivismo


Le nuove forme di impegno ed attivismo sono anche questo.
Non esiste più separazione netta tra contenuti e leggerezza.
Tra politica e canzonette.
Ogni evento può essere occasione di ingaggiare le persone e di veicolare dei messaggi.
La differenza (credo) la fa' la chiarezza che ciascuno ha (o non ha) rispetto ai propri obiettivi.
La libertà (maggiore o minore) con cui ci si rapporta agli eventi, ai personaggi e alla "fama".
E la creatività che si riesce ad esprimere.
Dopo di che, esperienza dice, che ciò che arriva dall'alto (o dal centro) non riesce ad attivare tanta partecipazione.

Culture visionarie - Un territorio può diventare comunità?


Un territorio può diventare comunità? 

Il territorio può diventare comunità, anzi deve diventare comunità e luogo della cura.

Purché facciamo operazione di scomposizione e ricomposizione della parola, cui corrispondono percorso di azione verso la comunità. 

Noi abitualmente usiamo in maniera indifferenziata il termine territorio e il termine terra. Se impariamo ad usarli tutti e due impariamo a capire il senso del fare comunità. Perchè la terra rimanda alla crisi ecologica e ambientale. La terra è il suolo, è quel bene comune che calpestiamo. Quindi, ovviamente sul territorio inteso come terra si sta dispiegando la grande questione della crisi ambientale. La crisi dell'antropocene, del rapporto squilibrato tra uomo e natura. 

Il territorio è una costruzione sociale. Non è un dato in sè. Il territorio rimanda alle lunghe derive della storia, del fare società, delle economie ed il territorio è il luogo della crisi sociale. 

Perchè si arriva a costruire comunità? Perchè dal punto di vista della crisi ambientale e sociale il territorio è quel luogo, sia come terra che come costruzione sociale, ove precipitano i flussi. La finanza è un flusso, le transnazionali sono un flusso, le internet company sono un flusso, l'altavelocità è un flusso... Nel rapporto tra flussi e luoghi riappare il territorio come luogo da percorrere, sia ambientalmente che socialmente. Quindi non si dà volontariato, terzo settore, azione sociale se non partendo e ricostruendo il tessuto territoriale. 

La pandemia ha dato un rapporto nuovo tra vuoto e pieno. 

A fronte dei flussi che impattano nei luoghi, stare sul territorio non è buono in sè. Molti a fronte dei flussi che hanno prodotto quello che Ernesto De Martino chiamava apocalisse culturale (non riconoscerci più in ciò che era abituale). le comunità come le conoscevamo noi, sono state tutte impattate dai flussi. Molti si sono rinserrati. Noi usiamo la parola comunità come "la roba buona". Ma attenzione, c'è il rinserramento, la paura dell'altro da sè. Non c'è solo la comunità del rancore, sul territorio, ma c'è anche quella. 

La comunità di cura non è solo volontariato, associazionismo, terzo settore. La comunità di cura oggi va letta come comunità di cura larga. La comunità di cura andando sul territorio significa che il sindacato è un pezzo della comunità di cura, non è solo rappresentanza del lavoro o dei lavori. Le forze sociali, se in questo periodo sul territorio abbiamo visto aumentare i suicidi economici del disagio, non riguarda solo la Caritas ma anche le forze sociali. Fare confcommercio, fare confartigianato è prendersi cura di ciò che avviene sul territorio. Fare l'insegnante significa essere un pezzo della comunità di cura. 


Con Aldo Bonomi (Consorzio Aster) e Riccardo Bonacina (Vita). 



Culture visionarie


CULTURE VISIONARIE Coordinano Francesco d’Angella e Franco Floris PERCHE' QUESTA TRE GIORNI “Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”: l’anno di Padova Capitale del Volontariato Emanuele Alecci e Niccolò Gennaro (CSV Padova e Rovigo) UNA PRIMA DOMANDA CI STA A CUORE Quando un’azione nel sociale genera cultura nel territorio? Roberto Camarlinghi IN ASCOLTO DELLE ESPERIENZE 1. Postmodernissimo: rifare insieme un cinema per tornare a sognare come comunità, Giacomo Caldarelli, Perugia 2. Officine Gomitoli: la visione emergente della lotta alla povertà, Andrea Morniroli, Napoli 3. Super Il Festival delle Periferie: il progetto di città che nasce in periferia, Chiara Lainati, Milano PRIMA MAPPA DEL METODO A cura di Andrea Marchesi, Daniela Poggiali, Gino Mazzoli

Risorse trasformative:


 
Quando le risorse, oltre l'utilizzo, possono trasformare le storie di un territorio e possono attivare capacità trasformata dei contesti di vita. 

La burocrazia non va semplificata!

