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Riconoscere, interpretare, scegliere

Vedere, giudicare, agire.
Che oggi si rideclina come:
Riconoscere, Interpretare, Scegliere.
Riconoscere è alla base della dinamica di lettura della realtà e di ciò che avviene nella realtà. Riconoscere significa che dentro questo cambiamento spiazzante, so che ci sono le placche tettoniche che si muovono. So che ci sono grandi cambiamenti che tengono assieme tanti piccoli cambiamenti.
Riconoscere è anche che, dentro questo cambiamento in cui non mi ritrovo, in cui tutto mi sembra nuovo, non è tutto nuovo.
Come quando abbiamo installato la nuova versione di un programma. Noi pensiamo che la nuova versione butti via tutto il resto precedente e che tutto sia nuovo. Non è così. C’è qualcosa che è nuovo. Ma c’è anche qualcosa che c'era prima e che non è stato cancellato, che resta.
La domanda che dobbiamo porci allora è:
Nel cambiamento, che ci sembra assoluto, cosa non possiamo permetterci di pensare che sia superato? Cosa permane di essenziale?
Sembra che tutto sia in movimento, sembra impossibile decifrare cosa resta di essenziale in mezzo al cambiamento. Riconoscere, il primo verbo, è questo: guardiamo, guardiamo dentro, guardiamo meglio, distinguiamo, proviamo a riconoscere.
Solo da lì possiamo ripartire, perché quello che è essenziale, quello che permane, quello che ci serve è quello che dobbiamo curare.
E comunque, siamo dentro il cambiamento. Essere dentro al cambiamento significa che la partita è aperta. Non è già tutto deciso. Non è tutto già chiuso. Se pensiamo che tutto sia già deciso, allora l'unica cosa che possiamo fare è rassegnarci. Se pensiamo che i giochi siano chiusi allora io ho solo la tentazione di fuggire, di portare a casa il mio pezzetto di vita nel modo migliore possibile.
Ma dire che tutto è già deciso è una bugia. Siamo dentro il cambiamento e abbiamo la nostra parte da giocare.

Tra prossimità e sicurezza: social street e gruppi di controllo di vicinato. Forme leggere di associarsi. - Niccolò Morelli



di Niccolò Morelli - Università di Genova.


Abbiamo provato ad osservare l’agire nel contesto della prossimità, nel quartiere. L’agire nell’interazione tra digitale e fisico.  Attraverso la comparazione tra social street e gruppi di controllo di vicinato. Le social street sono persone che non si conoscono, che riconoscono che non conoscersi è un problema e che cercano di creare rapporti di prossimità. Lo fanno tra digitale e reale. Partono da gruppi fb e poi si trovano nella via. 


Le ricerche empiriche mostrano che le esperienze di social street, attraverso la convivialità, nella pandemia hanno svolto anche una funzione di mutuo aiuto, portando la spesa a casa dei contagiati, hanno promosso le balconate del “ce la faremo” e al tempo stesso hanno permesso un aumento della percezione di sicurezza del quartiere: conosco il mio vicino, mi rendo conto che non è brutto e cattivo, sento che mi posso fidare. Mi sento meno solo nella città. Sento che, in ogni caso, anche accadesse qualcosa, ho una rete di supporto.

Partecipazione. collaborazione e piattaforme. Nessuna incompatibilità di principio, ma nessun automatismo. - Ivana Pais


di Ivana Pais 

Io tratto un tema che lavora su prodromi e prerequisiti della partecipazione sociale e dell’associazionismo, perché io studio il digitale, non in termini di sondaggi online ma, negli ultimi 15 anni, ho studiato il ruolo del digitale nei rapporti tra economia e società. Gli studenti qui presenti non se lo ricorderanno, ma una decina di anni fa sono nate le piattaforme digitali che noi abbiamo inserito sotto un cappello che abbiamo denominato sharing economy. In quegli anni le aspettative su queste piattaforme collaborative erano tante. Sono nate dalla convergenza tra fatti anche storici e di contingenza economica diversi: c’era stata crisi finanziaria, le tasche dei cittadini erano vuote e c’era bisogno di risparmiare. Iniziava ad emergere una sensibilità ambientalista, che poi si è manifestata con più forza. Nel frattempo le tecnologie ci mettevano a disposizione cose che per voi sono scontate ma che per noi allora non lo erano, come ad esempio la geolocalizzazione: sapere dove si era, potendoci incontrare. Tra 10 anni, allo stesso modo, ci racconteremo come oggi stiamo iniziando ad esplorare Chatgpt e le sue possibilità. 

