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Rientri
Ciò che rende faticoso il rientro non è trovare il bello (che c'è sempre), è non farsi sopraffare dal brutto (che lo circonda).
Ma si continua ad allenare lo sguardo.
#Apiedi di prima mattina.
Il mondo dietro casa...
Sveglia alle 6.30. Usciti alle 7.30. Alle 8.30 a Rocca di Papa, caffè, alle 8.45 si parte. Alle 13.00 si torna alla macchina con quasi tutto dolorante, ma soddisfatti.
Quasi 10 km di giro con 400 metri di salita e 400 di discesa (Rocca di Papa, Monte Cavo, Maschio di Faete, Colle Iano, campi d'annibale).
Stante la nostra stazza e forma fisica, i Santi Pietro e Paolo sono stati ben celebrati. E ci voleva il coronavirus per scoprire che non si deve per forza aspettare Cortona e Germignaga per andare in passeggiata. C'è tutto un mondo sconosciuto, dietro casa.
#sentiero509 del parco regionale dei castelli romani (compreso errore di direzione, per un pezzo, nel bosco).
Turisti a Roma
Primo pomeriggio di un sabato di maggio di fase 2b.
Trastevere e dintorni. Poche macchine. Tante bici e monopattino. Alberghi chiusi. Bar, gelaterie, ristoranti e grattacheccari aperti.
Roma in versione inedita, resta gran bella.
No! Non è bello svegliarsi così!
Un altro locale in fiamme, stanotte: Barak bistrot.
Baraka bistrot
Pecora elettrica
Pinseria Romana
Tutto nel giro di 700 metri
Tutto attorno ad uno stesso grosso spazio.
In cui c'è il Forte e anche il borgo don Bosco.
(Magari, speriamo, l'incendio è di altra natura.
Magari, speriamo, i fatti non sono collegati.
Ma la testa unisce i puntini e li disegna sulle mappe.
Ed i pensieri che nascono sono dei peggiori.
No. Non è bello svegliarsi così)
Dove bruca la pecora
La Pecora è la pecora. "Il solo fatto che ci sia un posto così, dice che questa non è (più) periferia". Ha detto un giorno un esploratore di passaggio. Questo giustifica tutta la mobilitazione che c'è stata e l'ondata, anche emotiva, che da qui si è propagata.
Ma... "È assurdo: i parchi, che sarebbero stati pensati come risorsa, oggi qui sono un problema" ha detto una volta un insegnante della scuola non distante. E l'entrata della scuola verso il parco, pulita coi ragazzi meno di un mese fa, è (naturalmente) di nuovo piena di fazzoletti e preservativi. Perché siamo ad un passo dalla Togliatti e di notte lì, c'è attività, si sa.
Qui invece sono due gli esercizi commerciali aperti la sera che affacciano sul parco di via delle palme. Anzi, erano due. Una è la pecora, bruciata due volte, una è la pinseria, bruciata una volta e non ancora riaperta.
Il parco ha i giochi nuovi, installati da poco grazie ad un progetto. E pure un nuovo canestro nel campetto da basket, regalato da Decathlon. E c'è un comitato che si mobilita per pulire, dibattere, fare... Però, i lampioni nel parco sono rotti, sulla via (come ovunque) vicino ai cassonetti trovi di tutto. E nelle chat di quartiere fioccano le segnalazioni di danni alle auto parcheggiate e si dibatte sulle interpretazioni del perché intere vie si trovino al buio per settimane. Da anni. C'è persino chi parla di risparmio energetico e turnazione.
Poi ci sono tutti i posti nuovi per mangiare e bere trandy, che aprono di continuo. E per cui vengono qui anche da altrove. Persino dall'estero. La Pignetizzazione di Centocelle. Diceva qualcuno. Ma sappiamo già lì com'è andata. Poi ci sono i negozietti che aprono e chiudono in un batter di ciglia. E le case in vendita che non si vendono. E le campane colorate, in mezzo ai secchioni (che siccome sono sempre pieni, al posto di svuotarli aumentano di numero, diventando filari...).
"È il problema. Non. La normalità". Cosa è problema e cosa è normale? La fatica da fare è quella di non abituarsi. E di capire come ricomporre il puzzle della frase. Leggere ciò che accade, non guardando il semplice fatto, ma all'interno di dinamiche dell'intero quartiere, nel quadro dell'intera città. È complesso, si, ma è l'unico modo. Intanto, nell'ospedale di riferimento di zona, settimana scorsa erano 4 i neonati in crisi di astinenza.
E intanto piove...
Ci sono giorni in cui ciò che c'è dentro e ciò che c'è fuori si saldano. E senti il bisogno di tornare #apiedi.
