Mariangela Perito:
Siamo in un posto significativo, di cui poi Emiliano dirà meglio.
Il libro è scritto con leggerezza, che non è superficialità.
E’ un libro che parla a sé e parla all’altro. Racconta la storia di tutti, di chi ogni giorno si sporca le mani, impegnato nell’associazione.
Come si annuncia nella prefazione di Padre Costa, questa è la società dell’immagine. Tutti siamo guardati e tutti guardiamo. Ma spesso non c’è contemporaneità, non c’è reciprocità, guardiamo quando l’altro non ci osserva. Il testo dice dell’importanza della reciprocità e della capacità di sintonizzarsi sull’altro.
Mi sono riconosciuta. Nel libro c’è uno sguardo altro, capace di immergersi nella concretezza dei fatti.
Ci sono parole che, secondo me, rimandano a concetti fondamentali trasversali: solidarietà, silenzio, speranza, dignità.
Solidarietà: come compassione, capacità di sentire con.
Silenzio: perché quando ci si guarda intensamente, delle volte non ci si parla. Noi siamo abituati a produrre, invece nel silenzio possiamo perdere un po’ della nostra identità, per metterci alla pari dell’altro.
Speranza: Costruire cultura della speranza. Ilvo Diamanti ci ha detto come siamo centrati sul presente, mentre abbiamo bisogno di futuro. Quando ci si appiattisce sul presente, non si dà spazio alla dimensione desiderante. Invece c’è bisogno di desiderare cosa potrebbe accadere domani. E’ qualcosa che anche tu dici nel libro, attraverso gli incontri che hai fatto. Come Presidente ma anche come persona.
Dignità: ci si guarda perché ci si riconosca e si riconosce che la vita può essere degna. Ogni essere umano ha diritto di diventare ciò che è. Molto spesso parliamo di periferie esistenziali, è periferia esistenziale una vita che non è in condizione di una vita degna.
E poi scrivi: “E prego, almeno ci provo, per una umanità più giusta…”
Si vede che senti, oltre che pensi, le cose che scrivi.