 

Abbiamo detto che i due cardini sono: facilitatori e democrazia partecipativa. Ma bisogna anche essere consapevoli che, per fare questo, dobbiamo radicalmente mettere in discussione come oggi funziona la burocrazia. Dobbiamo esigere una pubblica amministrazione capace di crowd soursing. Una pubblica amministrazione che, per affrontare i problemi, ricorre al sapere collettivo e così facendo mobilita le risorse. In Italia questo è un tabù, più che in altri paesi. 

 

La pubblica amministrazione, per favorire queste cose, per non impedire ai singoli di essere effettivamente utili e facilitatori del processo, cosa deve fare? Deve ripensarsi radicalmente, uscendo dal blocco di regolamenti, di uffici, di selva oscura di codicilli, per avere la capacità di mettersi in contatto al territorio e dare voce ai saperi che ci sono sul territorio. 

 

Per esempio: La ricostruzione post terremoto. Ho in mente il libro di Giulia Scandolara. Ho preso il terremoto. Racconta il terremoto del 2016 in centro Italia. Le persone “prendono il terremoto”. Si ritrovano la casa distrutta la casa, i parenti morti… E’ un trauma profondissimo. A fronte di questo si trovano la pubblica amministrazione che dice loro: per avere questo e questo devi fare domanda, ma sappiate che prima di una qualsiasi risposta ci vuole almeno un anno. Questo è una cosa assurda. Assurda in generale. Ancora più assurda se detta a della gente che ha appena subito un trauma enorme. L’ho visto quando anche io ho lavorato ad una ricostruzione. A Camerino. Anche se operi molto bene sul territorio nell’ideare e fare. E tutti ti dicono “bravissimi”. Poi quando arrivi all’amministrazione ciò che è stato scritto in modo partecipato, è stato stravolto attraverso gli organismi burocratici. E’ venuto fuori che ogni singolo cittadino singolo doveva compilare, entro un mese, un modulo, l’amministrazione doveva rispondere, entro un mese…  tutto si è irrigidito in un processo individuale e ciò che ne è emerso è l’esperienza che non è possibile affrontare i problemi con un rapporto capace di crowdsoursing. Perché nel crowd soursing l’amministrazione non viene tagliata fuori. Anzi. 

 

Ho scritto un articolo su Sbilanciamoci: Al di là del muro della burocrazia. Ci sono una serie di esempi. Prendete il caso dei drenaggi dei  fiumi. Hai il problema della cura del territorio, fondamentale e drammatico. Non di rado la situazione è: i fondi ci sono, ma sono bloccati. Perché c’è sovraccarico degli uffici, perché c’è un motivo, un altro… a volte sono bloccati per anni. Hai il problema, hai i soldi, non riesci a intervenire. Come si può aggirare questa situazione con un approccio che mobilita le risorse? Con approccio di democrazia deliberativa. I cittadini, insieme all’amministrazione, vogliono affrontare il problema. La macchina pubblica è intoppata. Che fanno?  Puoi fare un’indagine attraverso i cittadini che hanno a cuore il problema e che vivono lì vicino. Puoi dialogare con esperti sulle possibili soluzioni. Se l’amministrazione non è in grado di affrontare rapidamente il problema, puoi ricorrere ai professionisti che fanno le analisi di fattibilità che l’amministrazione non è in grado di fare. 

 

C’è l’idea dell’accaparramento dei saperi da parte dell’amministrazione pubblica. L’idea che controllo e monitoraggio sono appannaggio della pubblica amministrazione, perché è l’unica che possa garantire che il lavoro non venga fatto in modo partigiano. Queste idee non funzionano. L’accaparramento di queste funzioni da parte della attuale burocrazia non è efficace. L’attuale burocrazia deve imparare a dialogare con i saperi nella comunità. E’ un po’ l’idea di ruolo del terzo settore oggi. Ma la vera rivoluzione è cambiare il ruolo della pubblica amministrazione. Non perché è morale. Perché questo è il modo di funzionare possibile di una amministrazione che vive nel 21esimo secolo. 

 

Riguarda anche il linguaggio. Non si può agire in gergo burocratico. Dobbiamo togliere ai giuristi del diritto pubblico il monopolio del dibattito pubblico.

 

Come si fa a cambiare? Noi abbiamo la sensazione che si stia andando nella direzione giusta, ma che ci voglia tempo. Perché la burocrazia è così impastoiata in leggi e regolamenti e codicilli che non si può semplificare da un giorno all’altro. Ci vorrà qualche anno, almeno. Ma la verità è che non è vero che ci vuole del tempo. Ci vuole un cambiamento drastico della burocrazia. 

