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Come si può affrontare l'emergenza abitativa a Roma?


Per dare risposte, premesso il periodo di scarsità di risorse, bisogna scindere un problema complesso in tanti problemi differenti, che si possano affrontare. Intanto l’emergenza abitativa si può scomporre in due fasi. Immaginatela come se fosse un lago con un emissario e un affluente. L’acqua che arriva sono le nuove famiglie che entrano in emergenza abitativa e che quindi fanno domanda di alloggio. Sono all’incirca 1500.  In uscita ci sono quelli a cui ho risolto il problema assegnando una casa popolare. Sono circa 350. Se io in un anno ho 1500 famiglie che perdono l’alloggio e assegno la casa a 350 famiglie il problema è irrisolvibile. Peggiora, invece di migliorare, di anno in anno. Oggi il sistema è un imbuto. Tante entrano, pochissime escono. E’ un imbuto che si allarga ogni anno. Serve lavorare su due parametri: l’entrata e l’uscita. Se io potessi diminuire il numero di famiglie che entrano, da 1500 a 750 e potessi assegnare 750 case all’anno invece che 350, a quel punto avrei un flusso in pareggio. Una volta ottenuto il flusso in pareggio posso aggredire, con interventi straordinari, chi è rimasto in attesa.
In che altro modo posso intervenire per ridurre l’emergenza abitativa? 

Case popolari: i disastri attuali derivano dalla somma delle concause


I disastri attuali derivano dalla somma delle concause:

1. La forte immigrazione degli ultimi 15 anni non ha trovato sfogo nel mondo delle case popolari. 
Dai dati si vede che a Roma la presenza di immigrati è in media del 13,4 %. Con zone in cui si arriva al 30%. Nelle case popolari è attorno la presenza degli immigrati è attorno al 5%.
Quindi si vede che c’è un problema di massiccia presenza di immigrazione in alcune aree (l’accesso a quelle aree però non è determinato da decisioni di governo). A Roma ci sono zone che sono ex borgate in cui gli affitti costano meno. E gli stranieri sono andati a vivere in quelle aree che potevano permettersi. Sono zone ex abusive. Ma la maggior parte comunque vive in comuni extra fascia, dove ci sono connessioni rapide con la città. Un esempio è Ladispoli. Che è sul mare, che in treno è raggiungibile da Roma in 45 min. E che ha una struttura di casette basse. Dove magari si può affittare una villetta in tanti e ammortizzare i costi di residenza.
C’è quindi una concentrazione di immigrazione in alcune aree. Non c’è una concentrazione di immigrazione nelle aree di edilizia pubblica, proporzionatamente alla presenza generale di immigrazione.  E’ vero che è mancata una risposta politica abitativa a fronte della ondata migratoria. Che è del 2004-2011. E che è stata comunque molto ridotta rispetto all’ondata di migrazione interna dei decenni precedenti.

Le cronache parlano di nuovo bisogno di case. In realtà quello di cui abbiamo veramente bisogno è un nuovo approccio.


Le cronache sembrano parlare di nuovo bisogno di case. I fenomeni non si ripropongono identici. Cambiano volto. La fase è molto interessante perché in realtà quello di cui abbiamo veramente bisogno è proprio un nuovo approccio. 

Nei dibattiti si dice: bisogna costruire 10.000 case popolari. Ha un senso logico. Guardando i numeri. Ma noi i fondi per 10.000 case non li abbiamo più. E’ stata tolta anche la tassa Gescal (la legge che consentiva una tassa che metteva risorse in un fondo per consentire piani di trasformazione. Non abbiamo più questo gettito). E poi ci sono moltissimi edifici vuoti. Servono nuove case? 

1. Roma è una città che non cresce dal 1971. C’è una demografia che non cresce. La variazione demografica in 30 anni è minima. Pensare di costruire 10.000 case ex novo quando la popolazione è la stessa è paradossale. 

2. La politica sulla casa in Italia è stata impostata sulla crescita di edilizia popolare legata all’acquisto. Tutti i piani costruttivi prevedono che si facciano case popolari connesse alla crescita edilizia. Si fa un po’ di edilizia privata e assieme un po’ di pubblica. Se non fai la privata, metti in crisi anche la pubblica. 

