Pragmatici esercizi di umanità, spostamenti e trasformazioni.
Ognuno di noi, in questa stanza, ha almeno 2-3 ruoli, 2-3 appartenenze, 2-3 identità, se non di più...
Silvia ha iniziato raccontando di come fosse buffo il suo intervenire al congresso Arci, come portavoce Aoi, quando lei è anche direttrice Arcs ed é Arci da una vita.
Io sono qui a nome delle Acli nazionali, ma sono anche ex presidente Ipsia, ex cooperante, ex tielle...
Mirsada é arrivata qui da Trieste, ma è anche albanese.
Marco é Ipsia, ma è pure Patronato e pure Acli a Torino...
L’ex ambasciatore prima parlava di quel “passarsi la palla” Ipsia e Caritas in Bosnia che spesso trova sintesi nelle stesse persone e nelle loro multi-appartenenze…
Ognuno di noi, in questa stanza, ha almeno 2-3 ruoli, 2-3 appartenenze, 2-3 identità, se non di più…
Il punto é come le ricomponiamo e come le mettiamo in gioco.
Le contraddizioni, i dubbi, le sfaccettature, sono dentro di noi. Ci attraversavano. Se non ricomponiamo le nostre identità, superando la frammentazione dei ruoli e andando a quel punto di sintesi che é la persona umana, portiamo fuori le lacerazioni interne e le facciamo esplodere... Per questo dico che intervengo come Paola, non ponendo questo come contrapposizione ma come punto di sintesi del resto…
Dov'eravamo
Cari amici e invitati,
Quando abbiamo pensato il programma della nostra assemblea IPSIA volevamo fosse proprio un occasione per riflettere insieme sulle prospettive. Era importante uno sguardo da fuori che ci indicasse un percorso ricordandoci il contesto in cui lavoriamo e abbiamo lavorato, e farlo con chi in questi anni è stato un nostro compagno di strada, gli spunti e i pensieri di questa mattina saranno simbolicamente lasciate alla riflessione dei nuovi organi sociali. E qui andiamo al punto che abbiamo voluto ricordare nelle testimonianza di apertura.
Il 24 febbraio 2022 l’invasione russa dell'Ucraina, una nazione libera e democratica con un governo legittimo, ha impresso il sigillo alla fine dell' illusione del progressismo occidentale, un turning point storico secolare con il ritorno della guerra nell'Europa continentale su i suoi confini orientali.
Anniversario di Srebrenica ai tempi della Brexit
L'articolo è dell'anno scorso. Quando l'anniversario era cifra tonda e dell'11 luglio a Srebrenica se ne ricordavano tutti.
Ma la riflessione che connette Srebrenica all'Europa è ancora lì. Ancora del tutto valida e attuale ai tempi della Brexit.
La riflessione la riprende anche "La nostra Europa era un'altra" su Internazionale del 25 giugno. E ricorda il movimento di solidarietà che si è creato. Fa piacere che lo si ricordi. Ma se parliamo di Europa e Balcani... c'è molto più segno di un'assenza e di un fallimento che segnale di futuro.
E l'articolo di Gigi Riva (il giornalista, non il calciatore) Il declino dell'Europa è iniziato a Srebrenica mi pare lo identifichi bene.
Il secolo scorso, fin troppo lungo, aperto col genocidio armeno, è proseguito di orrore in orrore fino al genocidio politico dei desaparecidos argentini e a quello fintamente “etnico religioso” dei musulmani di Bosnia.
Catalogare le vittime di quest’ultimo come figlie di un genocidio minore perpetua i malintesi e annacqua il giudizio su un episodio cruciale per il Continente. Né sono estranee a questa postura le colpe diffuse che vanno oltre quelle dei pianificatori e dei meri esecutori.
Srebrenica era un’ “area protetta” sotto l’egida e per Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dunque della comunità internazionale tutta. Se, nel 1993, si arrivò ad adottare un simile pronunciamento è perché si temeva quanto poi si sarebbe verificato di lì a due anni senza che ci fossero né la forza né la volontà politica di impedirlo.
Un governo olandese cadde nel 2002, sette anni dopo, travolto dall’onda d’urto dell’inazione dei suoi soldati. Gli stessi a cui però, con ipocrisia sconcertante, nel 2006 venne consegnata la medaglia d’onore del proprio ministero della Difesa.
In mezzo, l’amara considerazione che Srebrenica doveva cadere per preparare il terreno alla pace di Dayton che sarebbe stata firmata dopo quattro mesi. E che ha sancito la spartizione della Bosnia-Erzegovina su base etnica.
Un peccato originale che l’Europa sta ancora scontando e che al mercato della sopravvivenza dei suoi valori conta anche più degli indici di Borsa, degli spread e della stabilità dell’euro.
