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Come sempre. Con un senso di responsabilità in più.


Negli ultimi giorni in cui era un po' confuso sulle date, ma in generale cosciente, ogni volta che arrivavo in ospedale papà mi diceva: sei ancora qui? Non torni a votare?
E per un breve tratto abbiamo persino pensato di poter provare ad organizzare il voto in ospedale per lui. Poi lui si é aggravato. E se ne é andato, senza poter votare.
Ma in tempo per lasciarci tornare a Roma, a votare noi.
#Hovotato. Come sempre. Con un senso di responsabilità in più.

Come famiglia volevamo ringraziare...






Come famiglia volevamo ringraziare tutti coloro che hanno condiviso con noi il rosario ed il funerale e tutti coloro che ci hanno scritto esprimendo vicinanza e raccontando esperienze e momenti vissuti con lui...
Nei prossimi giorni raccoglieremo i vari messaggi, per rileggerli con più calma... Intanto volevamo condividere anche noi alcune piccole cose di papà...soprattutto dal punto di vista degli ultimi anni che (tra pandemia e malattia) sono stati meno pubblici e più familiari...
1. La preghiera che i ragazzi hanno letto al funerale:
"Signore, dammi la forza per cambiare tutto ciò che può essere cambiato; Dammi la pazienza per accettare ciò che non può cambiare; La sapienza per distinguere tra le une e le altre".
Papà se la era scritta su un quaderno di appunti già da ragazzo ed ha caratterizzato un po' tutta la sua vita. Saper agire a partire da ciò che c'è, senza nessuno spazio di malinconia o rimpianto nei confronti di ciò che non é o ciò che avremmo voluto che fosse.
2. "Le esortazioni evangeliche mi aiutano a gestire le amarezze ed a considerare sempre prevalenti le ragioni della speranza". L'aveva scritto in una riflessione una decina d'anni fa ed era un tratto che lo contraddistingueva. Anche quando si andava da lui a sfogarsi o quando gli si prospettava un quadro disarmante (dentro l'associazione, nei pezzetto di Chiesa che si viveva, o nella società...) lui non dava soluzioni, interloquiva approfondendo l'analisi, a partire da questo presupposto.
3. "Stava diventando piccolo". Ha detto mamma ad un certo punto. Ed in quel piccolo c'era tutto Pio Parisi e le beatitudini. "Sto meditando sulla fragilità e sulla minorità" rispondeva alla domanda "come va?" negli ultimi tempi. Papà, anche da quando era bloccato in poltrona, non é mai stato fermo. È sempre stato in ricerca ed in cammino. Curioso verso il nuovo e via via sempre più capace (senza negazioni o colpevolizzazioni, ma con la libertà di uno sguardo più profondo e maturo) di rileggere le parzialità di scelte e posizioni personali ed associative assunte in precedenza.
4. Ogni sera pregavano assieme con la mamma. Alcune intenzioni erano sempre presenti (famiglia, pace, il Paese, Papa Francesco....) altre si aggiungevano a seconda delle contingenze. Tra quelle sempre presenti la preghiera per le Acli. Da qualche anno con la specifica "per gli aclisti, perchè siano sempre più docili all'azione dello Spirito Santo".
5. Da quando l'aveva sentita ad uno dei tanti incontri, non recitava più "l'eterno riposo dona a loro o Signore..." ma "l'eterna Gioia dona a loro o Signore" perché Gioia gli sembrava un termine più adatto a definire ciò che poteva essere il "dopo".
Non è stato né un padre, né un marito facile. Ma sia come padre che come marito é stato un grandissimo dono. E la gratitudine per ciò che abbiamo avuto modo di vivere assieme é superiore alle fatiche e superiore anche al dolore per il fatto che oggi non é più fisicamente tra noi.
Ci sentiamo inoltre molto grati per avere avuto la possibilità di un momento di saluto così denso di presenze e così ricco di abbracci. Pensiamo a tutti coloro che, per il covid o per maggiore solitudine nelle fasi finali della vita, non hanno potuto godere di un momento simile. Forse, ognuno nelle sue comunità, dovremmo trovare i modi per pensare a momenti per farlo. Sarebbe giusto ed anche bello.
Mariella, Andrea e Paola

Ti sei lasciato convertire dal Vangelo progressivamente e instancabilmente



E così anche tu Vittorio ora sei (con gli altri e le altre) nel grande circolo Acli del Paradiso, nella schiera degli operai divenuti intellettuali per scuola ed esperienza di vita all’interno del movimento dei lavoratori.