 

Il problema della nostra burocrazia non è semplificarla. Le basi della burocrazia sono semplicistiche. La mossa per innovare oggi non è semplificare, è fare emergere la complessità. La nostra burocrazia non riesce a governare il presente perché è incapace di fare emergere la complessità. Ogni volta che si confronta con la complessità, impazzisce e complica le cose. La semplificazione nasce solo dopo che hai fatto emergere la complessità. Altrimenti ti resta la complicazione. La burocrazia non devi semplificarla, dei riformarla. E devi farlo attingendo ai saperi diversi. 

 

L’invenzione è sempre creatività, è capacità di guardare con occhi nuovi ciò che l’abitudine ha reso opaco. E’ una competenza dell’essere umano, prima ancora che una competenza del facilitatore. La burocrazia guarda la realtà con occhi routinari, a partire da quello sguardo lì non riesce ad inventare. E’ impossibilitata ad inventare. Ed è impossibilitata a muoversi nella complessità. 

 

Appunti tratti dall'intervento di Marianella Sclavi durante l'ultima giornata del convegno "Invenzioni di comunità: annodare fili dentro città fragili" organizzato da Animazione Sociale, Ordine Assistenti Sociali Puglia, Firss. 5.12.2020

Il facilitatore. Come può legittimarsi? Che potere agisce?




Il facilitatore. Come può legittimarsi? Che potere agisce? 

 

Il facilitatore nasce attraverso una serie di esperienze fatte dagli anni 80 in poi. Molto spesso in ambienti ambientalisti. Il facilitatore diventa l’organizzatore di dinamiche di decisione dal basso, di dinamiche di decisione inclusiva. Non si esclude nessuno, purchè accetti le regole del confronto creativo. 

 

Questa figura non viene legittimata da un ruolo o da un nome. Viene legittimata nella misura in cui c’è. Grazie alle esperienze che abbiamo iniziato a fare, dagli anni 90 in poi, ormai in italia si sono create una serie di competenze. Se prendete il libro “Coltivare partecipazione”, trovate che è scritto da una ventina di facilitatori. In Italia molte sono donne. Sono persone che oggi sono capaci di mettere in piedi un processo di dibattito pubblico. 

 

In Francia c’è un organismo che seleziona i facilitatori. Qualsiasi investimento oltre una certa cifra, in Francia, vede come obbligatorio la previsione di dibattito pubblico e la creazione di una sottocommissione che ha il compito di fare questa apertura al territorio, agli abitanti, ai saperi diffusi. 

 

Il facilitatore è nuova figura nata al di fuori da un intervento legislativo. Nata dalla necessità di operare in modo diverso e di superare la partigianeria dei partiti. Il facilitatore è il garante di una modalità di rappresentanza democrazia diversa da quella partitica. Complementare a quella partitica. Una modalità che per il solo fatto di esserci richiede che i partiti rivedano la loro funzione. 

 

Il facilitatore è il garante della rappresentatività del territorio, garante del fatto che c’è la presenza di tutte le posizioni. Devo garantire che tutti coloro che vogliono avere voce in capitolo si sentano rappresentati da qualcuno nel gruppo. Non tutti possono essere nel gruppo. Ma tutte le posizioni devono essere presenti nel gruppo.  Il marginale, il non ascoltato, il rompiballe che non ascolta ed è contro per principio. Tutti possano fare parte del consesso. Che è la creazione di un contesto di mutuo apprendimento. Ormai queste cose girano, di esperienze ce ne sono molte in giro. Il facilitatore ha questo ruolo di mettere in piedi questo processo di ascolto. 

 

Il parlamento non funziona. Abbiamo problemi concreti, urgenti, drammatici sul territorio che non sono mai al centro della discussione. Se riesci a mettere al centro il territorio, viene fuori una modalità di diagnosi e di elaborazione delle soluzioni che è completamente diversa da quella attuale a cui il potere politico ricorre. Su tante cose si può continuare ad operare come si sta facendo. Su altre serve un nuovo approccio…

 

Pensate alla sanità territoriale. La soluzione olandese è che esiste un gruppo di infermieri che ha detto: vogliamo curare la gente a casa loro, trattandola come persone. Vanno lì, bevono il the, portano la spesa, fanno le medicazioni, hanno il computer per parlare con il medico in diretta... E’ una figura di assistenza a 360 gradi, che ha avuto un successo enorme ed è diventata la modalità principale di cura in Olanda. Siccome in Olanda l’assistenza sanitaria è pagata con assicurazione, quello che è successo è che l’assicurazione paga loro al posto di pagare gli ospedali, per una serie di prestazioni. Questi infermieri sono organizzati territorialmente. Prendono in affitto insieme un posto, assieme costruiscono un rapporto di imprenditorialità, assieme affrontano i problemi del territorio, insieme formano i nuovi che si aggiungono… E’ una cosa che affonda estremamente le radici nel territorio, ma che usa anche internet. Una cosa che ha capacità di essere radicato e insieme capacità di innovazione. Devi avere, assieme, il senso del grande cambiamento in atto e la capacità di guardarlo a partire dalla concretezza delle persone. Questa oggi è una possibilità ed è una possibilità meravigliosa.


