Ed è stata una route un po' da cerchio della vita.
Non da flashback. Non l'impressione di essere catapultata in un tempo addietro. La sensazione che tempi addietro siano improvvisamente apparsi nell'oggi. Rispownati, direbbero i ragazzi.
Il confine con la Slovenia. Non l'ho scelto io. Ma quando i ragazzi hanno scelto il cammino goriziano l'ho sentito che attraversare quel confine non era una novità.
Le mie vecchie magliette, quelle di mille esperienze, che non mi stanno più, le mette Pietro. Figlio.
Parte con Change Is a process not an event. Di Progetto Giovani. Eravamo animatori prima, responsabili poi, non educatori, dicevamo. Ma eravamo giovani che organizzano occasioni di vita per e con altri giovani poco più piccoli. E tanti ban che usiamo adesso li ho imparati li.
Poi quelle di Terre e libertà. Campi estivi di animazione con bambini nei Balcani. Qualche volta c'erano pure i clan. A fare servizio. Ma in ogni caso erano "clan di formazione", solo più intergenerazionali e senza uniforme. L'intensità della esperienza era quella.
Infine, il giorno che entriamo in Slovenia, Pietro ha addosso la maglietta del gemellaggio con il campo profughi di Roska. La prima maglietta tra quelle de Un sorriso per la Bosnia. E quando l'associazione della minoranza slovena raccontava la storia ci ha messo un quarto d'ora per arrivare a nominare (di sguincio) la ex Jugoslavia. Mentre per me Slovenia conduce subito li. Ma, appunto, sono i confini che si muovono. I confini che spariscono anche. Chi ha vissuto la storia resta legato al passato. Chi non l'ha vissuta la prende un po' anche come è. Purtroppo. Ma anche per fortuna. Oggi il confine con la Slovenia non è un confine. E va bene così. Che siamo un po' più Europa.
Poi a fare testimonianza vengono Stefano e Mondi. Mondi, con Luisa, in realtà ha ovviamente fatto il filosofo e ci ha fatto anche un po' da angelo custode risolvendo degli intoppi. La naturalezza di potersi chiedere una mano. Di ritrovarsi seduti in un cerchio di ragazzi passando come niente fosse da un "lupus" ad uno scambio sul sentire o meno Dio nella vita. La naturalezza di ritrovarsi in situazioni assurde e viverle come normali. Come era stato in Kosovo prima, ma anche a Corsico poi.
Ho l'impressione che, in mezzo a mille interruzioni e cambiamenti, ci sia un filo che collega tutto. E ciò che faccio oggi ha senso (anche) perché so quanto resta ciò che ho vissuto ieri.