Perché è breve il passo tra la chiusura in clan tribali e i sigilli che si vorrebbero mettere alle sue frontiere esterne.
Quel filo di umanità

I volontari #nonsonoangeli. Sono persone che fanno scelte.
Per lo più persone normali che fanno scelte normali.
Perché, diciamocelo, occuparsi e preoccuparsi gli uni degli altri, indignarsi e mettersi in moto di fronte ad un'ingiustizia, fermarsi di fronte al bisogno... sono scelte normali. Se vogliamo essere esseri umani. Se vogliamo #restareumani.
Quello che non è umano, che non è normale, è passare oltre di fronte al bisogno, restare immobili davanti all'ingiustizia, fregarsene gli uni degli altri.
Però a volte i volontari fanno scelte anormali. A volte nell'occuparsi e preoccuparsi degli altri, nell'indignarsi e mettersi in moto di fronte all'ingiustizia, nel fermarsi e mobilitarsi di fronte al bisogno... ci mettono qualcosa di "anormale".
Anormale in termini di passione, tempo, energie. Perché ci sono volontari che finiscono per far ruotare tutto attorno alla scelta volontaria, anche senza che questo diventi un lavoro o porti ad un ricavo economico.
Anormale in termini di destinatari. Perché ci sono volontari che riescono a scegliere come destinatari della propria azione persone particolarmente "scomode". Gente che magari oltre ad essere vittima è anche colpevole.
Anormale in termini di rischio. Perché per compiere la propria azione volontaria mettono a rischio la propria salute od incolumità.
E' un po' paradossale. Perché fingiamo di pensare che il mondo si divida in due categorie: i volontari normali e quelli anormali. I normali sono assolutamente buoni. Sono angeli: nei titoli di giornale, nei premi assegnati, nelle retoriche natalizie... Gli anormali sono sempre da guardare con sospetto. Alla ricerca di "cosa c'è sotto".
Mentre il mondo è diviso (per usare questa categoria) in volontari e non volontari. In "gente" e in "esseri umani" (per citare Mafalda). In chi si accorge degli altri e chi no. Semplicemente. Il resto è solo una questione di opportunità e circostanze della vita.
Perché a volte il volontario normale si trova ad entrare in contatto con situazioni estreme e semplicemente sente di non poter restare immobile. E una volta fatta questa scelta il bivio tra il diventare un eroe e un colpevole è molto sottile e spesso anche un po' casuale. Semplificando un po' e con qualche variante possibile (ma non troppo) tenderei a dire che se tutto va bene si finisce per essere visti come eroi. Se le cose vanno male si finisce per sentirsi rinfacciare l'egoismo e l'incoscienza della scelta.
Perché? Perché così è tutto più semplice e rassicurante per chi non fa nulla.
Perché è vero che non serve andare in un contesto di guerra per fare qualcosa per le vittime di una guerra. Ma è anche vero che, tendenzialmente, la stragrande maggioranza di persone che sottolinea questo aspetto poi non fa assolutamente nulla. Nemmeno l'accoglienza dei profughi quando arrivano in zona non pericolosa. Nemmeno una donazione. Nulla.
Mentre la stragrande maggioranza di persone che fanno scelte anormali prima e dopo quelle scelte hanno fatto mille altre scelte normali. Che sia essere scout o accogliere cani randagi, che sia essere animatore in parrocchia o allenare dei ragazzini o organizzare una mobilitazione per una giusta causa sociale.
Penso a Greta e Vanessa. E so che io oggi in condizioni simili non sarei andata in Siria. E in condizioni in qualche modo simili, quando ne ho avuto la responsabilità, mi sono trovata a scegliere di non "far andare" altri.
Ma non posso non pensare a Mirsada. Avevo poco più di 20 anni. Contro il parere di mia madre e di molti altri, partecipai ad una marcia che tentò di raggiungere Sarajevo in una Bosnia in guerra. Andò bene (nel senso che non ci furono incidenti o vittime) anche se fu un fallimento. Ma sarebbe potuta andare diversamente. E in molti avrebbero potuto dire che ce l'eravamo cercata. E in parte, in qualche modo, sarebbe stato anche vero.
Ma sono convinta che, nonostante tutto, ci sia un filo di umanità maggiore nelle scelte azzardate e magari sbagliate che nella scelta di ignorare tutto e non fare nulla.
Detto questo, comunque la si pensi, credo che l'ondata di volgarità e violenza che si sta scagliando contro Greta e Vanessa sia davvero inopportuna e indegna. E credo che dovremmo riflettere sull'identità di un Paese in cui tutto questo si scatena in modo maggiore nei confronti di chi ha la "colpa" aggiuntiva di essere giovane e donna.