3. Noi abbiamo investito sull'edilizia agevolata, cooperative che consentivano di acquistare alloggio a prezzi minori di quelli di mercato. Gruppi e cooperative (di tutti i tipi in Italia) che mettono in condizione anche chi appartiene al ceto medio basso di acquistare. Lì sono andati maggior parte dei nostri finanziamenti. Ma ora si sono ridotte le risorse. 

4. Noi siamo uno dei pochi paesi europei che ha un alto tasso di proprietari. Il 79% delle case in Italia sono di proprietà. Mentre in altri paesi c’era anche un mercato storico sugli affitti. In altri paesi ci sono gruppi che costruiscono per mettere gli alloggi in affitto. Noi abbiamo trascurato il mercato degli affitti. Da noi è cosa molto complessa cercare in affitto. Le case popolari sono una risposta, il mercato privato è un’altra, manca tutta la risposta per la fascia intermedia. Giovani coppie, persone monoreddito, precari…mancano politiche pubbliche di abbattimento delle quote di affitto. Se tu hai un reddito disponibile per l’affitto di 400 o 500 euro al mese, sei tagliato fuori dal mercato degli affitti. Con la precarizzazione del mondo del lavoro c’è stato salto forte tra le condizioni lavorative dei vostri genitori e le vostre e se i vostri genitori non vi hanno passato una casa adesso voi spesso avete un problema.

Case popolari a Roma: un caso da manuale di esclusione sociale




Una analisi approfondita degli effetti delle politiche abitative sulla disuguaglianza nella capitale. economiaepolitica.it
La mancanza di politiche abitative adeguate alimenta le disuguaglianze sociali. Il caso degli alloggi popolari a Roma.
La politica per la casa in Italia rappresenta da sempre un ambito residuale di intervento pubblico, in termini di impegno amministrativo e di risorse finanziarie, peraltro con una forte frammentazione negli strumenti utilizzati. Il modello mediterraneo di housing, rispetto a quanto avviene in altri paesi con sistemi sociali più robusti, è caratterizzato da un’alta percentuale di abitazioni in proprietà, un mercato degli affitti ristretto e poco dinamico e una limitata quota di edilizia residenziale pubblica (ERP), con una certa tolleranza per le pratiche informali e abusive. Più recentemente, il protrarsi della crisi economico-finanziaria e il conseguente impatto sul reddito disponibile delle famiglie hanno accentuato l’incidenza dei costi relativi all’abitazione sulla spesa complessiva. Molte famiglie manifestano sintomi di disagio abitativo, che non interessa più solo le fasce più deboli della popolazione, ma si è esteso anche ai nuclei familiari che percepiscono stabilmente livelli di reddito che non rientrano nei limiti previsti per l’ERP, ma non sono in grado di accedere alla casa a condizioni di mercato.
L'intero articolo su Economia e Politica 

Come si programma senza dati?


Enrico Puccini – Osservatorio Casa Roma 

Allo stato attuale i dati su Roma dicono che è una emergenza strutturale.

Come si diceva prima. Se ogni anno abbiamo circa 1500 nuovi nuclei che finiscono per strada. Se attualmente la soluzione sono le 500 case che assegna il comune. Anche facendo l'ipotesi di costruzione di 10.00 nuovi alloggi (trovando i finanziamenti ,realizzando i lavori …). Anche facendo tutto questo tra 10annici troveremmo con gli stessi dati di oggi. Perchè c'è comunque, in ogni calcolo possibile, un disavanzo di almeno 1.000 alloggi all'anno.

Allora va pensato qualcosa. Altrimenti si spendono tantissime energie per trovarci, inefficaci, alla situazione iniziale.

Noi abbiamo bisogno di trovare strumenti a breve per bloccare l'emorragia attuale. E avviare strumenti a medio termine per lavorare per smaltire il pregresso.

Per bloccare l'emorragia potremmo usare tutti gli strumenti di legge (morosità incolpevole, contributo all'affitto...). Per lavorare sul pregresso lo strumento principale è il patrimonio pubblico.
Il patrimonio pubblico è molto ricco, da 100 anni di costruzione. L'ultima stagione è finita ai primi anni 90.

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...