Il giorno dopo del giorno dopo #lapecoraelettrica ha una macchina della polizia parcheggiata davanti. Gente sparsa e diversa che passa, legge, fotografa. E intanto piove.
Mo' me metti in crisi
Che io c'ho un vaffanculo solo, pronto de prima mattina...
Non so se usallo per te, o tenello de scorta pe dopo...
Problemi di scarsità di risorse. Per le vie di Centocelle di prima mattina.
Se voi fa' anda' meglio il mondo, devi aiuta' la gente a fa' le cose de coscienza...
La sa la Madonnina, quella a largo Preneste?
Tutti i giorni ce passo. Tolgo le bottiglie, sistemo i barattoli, faccio un po' di pulizie.
Tutti i giorni ce passo. Tolgo le bottiglie, sistemo i barattoli, faccio un po' di pulizie.
'O vede il bastone? Ora lo porto pe' sicurezza.
E pe' nun fa andà troppo in anzia mi fijo.
Ma prima me ce strascicavo sopra. Quasi non camminavo più.
Da quando vado a la Madonnina...mo' cammino!
Da quando vado a la Madonnina...mo' cammino!
(Ride)
Mica è che ce so i miracoli fatti così..
È che se fai una cosa di coscienza, qualcosa prima o dopo ti torna.
Mica è che ce so i miracoli fatti così..
È che se fai una cosa di coscienza, qualcosa prima o dopo ti torna.
Io c'ho 91 anni, sto in pensione da 21.
Mi moije l'ha richiamata 7 anni fa'.
Che c'ho da fa tutto il giorno?
Ho pensato, posso anda' a trova' tutti i giorni la Madonnina.
E metteje un po' a posto casa...
E' una cosa di coscienza.
Che ce vole pe fa le cose di coscienza?
Ce vole de non esse ignoranti (che non vor di da esse annati a scuola...).
E ce vole da non avecce troppa paura addosso.
E ce vole da non avecce troppa paura addosso.
Se voi fa' anda' mejo il mondo, devi aiuta' la gente a fa le cose de coscienza.
Che poi vedrai, che quarcosa te torna pure a te.
Che poi vedrai, che quarcosa te torna pure a te.
Chiacchiera di signore 91 enne che chiede passaggio perché restato fermo sulla Prenestina per il blocco dei tram per il salto della corrente sulla tratta.
Gli edifici
Flanerie a Centocelle
Giovedi: Gli edifici
La facciata è l'elemento gerarchicamente rilevante del progetto.
Ad essa è attribuito il compito della relazione con la città.
Le Corbusier
Uno dei problemi già gravi dell'architettura attuale è quello dell'unità urbana.
Si tratta dell'armonia tra gli edifici, i volumi, le altezze e gli spazi liberi
che costituisce l'architettura della città.
Il problema non è specificamente legato al linguaggio del singolo edificio,
ma ad un ordine di rango superiore, a scala urbana,
in grado di attribuire a parti di città una specifica riconoscibilità.
Le relazioni tra le parti vengono prima del linguaggio delle singole parti.
Niemeyer
Non è il vuoto a creare degrado. E’ ciò che c’era e che non è stato curato, ciò che è stato abbandonato. Il problema è sempre il “dopo”. Come a dire che in ogni inaugurazione c’è una potenziale problematicità. In ogni ordinaria manutenzione una agita responsabilità. Eppure festeggiamo le prime, ignoriamo le seconde.
Luoghi abitati. Luoghi abbandonati. Luoghi occupati. Luoghi rigenerati. Luoghi gentrificati.
Nessuno status resta immutabile. Nemmeno quello di legalità. Se la delibera 26/94 del Comune di Roma dice che si può assegnare un bene ad un’associazione per uso sociale, regolarizzando, a un decimo del prezzo di mercato, ciò che prima era abbandonato, poi occupato e che così diventa gestito, vissuto, abitato. In questo, i casali, qui, fanno storia. Casale Falchetti, Casale Garibaldi…
Due massicci (il Forte Prenestino e l’Aereoporto Baracca) influiscono da sempre su questo spazio urbano. Il primo, struttura militare da fine 800, dal 1986 è un centro sociale occupato ed autogestito. Il secondo, struttura militare da inizio 900, oggi intreccia la vita di un parco e riattiva lo spettro di presenza ingombrante e pericolosa.
Tra casali, scuole, centri commerciali e sedi istituzionali… le case.
Palazzine residenziali, casette di borgata, complessi di case popolari, villette, palazzi da ceto medio. Attraversi quasi tutto, in poco spazio, tranne i palazzoni. Non ci sono i grattacieli, qui.
