Comunque è tutto bellissimo...
Abbassiamo l'imputabilità a 14 anni per tutti. Perchè è noto da tutte le ricerche che i 14enni quando delinquono decidono in base a razionalissime analisi di rischio/costo/beneficio e sicuramente sapere di essere imputabili avrà un fortissimo effetto deterrente e sicuramente l'entrata anticipata in un circuito carcerario non avrà alcun effetto di "socializzazione alla devianza", perchè dovrebbe...
E poi...
Abbassiamo l'imputabilità di ufficio per tutti a 14 anni.
Però a 17 anni, gli stessi ragazzi, pure se vanno a scuola da soli (ovviamente), pure se c'è la firma del genitore che si assume la responsabilità per questa azzardatissima scelta di lasciarli andare per strada da soli... se manca un professore e devono uscire un'ora prima da scuola, se un genitore non si collega in tempo reale e non autorizza, il 17enne (da 3 anni considerato ovviamente completamente responsabile delle sue azioni ed imputabile di reati) non è reputato in grado di uscire da solo da scuola per tornare a casa un'ora prima del previsto...
L'argomento dell'educazione dei giovani è sicuramente serio e complesso e non facile. Però credo proprio che la confusione e assenza di senso con cui ci muoviamo non sia di aiuto.
Anzi credo sia parte del problema del disagio giovanile che a volte si esprime in forme violente verso l'esterno, molto più spesso si esprime in forme di ritiro o violenza verso di sé..

Il contenimento fisico deve essere limitato al tempo strettamente necessario

Poi io davvero non ho nulla contro la polizia.
Conosco e voglio bene a ragazzi giovani che sono andati in polizia. E lo dico anche per loro. Che vanno formati. Che vanno protetti.
Ma proteggere non è mandare in prima linea, quel che accade accade, in mezzo al caos, e poi dare forme varie di immunità...
Proteggere è anche organizzare, dare indicazioni chiare, formare, supportare e fare di tutto per evitare che si trovino a portare il peso di qualcuno che ti muore addosso, chiedendoti aiuto mentre tu usi la tua forza su di lui.
Sul sito di una polizia ho trovato il riferimento ad una circolare 2026 che specificava lle modalità di gestione di un soggetto non collaborativo:
Il contenimento fisico deve essere limitato al tempo strettamente necessario. La posizione di decubito prono — con compressione del torace — non deve essere prolungata, per i rischi che può provocare al sistema cardiaco e agli organi respiratori. Il fermato, una volta messo in sicurezza, deve essere posto in posizione di decubito laterale il prima possibile, nell’attesa del personale sanitario.
La corte europea per i diritti dell'uomo aveva già ripreso l'Italia proprio per non aver predisposto linee operative chiare per la polizia e per non aver formato la polizia sui rischi dell'uso prolungato della manovra.
Io non so cosa è successo esattamente.
E non ho approfondito il tutto.
Ma credo che questo possa essere un buon punto di partenza per, almeno, fare in modo che quanto è successo non accada più

Animazione totalizzante

Molto felice che, anche quest'anno, Giovanni sia tra loro ..
Per Marta, Linda, Vicky, Sveva, Matteo, Giovanni e tutti gli altri ragazzi... questo non è solo un servizio, solo un tempo di animazione totalizzante... è una esperienza che diventa costitutiva.

Non è umano assistere alla morte di qualcuno come se non fosse nulla

Non è umano assistere alla morte di qualcuno come se non fosse nulla.
Lo dico per noi, per me. Che assistiamo al girare continuo delle immagini, fino a che finiscono per sembrarci normali.
Lo dico per i sanitari presenti.
Lo dico per i poliziotti.
Lo dico per chi riprendeva.
Lo dico per tantissimi commenti letti che minimizzano.
Per chiunque.
Prima ancora della colpa.
Prima ancora della responsabilità.
Ciò che mi sembra assurdo dalle immagini è la normalità.
Non c'è una accelerazione nel cercare di vedere se c'è qualcosa da fare.
Non c'è una sensazione di dolore.
Non c'è un gesto qualsiasi di umanità.
Questo è sconvolgente.
E questo non può diventare normale.
E questo mi piacerebbe che trovasse tutti concordi.
Perché siamo tutti esseri umani.
Negare l'umanità dell'altro, negare quel punto fondamentale di uguaglianza e dignità che c'è nel riconoscersi tutti esseri umani, mina e distrugge la nostra stessa umanità e dignità

Io posso riconoscere che non so come mi sentirei a subire una rapina e ad essere minacciato...