Ma visto che intanto dall’avvio delle piattaforme è passato del tempo è interessante vedere cosa ha generato, cosa ne abbiamo fatto e cosa non abbiamo saputo esplorare, per creare una economia che favorisca una relazione tra le persone. Il favorire la relazione era un prerequisito da cui poi poteva nascere altro. La sensibilità era forte. Il movimento sosteneva il bisogno di una economia diversa che favorisse una forma di partecipazione civica anche attraverso una partecipazione economica. Quello che è successo è che non è andata così. Ma il rischio che stiamo correndo è di non veder quello che c’è. Abbiamo sbagliato a posare lo sguardo. L’aspettativa era avere piattaforme collaborative. Con una aspettativa di determinismo tecnologico spinto. I dispositivi tecnologici avrebbero dovuto creare effetti sociali. Questo non è avvenuto. 

Dell'associarsi non ne sappiamo tantissimo... - Tommaso Vitale


di Tommaso Vitale - 


Associarsi, mettersi insieme. Il punto fondamentale di ciò che dirò io oggi è: non ne sappiamo tantissimo. Possiamo essere un po’ sistemartici su alcuni temi, ma l’avventura e la logica della scoperta è qui: è ancora tutto da fare. Nel passato, collettivamente, nelle scienze sociali europee, ci siamo un po’ sbagliati nel modo di pensare e ragionare e spiegarci il fenomeno associativo. 


La partecipazione associativa e sociale è un aspetto centrale della modernità, della vita insieme:  cantiamo in una corale, giochiamo a calcio in un club amatoriale, ci incontriamo per discutere le finezze di una certa forma di yoga, impariamo una lingua insieme a persone che non la conoscono, aiutiamo ragazzi più giovani ad imparare, facciamo grandi manifestazioni per la vita dell’acqua, diamo vita a mense popolare, facciamo cose per rilanciare l’attrattività dei nostri paesi… Sono cose molto diverse tra loro, ma hanno un punto comune: sostanzialmente ci mettiamo insieme, facciamo insieme, ci emozioniamo insieme. Sono tantissime le cose per cui il mondo della politica e il mondo intellettuale hanno guardato con fascinazione al mondo della partecipazione sociale. 


La storia inizia quando Alexis de Toqueville parte per gli Usa e vede qualcosa per cui dice ”Questi stanno imparando la democrazia giocandosela”.

Gli stili di scena nell'associarsi quotidiano - Sebastiano Citroni

di Sebastiano Citroni 


Normalmente il terzo settore si suddivide guardando alla forma giuridica (odv, aps, cooperative…) oppure al tema (pace, immigrazioni, salute…) oppure alle persone (volontari, lavoratori….). Io ho provato a suddividere andando invece ad osservare gli stili associativi. L’idea è che la vita di una associazione si articola in una serie di scene, non illimitate: lavoro di ufficio, davanti alla macchinetta, sportello con utenti, assemblea soci, riunione di equipe… sono molte ma è tutto sommato un repertorio limitato. Non inventiamo le parole che usiamo. Le conosciamo già ed in base a quelle che conosciamo possiamo scegliere quali usare. Anche per gli stili è la stessa cosa: non li inventiamo da zero, pratichiamo uno stile che conosciamo. Conosciamo cosa è appropriato fare e non. 


Quali sono gli stili praticati? Gli stili associativi ci danno modo per leggere un’associazione. Ne ho rilevati 5: 

Militanza

Cittadinanza attiva

Volontariato occasionale

Comunità di interesse

Comunità di identità


Il primo è uno stile molto facile da identificare. Relativamente minoritario, oggi,  ma con una sua gloriosa storia. La militanza. Rapportarsi come compagni che portano avanti una battaglia comune. Questo vuol dire associarsi in un certo modo. E’ un modo diverso da chi fa impresa sociale. Diverso da chi si associa come cittadinanza attiva in un quartiere… nella militanza si sa che siamo dalla stessa parte, non c’è bisogno di dirselo, non si mette in discussione, si va dalla stessa parte….

Il Concilio Vaticano II in chiave sinodale - Nathalie Becquart



 

di Suor Nathalie Becquart  – sottosegretaria al Sinodo Mondiale 

 

Alla luce dell’esperienza sinodale che abbiamo in corso, possiamo capire un po’ di più l’esperienza e i frutti del Concilio.