Palazzine residenziali, casette di borgata, complessi di case popolari, villette, palazzi da ceto medio. Attraversi quasi tutto, in poco spazio, tranne i palazzoni. Non ci sono i grattacieli, qui.
Sul lato di un rettangolo
Martedi.
Quartiere e città tendono a diventare i poli di un'implicita opposizione:
il primo come principale fonte di supporto emozionale degli individui urbanizzati,
la seconda come mondo in qualche modo ostile,
caratterizzato da disgregazione, individualismo e atomizzazione.
Al contempo comunità e quartiere diventano una sorta di gemelli siamesi,
il cui vincolo di unione è tale da non necessitare di essere esplicitato:
parlare di comunità, in ambiente urbano, significa guardare alla città dal livello del quartiere.
Ma, una premessa è ancora necessaria: Il quartiere non è la comunità.
Barbara Borlini
Centocelle (quartiere XIX di Roma) in fondo è un rettangolo. Ed io abito su uno dei lati. La mia vita sociale attraversa continuamente la linea di confine, ma questo è normale. E poi anche i confini si muovono, non solo le persone.
Che sia un quartiere, già dice qualcosa. Roma ha un centro, diviso in rioni, e una periferia, divisa in quartieri. O quanto meno, nel 1929, i quartieri erano la suddivisione della periferia, degli spazi di nuova urbanizzazione. Oltre ciò che allora era periferia, c'è il resto. Che sono i suburbi e le zone. Cioè (in ordine inverso) la parte agricola. E ciò che la collega alla città.
Roma è un cerchio, ma solo se si tiene come confine il Grande Raccordo Anulare.
Germignaga. Luino.
Ci si viene perché ci si è nati.
Perché si sta assieme.
Perché c'è la casa dei nonni.
Ma se ci si ferma ad osservare ci si accorge che sono belli a prescindere.
Ed ogni anno migliorano.
Parigi, Ivry e Vitry...
Parigi l'avevamo già vista, noi grandi. Ma effettivamente, mai così. Si sceglie di dormire in periferia. Un po' per risparmiare (che ormai si paga per 4), un po' per vedere qualcosa, oltre al centro.
Si finisce a Vitry, confinante con Ivry. Entrambe sulla Senna. E si scopre un altro mondo.
L'esplorazione del primo giorno del neofita dice più dell'osservante che dell'osservato, scrive Marianella Sclavi. E noi ammettiamo il nostro essere neofiti. Molti amici che lì vivono e lavorano potranno aiutarci a contestualizzare e relativizzare. Ma ciò che si nota nei segni visibili è, per dirla in sintesi, un tasso più basso del previsto di "musulmanità" è più alto del previsto di "africanità".
Non è solo qualcosa che ha che fare con i numeri o con la prossimità con l'arrivo. Sembra connesso all'idea di quali elementi si scelgono come distintivi di sé. Quali si portano con orgoglio. Stoffe, pettinature, vestiti, accessori... In un'infinità di evoluzioni, miscugli e contaminazioni. E mi viene in mente il progetto Lab Dakar...
Grata
Grata per le #vdb che hanno vissuto loro. Per le difficoltà che diventano palestre.
Grata per #theotherside of #vdb che abbiamo vissuto noi.
Grata per #theotherside of #vdb che abbiamo vissuto noi.
Per la mia settimana #apiedi per Centocelle.
(Prima o poi la faccio la mappa della streetart, ma...occhio animatori, che mi sono venute tante idee sulle esplorazioni delle periferie...!).
Grata per il girare per localini la sera con Roberto (la mappa di questi è già su Guida Verace di Centocelle) anche se si aggiorna di continuo.
Grata per le idee, gli spunti e gli incontri di Solidarius Italia.
Grata per la rete tra genitori di lupetti, che continuerà, anche se alcuni passeranno al reparto e poi altri arriveranno...perché è vero, come hanno scritto, "le vacanze di branco possano essere occasione di crescita anche per genitori".
E grata per il modo in cui, a distanza di tempo o spazio, continuano a fiorire gli incontri che sono stati realmente tali.
Per le vie del quartiere...
Tutti i giorni qualcuno passa a svuotare i cassonetti sotto casa. Con una sorta di scheletro di passeggino e con un rampino in ferro autoprodotto. Parcheggia lo scheletro. Apre il cassonetto e ci si tuffa a pesca con il rampino. A volte, verso la fine del lavoro, tutto il corpo è dentro e restano fuori solo gambe a penzoloni.