Grazie Vittorio per la tua esistenza coerente, per la testimonianza, per la passione, per il metodo, per la caparbietà.

Ti sei lasciato convertire dal Vangelo progressivamente ed instancabilmente lungo tutto il corso del tuo intenso pluridecennale cammino ed hai imparato e ci hai insegnato a frequentare costantemente la Parola “impastandola” con il vivere quotidiano.

Sei poi riuscito (con l’invidia bonaria di molti e di molte) nell’impresa difficile di trasmettere il “virus buono” dell’impegno civile ai tuoi figli.

Sei rimasto fedele alla tua straordinaria compagna e sposa riuscendo a “recuperare” - come dicevi tu - dopo gli anni della missione “senza tregua, senza sosta e senza mai risparmiarsi”.

Altri ricorderanno meglio di me i passaggi della tua vita da dirigente della nostra associazione, le tante responsabilità, sempre assunte in spirito di servizio, il tuo impegno nella corrente e nella sottocorrente (a cui é legata per ragioni affettive la foto a corredo di questo post), il tuo lavoro instancabile e vocazionale, io voglio ricordare invece, in quest’ultimo saluto, la tua umanità generosa e presente, celata dietro modi spesso ruvidi e puntati alla sostanza delle cose ed al bene delle Acli, che veniva prima di ogni cosa.

Prega per noi Vittorio di lassù, intercedi, veglia e proteggi, accompagna i tuoi cari e noi che siamo ancora nel transito terrestre, chiedi per noi la capacità di essere resistenti e resilienti, di essere pedagoghe e pedagoghi sociali, ma anche capaci di costruire reti di speranza e soggetti di grande prospettiva per un mondo più giusto e più umano.

Ciao Vittorio, cristiano sociale e socialista, uomo retto e generoso, sei nei nostri cuori.

(Paolo Petracca)

Il nonno (Vittorio) racconta il nonno (Attilio)


Quest'anno mio papà ha compiuto 80 anni. L'estate tutti assieme a Germignaga è stata l'occasione per sistemare alcuni ricordi raccolti durante l'anno. Ciò che ne esce diventa in qualche modo anche un regalo ai nipotini. Magari ci saranno delle imprecisioni e degli errori. E sicuramente ci sono molte parti mancanti.  Ma c'è del bello in una storia che si tramanda... 

Storie di famiglia 

Storie di una zona di confine, che fu industriale
Storie di lavoro  


Attilio Villa: Stradella 1876 – Germignaga 1957 - tracce di storia 

Da Stradella a Luino 
Il nonno Attilio proviene da Stradella, nell’oltre Po, dove ha iniziato a lavorare come garzone in una bottega che cura la manutenzione di attrezzi domestici e di lavoro.  Tra le sue mansioni ha anche quella, la domenica mattina, di affittare un “velocipede” alle persone che desiderano sperimentare le sensazioni delle prime rudimentali biciclette. Quell’impegno viene retribuito con 20 centesimi alla settimana, ma gli consente di familiarizzare con il lavoro di meccanico e di imparare ad organizzarsi.

La ferrovia e l’industria 
Il suo trasferimento a Germignaga è avvenuto, assieme al resto della famiglia, a causa della costruzione della ferrovia che ha impegnato tanti lavoratori per lo scavo dei terreni sui quali posare i binari. E per il traforo delle gallerie per l’attraversamento delle colline. L’arrivo di tanti lavoratori ha favorito anche lo sviluppo delle prime industrie che, nella zona di Luino, sono setifici e cotonifici che utilizzano la forza motrice dei fiumi e delle rogge. 

