Venire, come in un luogo sacro, conosciuto da sempre e che tanto ha scavato nella mia vita e nella storia di molti.
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Il priore era obbediente
Nell'obbedienza passiva tu stai nei luoghi in cui stai (da cittadino, ma anche nell'associazione, nel partito, nella chiesa...) senza approfondire nulla. Votando quello che ti dicono di votare. Seguendo.
Nell'obbedienza attiva tu studi, approfondisci, ragioni.
Sai cosa ti ha portato ad essere parte di dove sei (paese, associazione, partito, chiesa...). Sai cosa cerchi in quella esperienza. Dici ciò che pensi e che, dopo averci pensato, ritieni giusto. Se serve lo dici anche "riprendendo" i tuoi superiori e pagando il costo in prima persona.
Gli obbedienti attivi sono rompiscatole.
Il priore era un rompiscatole.
Piero racconta #Barbiana Fondazione Don Lorenzo Milani - Barbiana
Spiegare Barbiana ai figli
Con loro, come con i miei figli, c'è bisogno di riempire le parole di significato, senza dar nulla per scontato.
Ma alla fine, attraverso la scuola, don Milani aveva un solo obiettivo: formare persone, dare loro strumenti ed opportunità, perché possano essere persone libere, perché sappiano accorgersi delle ingiustizie e mettere il proprio sapere a servizio di tutti (come scelta di giustizia e restituzione, non come generosità e beneficenza), perché siano pienamente cittadini (del loro Paese e del mondo), perché siano rivoluzionari di una rivoluzione nonviolenta e non immediata, perché riconoscano che nulla di questo può essere fatto da soli.
A 50 anni dalla legge che riconosce la possibilità di obiezione di coscienza al servizio militare (e che quindi istituisce il servizio civile) venire a Barbiana vuol dire riconoscere che, per noi, l'anno di servizio civile dovrebbe essere qualcosa che si tende in quella direzione.
Dopo anni che come Acli accogliamo ragazzi in servizio civile, venire qui assieme ai ragazzi, credo voglia dire anche interrogarci su cosa possiamo fare, per andare maggiormente in quel senso.
Noi dunque si fa così...
Noi dunque si fa così: Per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola. Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano a uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi. Ora si prova a dare un nome a ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce. Qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini. Si prende il primo monticino, si stendono sul tavolo i suoi foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da levare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola. Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire. Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza. Dopo che s’è fatta tutta questa fatica, seguendo regole che valgono per tutti, si trova sempre l’intellettuale cretino che sentenzia: “Questa lettera ha uno stile personalissimo”.
La scrittura collettiva a Barbiana.
(La fatica di confrontarsi con i modelli)
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