Due spicci

Due spicci.
Visto e finito. No spoiler.
Solo una prima riflessione a caldo.
Lo vedi e pensi che Zerocalcare non dà risposte, ma ha una indubbia enorme capacità di descrivere i malesseri di una generazione.
Poi ci ripensi meglio e ti chiedi:
si, ma di quale generazione parliamo?
Piace ai 20enni.
Ci si rispecchiano i 30enni.
Parla dei 40enni (che d'altronde è la sua età).
Funziona per i 50enni (o quanto meno per me).
Allora forse non descrive una generazione.
Allora descrive uno spaccato trasversale dell'oggi.
Chi su un aspetto chi su un altro.
Che tocca quasi tutti.
Restano fuori gli adulti veri. Quelli che nella serie sono i genitori. Che tra cotolette e consigli di investimento, sembrano avere meno botole buie e piú equilibrio pacificato.
È una cosa che un po' mette ansia (sul confronto) ma un po' rassicura (nella prospettiva).
Perché pensi che, in fondo, la vita funziona così.
Prima sei incasinato, poi il malessere finisce, l'equilibrio si trova e se non è un "tutti vissero felici e contenti" è almeno un vissero un po' assestati.
E allora pensi che il problema di oggi è solo che la gioventù si è allungata e che si diventa adulti davvero, solo molto più tardi.
Ma non è mica così.
Ed in fondo la serie mi sembra dirlo.
Forse (ma magari è solo ciò che vogliamo vedere) c'è ancora in vita una generazione figlia di un'altra epoca, con qualche certezza di equilibrio e stabilità in più (magari con costi salati).
Ma nel mondo di oggi essere adulti non è più un punto di arrivo. La complessità e la precarietà non finiscono con la gioventù e la fatica di districarsi tra grovigli interni ed esterni ce la si porta dietro.
Zerocalcare non dà risposte, tranne due. Mi pare.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri.
Che da soli non ce la si fa'.
(Poi neanche questo è semplice, ma vabbè...).
E comunque, anche in mezzo ai grovigli, si può trovare un modo di vivere.

Viale dei fori imperiali

Viale dei Fori Imperiali. La preparazione del 2 giugno è iniziata da settimane. Palchi e panchine rosse e blu ai due lati della strada. Spiace che la centratura della festa della Repubblica sia, ancora una volta, militare. Ma è bello vedere le strade attrezzarsi per ricorrenze che sono di tutti.
Gardenie. Uomini e ragazzi con i vestiti bianchi che arrivano da tutte le vie circostanti. E mezza piazza di gente chinata a pregare. Con le scarpe appoggiate di lato, flashback di mille mondi e situazioni vissute. Spiace che siano solo uomini. Ma è bello vedere che, festa della parrocchia di qui, festa dell' Aid di lì, le strade siano spazi che si possono abitare, anche per motivi non commerciali.
E nel mezzo di tutto, i papaveri rossi. Che nessuno pianta. Che nessuno cura. Ma che fioriscono dove e quando vogliono.

Buon compleanno, Arci!

 Ad ascoltare la presentazione della ricerca su 1000 circoli arci. Eh sì, c'è un bisogno di raccontarsi e farsi capire, che è proprio dei circoli. E che può avere ancora più valore e peso se fatto trasversalmente.

Intanto, buon compleanno!

Il maestro

"E allora il maestro deve essere per quanto può, profeta, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso."
(don Lorenzo Milani)

I processi collettivi...

I processi collettivi a volte sono lenti.
A volte, comunque, non si fermano, a volte fanno salti in avanti, a volte proseguono, passo passo, perché qualcuno se ne fa carico.
Credo questo sia un processo prezioso, anche per la Chiesa.

Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia
🧶
C’è un filo sottile ma decisivo che attraversa il cammino dell’AGESCI: la convinzione che l’educazione nasca nell’incontro.
Non dalla definizione dei ruoli, ma dalla permeabilità delle relazioni.
Non dalle risposte immediate, ma dalla capacità di sostare accanto alle domande.
❔
Come accompagnare ragazzi e ragazze nelle domande sull’identità, sull’affettività e sulle relazioni? La risposta passa dalla credibilità, dall’accoglienza e dalla cura. Un’accoglienza capace di riconoscere il vissuto personale e di costruire contesti in cui ciascuno possa sentirsi chiamato per nome. In un tempo segnato da polarizzazioni e semplificazioni, significa riconoscere che le comunità educanti non sono tribunali né luoghi di neutralità indifferente, ma spazi di accompagnamento in cui si cresce insieme, passo dopo passo.
👣
Come Associazione vogliamo che il nostro stile educativo passi attraverso uno sguardo che sappia riconosce la persona nella sua unicità; un ascolto che valorizzi il tempo necessario per accogliere i vissuti; una presenza che si fonda sulla scelta di non sottrarsi alla complessità del reale.
🤝
Perché educare, in fondo, significa questo: non lasciare nessuno solo lungo la strada.

Facoltà di sociologia

Immagini molto sparse dalla facoltà di sociologia di Trento.
Tra storia e presente, formale ed informale, linguaggi e linguaggi...

1 maggio

Che alla fine il primo maggio altro non è che ricordarsi che il problema del lavoro (che c'è, non c'è, non basta, non aiuta, fa male...) non è un problema individuale. E che le cose non stanno già funzionando da sole.

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Non più di tot di stranieri in classe. Perché altrimenti gli italiani si sentono messi all'angolo, minoranza a casa loro. Definisci demo...