La Ditta Battaglia 
A Luino sia lui che (successivamente) il figlio Giovanni lavorano alle officine Battaglia. Che costruiscono macchine tessili per la filatura e la torcitura. Considerate le capacità meccaniche e di organizzazione del lavoro, il nonno Attilio è addetto alla messa in opera delle macchine, spesso anche nelle valli del Veneto e della bergamasca. Nelle sue trasferte cerca di insegnare non solo come utilizzare le macchine, ma anche e come partecipare alle “leghe” che organizzano i lavoratori e le lavoratrici. Dal momento che le operaie tessili sono ragazze (e spesso molto giovani) per poterlo fare senza inimicarsi i padri, impara a fare il cantastorie fuori delle osterie dei paesi. 

Storie di famiglia


Ogni famiglia ha le sue storie. Nella nostra, tra le altre, c'è quella del bis nonno Attilio.

Sindacalista, socialmente impegnato, rifugiato in Svizzera per motivi politici sul finire del secolo (800). Costruttore, nel senso di maker anzitempo (c'era un bellissimo schiaccianoci originale in ferro, che girava a casa della Nonna Maria, attribuito a lui). Inventore di un modellino di teleferica (che Andrea da bambino ha ammirato e rimirato a lungo) che si dice sia stato brevettato a Berna, con un brevetto poi abbandonato, pare, per impossibilità di continuare a pagarlo.

Le storie di famiglia, però, non si sa mai quanto siano vere del tutto. Spesso i ricordi si mischiano a suggestioni personali e miti famigliari. Non è mai facile stabilirne il confine, quando tutto è condito con gli affetti e i passa parola tra generazioni.

Alla Comunione di Marta esce, per l'ennesima volta, il discorso. Ma stavolta c'è il Giuliano (famiglia ramo Frulli) che tornato a casa verifica sull'archivio del Corriere della Sera e porta una prima prova di incrocio tra grande storia e piccola storia.