 

Il Concilio Vaticano II si è aperto sulla Piazza San Pietro. E’ una apertura fuori dalla Chiesa. E’ la prima immagine per capire il Consiglio: aprire le finestre della Chiesa. E oggi Papa Francesco parla di Chiesa in uscita. Chiesa per andare fuori, alle periferie. La stessa idea di Chiesa aperta tra Concilio e Sinodo. 

 

Parlo con voi oggi, dopo una settimana con rappresentanti di tutto il mondo. 12 giorni a Frascati per leggere tutte le sintesi sinodali, tutti i feedback arrivati. Possiamo ascoltare una chiamata forte che arriva da più parti per una Chiesa più aperta e allargata. Una Chiesa per il mondo di oggi. La stessa Chiesa dall’inizio, ma che tenga conto che oggi siamo in un altro mondo, in un altro periodo della Storia.

 

Ieri era il primo anniversario dell’apertura di questo Sinodo. E un anno fa, il 10.10.2021 Papa Francesco ha iniziato questo percorso sinodale per tutte le Chiesi locali. Siamo in questo tempo: comunione, partecipazione, missione. Abbiamo finito la prima fase e a fine ottobre si pubblicherà il documento per le tappe successive. Sarà interessante per voi leggere questo documento. E’ un documento che non vuole fare sintesi definitiva. E’ un documento per restituire a tutti la Parola del Popolo di Dio di tutto il mondo. 

 

Il Sinodo è un frutto del Concilio. Ieri abbiamo pubblicato un messaggio per l’apertura. E’ un momento di particolare grazia anche per il Sinodo e per tutti. Il Sinodo rappresentanza un frutto del Concilio, una delle più preziose eredità. Il processo sinodale stesso si situa nel solco del Concilio. La sinodalità è un tema conciliare in tutto. La Magna Charta del Sinodo è la dottrina sulla Chiesa. Teologia del Popolo di Dio. Un popolo che ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali lo Spirito Santo dimora come un tempio. 

 

Qualcuno ha detto che il Sinodo è stato fatto per prolungare il Concilio. 

 

Il momento più importante del Concilio è la redazione di una costituzione importante sulla Chiesa: la Lumen Gentium. La Curia romana, come si usava, aveva preparato i primi schemi sui temi da affrontare nella discussione e il documento sulla Chiesa era pronto. Il primo capitolo era sulla gerarchia. Durante il dibattito e il discernimento comune, ad un certo momento, è arrivata la chiamata per per cambiare e per mettere prima un capitolo sul Popolo di Dio. Per sottolineare l’importanza dell’eguaglianza e della regalità di tutti i battezzati. Siamo prima una Chiesa come Popolo Di Dio, poi una Istituzione con una sua gerarchia. Abbiamo tanti tanti anni di storia di una mentalità di vedere la Chiesa come istituzione gerarchica, come piramide. Per questo, dopo 60 anni dal Concilio, noi viviamo ancora spesso la Chiesa come gerarchia. Quando diciamo Chiesa pensiamo prima alla gerarchia. Non siamo ancora pienamente entrati nella visione di Chiesa del Concilio.

 

La sinodalità è il Concilio Vaticano II in sintesi. (teologo australiano Ormond Rush). 

 

Quali sono le caratteristiche essenziali del Concilio Vaticano II:


Organizzazione di comunità - Anna Brioschi


Tra le cose che restano in testa di #sulatesta ieri sicuramente l'intervento di Anna Brioschi di Cooperativa Sociale Ripari sulla organizzazione di comunità.
Organizzazione di comunità come metodo di riferimento del servizio sociale professionale.
Organizzazione di comunità come metodo possibile per il lavoro sociale delle cooperative oggi (e per le Acli con i circoli, aggiungo io).
(in super sintesi parziale) si basa su alcuni presupposti:
- non esiste la strada giusta, si naviga a vista, insieme, sulla base di "bussole" che ci si costruisce. Sul intuisce. Si sperimenta.
- non siamo noi (noi "esperti" nel caso dei professionisti del sociale, noi "buoni" nel caso del terzo settore) a portare la soluzione dei problemi alle persone.
- ogni sapere (anche quello esperto) é parziale. La strada per affrontare si trova mettendo assieme più saperi (compreso quello di chi vive quotidianamente i problemi).
- mestiere dell'operatore sociale non é immolarsi per fare tutto in prima persona, è decentrarsi per riattivare le risorse altrui (della persona e della comunità).
- ai bisogni sociali le risposte individuali non bastano. Nemmeno se competenti.
Mi si riconnette con tante tante cose degli ultimi anni.
Ma adesso mi pare anche un orizzonte di senso per i circoli. Quale animazione di comunità è possibile per le Acli? Ci si chiedeva negli incontri tra alcuni territori.
Da riprendere.


