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Il monologo di Favino e la campagna elettorale

Una scena di Quai Quest di Bernard Marie Koltes (autore anche de La Notte prima della foresta)
"Mi sono imbattuto in questo testo un giorno lontano (...)  Mi appartiene, anche se ancora non so bene il perché. E’ uno straniero che parla in queste pagine. Non sono io, la sua vita non è la mia, eppure mi perdo nelle sue parole e mi ci ritrovo come se lo fosse. (...) Forse è anche a questo che serve il Teatro" Questo era scritto a Natale a firma Pierfrancesco Favino sul sito del Teatro Ambra Jovinelli. Questa era ed è la potenza di quel testo. Questo è il senso dell'arte. Mi pare. 
"La letteratura non si gioca nello stesso campionato della cronaca. Nella realtà, se ci trovassimo di fronte ad alcuni eventi, andremmo a denunciarli. La letteratura è diverso. La letteratura è Seneca: nulla di umano ci è estraneo. Io con i miei principi morali detesto ciò che fa quel personaggio. Ma mentre leggo, arrivo ad immedesimarmi in lui. Arrivo a capire che quel personaggio è mio fratello. Che potrei farlo anch’io. E quindi mi spavento. La letteratura ci insegna a sospendere il giudizio. A capire che nessuna mostruosità ci è del tutto estranea. Perché affonda in noi. Nell’umano. Con la semplificazione si è già diviso in buoni e cattivi. E non ci si immedesima più. Non funziona più". Diceva Nadia Terranova a Torino con Animazione Sociale. 

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...