Tornare, condividere, mettersi in disparte, muoversi a compassione, affrontare i problemi assieme
La scena inizia con gli apostoli che sono stati mandati da Gesù a predicare la buona notizia e che stanno tornando a lui. All’inizio questa è l'immagine: gli apostoli che tornano e fanno una cosa naturale: condividono. Non si sono visti per un po’ di tempo, vedersi è anche un’occasione per condividre con Gesù e tra loro. Hanno molte cose belle da condividere, è anche una festa.
Però c’è molto movimento, ci sono molte persone in giro. Hanno bisogno di riposo e di un luogo appartato. E Gesù porta loro fuori, in disparte, in un luogo normalmente meno trafficato, meno visitato dalla gente. E' interessante che Gesù voglia offrire a loro un tempo di riposo, di riflessione, un tempo insieme. Dopo le fatiche che hanno fatto. Ne hanno bisogno.
E cosa succede? Succede che la gente capisce dove stanno andando e arriva lì prima di Gesù e degli apostoli. E' un racconto bellissimo. la gente vuole essere con loro, ha capito che loro hanno una buona notizia per loro, che possono fare qualcosa per aiutare le loro difficoltà.
La scena è divisa in 3 momenti:
- il ritorno degli apostoli
- il portare loro in disparte
- il vedere la gente di Gesù che ha compassione.
Compassione significa che si muovono le viscere. E’ una parola fortissima. Quindi Gesù non fa quello che prevedeva di fare. non si riposa con gli apostoli. Anche se è Gesù che si dà da fare, non chiede agli apostoli di fare. Gli apostoli sono lasciati a riposarsi. E' lui che prende in mano la situazione.
E’ molto bello per gli aclisti sentire un vangelo così. E’ un esempio per noi. Dà l'idea che anche Gesù si comporta come il primo esempio di come noi nelle Acli dovremmo comportarci. E’ importante tornare a condividere. Probabilmente bisogna condividere anche le cose difficili, non solo le cose belle. Il bilancio sociale su cui lavorerete oggi racconta le cose fatte nel 2020, in un anno così difficile per tutti. Ma avete bisogno anche di un momento di riposo, di festa. Non a discapito dei bisogni delle persone in difficoltà, ma ne avete bisogno.
Il Vangelo sembra un segno della Provvidenza per le Acli, per la vicinanza del Buon Dio con voi in questo iInizio del nuovo mandato, con un nuovo presidente e con i suoi collaboratori. E’ il momento di inizio. Questo senso di vicinanza del Vangelo con le Acli è un grande conforto. Avete delle sfide molto importanti da affrontare.
La prima cosa che volevo dire, partendo da questo Vangelo e da alcuni documenti che il presidente mi ha mandato su mia richiesta, è l’importanza della fede nell’azione sociale. La continuazione dell’opera di Dio nella vita di Gesù che continua attraverso movimenti tipo le Acli. Sono molto contenta di vedere nel discorso del Presidente la presenza del fattore fede, il riferimento al Vangelo, alla testimonianza di Gesù. Di fronte ai problemi da affrontare oggi, se non abbiamo l’energia della fede, il conforto e la speranza della fede è difficile affrontarli, prenderli sul serio. Abbiamo tutti la tendenza a bloccare, a non incontrarci realmente con i problemi che sono fortissimi, profondissimi, che sono di una portata difficile per noi. Anche capire, prima ancora di affrontare, è difficile. Il problema sembra enorme, molto più grande di noi e delle nostre forze. Le nostre forze sono un po’ come il brano successivo del Vangelo, in cui Gesù moltiplica i pani e i pesci della gente. noi siamo come i pani e e i pesci. Siamo deboli. Non bastiamo. Penso che a molte persone manca questa forza che possiamo avere dalla fede. Le Acli, lavorando nel campo sociale, con tanti altri attori, statali e non, è molto importante che si riferisca alla fede e che faccia presente la fede. E’ fondamentale per avere la forza di continuare ad affrontare realmente i problemi. Non per escludere, per differenziare. Ma perchè la fede è una risorsa per sé e indirettamente lo è anche per gli altri.