Appunti tratti dall'intervento di Marianella Sclavi durante l'ultima giornata del convegno "Invenzioni di comunità: annodare fili dentro città fragili" organizzato da Animazione Sociale, Ordine Assistenti Sociali Puglia, Firss. 5.12.2020

Crowd Sourcing: Alla ricerca dei saperi diffusi



Io penso che sia utile partire dalla consapevolezza che siamo in un’epoca di enorme innovazione. Ci siamo dentro. Siamo an march, on the road. C’è innovazione in atto, fondamentalmente legata al passaggio al web, alla comunicazione attraverso la rete. Che ha messo in atto una rivoluzione che è paragonabile a quella della rivoluzione industriale ma che può essere di segno inverso. E’ utile avere presente questo.

 

Mentre la rivoluzione industriale ha funzionato attraverso un irrigidimento, come Marx raccontava, trasformando l’artigiano in forza lavoro. Portandolo alla ripetizione di un compito privo di senso, dentro un progetto non suo. Oggi c’è la possibilità, non inevitabile, di recuperare quel lavoratore che da forza lavoro torna ad essere soggetto, entra in contatto con gli altri e riesce a diventare coprotagonista di progetto sociale. 

 

Wikipedia è l’esempio tipico di capacità di attingere a riserve di sapere che la collettività ha e che nella organizzazione moderna non è chiamata a portare ma che, con i giusti strumenti, non è proibito esprimere.  E’ quello che si chiama crowd soursing: la possibilità di attingere al sapere di una comunità. E’ un sapere che c’è. Ma non sai dove è. 

 

Abbiamo questo problema, chi è interessato? Chi ha qualcosa da dire? Le persone arrivano, se riesci a mettere assieme le esperienze, riesci a trovare soluzioni creative ai problemi. Oggi questa è una possibilità che abbiamo. E questa è la vera rivoluzione. Bisogna sapere come trasformare questa ricchezza in operatività concreta. 

 

Nell’affrontare questi temi ormai c’è tutto un patrimonio di esperienze. I due nodi centrali sono: 

-       Il ruolo del facilitatore.

-       La democrazia deliberativa.

 

Le esperienze consistono nel chiamare i territori interessati ad un certo tipo di cambiamento, nel chiamarli ad essere protagonisti di questo cambiamento, attraverso la figura di un facilitatore, che è garante del fatto che c’è un dialogo. Garante del fatto che siano convocati, per affrontare quello specifico problema, tutti quelli che l’hanno a cuore.  Anche gli antipatici. Anche i non amici. Anche chi non è già d’accordo con l’idea di soluzione che hai. Anzi, specialmente chi è in disaccordo con l’idea della maggioranza. 

 

Convochi un territorio e costituisci un “parlamento”. Può anche essere fatto, in parte, da un campione statistico stratificato della popolazione. Ma devi sapere come gestirlo. Attraverso le regole semplici del confronto creativo. Il facilitatore è garante del processo. Della possibilità che tutti partecipino. Chiunque può partecipare. A patto che accetti alcune regole: 

-       Ascoltare gli altri

-       Cercare di capire le loro ragioni

-       Una volta raccolte tutte le ragioni, moltiplicarle ancora. 

-       Trovare la soluzione al compito in modo collettivo, facendo una emersione di intelligenza collettiva

-      Sulla base di questo, arrivi al momento in cui puoi co-progettare

-   La co-progettazione avviene in piccolo gruppo designato, che si mette lì, sulla base della discussione ampia, ed elabora un progetto, che poi viene discusso.

 

Se fai questo, nella stragrande maggioranza dei casi, quasi il 100% si trova d’accordo sul progetto finale. Non per magia. Non perché ha cambiato idea. Ma perché ognuno si è sentito davvero ascoltato. Quando senti che hanno preso davvero in considerazione le tue motivazioni, anche se in quel momento quelle tue preoccupazioni non sono accolte completamente, nel tempo di dialogo ti sei convinto che il processo è sano e che la soluzione ideata magari non è la migliore, ma è una delle possibile. E sei anche disponibile, in virtù del processo, a mettere da parte qualche tua preoccupazione non ascoltata. 

 

Possono esserne promotori tutti: i cittadini, gli enti di terzo settore, l’amministrazione... Quando promuovi devi rivolgerti alla comunità. Non è questione di un comitato o di una associazione o di un gruppo. L’inizio può essere un comitato, un gruppo, ma il punto è che fai un processo in cui tu fai out sourcing. In cui vai a scovare sul territorio competenze, esperienze, persone che siano in grado di “Coltivare partecipazione” (come il titolo del libro di Chiara Pignari). Il libro racconta come in un comune hanno messo in piedi una capacità di intervento e di cura del territorio e di prevenzione che ha davvero le sue radici nel territorio. E’ fatto dai cittadini che hanno a cuore quel problema, assieme all’amministrazione. 