Il rampino è un oggetto fantastico. Prima canna da pesca, per sollevare. Poi punta, per rompere i sacchetti. Poi pinza, per estrarre e scegliere. Tutto ciò che può essere interessante viene recuperato e portato via sullo scheletro di passeggino. Tutto ciò che non interessa resta lì a terra, attorno al cassonetto.
Per lo più è un mestiere solitario. Una persona per volta, una per cassonetto. Ultimamente capita sempre più spesso di vedere, mentre la mamma è impegnata in questo lavoro, un bambino di qualche mese seduto sul marciapiede. Ed un bambino di qualche anno che trotterella attorno. Ma mi pare questo accada di più nella via sul retro, dove il marciapiede è più largo e dove il cassonetto è tra il campo dell'oratorio e ciò che resta della scuola media in trasferimento.
Lo spazio attorno alla nuova fermata della Metro C è di strada per andare a scuola a piedi. Ed è il luogo in cui al mattino presto spesso tutti questi oggetti ricompaiono, in un sorta di mercatino improbabile. Qui non è più mestiere solitario. Ma famigliare e di gruppo composito. Siccome fa molto strano pensare, ad esempio, che un uomo di mezza età passi il tempo a vendere una scarpa da donna vecchia e a volte persino singola, l'impressione è che ciò che appare sia solo una piccola parte visibile di un mondo invisibile.
Si eravamo un popolo...da mo' ch'eravamo scesi in piazza!
Una giornata in un Municipio della Capitale, per la Carta d'identità...
Ore 4.30 papà è davanti al Municipio.
È terzo, segnala via messaggio.
Il primo è un ragazzo, arrivato alle 3.30.
Il secondo un signore di una certa età, con moglie bulgara, appena diventata italiana.
Mano a mano arriva il resto della gente.
I numeri (informali) proseguono abbastanza ordinatamente. E tra gli astanti ci si scambia chiacchiere, aneddoti. Comincia a scattare come un senso di essere compagni di trincea.
Il primo è un ragazzo, arrivato alle 3.30.
Il secondo un signore di una certa età, con moglie bulgara, appena diventata italiana.
Mano a mano arriva il resto della gente.
I numeri (informali) proseguono abbastanza ordinatamente. E tra gli astanti ci si scambia chiacchiere, aneddoti. Comincia a scattare come un senso di essere compagni di trincea.
Ore 6.30 si aprono i cancelli. E la fila si trasferisce in cortile.
Il servizio (informale) di consegna numeri passa di mano in mano tra primo, secondo e terzo. Funziona. C'è sonno. E attesa.
Il servizio (informale) di consegna numeri passa di mano in mano tra primo, secondo e terzo. Funziona. C'è sonno. E attesa.
In banca
Almeno 4 persone di mezza età per questioni di carta di credito. Tutti lavoratori. Tutti che la carta di credito l'hanno sempre avuta. Tutti con soldi sul conto, casa di proprietà e senza problemi di scoperti.
- Deve portare la busta paga.
- Non ho busta paga, sono a partita Iva.
- Allora avrà tanti clienti, i bonifici arriveranno da tanti soggetti diversi...
- No, in realtà ho un cliente solo, diciamo due al massimo...
- Ah, ok, allora può portare attestazione di redditi. Il modello unico. Da che anno ha aperto la partita Iva?
- Dall'anno scorso/da due anni...ma lavoro sempre nello stesso posto. Non è stata una scelta mia. Ma li conosco, mi pagano, non c'è rischio...
- Mi può portare il contratto?
- Eh, non l'abbiamo ancora fatto.../Eh si, eccolo...
- Ah, ok, pagamenti ogni tre mesi, ma i pagamenti arrivano sul conto? Non li vedo...
- Si, si, arrivano sul conto, ma...eh non pagano regolare, ma poi arrivano...e comunque la carta non mi serve per avere un credito. Mi serve per la vita normale. Ce l'ho sempre avuta. Non ho mai avuto segnalazioni.
- Non ho busta paga, sono a partita Iva.
- Allora avrà tanti clienti, i bonifici arriveranno da tanti soggetti diversi...
- No, in realtà ho un cliente solo, diciamo due al massimo...
- Ah, ok, allora può portare attestazione di redditi. Il modello unico. Da che anno ha aperto la partita Iva?
- Dall'anno scorso/da due anni...ma lavoro sempre nello stesso posto. Non è stata una scelta mia. Ma li conosco, mi pagano, non c'è rischio...
- Mi può portare il contratto?
- Eh, non l'abbiamo ancora fatto.../Eh si, eccolo...
- Ah, ok, pagamenti ogni tre mesi, ma i pagamenti arrivano sul conto? Non li vedo...