Sempre prevalenti le ragioni della speranza


di Vittorio Villa 
Le esortazioni evangeliche di Papa Francesco e le profonde riflessioni sviluppate nell’intervento di Marco Bonarini, mi hanno aiutato a gestire le amarezze ed a considerare, nel senso del mio impegno di volontario appassionato delle Acli, sempre prevalenti le ragioni della speranza.
Viviamo una situazione di forte preoccupazione. Per la gravità degli impatti dei tagli previsti sui servizi e in particolare sul Patronato e per le difficoltà di costruzione e gestione di proposte unitarie, considerate le esplicite diversità di visioni sulle cause della crisi, sulle prospettive del Movimento e le forti connessioni tra le due questioni.
La gravità dell’impatto dei tagli sul Patronato, con la consapevolezza delle pesanti conseguenze sui lavoratori e sulla tenuta organizzativa del movimento, obbliga ad intraprendere con urgenza azioni di contenimento dell’emergenza ma anche ad adeguare con decisione l’offerta dei servizi ai cittadini, alle famiglie, alle imprese e alle comunità.
La prospettiva secondo cui muoversi credo debba essere quella di favorire lo sviluppo della sussidiarietà tra servizi pubblici e sociali, di attivare risposte che intercettino sempre meglio i crescenti bisogni presenti nella comunità, di chiedere il concorso dei cittadini stessi nella costruzione e realizzazione di nuovi servizi.
Affinchè questo sia possibile, arrivando anche in sede congressuale ad approvare modifiche statutarie in grado di dare sostanza alle scelte di innovazione e semplificazione già molto argomentate dagli interventi del blog, credo che nel prossimo periodo sarà necessario prestare specifica attenzione al superamento delle difficoltà che impediscono di costruire e gestire proposte unitarie. E di consolidare, anche in situazione di eventuale divergenza, una sufficiente base di consenso sulle riforme. E credo in questo sia indispensabile disinnescare dinamiche personalistiche o autoreferenziali e promuovere un atteggiamento di dialogo, umiltà e perseveranza.
Pur in una situazione articolata, mi pare emerga l’elemento comune della consapevolezza dell’esigenza (imprescindibile ed urgente) di adeguare la proposta associativa e dei servizi alle caratteristiche delle società complesse e secolarizzate, valorizzando le conoscenze e le reti di relazioni sviluppate da servizi ed associazioni specifiche. Rispetto a questo credo sia utile dare sviluppo (in termini sia di processo che di contenuto) alle proposte formulate unitariamente nella fase di preparazione dell’Assemblea Straordinaria ed a quelle emerse ora dal Gruppo di lavoro.
Ragionando sulle piste di lavoro ed interloquendo con quanto letto finora sul blog, mi è venuto spontaneo considerare l’importanza delle correlazioni e delle reciproche influenze tra attività di ricerca e studio, formazione (dei dirigenti, degli associativi, dei lavoratori, dei cittadini) ed attività della associazione.
La ricerca e lo studio delle trasformazioni scientifiche, culturali, produttive, sociali e politiche e dei loro effetti sulle condizioni di vita delle persone è sempre più importante per aggiornare e qualificare la proposta associativa. E sempre più evidenza la necessità di non sprecare le opportunità offerte dalle tecnologie informatiche dagli approcci interdisciplinari e dai lavori di rete.
La formazione (sia essa di dirigenti, operatori o cittadini) non può che essere mirata in primo luogo alla presa di coscienza. Dei propri limiti strutturali, delle potenzialità (espressive, cognitive ed operative), della necessità imprescindibile dell’incontro con l’altro e della capacità di interazione e integrazione delle diversità. Perché solo questo può portare alla produzione di valori aggiunti e allo sviluppo economico e sociale delle comunità. E la produzione di valore aggiunto è possibile solo con azioni collegate ad un significato ed a obiettivi etici.
Le proposte associative sono in grado di contribuire allo sviluppo della comunità solo se attivano e valorizzano tutte le sensibilità, competenze ed esperienze presenti in associati, cittadini, operatori e dirigenti dell’associazione intesa nel suo complesso. Solo se sono in grado di sviluppare le interazioni tra le parti e tra i punti di vista, inserendole in un quadro complessivo orientato.
Superare i ritardi accumulati non è questione solo di rivisitazione organizzativa. Richiede anche un aggiornamento degli obiettivi politici e progettuali.   Partecipare alle dinamiche sociali, politiche ed ecclesiali. Rappresentare le istanze di lavoratori e categorie sociali che faticano ad esprimere le loro potenzialità e a far fronte ai loro bisogni primari. Promuovere l’esercizio della cittadinanza economica, sociale, politica.
Concordo che dal punto di vista organizzativo sia necessario avvalersi di una struttura di governance ben definita e legittimata, che assuma la visione e il governo di insieme e tenga a questo livello gli impegni per le attività di studio, ricerca, innovazione, progettazione, proposta politica e relazioni con le istituzioni e le altre organizzazioni della società civile e si avvalga di un’area associativa e di un’area di raccordo delle attività delle imprese sociali. La prima in particolare deve favorire lo sviluppo del lavoro di rete di realtà di base leggere, raccordate al territorio, costituite da cittadini che si associano per valorizzare le loro sensibilità, esprimere le loro potenzialità e partecipare attivamente all’organizzazione della società; impegnate a valorizzare le opportunità di qualificare le loro attività e che si avvalgono delle competenze di “animatori sociali“ che favoriscano il raccordo con la scuola, l’inserimento lavorativo e lo sviluppo di alleanze con le Istituzioni locali.
Sottolineo che l’apporto dei volontari va valorizzato, promosso e sostenuto come valore specifico aggiunto in entrambe le aree. E l’opportunità di mettere a tema il ruolo che la Fap (in quanto specifica realtà di sindacato di pensionati) può svolgere all’interno del sistema. 
Credo inoltre che nel ragionamento complessivo vadano considerati i processi legislativi di riordino di Enti Locali (per individuare i criteri con cui procedere ad accorpare le strutture provinciali che non hanno volumi di attività sufficienti a sostenere una autonomia organizzativa, e a sviluppare l’organizzazione di coordinamento delle potenzialità dei circoli e delle strutture di base) di riforma del Terzo Settore (per identificare le norme da innovare per favorire lo sviluppo e l’interazione tra le parti. Anche prestando attenzione alla flessibilità richiesta dalle frequenti innovazioni delle leggi) in ambito europeo (anche in termini di opportunità da cogliere e di processi della società civile internazionale in cui inserirsi). Tutti processi che non sono semplicemente da assumere ma rispetto ai quali le Acli (come è sempre stato per molte leggi in precedenza) possono giocare un ruolo libero, attivo e propositivo contribuendo con proposte coraggiose e di ampio sguardo a disegnare un sistema istituzionale e di welfare più avanzato.
Ho maturato ormai da tempo la convinzione che i presupposti indispensabili per ogni forma di rinnovamento siano costituiti dalla rimozione degli ostacoli alla costruzione dei consensi necessari per realizzare le riforme. E da motivazioni, volontà ed impegno di dirigenti preparati a sostenere anche i rilevanti oneri emotivi, culturali ed operativi richiesti dalle riforme stesse e dai processi per metterle in atto.