Se dovessi scrivere un pezzo su Brunetta...



Appunti, non rivisti dall'autore, dell'intervista di D'Angella a Nicola La Gioia nell'ambito del 4° Incontro di Animazione Sociale il 16.11.2017 a Torino. 

Nicola La Gioia:  Ho fatto un’esperienza interessante in giro per l’Italia. Ho incontrato numerose librerie indipendenti che rappresentano oggi, in Italia, l’espressione di luoghi vitali.  Luoghi che non sono solo vendita, ma persone che si intendono come luoghi di incontro e di produzione culturale.

Quali ingredienti servono per gettare uno sguardo in avanti? La cultura è il punto cruciale per fare società oggi. Le tensioni sociali sono il cemento per il senso del possibile.

Le librerie sono uno dei luoghi in cui è possibile. Succede spesso con le librerie indipendenti. Sono luoghi in cui rifondare delle comunità. Una libreria non è solo un luogo in cui si vendono libri. Ma è un posto in cui si fa supplenza. La politica non mi sembra tanto in grado, in questi anni, di produrre comunità, al massimo produce comunità mosse da passioni tristi (non solo in Italia e in Europa), la politica oggi produce comunità che per tenere assieme hanno bisogno della costruzione del nemico. Le comunità che, a volte, si fondano nelle librerie, si fondano sul confronto, sulla accoglienza.

24. Stare eretti - Laura Boella


Abbiamo ancora addosso l’ombra delle grandi catastrofi storico-politiche. Del totalitarismo. 
Siamo anche in un'epoca in cui dobbiamo restituire dignità alla capacità di agire, proprio perché è diffusa  la sensazione di impotenza. 

Dobbiamo re-imparare a mettere in rapporto gli avvenimenti storici politici, il progresso, la conoscenza e la vita vissuta. E’ un problema di interazione tra tutte le nostre capacità sia cognitive che emotive. 

Il tema della responsabilità è uno di temi più fecondi nella riflessione etica contemporanea. L’esito di questa riflessione ha avuto contributi importanti. Oggi noi sappiamo di essere tutti titolari di una responsabilità originaria, precedente a qualsiasi decisione o scelta. Una responsabilità che deriva dall’incontro con l’altro, dall’impossibilità di non rispondere al suo appello. Levinas. 

Siamo anche stati messi di fronte alla unicità e insostituibilità dell’io che deve farsene carico. Anche se noi, invece di sentirci soggetti autonomi, ci riconosciamo soggetti in relazione, legati agli altri, direttamente interpellati dagli altri. Ci riconosciamo immersi in un campo di forze sottratte al nostro controllo diretto. Forze determinate anche dalle dimensioni etniche e culturali.
Nella nostra identità entrano molti elementi che hanno anche poco a vedere con le nostre scelte.

23. Senso del limite e beni comuni - Telmo Pievani


Adesso faccio un esercizio di impertinenza. Doppia. 
Perchè io sono lontano da ciò che fate.
Perchè voi potreste domandavi: cosa ne possiamo dire noi?

Raramente faccio previsioni. 
Ma quello che sto dicendo non sono previsioni. Sono già realtà, solo che non ne parliamo ancora.
Tra 2-3 anni arriveranno questi temi da Inghilterra, Cina, Usa. Nascerà un dibattito emotivo, ansiogeno. 
Sarebbe bello discuterne prima e riflettere sull’impatto sociale che questa novità hanno e di come possiamo condividere la riflessione dal punto di vista sociale.

Nuove tecnologie all’orizzonte.
Quali categorie filosofico applicare?
Che modello di società?

Io faccio una proposta radicale: Queste tecnologie, che noi già usiamo, in futuro non potranno essere per principio privatizzate. Dovranno essere considerate come l’acqua, come un bene comune. Qui entra in gioco la vostra capacità.

Nel modo di presentare troverete metafore.
Le metafore sono bugiarde, ma significative.
Le metafore usate da politici, da grandi aziende, sono metafore significative. perchè sono la spia di un modo di pensare. Vogliono dare per scontato ciò che scontato non è. Le metafore contengono nodi che sono impliciti. 
La metafora passa. E dentro c’è un modo di pensare. Che non è detto che ci vada bene. Ma che ci arriva. 
Per questo la metafora è efficace, ma può essere fuorviante.

The economist fa una copertina:  Editing dell’umanità.
Editing. Correzione delle bozze.
Tu hai un testo, il testo ha delle parole, concatenate tra loro con una grammatica.
Con l’editing posso correggere un refuso, una parola, una frase, posso cambiare tutta la frase.
Posso fare un copia-incolla. Prendo un testo e lo sostituisco ad un altro. 
Perchè l’economist titola così?