- Si, si, arrivano sul conto, ma...eh non pagano regolare, ma poi arrivano...e comunque la carta non mi serve per avere un credito. Mi serve per la vita normale. Ce l'ho sempre avuta. Non ho mai avuto segnalazioni.
Poi compilando i moduli...
- mi può dare l'indirizzo del datore di lavoro?
- xxx, via xxx. Ma non credo possa metterlo nel modulo. Formalmente non è datore di lavoro. È cliente.
- Eh sì, era per dare più forza alla richiesta, un libero professionista con un solo cliente è un po' fragile..se lo mettiamo è un errore nel modulo, ma si capisce che è la partita Iva usata dalle imprese come nuova forma di collaborazione...
- mi può dare l'indirizzo del datore di lavoro?
- xxx, via xxx. Ma non credo possa metterlo nel modulo. Formalmente non è datore di lavoro. È cliente.
- Eh sì, era per dare più forza alla richiesta, un libero professionista con un solo cliente è un po' fragile..se lo mettiamo è un errore nel modulo, ma si capisce che è la partita Iva usata dalle imprese come nuova forma di collaborazione...
Alla fine, di un tipo o di un altro, tutti hanno avuto la carta. Ma hanno anche avuto la sensazione di legalità incerta. E di insicurezza. Di messa a rischio di qualcosa che pensavano status di vita scontato.
15 cose (ovvie) che ho (re)imparato andando a piedi.
1. Tutto ciò che ti porti pesa.
(pensieri compresi)
2. Anche un peso piccolo, portato per un tempo lungo, è un peso grande.
3. È essenziale imparare a distinguere ciò che è superfluo da ciò che è essenziale.
(E non c'entra con la distinzione bene/male)
4. Non si parte mai da zero. Hai sempre nelle gambe il tratto di strada precedente. Ed è mix di esperienza ed acciacchi.
(Non puoi aspettare di star bene per andare. La condizione perfetta non esiste)
5. Non ci sono scorciatoie che tengano: la salita o è lunga o è ripida.
(E tutto pianura è noioso)
6. Per le salite (e discese) ripide si fanno i tornanti.
(Cioè quella cosa che sembra un apparente, inutile, avanti e indietro)
7. Anche le salite ripide e lunghe sono affrontabili.
(ma serve trovare il giusto passo)
8. Non esiste un passo giusto per tutti e per sempre. Il passo giusto non lo scegli, lo trovi, ci vuole orecchio, per questo serve re-imparare ad ascoltare.
(Il silenzio aiuta)
9. Andare da soli vuol dire che nessuno ti obbliga ad un passo che non è il tuo. Ma pure che nessuno ti aiuta a ritrovare il giusto passo quando lo perdi.
(Poi non si è mai così soli da essere davvero da soli)
10. Ciò che ti protegge e ti è di supporto a volte ti ostacola e ti ferisce.
(E viceversa)
11. Ogni cammino è ricco di incontri.
(Pensare che ogni incontro possa diventare uno stabile compagno di strada è ingenuità adolescenziale. Non riconoscere la bellezza e la ricchezza anche di pochi passi condivisi è aridità e spreco)
12. Noi non abbiamo un corpo. Noi siamo (anche) corpo.
(L'idea che il primo sia solo un semplice contenitore del secondo è una banalità fuorviante)
13. Non serve pianificare in dettaglio tempi, soste, modi.... Si cammina sempre un passo alla volta.
(Ma è indispensabile aver chiara la direzione)
14. C'è più bello che brutto attorno a noi. È evidente. Eppure a volte ci vuole un po' di allenamento per reimparare a vederlo.
(Rallentare la velocità aiuta)
15. Il sole illumina e riscalda (ma scotta). L'ombra è piacevole. La pioggia bagna, non uccide. L'acqua disseta. Il cibo nutre. Il sonno ritempra. La pianura riposa...
...poi c'è anche altro, ma quello sono fatti miei...
(Cosa è stato il mio #apiedi questa estate si trova spiegato qui anche se i dettagli di sintesi sono ancora da completare)
Sono arrivata
Tappa 7: Valfabbrica - Assisi
circa 18 km, circa 4 ore e mezza.
Assisi è dispersiva come sempre.
Entro diretta, fino alla tomba di Francesco.
Poggio lo zaino, mi siedo.
E penso che vorrei bere tutta l'acqua fino a svuotare la borraccia.
I talenti, la stoffa, Marta e Maria, Francesco, Egeria, Abramo.
Da Sansepolcro ad Assisi. 7 giorni. 140 km. La via di Francesco. Da sola, ma non sola.
Sono arrivata.
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