Appunti sulla storia delle Acli (Vittorio Villa)


Condivido alcune riflessioni e uno schema di sintesi di Vittorio Villa sulla storia delle Acli. Fatto in questi giorni sollecitato dai vari interventi di "Compleanno". Vittorio Villa come è noto è mio padre. Anzi, per dirla meglio,  io sono sua figlia. 
 

Io e mio padre siamo persone diverse. Abbiamo avuto esperienze diverse in fasi diverse. E molte volte non abbiamo avuto la stessa idea o lettura delle cose.  Anche se a volte per similitudine a volte per reazione molto di ciò che sono viene pure da lì. 

Comunque metto il suo contributo qui non perché è mio padre. Ma perché è uno che prima ha fatto l'operaio (il tornitore) e poi per tutto il resto della vita delle Acli. Acli che ha sempre vissuto e che continua a vivere in libertà e con passione.  

E perché credo negli spazi di dibattito e nel confronto. 

Alcune sue riflessioni a partire dall'intervento di Giovanni Bianchi:

Ø condivido il senso, l’importanza dell’autonomia, le possibilità delle Acli di continuare a volare  e le esigenze di rielaborare gli obiettivi ed il modo di essere  delle Acli
Ø ho l’impressione che  l’interpretazione delle dinamiche delle Acli contenga delle inesattezze: 
  • il percorso di preparazione della loro costituzione è stato parallelo e non successivo a quello che è sfociato nella sottoscrizione del “Patto di unità sindacale” al quale hanno aderito in quanto  associazioni cristiane dei lavoratori italiani ed hanno partecipato  contemporaneamente alla partecipazione attiva alla vita della Chiesa, come dimostrano:  il sostegno  alla costituzione dei Circoli territoriali  (che la CGIL non aveva), l’impegno  per l’elezione di parlamentari ed amministratori  collegati alle Acli  e la costituzione del Patronato Acli che entrava di fatto in Concorrenza con quello della CGIL unitaria);
  • sia un po' autogiustificatoria (rispetto all’impegno nella terza componente della Sinistra Acli),  e rischi di essere semplicistica (un po’ come il riferimento  alla lettura di Guerra e Pace). Nel senso  che mi pare azzardato sostenere  che è stata giusta  la richiesta di autonomia anche dalla Chiesa; ricordo infatti l’insegnamento di Alessandro  Buttè  (che considero il  più autorevole dirigente  delle Acli milanesi) che  spiegava che “in politica, come nella musica, se si sbagliano i tempi  si sbaglia tutto”. E pensiamo alle pesantissime  conseguenze che il ritiro del consenso ecclesiale, degli assistenti e dei contributi  economici ha avuto  sulle possibilità delle Acli  di  portare avanti  il grande impegno formativo  ed educativo e l’incisività dell’azione sociale e politica  che avevano messo in campo negli anni ‘50  e ’60;. Nonostante lo straordinario impegno di Pio Parisi inoltre, non ho visto “il forte radicamento ecclesiale delle Acli” e per me il ritorno in piazza S Pietro con il “Papa polacco” non è stata  una richiesta di “perdono” ma neppure una prova di vitalità. 