L'indifferenza non è mai una virtù
Humor Bosniaco
PPS: Non la chiamate Primavera, che da tutte ste primavere non mi pare sia mai arrivata l'estate…
PPS: a proposito di humor e di Balcani e di proteste, non c'è solo la Bosnia… (non serve la traduzione, vero?)
Lo stile Ipsia esiste. Ed è energia e vita. Cambiatelo. Miglioratelo. Rivoluzionatelo. Ma non disperdetelo.
Il volontariato (come il lavoro) non è gratis
Intervento presso le Acli Rimini - 15 marzo 2013
Come un cooperante alle prime armi
Un Forum è come un frullatore. Un acceleratore di processi. Un aggregatore di eventi. In un Forum accade tutto ciò che in realtà stava già accadendo ma in una dimensione diversa. E tutto è amplificato dalla moltiplicazione degli scambi interni e dall'essere sotto una (inusuale) lente di osservazione esterna. Non è facile quindi trarre un bilancio di un Forum a caldo. Quando il tornado si è appena placato, l'adrenalina cala e la stanchezza sale. Ma forse può essere utile farlo, prima che il quotidiano bussi alla porta richiedendo attenzione.
Non si tratta solo di sentirselo dire dalle persone importanti. Si tratta anche di dircelo tra noi. “C'è uno spazio enorme da riempire tra il marketing puro e il pessimismo cosmico” ha detto Paolo Dieci nel suo intervento in rappresentanza di tutte le ong. Il Forum è stato un momento in cui, noi per primi, abbiamo provato a riempire questo spazio.
Nel Forum “noi della cooperazione” ci siamo messi in discussione e abbiamo trovato un accordo su qualcosa: la cooperazione non è un lusso. La cooperazione fa bene sia a noi che agli altri.
Perchè noi e gli altri siamo interconnessi irrimediabilmente. Su altro non abbiamo trovato una risposta comune e definitiva.
La cooperazione è un imperativo etico o un investimento strategico? E' dovere o interesse?
Quale punto di equilibrio accettabile tra le due cose. C'è ancora da fare su questo. Ma ci siamo ricordati che farsi le domande va bene. Anzi, che non possiamo smettere di farcele.
Passiamo la vita a dire che siamo pochi, che dobbiamo aggregare, che bisogna coinvolgere. Che la comunicazione di massa non ci considera. Ma quando queste cose accadono (e come in questo Forum accadono sempre in modo un po' diverso da come noi vorremmo) ci sentiamo un po' truffati, derubati, usati. Perchè l'altro che entra nel nostro mondo lo cambia e prende in mano in modo goffo ciò che noi abbiamo curato e cresciuto con attenzione.
Ma la cooperazione serve se riesce a fare la differenza nella vita reale delle persone. Se combatte le ingiustizie e se promuove i diritti. E da soli non ce la facciamo. Quindi c'è bisogno di accettare la sfida. E crescere. E, smarrimento a parte, noi abbiamo detto che ci stiamo, che continueremo a partecipare (senza smettere di difendere ciò che va difeso, sia chiaro) ma senza pretendere di giocare da soli e senza lasciare il campo ad altri. E grazie ai contributi di tutti, la cooperazione ne potrà uscire più forte. Cioè il mondo potrà essere più giusto.
La consapevolezza che il nostro Paese tutto ciò che serve per giocare un ruolo in Europa ce l'ha già e basta decidere di farlo. La soddisfazione di vedere i migranti raccontare il cosviluppo già iniziato e rivendicare rappresentanza invece che cooptazione.
Il compiacimento di sentire Monti superare il dibattito sulla posizione della cooperazione rispetto alla politica estera (dentro, sotto o di lato) affermando che oggi non esiste più divisione tra politica estera e politica interna.
Rossella Urru che parla con voce rotta dall'emozione e dice cose che ogni volontario e cooperante avrebbe voluto sentire (e dire).
Emma Bonino che mostra come (senza offesa) a volte basti una donna sola in mezzo a 7 uomini a fare la differenza.
Andrea Riccardi che nel discorso di conclusione tra i risultati del forum cita #forumcooperazione che entra nei trend di Twitter.
Dopo il Forum
L'approccio che posso mettere in campo non è da esperta della materia, non è da docente. Ma da cittadina appassionata. E quindi provo un approccio che sta tra il politico, l'etico e il semantico. Non so se può essere utile ma questo è quello che posso portare.
Welfare trasnazionale - La frontiera esterna delle politiche sociali
Ottobre 2012 Qui o si fa l'Europa o si muore - #Motta2012
EUROPA e BALCANI OCCIDENTALI: INTEGRAZIONE E ... - Ipsia
La nascita dei processi creativi, secondo Asimov
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