Metamorfosi


Nei tempi di cambiamento ci sono alcuni aspetti che cambiano, ma non troppi.

In tempi di rivoluzione il cambiamento è ampio, anche violento, ma con uno schema logico comprensibile.

In tempi di metamorfosi ci si sveglia trovandosi diversi in un mondo che non si riconosce più. E non si comprende più quale sia il principio ispiratore del mondo in cui si vive. Nella metamorfosi nessuno sa orientarsi. E l'ansia generalizzata deriva da questo. 

La pandemia ha accelerato alcuni processi. Ma eravamo già in un tempo di metamorfosi che porta con sè una condizione digitale. Cioè siamo in una situazione in cui il digitale ci condiziona. Ha un ampio potere su di noi e sulle nostre vite ed ha anche il potere di modificare i sistemi economici, i sistemi giuridici... 

A fronte di questo abbiamo bisogno di una Antronomia. Di un pensiero che sostenga l'idea di rimettere al centro l'umano. Non per  contrapporsi alla tecnica (che è parte di noi da sempre). Ma perchè la tecnica possa essere usata per rendere l'umano più umano. Per umanizzare la tecnica e non far macchinizzare l'umano. 


Tornare, condividere, mettersi in disparte, muoversi a compassione, affrontare i problemi assieme


La scena inizia con gli apostoli che sono stati mandati da Gesù a predicare la buona notizia e che stanno tornando a lui. All’inizio questa  è l'immagine: gli apostoli che tornano e fanno una cosa naturale: condividono. Non si sono visti per un po’ di tempo, vedersi è anche un’occasione per condividre con Gesù e tra loro. Hanno molte cose belle da condividere, è anche una festa. 


Però c’è molto movimento, ci sono molte persone in giro. Hanno bisogno di riposo e di un luogo appartato. E Gesù porta loro fuori, in disparte, in un luogo normalmente meno trafficato, meno visitato dalla gente. E' interessante che Gesù voglia offrire a loro un tempo di riposo, di riflessione, un tempo insieme. Dopo le fatiche che hanno fatto. Ne hanno bisogno. 


E cosa succede? Succede che la gente capisce dove stanno andando e arriva lì prima di Gesù e degli apostoli. E' un racconto bellissimo. la gente vuole essere con loro, ha capito che loro hanno una buona notizia per loro, che possono fare qualcosa per aiutare le loro difficoltà.


La scena è divisa in 3 momenti: 

  • il ritorno degli apostoli
  • il portare loro in disparte
  • il vedere la gente di Gesù che ha compassione.


Compassione significa che si muovono le viscere. E’ una parola fortissima. Quindi Gesù non fa quello che prevedeva di fare. non si riposa con gli apostoli. Anche se è Gesù che si dà da fare, non chiede agli apostoli di fare. Gli apostoli sono lasciati a riposarsi. E' lui che prende in mano la situazione. 


E’ molto bello per gli aclisti sentire un vangelo così. E’ un esempio per noi. Dà l'idea che anche Gesù si comporta come il primo esempio di come noi nelle Acli dovremmo comportarci. E’ importante tornare a condividere. Probabilmente bisogna condividere anche le cose difficili, non solo le cose belle. Il bilancio sociale su cui lavorerete oggi racconta le cose fatte nel 2020, in un anno così difficile per tutti. Ma avete bisogno anche di un momento di riposo, di festa. Non a discapito dei bisogni delle persone in difficoltà, ma ne avete bisogno. 


Il Vangelo sembra un segno della Provvidenza per le Acli, per la vicinanza del Buon Dio con voi in questo iInizio del nuovo mandato, con un nuovo presidente e con i suoi collaboratori. E’ il momento di inizio. Questo senso di vicinanza del Vangelo con le Acli è un grande conforto. Avete delle sfide molto importanti da affrontare. 