Le Acli sono nate il 28 agosto 1944, mentre metà del Paese era ancora  impegnata nella guerra contro l’esercito tedesco che, dopo l’armistizio del 1943, aveva occupato il Paese, per concretizzare  il desiderio di partecipare alla ricostruzione del Paese dopo le distruzioni  materiali e morali della guerra e le limitate possibilità dei cittadini e delle loro organizzazioni di  partecipare all’organizzazione della vita del Paese.

La denominazione di Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani manifesta la consapevolezza della complessità:

  • Del duplice riferimento alla Chiesa ed alla costituenda Confederazione Generale Italiana del Lavoro, formata dalle correnti socialista, comunista e cristiana,
  • dell’importanza dell’unità sindacale  per rispondere ai bisogni  del Paese e  realizzare gli obiettivi della libertà, della giustizia e del progresso economico e  sociale;
  • delle difficoltà che derivavano dai diversi riferimenti ideali e politici e dalle diffidenze e  resistenze all’unità sindacale che esse alimentavano.

Il riconoscimento della complessità della realtà e le possibilità di partecipare ai lavori della Costituente ed alla formulazione delle scelte del Governo di unità nazionale e delle Amministrazioni Locali, hanno di fatto contribuito a gestire le difficoltà, ad accrescere le adesioni, grazie alla costituzione di Circoli territoriali ed a sviluppare l’azione sindacale.

Le difficoltà dell’esperienza unitaria sono cresciute a seguito dei mutati assetti internazionali, della guerra fredda tra il blocco dei Paesi occidentali e quelli orientali, come hanno  evidenziato:

  • i toni dialettici del Congresso della CGIL del 1947, in merito al riconoscimento del Patronato Acli da parte del Ministro degli Interni, che è comunque stato accettato, grazie al realismo del Segretario Generale Giuseppe Di Vittorio;
  • l’acuirsi delle difficoltà dopo la scissione del PSI e l’estromissione dei Comunisti  dal Governo di unità nazionale, che sono esplose nel 1948, a seguito degli scioperi proclamati dopo l’attentato a Togliatti e sono formalizzate dai risultati del Congresso straordinario delle Acli che, grazie al sostegno dell’assistente nazionale Mons. Civardi, ha approvato ad ampia maggioranza la tesi di invitare i lavoratori cristiani a costituire un sindacato libero e democratico, che prevale sulle tesi di continuare, seppure in modo più dialettico, la partecipazione alla CGIL e di ricostituire il sindacato cristiano che si era organizzato all’inizio del secolo ed era stato disciolto dal Governo  fascista.

La scelta del Papa Pio XII di autorizzare la costituzione di un sindacato libero e democratico a fianco e non in sostituzione delle Acli, confermava la loro complessità e le obbligava a ridefinire gli obiettivi, il modello organizzativo che ha portato, nel 1953, a ribadire la fedeltà ai lavoratori, alla democrazia ed alla Chiesa ed a specificare il ruolo di Movimento dei Lavoratori Cristiani con finalità educative, di azione sociale e di organizzazione di servizi per i lavoratori e le loro famiglie.

L’esperienza della partecipazione alla CGIL unitaria ha accentuato le sensibilità  politiche delle Acli e le ha arricchite della possibilità di organizzare le attività avvalendosi delle conoscenze e delle relazioni sviluppate  dai Servizi e dalle Imprese a finalità sociale che, nelle società complesse, sono  ancora più importanti per rispondere ai bisogni dei cittadini e per adeguare i programmi  di attività  alle mutate caratteristiche delle dinamiche sociali.   