Io posso riconoscere che non so come mi sentirei a subire una rapina e ad essere minacciato.
E posso anche arrivare a pensare che in quella situazione possa venire l'istinto di vendicarsi o di prendere l'occasione di sfogare tutte le proprie rabbie, paure, esperienze pregresse...
Ma capirlo non vuol dire giustificare.
Men che meno vuol dire costruire un sistema giudiziario basato su quegli istinti.
Ma il punto non è nemmeno questo.
Il punto è che qui si usa un singolo caso giudiziario per costruire una narrazione che sposta l'asse della coscienza collettiva. Che nutre la paura e la contrapposizione. Che giustifica la violenza. Legittima il fare da sé e depotenzia l' idea di società con impianto di divisione di poteri e dei ruoli.
Ne può derivare solo un peggioramento.
In tutte le direzioni.

Riparto quindi dalle "regole" che mi ero data 10 anni fa...

Riparto quindi dalle "regole" che mi ero data 10 anni fa.
Ogni giorno un pezzo di #apiedi
non meno di 5km
Non più di 5 immagini fissate
Per almeno 5 giorni a settimana.
Ogni giorno:
Uno scritto
Una canzone
Qualcosa di verticale.
Almeno 1 giorno a settimana di riposo.
#apiedi di oggi sono 11km divisi in due parti.
Stamattina telefonando.
Stasera a zonzo per il quartiere.
Scarpe migliori, meno caldo e il non avere bisogno di arrivare in tempo da qualche parte sono cose che rendono più facile il cammino.
Lo scritto di oggi è di Ruben Blades.
Camminando
Si apprende la vita
Camminando
Si conoscono le cose
Camminando
Si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina
Guardando una stella
Ascoltando una voce
Seguendo le orme di altri passi.
Cammina
Cercando la vita
Curando le ferite
Lasciate dai dolori
Niente può cancellare il ricordo
Del cammino percorso.
La canzone è "Il bene comune" di Rocco Papaleo.
"Ma la canzone del bene comune
si ascolta soltanto alla radio
La gente si commuove il tempo di un incanto
Ma poi si distrae allo stadio
Lampo di gioia nel suo temporale
Perché la vita è un volo
Ma non si accorge, qualcosa gli sfugge
Nessuno si salva da solo.
Lampo di gioia nel suo temporale
Perché la vita è dura
Ma non si accorge, qualcosa gli sfugge.
Che a volte è soltanto paura".
Il verticale oggi viene da Maria, donna del primo passo di don Tonino Bello.
Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta la città di Giuda. Nel testo originale, dopo Maria c'è "Anastasa" letteralmente "alzatasi" ma ha la stessa radice di (...) per cui potremmo dire "risorta".
E la foto mancata è la file di gente di tutte le età, a riempire l'acqua, con i cestelli da sei, con i carrellini pieni, con la borraccia o l'ennesima bottiglietta riciclata tirata fuori dalla borsetta. Aquasi mezzanotte, alle macchinette distributrici gratuite di liscia e gassata.

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov


Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: entrare a far parte di un gruppo di ricerca super segreto creato al Mit di Boston per un progetto di difesa in caso di attacco nucleare. Il governo americano (presidente era allora il generale Eisenhower), nonostante i miliardi spesi per le nuove tecnologie si era reso conto che occorreva uno scatto di fantasia, voleva qualcuno in grado di ragionare fuori dagli schemi. Asimov disse di sì, l'idea in qualche modo lo affascinava e poi nel ristretto team dell' Advanced Research Projects Agency che si doveva occupare del progetto Glipar ( sviluppo di nuovi sistemi missilistici) lui era chiamato più degli altri a portare "idee creative". La collaborazione non durò a lungo. Dopo alcuni incontri con gli scienziati del team e i supervisori militari, lo scrittore decise di abbandonare il progetto. Non voleva avere a che fare con troppe notizie top secret, convinto che avrebbero potuto limitare la sua libertà di espressione. Prima di farlo, quasi a forma di saluto e ringraziamento, scrisse un piccolo saggio che aveva come argomento la nascita dei processi creativi e in cui teorizzava che andrebbero collegati al processo evolutivo basato sulle teorie di Darwin. Dopo 55 anni Obermayer ha deciso di renderlo pubblico.