Voglio raccontarvi un’esperienza con un gruppo basato a Londra, fondato dopo la crisi finanziaria da grandi imprenditori. Da capi di imprese grandi quotate a Londra. Hanno fondato un Trust che vuole portare dentro il mondo imprenditoriale una visione diversa dello scopo dell’economia e dell’impresa. Forse avete sentito che nel mondo imprenditoriale c’è un grande movimento che in italiano sarebbe “scopo”. L'idea che bisogna cambiare lo scopo dell’impresa. In modo che abbia più senso. Lo scopo dell'impresa non può essere solo fare i soldi. E’ importante che l’impresa faccia i soldi, che crei lavoro. Ma deve avere una visione che va oltre questo. Questi amministratori delegati volevano un input dalla tradizione sociale della chiesa e hanno creato una serie di attività e strumenti che vengono dalla dottrina sociale della chiesa. Per essere aiutati a cambiare il loro scopo.
Hanno uno strumento di base, un quadro, un framework, la parte sopra è come definire lo scopo dell’impresa. Quando definiamo il nostro scopo dobbiamo tenere prendete che ogni persona è importante e e che dobbiamo servire il bene comune. Sono temi che vengono dalla tradizione della dottrina sociale della Chiesa. Queste sono le grande imprese della Gran Bretagna, non hanno a che fare con la chiesa, ma capiscono che hanno perso la fiducia della gente. La gente ha sempre meno fiducia nell’impresa. Questo è un problema. Loro rischiano di essere penalizzati dalla gente e hanno bisogno di altro. Cercano altre risorse, altri input che li aiutino a fare meglio il loro lavoro. E’ un’altra dimostrazione della importanza della fede, arriva da un gruppo che non ha niente a che fare con la fede ma che vede che c’è qualcosa di importante anche per loro.
Lo dico per incoraggiarvi a tenere sempre il ruolo della fede presente nelle vostre attività. perchè è un valore in più. Non è per escludere. non è per sentirsi migliori degli altri. E’ una risorsa, per noi e per gli altri. E’ molto importante per darci la forza per affrontare i grossi problemi.
Secondo punto, viene fuori dalla lettura del discorso inaugurale del Presidente. Mi ha colpito quanto è presente la vicinanza delle Acli agli ultimi, alle ultime persone, alle persone escluse, alla società dello scarto. le persone che sono state scartate dalla nostra economia. Ovviamente è una cosa molto importante per Papa Francesco. State mettendo in pratica la chiamata dell’attuale Papa: essere vicini alle persone più emarginate. Lui ha parlato di Iraq, ha usato il canto di Springsteen che riflette sulla figura fantasma di Tom Joad, che rappresenta la persona persa in una società così ricca come gli Stati Uniti. Abbiamo queste persone perse. Sappiamo che questo termine: le acli devono battersi per il lavoro dignitoso, in confronto a questo lavoro povero. Questa è una cosa molto difficile ma anche molto bella.
Penso che voi siete ben coscienti di questo. Richiede un coraggio, richiedono persone virtuose, che hanno grinta, forza, per essere in situazioni così degradate. Camminare con tutte le nostre debolezze e i nostri limiti. Essere con. Accompagnare. Condividere. Far riconoscere a queste persone la loro umanità, attraverso il contatto con noi. Sollevare almeno al livello del riconoscimento della loro dignità- Anche se non sempre possiamo cambiare la situazione oggettiva, sempre possiamo aiutare a sentire la loro dignità di esseri umani. Voi seguite Gesù in questo senso. Lui incontra questa povera gente. Anche voi cercate di fare questo. Non esagerando perchè dobbiamo accettare i nostri limiti. Dobbiamo accettare che non siamo noi che risolviamo i problemi del mondo. Dobbiamo cercare di fare la nostra parte, cercare di dare di più, ma curando anche noi stessi, le nostre famiglie, i nostri cari, senza arrivare all’esaurimento. Un buon senso di prudenza, vecchia virtù riconosciuta da Aristotele, è fondamentale per ognuno di voi nella situazione concreta diversa, particolare e specifica, come trovare un equilibrio umano sano buono, tra darsi agli altri e curarsi, tra il fare per l'esterno e il curare anche i dipendenti, le persone che hanno bisogno di noi, i vicini.