Gli sviluppi dell’esperienza delle Acli hanno confermato la delicatezza delle scelte politiche, la convivenza delle potenzialità e delle limitate capacità delle Acli di rinnovare i loro programmi di attività e l’importanza fondamentale:

  • della formazione degli associati alla partecipazione attiva alla vita della società;
  • dell’adeguamento dell’organizzazione e dei programmi di attività alle esigenze connesse alla complessità ed al dinamismo della realtà
  • dello sviluppo delle sensibilità e capacità imprenditive, che sono sempre più determinanti per contribuire allo sviluppo economico e sociale, alla valorizzazione delle attività di volontariato ed alla sussidiarietà tra i servizi pubblici e sociali.


Il futuro delle ACLI è legato alle loro capacità di tenere il passo delle trasformazioni in atto nel Paese, di formulare proposte innovative, di sviluppare relazioni, ricercare convergenze e definire sinergie progettuali con altre organizzazioni e di organizzare attività che favoriscano la partecipazione attiva alla vita della società e della Chiesa, con specifiche attenzioni alla formazione, all’orientamento ed all’organizzazione degli impegni lavorativi, delle politiche sociali, della promozione della pace, del rispetto  della natura e della valorizzazione dei beni ambientali.



Le Acli per seguire una pista di ricerca valoriale (Perché #Miassocio puntata 4)

Tessera Acli 1945
Quarto giro, in forma un po' diversa, con due "storie", del perché #Miassocio alle Acli, oggi… 

#Miassocio da 53 anni 

Quest'anno chiedo ancora “la tessera Acli” praticamente per le stesse ragioni per cui l'ho “accettata” 53 anni fa e per cui l'ho rinnovata ogni anno. Ogni anno con differente convinzione e differente fatica. Ogni anno con motivazioni a favore e motivazioni sfavorevoli che combattevano tra loro. Ma quelle a favore prevalevano. L'obiettivo che avevo scelto (prima di venire a contatto con le Acli) era di accettare, seguire, approfondire, gustare e poi condividere quello che di Bello, Buono e Giusto scoprivo. Lasciandomi affascinare dal Bello, Buono, Giusto anche nelle scelte successive che derivavano dalla prima, anche se faticose, perchè ne valeva la pena...
Le Acli, 53 anni fa', quando le incontrai, mi parvero provvidenziali. Perchè mi aiutavano a leggere la storia in cui stavo vivendo e quella da cui provenivo, con occhi attenti ai fatti e agli avvenimenti e all'evolversi delle situazioni. Con occhi attenti verso le persone coinvolte, specialmente i più deboli e fragili, come avevo imparato in famiglia. Sentivo di avere bisogno di questo, di allargare lo sguardo al mondo, di raccogliere il vento nuovo del Concilio che mi scuoteva con energia. In Acli pensavo di trovare gente con i miei stessi obiettivi. E li trovai.

#Miassocio dal 1953 

Mi sono iscritto alle Acli nell’anno sociale 1953-1954, dopo l’assunzione in una delle più importanti aziende metalmeccaniche della zona, perché in famiglia ed in Parrocchia sono stato educato e sollecitato a sperimentare i valori dell’impegno sociale, della giustizia, della democrazia e della partecipazione attiva alla vita della società.
Ho quindi sostanziato la mia associazione alle Acli con impegni in ambiti assai diversi: dall'Oratorio alle attività formative ed educative, dalle azioni sindacali per la promozione della classe lavoratrice al contributo alla costruzione di una società più giusta.
Le motivazioni, nel corso degli anni, si sono espresse in modo diverso, ma conservando le loro caratteristiche di fondo. Le frequentazioni con Padre Pio Parisi mi hanno aiutato a svilupparle attraverso la comprensione di alcuni modalità importanti per tenerle vive e rinnovarle: l'importanza e la produttività di dialogare con il Signore e con il prossimo. L'opportunità di relativizzare il valore delle affermazioni personali. Il bisogno di fare leva sulla passione per sopperire alla caduta di entusiasmo causata dalla tiepidezza delle proposte politiche e progettuali. La necessità di sviluppare le capacità di discernimento anche per dare senso alle difficoltà che hanno caratterizzato le diverse fasi della storia delle Acli.


La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...