Isaac Asimov: vi spiego la prima legge della genialità 



In che modo una persona arriva ad avere un'idea nuova? Si può presumere che il processo di creatività, qualunque cosa sia, sia essenzialmente lo stesso in tutte le sue diramazioni e varietà, e quindi che l'evoluzione di una nuova forma d'arte, di un nuovo congegno, di un nuovo principio scientifico, comporti sempre degli elementi comuni. La cosa che ci interessa maggiormente è la "creazione" di un nuovo principio scientifico o di una nuova applicazione di un vecchio principio scientifico, ma possiamo parlare in generale.


Un metodo per indagare il problema è quello di prendere in considerazione le grandi idee del passato e capire in che modo sono state generate. Si pensi per esempio alla teoria dell'evoluzione attraverso la selezione naturale, creata da Charles Darwin e Alfred Wallace. Ci sono molte cose in comune, in questo caso. Tutti e due avevano viaggiato in posti lontani, tutti e due avevano osservato strane specie di piante e animali e il modo in cui variavano da un posto all'altro. Tutti e due erano smaniosi di trovare una spiegazione per questo fatto, e tutti due ci riuscirono solo dopo aver letto il Saggio sulla popolazione di Malthus. Tutti e due videro che il concetto di sovrappopolamento ed "estirpazione" (che Malthus aveva applicato agli esseri umani) si adattava bene alla dottrina dell'evoluzione attraverso la selezione naturale (se applicato alle specie in generale). È evidente, quindi, che quello che serve non sono solamente persone con una buona preparazione in un certo campo, ma anche persone capaci di fare un collegamento tra l'oggetto 1 e l'oggetto 2, che normalmente non sembrano collegati.


Sicuramente nella prima metà del XIX secolo moltissimi naturalisti avevano studiato il modo in cui le specie si erano differenziate fra loro. E moltissime persone avevano letto Malthus. Ma quello di cui c'era bisogno era qualcuno che avesse studiato le specie, che avesse letto Malthus e che avesse la capacità di incrociare le due cose. È questo il punto cruciale, la caratteristica rara che dev'essere trovata. Una volta che qualcuno lo ha stabilito, il collegamento diventa ovvio. Thomas Huxley avrebbe esclamato, dopo aver letto L'origine delle specie : «Che stupido a non averci pensato!».Ma perché non ci aveva pensato? La storia del pensiero umano induce a ritenere che è difficile pensare a un'idea, anche quando tutti i fatti sono lì, sul tavolo. Per fare questo collegamento serve una certa audacia. E dev'essere così, perché ogni collegamento che non richiede audacia è un collegamento che può essere fatto da tante persone contemporaneamente e che non si sviluppa come un'"idea nuova", ma come un semplice "corollario di un'idea vecchia". È soltanto dopo che un'idea nuova appare ragionevole. Inizialmente è il contrario: sembra il massimo dell'irrazionalità presupporre che la terra sia tonda invece che piatta, o che sia lei a muoversi invece del sole, o che un oggetto, una volta messo in movimento, necessiti di una forza per fermarsi e non di una forza per continuare a muoversi; e così via. Una persona disposta ad andare contro la ragione, l'autorità e il senso comune è necessariamente una persona molto sicura di sé. Dato che persone di questo tipo nascono di rado, sicuramente apparirà eccentrica al resto della popolazione. Una persona eccentrica sotto un certo aspetto spesso è eccentrica anche da altri punti di vista.


Di conseguenza, la persona che ha maggiori probabilità di arrivare ad avere un'idea nuova è una persona che ha una buona preparazione nel settore in questione e che ha abitudini non convenzionali. Una volta trovate queste persone, la domanda successiva è: è meglio metterle insieme in modo che possano discutere il problema tra loro, o informare ognuno del problema e lasciare che lavorino per conto proprio? La mia sensazione è che quando si parla di creatività sia necessario l'isolamento. Tuttavia, una riunione di persone del genere può essere auspicabile per ragioni che non hanno a che fare con l'atto di creazione in sé e per sé. Due persone non avranno mai lo stesso identico magazzino mentale di nozioni. La mia sensazione è che lo scopo delle sessioni di elucubrazione non è escogitare idee nuove, ma educare i partecipanti a fatti e combinazioni di fatti, teorie e pensieri in libertà. Il mondo in generale disapprova la creatività, ed essere creativi in pubblico viene visto particolarmente male. Il creativo, quindi, quando incontra altri creativi, deve avere la sensazione che gli altri non troveranno nulla da ridire. 