Terzo punto, sarebbe un riferimento alla Laborem Exercens. Quest’anno sono 40 anni dalla Laborem Exercens e forse è un buon momento per riparlarne. E’ anche l’anno di San Giuseppe. E’ un anno particolare dal punto di vista del lavoro. Anche per la pandemia e per tutti i problemi che vengono fuori dal sovrapporsi della pandemia ai problemi che già c’erano.
Nella Laborem Exercens il Papa elenca 4 problemi che sono un po’ diversi dalla Rerum Novarum. 90 anni dopo. Interessante trovare, nei problemi che indica, i fattori di importanza generale:
- introduzione automazione in molti campi della produzione. continuazione dell’impatto della tecnologia sul mondo del lavoro
- aumento del prezzo delle energie e della materie di base, anche noi vediamo cambiamenti economici, abbiamo molti prezzi che cambiano in questa fase della pandemia, anche sul cibo.
- crescente presa di coscienza della limitatezza del patrimonio naturale e del suo insopportabile inquinamento. Questo fattore oggi è molto più sentito adesso. Il danno che l’economia sta facendo sul mondo naturale. Abbiamo avuto un’altra enciclica sociale Laudato si, che conoscete meglio di me, che affronta in modo centrale questo problema e che ci chiama ad una ecologia integrale, umana e naturale. Questo problema è diventato più sentito adesso.
- emergere sulla scelta politica di popoli che dopo secoli di soggezione chiedono il loro legittimo posto. 40 anni fa erano popoli nuovi, decolonizzati, liberi dopo secoli di colonizzazione e che cercavano di andare avanti. Anche noi sperimentiamo quello che oggi chiameremmo disuguaglianza tra paesi ricchi e poveri e la necessità di affrontare questo problema.
Direi che la riflessione del papa è ancora molto valida. Aggiungo un elemento: la solidarietà. E' un elemento che tocca tutti i punti che abbiamo appena discusso. Potremmo forse dire che Papa Wojtyla è stato il Papa della solidarietà e ha proposto questo modo di affrontare i problemi e ha sostenuto un movimento con questo nome in Polonia. Abbiamo visto quello che ha potuto fare questo movimento, 40 anni fa. Ha potuto far crollare un sistema che sembrava enorme. Che sembrava assolutamente fuori dalle possibilità di un piccolo movimento di quel tipo tra lavoratori, invece ha avuto questo grande effetto. C’erano anche altre cose, naturalmente, ma Solidarnosh è stato uno degli elementi fondamentali nella liberazione di un popolo che è stato sotto il giogo del comunismo. La solidarietà rimane un modo di vivere, uno strumento, un modo di essere con tante possibilità. Le Acli sono una forma di solidarietà. Cerchiamo di far crescere fra i membri un senso di bene comune. Il senso di bene comune tra i membri delle Acli nutre il ruolo delle Acli. Attraverso questo senso possiamo cambiare tante situazioni ingiuste.
Io sono inglese, parlo la vostra lingua con un accento orribile, ma dal mio arrivo in Italia ho notato due cose: che gli italiani sono i primi a criticarsi. Siete molto bravi a trovare i problemi in voi stessi. Io apprezzo molto questo aspetto, perché vengo da un mondo in cui noi non siamo così. Noi siamo molto bravi a proiettare all'esterno quanto siamo bravi e questo porta con sé altri problemi. Trovo molto positivo che gli italiani siano autocritici. Ma a volte questo diventa esagerato. Io volevo dirvi che apprezzo tantissimo la relazionalità italiana, la vostra capacità di creare relazioni, di creare reti e di affrontare i problemi attraverso questo sistema di creazione di relazioni. La solidarietà è una cosa quasi innata nella vostra cultura. E’ un valore di una importanza altissima. noi non abbiamo questa cosa in inghilterra. Noi dipendiamo di più dallo Stato. lo Stato è una forma di bene comune, deve fare il suo ruolo, ma voi avete questa capacità di fare assieme, di bene comune che nasce dallo stare assieme che per un inglese è impressionantissima. Affrontare i problemi attraverso una solidarietà civica e civile. Malgrado tuttio, malgrado la legislazione non aiuti. E’ un fattore veramente da valorizzare. Ho imparato un sacco di cose su come fare questa cosa. Sono veramente grata di quello che ho portato imparare in Italia su questo punto. Volevo incoraggiarvi ad andare avanti in questa direzione. E’ il modo con cui si possono affrontare i grossi problemi. Pandemia, applicazione non corretta tecnologia, modo in cui le grandi imprese cercano di attirare l’attenzione dei giovani sempre più al dispositivo in modo che diventino sempre meno capaci di concentrarsi sulle cose importanti... sono tutti problemi che potete affrontare con la solidarietà, con la capacità di mettervi assieme.