Seek and destroy. 2011.

Serendipity. E' quando ti danno soldi per un obiettivo e durante il percorso trovi altro.
Che non stavi cercando. E’ normale nella scienza.

6 anni fa, dei colleghi biologi stavano studiando, per ragioni mediche, le strategie con cui i batteri si difendono dai virus. E scoprono che i batteri, quando sono attaccati da un virus, ingegnosamente apprendono il dna del virus. Lo smontano, gli fanno l'editing, se lo mettono dentro, in modo che se ne arriva un altro attacco sono già immuni. 
Studiando questi batteri i biologi hanno imparato a fare copia incolla del DNA. 

3 anni fa, due donne capiscono che quella tecnica si può trasferire in tutti gli organismi.
Capiscono che gli enzimi sono capaci di entrare nel dna, tu gli dici dove deve fare il copia in colla e loro lo  fanno dove vuoi.

Questo cosa vuol dire? Vuol dire che i famosi OGM sono diventati preistoria. 
Sono scesi nel dibattito, andranno avanti ancora un po' nell'uso, per inerzia industriale, ma ormai non servono più.
Come funzionava l'OGM? Io prendevo il gene di una specie, lo mettevo in altro gene di un'altra specie. Trans-genico.
Oggi non serve più fare questa cosa, costosimmia. Oggi io posso mirare direttamente al gene e sostituirlo nella parte che non mi piace. Non è più trans-genico. E' geneticamente editati. Non è più OGM è OGE.

Questa pratica è estremamente economica. Costa pochissimo. Il costo è stato abbattuto di 1/100.
Con 120 dollari mi vendono un kit per fare un OGE.
Certo, poi hai bisogno di laboratori, di gente che sappia farlo. Ma il kit costa 120 dollari.
Il che vuol dire che si sta diffondendo velocamente. 

Una tecnologia così poco costosa è ovviamente molto democratica.
Ma in quanto molto democratica è anche molto difficile da controllare da pare delle entità pubbliche. 

Sembra una cosa fantastica. E in effetti è fantastico.
Dal punto di vista medico apre la possibilità di terapia personalizzata, può intervenire su cellule già malate.
Ci sono applicazioni possibili sul tumore. Si possono modificare molti geni per volta.
E' fantastico. 

Si chiama CRISPR.
Da noi non è ancora arrivato. Ma nel vocabolario inglese si parla già di bambini crisp, di crispizzare. 
E' già un affare economico internazionale.

Il 23 febbraio è uscito un articolo.
Il 24 febbraio questo ha avuto influenza sulle azioni.
E’ un fatto assolutamente nuova nel mio campo di studi. Non era mai successo.
Vuol dire che bisogna stare attenti quando si pubblicano gli articoli scientifici.

Quali campi di applicazioni nelle ricerche?
il back up del cervello. 
La de-estinzione dei mammut. 

Ci piace? E’ un pasticcio da vari punti di vista.

Cosa ce ne facciamo di un mammut rieditato?
I soldi sono russi. Putin vuole un grande parco tematico.
Dal punto di vista biologico è un pasticcio.
Non sarà davvero un mammut. Perchè la mamma conta.
Probabilmente i virus oggi non sono quelli per cui è immune.
E poi cosa succede? 
Dal punto di vista della ricerca cosa ci porta? 

E' uscito un articolo "Il mio giro di giostra dopo un anno di CRISPR".
Da parte di un ricercatore. 
L'ondata di aspettative.
La paura di deluderle.
E' già successo, all'inizio degli anni 2000 sembrava che si fosse vicini a certi successi medici. 
Non è successo.
Cosa c’era di sbagliato? La metafora era sbagliata.
Si pensava che il genoma fosse un sacchetto di biglie. Invece è una rete.
Quindi modificando in un punto hai effetti sistemici. 

Noi non abbiamo ancora deciso chi la userà.
Non c’è stato dibattito sociale sufficiente.
Sono brevettabili?

Ci sono rischi paventati dagli scienziati stessi:
  • dove mi fermo nella modifica del genoma?
  • che si possa inerire anche su linea germinale
  • che io possa manipolare qualcosa che non conosco, con effetti imprevisti.
La realtà è più veloce del dibattito bioetico.
Questa tecnica è già stata applicata su embrioni umani e sono stati  corretti geneticamente degli embrioni umani.
La conclusione degli autori stessi dell'esperimento è: abbiamo guarito gli embrioni, ma abbiamo modificato tutto il genoma, con mutazioni fuori target, quindi, ho risolto un problema ma ho avuto effetti complessivi. Non riprovateci.