Il numero ottimale di partecipanti alla riunione non dev'essere molto alto. Probabilmente sarebbe meglio organizzare una serie di riunioni a cui partecipano ogni volta persone diverse, invece di un'unica riunione con dentro tutti. Per ottenere i migliori risultati, deve esserci una percezione di informalità. La giovialità, l'uso dei nomi di battesimo, le battute, le prese in giro rilassate, secondo me sono fondamentali: non in quanto tali, ma perché incoraggiano i partecipanti a prendere parte alla follia della creatività.


L'elemento che probabilmente inibisce più di tutti è la sensazione di responsabilità. Le grandi idee del passato sono venute da persone che non erano pagate per avere grandi idee, ma che erano pagate per fare gli insegnanti, i funzionari dell'ufficio brevetti, gli impiegati pubblici, o non erano pagate affatto. Le grandi idee sono spuntate come questioni secondarie. Sentirsi in colpa perché non ci si guadagna lo stipendio perché non si ha avuto una grande idea è il modo più sicuro, secondo me, per precludere ogni possibilità di grande idea. 


Pensare ai parlamentari, o ai cittadini in generale, che sentono parlare di un gruppo di scienziati che si gingillano, elaborano progetti irrealizzabili, magari raccontano barzellette sconce, tutto a spese dei contribuenti, fa venire i sudori freddi. In realtà lo scienziato medio ha sufficiente coscienza civica da non voler avere l'impressione di fare una cosa del genere nemmeno se nessuno dovesse venirlo a sapere. 


Io suggerirei di assegnare ai partecipanti di una sessione di elucubrazione compiti non impegnativi da svolgere (scrivere un breve rapporto o una sintesi delle conclusioni) e pagarli per questo. In questo modo la riunione formalmente non sarebbe pagata e questo renderebbe tutto molto più rilassante. Se sono completamente rilassati, sgravati da responsabilità e impegnati a discutere cose interessanti, ed essendo per loro stessa natura persone non convenzionali, saranno i partecipanti stessi a creare strumenti per stimolare la discussione.


Pubblicato con l'autorizzazione della Asimov Holdings ( Traduzione di Fabio Galimberti)


Inserimento del reato (morale) di mutualità nella cultura popolare

"E ma oggi i bangladini crescono e gli italiani no...
E, certo, i bangladini, sai che fanno?
S'aiutano tra di loro!!!
Si prestano i soldi, si fanno le assicurazioni contrattando assieme, si passano le cose...
Eh, Si aiutano, capito?
E certo che sono avvantaggiati agli italiani...
Mica è giusto...".
Chiacchiere da bar tra pensionati in (ex) periferia romana ai tavoli di bar gestito da famiglia albanese.
Inserimento del reato (morale) di mutualità nella cultura popolare

#Scrittesuimuri

Da molto giovane collezionavo sassi, poi bottiglie di birra dei Balcani, poi foto di scritte sui muri (e frasette dei bambini). I bambini sono cresciuti. Bottiglie e sassi sono stati via via smaltiti nei mille traslochi. Le scritte sui muri restano.
Negli anni ho provato molti modi di "archiviarle". Album, blog uno, blog due... Adesso tento il profilo Instagram dedicato. Vediamo se mi funziona (se rende facile condividere e navigare, cercando per luogo e tipo, recuperando quando serve).
Le scritte sui muri, da quelle estemporanee ai murales, dalle informative alle pubblicitarie...mi sono sempre sembrate una forma indiretta di dialogo/conflitto tra culture diverse che abitano lo stesso territorio....e adesso che anche "formalmente" sono una ricercatrice chissà che prima o poi questa non diventi una riflessione compiuta...
Comunque, intanto, solo se vi interessano ste cose, potete andare su Instagram e seguire...



Definisci

Non più di tot di stranieri in classe. Perché altrimenti gli italiani si sentono messi all'angolo, minoranza a casa loro. Definisci demo...