Gli ultimi due punti:
Mi ha impressionato il modo in cui il presidente, nel suo discorso, ha parlato dei problemi politici e di come le Acli non riescono a fare rappresentanza. Non riescono a rappresentare in modo sufficiente questi ceti medi e bassi in senso politico. Questo aiuta il consolidarsi di questi movimenti populisti, queste direzioni un po’ negative della politica. Mi sembra un tema fondamentale. Molto importante. E’ un tema che un inglese non avrebbe mai detto. Per noi la cosa importante è: il cittadino, lo stato. I corpi intermedi qui da noi non contano molto. Vorrei invitarvi, alla luce di questo Vangelo,
di questa riflessione spirituale, a pensare a questa cosa. Mi sembra una sfida particolarmente importante: far valere le Acli come un corpo intermedio che può affrontare i problemi della rappresentanza, della partecipazione politica, aiutare la democrazia a funzionare meglio. Potrebbe essere un esempio per il mondo questo genere di attività che potete fare a favore della democrazia.
L'ultimo punto riguarda il vostro lavoro di oggi. Ho chiesto al presidente di mandarmi l’ordine del giorno delle vostre attività, perchè io . parlo prima che voi cominciate. Vedo molte cose che potrebbero essere viste come burocratiche: approvazione di bilanci, delibere amministrative, adempimenti statutari. Cose dove molti iniziano a sbadigliare. Non sono il tipo di cose che ci fanno sentire lieti, pieni di energia. Voglio dirvi, tornando alla Laborem Exercens, che quando facciamo queste cose burocratiche, dobbiamo tenere in mente che tutto quello che facciamo a livello concreto sui bilanci, sugli statuti, sull’amministrazione... ha sempre un’altra dimensione. Ci sono sempre due aspetti: aspetto soggettivo e oggettivo. Anche qui avete queste due dimensioni. Dovete fare una cosa oggettiva: deliberare, approvare, ma tenere presente che c'è anche l’altra dimensione, la dimensione soggettiva. Dietro il bilancio, dentro il bilancio, lo statuto, gli adempimenti, i testi, ci sono tutte le persone che siete voi, ma anche tutte le persone che aiutate attraverso il vostro lavoro. Vi invito a tenere in mente, anche durante il CN, anche durante la discussione, la dimensione della persona. Facendolo potete crescere.
Onestà intellettuale, cura dell'interiorità, compimento senza esitazione del dovere, accettazione senza riserve di ciò che la vita può presentare...
Padre Rotelli alla Presidenza delle Acli Nazionali:
Non spaventatevi. Questo è quello che dirò (mostra un foglio), questo è quello che ha detto il vostro presidente (mostra un plico). Di tutto questo io riprendo una riga da cui parto per l’intervento che voglio proporvi. La riga che riprendo, è quella dove si dice, “Parlando per la prima volta… le Acli meritano di ripartire e di servire il nostro paese. Ecco, io prendo questo. Parto da questa frase.
Poter, umilmente e insieme con il giusto orgoglio di chi sa di dire la verità, dire che si merita di servire è una affermazione di grande nobiltà, quindi di grande impegno.
Perché il servo è Gesù. Per entrare nel mistero di tutta la vicenda della sofferenza e della morte di Gesù, la comunità cristiana primitiva non ha trovato niente di meglio dei “Canti del Servo di Jahvè. Gli evangelisti ricalcano, come sapete, il IV di questi canti e cioè Isaia 53 per raccontare la passione di Gesù.
