Don Antonio Mazzi, non è il mio prete preferito.

Don Antonio Mazzi, non è il mio prete preferito. Però per me è, assieme ad altri, magari meno televisivi e conosciuti, uno di quei preti che ha segnato un'epoca storica con una passione educativa creativa.
Io ho in mente personalmente soprattutto don Gino (che c'è ancora) e ancora di più don Renato (che è quello che ho conosciuto meglio personalmente). Ma c'era anche don Oreste. Appunto, avevano anche orientamenti diversi, approcci diversi, su molte cose. Ma a me pare che in comune abbiano avuto l'essere stati capaci di interpretare il loro essere sacerdote con esperienze concrete di accoglienza in prima persona.
Esperienze che sono cresciute, nel tempo. E sono diventati modelli di intervento sociale anche professionale. Le comunità di recupero per tossicodipendenti, le comunità di accoglienza per ex detenuti. Non hanno seguito un modello che già c'era. Hanno pensato che il vivere assieme e il farlo in prima persona fosse la chiave di un cambiamento possibile. Hanno visto in ogni persona, anche quella piegata dalle sostanze o che si era gravata di scelte sbagliate, sempre una persona, sempre un bisogno di relazione che accoglie e che cambia..
Questo non vuol dire che fossero ingenui o che non fossero schietti ed esigenti. Ma in quella schiettezza c'era una relazione, era riconosciuto sempre che tutti siamo persone.
Oggi ho in mente qualche sacerdote fuori schema. Che si gioca in prima persona. Ma se devo dire, credo che ci sarebbe bisogno di una nuova ondata. Recuperare l'educazione come intervento sociale, anche con capacità di inventare nuove forme, farlo in modo pubblico, non solo individuale, secondo me è una emergenza di questo momento.

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Non più di tot di stranieri in classe. Perché altrimenti gli italiani si sentono messi all'angolo, minoranza a casa loro. Definisci demo...