Sono stati ascoltati? Ovviamente no. Perchè è il paradosso di chi ci prova e dice ad altri di non provarci.
Hanno provato con embrioni sani impiantabili.
Hanno tentato di guarirli. ottenendo molte mutazioni.
L’editor stesso della rivista scientifica che ha pubblicato gli esiti si è sentito in dovere di dire: ho pubblicato qualcosa che in quasi tutti i paesi del mondo non sarebbe eticamente possibile. L'ho fatto perchè se, sapendolo, l'avessi tenuto nascosto, sarebbe stato ancora peggio. Ma attenzione. 

Ci sono applicazioni fantastiche.
Ad esempio si possono modificare le zanzare tigre maschio.
In modo che volta che si accoppiano con le femmine le sterilizzano.

E' fantastico. La malaria è una malattia grave che fa ancora vittime. 
Ma non sappiamo questo che effetti ha nel sistema. 
Non sappiamo poi come questo evolve, cambia. 
Siamo in gado di controllare gli effetti? 

La legislazione attuale non è pronta. 
Non c’è più il transgenico. Ma tra poco ci saranno gli OGE.
Dovremo trattare gli OGE come OGM o diversamente?
Italia e Europa stanno andando verso una via liberale. 
Considerare che OGM ed OGE non sono la stessa cosa.
Per cui non avere a priori preclusioni. 

Ci troviamo di fronte a dual use risorce.
Una tecnologia, frutto della ricerca, con utilizzi positivi straordinari. 
Con cui è possibile fare cose orrende.

Si potrà fare un intervento ecologico. Ci possono essere polverine che mangiano gli inquinanti. 
Biocombustibili. Farmaci realizzati velocemente. Vaccini.

Ma si potrà anche modificare geneticamente i virus. Per renderli più pericolosi. E farne armi,

E' una tecnologia che costa 120 Euro. 
Lo posso fare io, ma lo possono fare anche altrove.
Democratico ma non controllabile.

Quale pensiero responsabile e socialmente condiviso su questi temi?

Ci sono organismi riscritti geneticamente.
E ci sono organismi ricreati  sinteticamente.
E' stato realizzato al computer, inventando un genoma sintetico, prodotto chimicamente, reinserito poi nel nucleo.
E la cellula ha obbedito al nuovo genoma.

Silicio, chimica, biologia.

Uno degli autori ha scritto: Il design della vita.
Per 40 anni noi genetisti abbiamo letto il DNA.
Adesso abbiamo letto tutto. 
Adesso è venuto in momento di riscriverlo. 
Progettazione biologica.

Un giornalista ha commentato, scandalizzata: State giocando a fare Dio!
E lui ha risposto, sprezzante: Chi ha detto che stiamo giocando? 

Quale processo sociale e democratico per prendere decisioni collettive su limiti e potenzialità di queste future biotecnologie?

Fino ad oggi il dibattito si è concentrato su fine vita e inizio vita. 
Adesso invece si apre un campo enorme sul durante.

Obama, come intervento base, ha detto: benissimo. Noi siamo la patria della iniziativa privata. 
Non è vietato. Ma io, come presidente, decido che tutte le ricerche avranno una percentuale di finanziamentoo pubblico. 
Questo implica che ha diritto a controllare tutti ciò che sta succedendo. 
Non risolve. Ma almeno conosce. 

Cosa sceglieremo di fare?
Come decideremo democraticamente?



22. Il coraggio di pensare - Francesca RIgotti


Di solito il coraggio è riferito all’azione e non al pensiero. 
Qui proviamo a declinare il coraggio in dimensione teorica. 

Non lavoro nel sociale, non lo conosco, non teorizzo processi per lavorare nel sociale. 
Sono una teorica e vi propongo un metodo di lavoro coraggioso. 

Vi propongo il metodo analogico, dunque impertinente e anche un po’ incantato. 

C’è chi dice che è un metodo coraggioso perchè minoritario. 
C’è chi dice sia forma di pensiero da donne (e che per questo sia quindi sminuita. 
Tutta la teorizzazione del coraggio nega che il coraggio sia virtù da femmina. 
Virilità e ragione vanno assieme (logos e andreia) vanno lungo una strada assieme. 
Io credo sia una  stupidaggine che il coraggio sia da uomini, 
Io credo sia una stupidaggine che il metodo che vi propongo sia da donne.
Impertinente nel doppio significato. 
Impertinente come non pertinente. Un modo di sottrarsi al dominio. 
Impertinente come un po’ maleducato. Acrobazie del pensiero, mescola le ipotesi. 

Incantato va contro il disincantamento del mondo.
Si propone un nuovo incantamento. 

Gioca con analogie e metafore.
Spostamenti di significato.
Non una linea di pensiero logica.
Non una unica conclusione ed un unico punto di arrivo.

Processi laterali che scartano. 