La prima cosa che volevo dire, partendo da questo Vangelo e da alcuni documenti che il presidente mi ha mandato su mia richiesta, è l’importanza della fede nell’azione sociale. La continuazione dell’opera di Dio nella vita di Gesù che continua attraverso movimenti tipo le Acli. Sono molto contenta di vedere nel discorso del Presidente la presenza del fattore fede, il riferimento al Vangelo, alla testimonianza di Gesù. Di fronte ai problemi da affrontare oggi, se non abbiamo l’energia della fede, il conforto e la speranza della fede è difficile affrontarli, prenderli sul serio. Abbiamo tutti la tendenza a bloccare, a non incontrarci realmente con i problemi che sono fortissimi, profondissimi, che sono di una portata difficile per noi. Anche capire, prima ancora di affrontare, è difficile. Il problema sembra enorme, molto più grande di noi e delle nostre forze. Le nostre forze sono un po’ come il brano successivo del Vangelo, in cui Gesù moltiplica i pani e i pesci della gente. noi siamo come i pani e e i pesci. Siamo deboli. Non bastiamo. Penso che a molte persone manca questa forza che possiamo avere dalla fede. Le Acli, lavorando nel campo sociale, con tanti altri attori, statali e non, è molto importante che si riferisca alla fede e che faccia presente la fede. E’ fondamentale per avere la forza di continuare ad affrontare realmente i problemi. Non per escludere, per differenziare. Ma perchè la fede è una risorsa per sé e indirettamente lo è anche per gli altri. 


Voglio raccontarvi un’esperienza con un gruppo basato a Londra, fondato dopo la crisi finanziaria da grandi imprenditori. Da capi di imprese grandi quotate a Londra. Hanno fondato un Trust che vuole portare dentro il mondo imprenditoriale una visione diversa dello scopo dell’economia e dell’impresa. Forse avete sentito che nel mondo imprenditoriale c’è un grande movimento che in italiano sarebbe “scopo”. L'idea che bisogna cambiare lo scopo dell’impresa. In modo che abbia più senso. Lo scopo dell'impresa non può essere solo fare i soldi. E’ importante che l’impresa faccia i soldi, che crei lavoro. Ma deve avere una visione che va oltre questo. Questi amministratori delegati volevano un input dalla tradizione sociale della chiesa e hanno creato una serie di attività e strumenti che vengono dalla dottrina sociale della chiesa. Per essere aiutati a cambiare il loro scopo. 


Hanno uno strumento di base, un quadro, un framework, la parte sopra è come definire lo scopo dell’impresa. Quando definiamo il nostro scopo dobbiamo tenere prendete che ogni persona è importante e e che dobbiamo servire il bene comune. Sono temi che vengono dalla tradizione della dottrina sociale della Chiesa. Queste sono le grande imprese della Gran Bretagna, non hanno a che fare con la chiesa, ma capiscono che hanno perso la fiducia della gente. La gente ha sempre meno fiducia nell’impresa. Questo è un problema. Loro rischiano di essere penalizzati dalla gente e hanno bisogno di altro. Cercano altre risorse, altri input che li aiutino a fare meglio il loro lavoro. E’ un’altra dimostrazione della importanza della fede, arriva da un gruppo che non ha niente a che fare con la fede ma che vede che c’è qualcosa di importante anche per loro. 


Lo dico per incoraggiarvi a tenere sempre il ruolo della fede presente nelle vostre attività. perchè è un valore in più. Non è per escludere. non è per sentirsi migliori degli altri. E’ una risorsa, per noi e per gli altri. E’ molto importante per darci la forza per affrontare i grossi problemi.


Secondo punto, viene fuori dalla lettura del discorso inaugurale del Presidente. Mi ha colpito quanto è presente la vicinanza delle Acli agli ultimi, alle ultime persone, alle persone escluse, alla società dello scarto. le persone che sono state scartate dalla nostra economia. Ovviamente è una cosa molto importante per Papa Francesco. State mettendo in pratica la chiamata dell’attuale Papa: essere vicini alle persone più emarginate. Lui ha parlato di Iraq, ha usato il canto di Springsteen che riflette sulla figura fantasma di Tom Joad, che rappresenta la persona persa in una società così ricca come gli Stati Uniti. Abbiamo queste persone perse. Sappiamo che questo termine: le acli devono battersi per il lavoro dignitoso, in confronto a questo lavoro povero. Questa è una cosa molto difficile ma anche molto bella. 