Ricordiamo tutti anche le parole di Gesù ai discepoli, quando due di loro si erano messi a chiedere poltrone (una alla sua destra una alla sua sinistra). Gesù, “Chiamandoli tutti esplicitamente a sé” dice il Vangelo. “Chiamati a sé” è un modo che sottolinea l’importanza dell’insegnamento che stava per impartire. E l’insegnamento è: “Voi sapete che coloro che sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimano. Tra voi però non è così, chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi, sarà schiavo i tutti. Anche il Figlio dell’Uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e per dare la propria vita nel riscatto per molti” (Mc 10, 41-45).
Anche alle Acli può capitare che coloro che sono considerati i governanti dominino su di esse e le opprimano. Gesù dice: “Tra voi non sia così”. “Sarà schiavo di tutti”. “Venuto per servire e dare la propria vita”. Che è come dire: per servire, cioè per dare la propria vita. Al di là di come possa suonare questo alle nostre orecchie, se Gesù è il servo, servire, come lui, è un onore. Di più, servire come lui è la strada verso la pienezza umana, che ciascuno di noi non può non desiderare, anzi che deve perseguire. Dietro di lui, in quanto lui è la Verità dell’uomo.
Ripropongo un brano che diversi di voi conoscono già, forse tutti. Lo ripropongo perché il piccolo principe diceva le cose per non dimenticare. E’ bene, forse, che ripetiamo le cose, per non dimenticare.
Da generazioni di soldati e di uomini di governo della mia ascendenza paterna ho ereditato la persuasione che nessuna vita dava maggiore soddisfazione di una vita di servizio disinteressato al proprio paese e all’umanità. Questo servizio richiedeva il sacrificio di ogni interesse privato, ma nel contempo il coraggio di battersi fermamente per le proprie convinzioni.
Il sacrificio di ogni interesse privato si accompagna alla maggiore soddisfazione. L’abbiamo sperimentato?
Dagli studiosi e dai pastori luterani della mia ascendenza materna ho eredita la convinezione, che, nel vero senso dell’evangelo, tutti gli uomini sono uguali, in quanto figli di Dio
Qui la Fratelli tutti è anticipata di 50 anni.
Tutti devono essere accostati e trattati da noi come i nostri Signori in Dio.
Se vogliamo essere servi, questa è la conseguenza.
La spiegazione di come l’uomo debba vivere una vita di servizio attivo versa la società, in completa armonia con se stesso, l’ho trovata negli scritti di quei grandi mistici medievali (di cui consiglio la lettura) per i quali la sottomissione è stata la via della realizzazione di sé e che hanno trovato nell’onestà intellettuale la forza di dire di si ad ogni richiesta che i bisogni del loro prossimo mettevano davanti. Dire si a qualsiasi destino la vita avesse in serbo per loro… quando hanno risposto alla domanda del dovere così come l’avevano intesa, L’amore – questa parola così abusata e fraintesa - significava per loro semplicemente un sovrappiù di forza di cui si sentivano interiormente colmati quando cominciavano a vivere nell’oblio di sé. E questo amore trovava naturale espressione in un compimento senza esitazione del dovere e in una accettazione senza riserve della vita, qualunque cosa essa recasse loro personalmente in fatica, sofferenza o felicità.
So che le loro scoperte sulle leggi della vita interiore e dell’azione non hanno perso significato.
(D. Hammarskjoeld, Tracce di Cammino, Qiqajon, 247-2
Ecco cioè:
- onestà intellettuale
- cura dell’interiorità,
- compimento senza esitazione del dovere,
- accettazione senza riserve di ciò che la vita può presentare.
Ecco, questo io oggi auguro a voi, servitori delle Acli all’inizio del vostro cammino, insieme a quel sovrappiù di forza che è l’amore. Niente di eroico, perché rispondiamo di si, oggi, festa dell’annunciazione, alla chiamata ad una vita così, per trovare maggiore soddisfazione.