Le analogie e i paragoni sono un po’ più vere, perchè contengono il “come”. 
Le metafore invece mentono. “Giulietta è il sole”. E’ una bugia. 
Ma questo crea rappresentazioni mentali che vanno oltre il significante/significato.
E questo crea, per noi, per il nostro mondo, una forma di comprensione diversa. 

Non è un metodo problem solving.
E’ una cosa priva di una utilità immediata.
Ma crea una base.
E posso spronare in maniera etica. 

Rispetto ad altri metodi, questo è un metodo tollerante.
Il metodo logico si pone come unico.
Il metodo analogico si pone come uno dei metodi possibili. 

Impegno. Parola non più di moda. 

Recuperare tonalità interiori buttate fuori dalla porta del trionfalismo neo-liberale che impone a tutti di pensare in maniera trionfale e resiliente, predicando che la fortuna non esiste, che ogni piccolo strillone di giornale può diventare Rockefeller, che la disabilità è un vantaggio e tutta quella serie di panzane che leggiamo e ascoltiamo quotidianamente. Coraggio è anche accettare il rimpianto, non per crogiolarvisi, ma per ammettere che esiste, che si può aver sbagliato. 

La società neo-liberali sono orientate al successo, alla vittoria. 
Non è vero che le cose senza rimedio non meritano considerazione. 

Immagini che parlano. Pubblicità, aspetto manipolatorio delle metafore. 
La metafora è probabilmente il potere più fertile posseduto dall’uomo. 
Carofiglio. Breviario di scrittura civile. 

Il metodo analogico è un metodo per ascoltare i segnali che si celano dietro lo smascheramento.
Mi infastidisce l’espressione “fuor di metafora”. Non è che se si esce si dice la verità vera. 
Tutto il dibattito sulla post-verità come parola dell’anno 2016 ha a che fare con questo.
Il fatto per cui i fatti contano meno dell’appello alle emozioni e delle convinzioni personali.
La verità come verità percepita. Come una sorta di termometro. 

Metodo analogico. 
Analogia: è il tentativo di istituire una correlazione tra due cose.
Proporzione: serve per individuare uno dei termini.

Poesia di Renzo Pezzani: A scuola.
Come il mulino odora di farina
E la chiesa d’incenso e cera fine
sa di gesso la scuola
e il buon odor che lascia ogni parola
scritta sulla lavagna.

Sono tutte metafore. Analogie. 
Le analogie servono a risolvere problemi matematici.
Vengono usate nei test attitudinali. 

Washington: 1 = Lincoln : X 
(moneta). 
Perché qui facciamo fatica e negli stati uniti molto rapidamente?
Perché vivono in un contesto in cui ci sono questi elementi.
Hanno in tasca dei soldi. 

Invida : esseri umani = x : ferro
(ruggine)
Antichissima analogia. Descrive l'invidia come passione distruttrice.

La metafora si fonda su questo, togliendo il come. 
E’ condensata. Mente. Non pertiene. 
Viola la logica e il principio di verità.
Le metafore non sono state particolarmente studiate.  
“Superfici ed essenze” L’analogia come cuore pensante del pensiero. 
L’analogia spiegata con una analogia.

Giulietta è il sole. 
Si può dire che si usa il verbo essere non come essere ma come rappresentare.
Film Cleopatra. L’attrice è Cleopatra. Lei rappresenta Cleopatra. 

Kant: La parola analogia non esprime, come generalmente si intende, una somiglianza imperfetta tra due cose ma una somiglianza perfetta tra due rapporti di cose in essa del tutto dissimili.
Modi di conoscere non secondo "ciò che sono in sé" ma secondo "ciò che sono per me".
Rispetto a ciò che mi interessa in questo momento. 
Le cose stanno così per me, anche se non sono così in sé. 
Questo spiega? Fino ad un certo punto. 

E’ un metodo quasi magico, incantato, primitivo.
Come possiamo accontentarci di questo pressapoco?
Possiamo, perché così siamo fatti, così funzioniamo. 

Platone: Sta spiegando perché l’anima è immortale. Si è detto a sufficienza. Adesso vogliamo spiegare cosa è l’anima. Sulla sua idea dobbiamo dire quanto segue. Spiegare cosa sia l’anima sarebbe proprio di una esposizione divina secondo ogni aspetto e lunga. Dire a cosa assomigli è proprio di una esposizione umana e più breve. Si immagini l’anima simile ad una forza costituita per sua natura da una biga alata guidata da un auriga. L’anima è la forza che dirige il corpo. 

Questo modo di spiegare è troppo magico e incantato? 
Questo è un metodo di pensiero impertinente che consente di pensare in parallelo. Tra cose lontane. 
Più sono lontani i termini più funziona. 

Manifesto di stile filosofico tollerante.
Si addice molto bene al nostro mondo, in cui l’immagine sta scavalcando la parola.
Gli strumenti ci stanno facendo uscire da un universo parlato per entrare in un universo di immagini. 



La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...