Penso che voi siete ben coscienti di questo. Richiede un coraggio, richiedono persone virtuose, che hanno grinta, forza, per essere in situazioni così degradate. Camminare con tutte le nostre debolezze e i nostri limiti. Essere con. Accompagnare. Condividere. Far riconoscere a queste persone la loro umanità, attraverso il contatto con noi. Sollevare almeno al livello del riconoscimento della loro dignità- Anche se non sempre possiamo cambiare la situazione oggettiva, sempre possiamo aiutare a sentire la loro dignità di esseri umani. Voi seguite Gesù in questo senso. Lui incontra questa povera gente. Anche voi cercate di fare questo. Non esagerando perchè dobbiamo accettare i nostri limiti. Dobbiamo accettare che non siamo noi che risolviamo i problemi del mondo. Dobbiamo cercare di fare la nostra parte, cercare di dare di più, ma curando anche noi stessi, le nostre famiglie, i nostri cari, senza arrivare all’esaurimento. Un buon senso di prudenza, vecchia virtù riconosciuta da Aristotele, è fondamentale per ognuno di voi nella situazione concreta diversa, particolare e specifica, come trovare un equilibrio umano sano buono, tra darsi agli altri e curarsi, tra il fare per l'esterno e il curare anche i dipendenti, le persone che hanno bisogno di noi, i vicini. 


Terzo punto, sarebbe un riferimento alla Laborem Exercens. Quest’anno sono 40 anni dalla Laborem Exercens e forse è un buon momento per riparlarne. E’ anche l’anno di San Giuseppe. E’ un anno particolare dal punto di vista del lavoro. Anche per la pandemia e per tutti i problemi che vengono fuori dal sovrapporsi della pandemia ai problemi che già c’erano.


Nella Laborem Exercens il Papa elenca 4 problemi che sono un po’ diversi dalla Rerum Novarum. 90 anni dopo. Interessante trovare, nei problemi che indica, i fattori di importanza generale: 

  • introduzione automazione in molti campi della produzione. continuazione dell’impatto della tecnologia sul mondo del lavoro
  • aumento del prezzo delle energie e della materie di base, anche noi vediamo cambiamenti economici, abbiamo molti prezzi che cambiano in questa fase della pandemia, anche sul cibo.
  • crescente presa di coscienza della limitatezza del patrimonio naturale e del suo insopportabile inquinamento. Questo fattore oggi è molto più sentito adesso. Il danno che l’economia sta facendo sul mondo naturale. Abbiamo avuto un’altra enciclica sociale Laudato si, che conoscete meglio di me, che affronta in modo centrale questo problema e che ci chiama ad una ecologia integrale, umana e naturale. Questo problema è diventato più sentito adesso. 
  • emergere sulla scelta politica di popoli che dopo secoli di soggezione chiedono il loro legittimo posto. 40 anni fa erano popoli nuovi, decolonizzati, liberi dopo secoli di colonizzazione e che cercavano di andare avanti. Anche noi sperimentiamo quello che oggi chiameremmo disuguaglianza tra paesi ricchi e poveri e la necessità di affrontare questo problema. 

Direi che la riflessione del papa è ancora molto valida. Aggiungo un elemento: la solidarietà. E' un elemento che tocca tutti i punti che abbiamo appena discusso. Potremmo forse dire che Papa Wojtyla è stato il Papa della solidarietà e ha proposto questo modo di affrontare i problemi e ha sostenuto un movimento con questo nome in Polonia. Abbiamo visto quello che ha potuto fare questo movimento, 40 anni fa. Ha potuto far crollare un sistema che sembrava enorme. Che sembrava assolutamente fuori dalle possibilità di un piccolo movimento di quel tipo tra lavoratori, invece ha avuto questo grande effetto. C’erano anche altre cose, naturalmente, ma Solidarnosh è stato uno degli elementi fondamentali nella liberazione di un popolo che è stato sotto il giogo del comunismo. La solidarietà rimane un modo di vivere, uno strumento, un modo di essere con tante possibilità. Le Acli sono una forma di solidarietà. Cerchiamo di far crescere fra i membri un senso di bene comune. Il senso di bene comune tra i membri delle Acli nutre il ruolo delle Acli. Attraverso questo senso possiamo cambiare tante situazioni ingiuste. 