Per quante cose terribili stiate vivendo, queste non dureranno per sempre e non avranno il potere di determinare la storia
Don Alberto Vitali prosegue con le Acli di Milano ogni giovedì di avvento (in Diocesi Ambrosiana l'avvento è iniziato il 15 novembre 2020) dalle 18.00 su Zoom. Al termine della lectio ci si divide in piccoli gruppi (online) per condividere brevemente le risonanze che la Parola ha prodotto in ciascuno. Per partecipare basta connettersi a: https://us02web.zoom.us/j/9416448267... ID riunione: 941 644 8267 Passcode: 1
Giovedì 19.11.2020 - Vangelo secondo Marco 13, 1-27
L’Avvento. Cosa è l’avvento? Quale è il suo significato? (...) è un tempo liturgico in preparazione al Natale, che ci invita a fare memoria dell’incarnazione di Gesù, ma al tempo stesso è un tempo metaforico, che ci aiuta a comprendere come tutta la nostra vita è un grande avvento in attesa del ritorno di Gesù, in attesa dell’incontro definitivo con Gesù. Che, se per l’umanità sarà alla fine dei tempi, per ciascuno di noi sarà al momento della nostra morte, che non sarà la fine di tutto.
Noi facciamo memoria e ci alleniamo liturgicamente a fare memoria non perché siamo nostalgici, non perché ci importa della memoria fine e a se stessa, ma perché siamo proiettati verso il futuro. Questo dice molto del modo di vivere la storia e del modo di affrontare gli accidenti che ci capitano dentro la storia. La concezione della storia per il cristiano non è ciclica, non è un eterno ritorno del tempo su se stesso, ma è una proiezione in avanti. La storia per i cristiani ha una meta, una proiezione. La meta dà senso a ciò che accade. L’eterno ritorno rischia di generare la disperazione del non senso.
(...) Quando Gesù dice che alla fine del mondo si oscurerà il sole e cadranno le stelle sta dicendo: è vero che nella storia i potenti sono violenti e ne fanno di tutti i colori, ma la violenza non è eterna, ha una fine. Quello che Gesù vuole in questo modo non è metterci paura di catastrofi sempre peggiori ma dirci: guarda che per quante cose terribili state vivendo, queste non dureranno per sempre e non avranno il potere di determinare la storia. La storia non va verso la catastrofe. La storia va verso un punto di arrivo di salvezza. Questo punto di arrivo dà senso a tutto quello che avviene dentro la storia. Naturalmente va fatto un discernimento di ciò che succede. Ma questo punto di arrivo dà senso e dà la forza e il coraggio di resistere.
Gesù ci dice di stare molto attenti a non farci travolgere da quello che succede, anche solo dal punto di vista psicologico e spirituale. Qui siamo nella logica dell’ultima richiesta del padre nostro(...) “non abbandonarci alla tentazione”(...): non lasciare che cadiamo in tentazione.
Quando dice tentazione qui non sta parlando di tutte le tentazioni, della lista infinita di tentazioni con cui ci hanno educato. Sta parlando della Tentazione, con la t maiuscola, della tentazione di restare talmente schiacciati e scandalizzati dalle prove della vita, da arrivare al punto di pensare che Dio non esiste o da pensare che Dio ci ha abbandonato ed è cattivo. La Tentazione di corrompere in noi l’immagine di Dio come padre, come papà, come “paparino”.
(...) La prima parola del Padre nostro non è padre, è un vezzeggiativo, un nome affettuoso. La Tentazione è quella di arrivare a non credere più che Dio sia quel “paparino”, di arrivare a pensare che Dio sia qualcosa di diverso. In questa logica dice: tenete duro, vigilate.
(...) Quando Gesù ci dice di vigilare, ci dice questo. Non ci dice di stare attenti a non fare mezzo errore perché se l’errore lo facciamo nel momento sbagliato poi magari Gesù arriva proprio in quel momento, ci becca in castagna e ce la fa pagare per l’eternità. (...) Non è “Vigilate perché se non siete più che a posto con i conti andate all’inferno!”. E’ “Vigilate con speranza, con amore, senza farvi prendere dall’angoscia, nonostante tutto. Perché Dio c’è ed io arrivo. E sarà amore, sarà festa!”. Questo è il senso dell’avvento. Questo è il senso di tutta la nostra vita: un grande vigilare speranzoso in vista dell’incontro con il Signore Gesù.
La passione delle mille pazienze
“La passione, la nostra passione. Noi sappiamo che deve venire e intendiamo viverla con una certa grandezza. Il sacrificio di noi stessi, noi aspettiamo che ne scocchi l’ora, sappiamo di dover essere consumati o consumate, come un filo di lana tagliato dalle forbici, così dobbiamo essere separati, come un giovane animale che deve essere sgozzato.
La passione, noi l’attendiamo... ed essa non viene. Vengono invece le pazienze. Queste briciole di passione che hanno lo scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria. Di ucciderci senza la nostra gloria. Fin dal mattino vengono dannati a noi, sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti, l'autobus che passa affollato, il treno che si blocca a Firenze, i bambini che imbrogliano tutto... sono gli invitati che nostro marito porta a casa e quell’amico che, proprio lui, non viene, il telefono che si scatena.
Sono quelli che noi amiamo che non ci amano più. La voglia di tacere e il dovere di parlare, il dovere di tacere e la voglia di parlare. Il voler uscire quando si è chiusi e il rimanere quando bisogna uscire. E' il marito, al quale vorremmo appoggiarci che diventa il più fragile dei bambini. E' il disgusto della nostra parte quotidiana. E il desiderio febbrile di quanto non ci appartiene.
Così vengono le nostre pazienze. In ranghi serrati e in fila indiana e dimenticano di dirci che sono il martirio preparato per noi. Noi le lasciamo passare con disprezzo. Aspettando, per dare la nostra vita, una occasione che valga veramente la pena. Perchè abbiamo dimenticato che come ci sono rami che si distruggono con il fuoco, così ci sono tavole che i passi lentamente logorano e cadono infine segatura. Che se ci sono fili di lana tagliati netti dalle forbici, così ci sono i fili di maglia che giorno per giorno si consumano sul dorso di chi li indossa. Ogni riscatto è martirio. Ma non ogni martirio è sanguinoso. E' la passione delle pazienze.
Mentre erano in cammino entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai mille servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse "Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Ma Gesù le rispose: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore. Che non le sarà tolta".
Donne nella Chiesa, donne per la Chiesa
Paola la conosco. Il tema dell'identità di genere e delle convivenze tra diversità mi interessa. Ed esplorarlo anche rispetto al mondo cattolico credo sia opportuno. Per questo ho inizialmente fatto parte del gruppo.
In questa fase di di vita però non riesco a trovare il tempo per tutto. E altre cose hanno la priorità. Quindi non ho partecipato agli scambi con il metodo della revisione di vita e non ho dato alcun contributo nella elaborazione, sintesi e limatura finale. Ho solo "visto passare". E so già che non starò dietro nemmeno nella fase futura, a quel che da questo "lancio" nascerà.
Però il tema c'è. E credo sia importante che questo sia "dicibile". Che promuova in tutti (uomini e donne) consapevolezza. E che possa stimolare una riflessione comune.
Rispetto al manifesto:
Il "chi siamo" è naturalmente soggettivo (ma le presentazioni nel gruppo erano anche molto più sfumate e ricche di quanto un elenco sintetico di caratteristiche possa far sembrare).
La parte centrale è sicuramente la migliore ed è il vero punto di riflessione: l'analisi della situazione.
La parte finale è un punto di inizio. La prima frase di un dialogo. Credo.
Personalmente poi, forse, oltre alla questione priorità, ho capito che ho bisogno di soffermarmi ancora un po' sul "nella" prima di pensare al "per la"...
Auguro buon cammino a Paola e al gruppo. Il resto si vedrà...
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Il grande flusso delle migrazioni come realtà sconvolgente che ci interpella nel nostro essere cristiani, chiesa, cittadini.
Nuovo ordine mondiale: solo un sogno?
I sogni non esistono. La speranza (non l’ottimismo) vede quello che esiste nel futuro, anche se non nel presente.
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