Io sono inglese, parlo la vostra lingua con un accento orribile, ma dal mio arrivo in Italia ho notato due cose: che gli italiani sono i primi a criticarsi. Siete molto bravi a trovare i problemi in voi stessi. Io apprezzo molto questo aspetto, perché vengo da un mondo in cui noi non siamo così. Noi siamo molto bravi a proiettare all'esterno quanto siamo bravi e questo porta con sé altri problemi. Trovo molto positivo che gli italiani siano autocritici. Ma a volte questo diventa esagerato. Io volevo dirvi che apprezzo tantissimo la relazionalità italiana, la vostra capacità di creare relazioni, di creare reti e di affrontare i problemi attraverso questo sistema di creazione di relazioni. La solidarietà è una cosa quasi innata nella vostra cultura. E’ un valore di una importanza altissima. noi non abbiamo questa cosa in inghilterra. Noi dipendiamo di più dallo Stato. lo Stato è una forma di bene  comune, deve fare il suo ruolo, ma voi avete questa capacità di fare assieme, di bene comune che nasce dallo stare assieme che per un inglese è impressionantissima. Affrontare i problemi attraverso una solidarietà civica e civile. Malgrado tuttio, malgrado la legislazione non aiuti. E’ un fattore veramente da valorizzare. Ho imparato un sacco di cose su come fare questa cosa. Sono veramente grata di quello che ho portato imparare in Italia su questo punto. Volevo incoraggiarvi ad andare avanti in questa direzione. E’ il modo con cui si possono affrontare i grossi problemi. Pandemia, applicazione non corretta tecnologia, modo in cui le grandi imprese cercano di attirare l’attenzione dei giovani sempre più al dispositivo in modo che diventino sempre meno capaci di concentrarsi sulle cose importanti... sono tutti problemi che potete affrontare con la solidarietà, con la capacità di mettervi assieme.  


Gli ultimi due punti: 


Mi ha impressionato il modo in cui il presidente, nel suo discorso, ha parlato dei problemi politici e di come le Acli non riescono a fare  rappresentanza. Non riescono a rappresentare in modo sufficiente questi ceti medi e bassi in senso politico. Questo aiuta il consolidarsi di questi movimenti populisti, queste direzioni un po’ negative della politica. Mi sembra un tema fondamentale. Molto importante. E’ un tema che un inglese non avrebbe mai detto. Per noi la cosa importante è: il cittadino, lo stato. I corpi intermedi qui da noi non contano molto. Vorrei invitarvi, alla luce di questo Vangelo,



di questa riflessione spirituale, a pensare a questa cosa. Mi sembra una sfida particolarmente importante: far valere le Acli come un corpo intermedio che può affrontare i problemi della rappresentanza, della partecipazione politica, aiutare la democrazia a funzionare meglio. Potrebbe essere un esempio per il mondo questo genere di attività che potete fare a favore della democrazia.


L'ultimo punto riguarda il vostro lavoro di oggi. Ho chiesto al presidente di mandarmi l’ordine del giorno delle vostre attività, perchè io . parlo prima che voi cominciate. Vedo molte cose che potrebbero essere viste come burocratiche: approvazione di bilanci, delibere amministrative, adempimenti statutari. Cose dove molti iniziano a sbadigliare. Non sono il tipo di cose che ci fanno sentire lieti, pieni di energia. Voglio dirvi, tornando alla Laborem Exercens, che quando facciamo queste cose burocratiche, dobbiamo tenere in mente che tutto quello che facciamo a livello concreto sui bilanci, sugli statuti, sull’amministrazione... ha sempre un’altra dimensione. Ci sono sempre due aspetti: aspetto soggettivo e oggettivo. Anche qui avete queste due dimensioni. Dovete fare una cosa oggettiva: deliberare, approvare, ma tenere presente che c'è anche l’altra dimensione, la dimensione soggettiva. Dietro il bilancio, dentro il bilancio, lo statuto, gli adempimenti, i testi, ci sono tutte le persone che siete voi, ma anche tutte le persone che aiutate attraverso il vostro lavoro. Vi invito a tenere in mente, anche durante il CN, anche durante la discussione, la dimensione della persona. Facendolo potete crescere. 

Onestà intellettuale, cura dell'interiorità, compimento senza esitazione del dovere, accettazione senza riserve di ciò che la vita può presentare...





Padre Rotelli alla Presidenza delle Acli Nazionali: 


Non spaventatevi. Questo è quello che dirò (mostra un foglio), questo è quello che ha detto il vostro presidente (mostra un plico). Di tutto questo io riprendo una riga da cui parto per l’intervento che voglio proporvi. La riga che riprendo, è quella dove si dice, “Parlando per la prima volta…  le Acli meritano di ripartire e di servire il nostro paese. Ecco, io prendo questo. Parto da questa frase. 

 

Poter, umilmente e insieme con il giusto orgoglio di chi sa di dire la verità, dire che si merita di servire è una affermazione di grande nobiltà, quindi di grande impegno. 

 

Perché il servo è Gesù. Per entrare nel mistero di tutta la vicenda della sofferenza e della morte di Gesù, la comunità cristiana primitiva non ha trovato niente di meglio dei “Canti del Servo di Jahvè. Gli evangelisti ricalcano, come sapete, il IV di questi canti e cioè Isaia 53 per raccontare la passione di Gesù. 

 

Ricordiamo tutti anche le parole di Gesù ai discepoli, quando due di loro si erano messi a chiedere poltrone (una alla sua destra una alla sua sinistra). Gesù, “Chiamandoli tutti esplicitamente a sé” dice il Vangelo. “Chiamati a sé” è un modo che sottolinea l’importanza dell’insegnamento che stava per impartire. E l’insegnamento è: “Voi sapete che coloro che sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimano. Tra voi però non è così, chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi, sarà schiavo i tutti. Anche il Figlio dell’Uomo infatti  non è venuto per farsi servire, ma per servire e per dare la propria vita nel riscatto per molti” (Mc 10, 41-45). 

 

Anche alle Acli può capitare che coloro che sono considerati i governanti dominino su di esse e le opprimano. Gesù dice: “Tra voi non sia così”. “Sarà schiavo di tutti”. “Venuto per servire e dare la propria vita”. Che è come dire: per servire, cioè per dare la propria vita. Al di là di come possa suonare questo alle nostre orecchie, se Gesù è il servo, servire, come lui, è un onore. Di più, servire come lui è la strada verso la pienezza umana, che ciascuno di noi non può non desiderare, anzi che deve perseguire. Dietro di lui, in quanto lui è la Verità dell’uomo. 

 

Ripropongo un brano che diversi di voi conoscono già, forse tutti. Lo ripropongo perché il piccolo principe diceva le cose per non dimenticare. E’ bene, forse, che ripetiamo le cose, per non dimenticare. 

 

Da generazioni di soldati e di uomini di governo della mia ascendenza paterna ho ereditato la persuasione che nessuna vita dava maggiore soddisfazione di una vita di servizio disinteressato al proprio paese e all’umanità. Questo servizio richiedeva il sacrificio di ogni interesse privato, ma nel contempo il coraggio di battersi fermamente per le proprie convinzioni.

 

Il sacrificio di ogni interesse privato si accompagna alla maggiore soddisfazione. L’abbiamo sperimentato? 

 

Dagli studiosi e dai pastori luterani della mia ascendenza materna ho eredita la convinezione, che, nel vero senso dell’evangelo, tutti gli uomini sono uguali, in quanto figli di Dio 

Qui la Fratelli tutti è anticipata di 50 anni. 

 

Tutti devono essere accostati e trattati da noi come i nostri Signori in Dio

Se vogliamo essere servi, questa è la conseguenza. 

 

La spiegazione di come l’uomo debba vivere una vita di servizio attivo versa la società, in completa armonia con se stesso, l’ho trovata negli scritti di quei grandi mistici medievali (di cui consiglio la lettura) per i quali la sottomissione è stata la via della realizzazione di sé e che hanno trovato nell’onestà intellettuale la forza di dire di si ad ogni richiesta che i bisogni del loro prossimo mettevano davanti. Dire si a qualsiasi destino la vita avesse in serbo per loro… quando hanno risposto alla domanda del dovere così come l’avevano intesa, L’amore – questa parola così abusata e fraintesa - significava per loro semplicemente un sovrappiù di forza di cui si sentivano interiormente colmati quando cominciavano a vivere nell’oblio di sé. E questo amore trovava naturale espressione in un compimento senza esitazione del dovere e in una accettazione senza riserve della vita, qualunque cosa essa recasse loro personalmente in fatica, sofferenza o felicità. 

 

So che le loro scoperte sulle leggi della vita interiore e dell’azione non hanno perso significato. 

(D. Hammarskjoeld, Tracce di Cammino, Qiqajon, 247-2

 

Ecco cioè:

  • onestà intellettuale
  •  cura dell’interiorità, 
  • compimento senza esitazione del dovere,
  • accettazione senza riserve di ciò che la vita può presentare. 

Ecco, questo io oggi auguro a voi, servitori delle Acli all’inizio del vostro cammino, insieme a quel sovrappiù di forza che è l’amore. Niente di eroico, perché rispondiamo di si, oggi, festa dell’annunciazione, alla chiamata ad una vita così, per trovare maggiore soddisfazione.

 

Europa

Comunque il concetto principale di stamattina è: Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa. Tutti abbiamo p...