E adesso come va in Bosnia?
Chiede ogni tanto qualcuno.
Tutto a posto, no? A 30 anni dalla fine della guerra.
Ormai...
E qui di solito partono spiegazioni di chi è rimasto in contatto con quei luoghi.
Sul senso sospeso di una convivenza non del tutto risolta.
Su un meccanismo complesso che tiene assieme uno Stato diviso in due parti e tre popoli.
Sui libri di scuola che insegnano storie diverse.
Non ancora rielaborate.
Sulla economia che non decolla.
Sui giovani che se ne vanno.
Sulla insofferenza della gente per la politica.
Sulle liste civiche che si diffondono nelle elezioni locali.
E poi si finisce a parlare di calcio.
E di Europa. Che si, la Bosnia non è ancora entrata ma...
Poi succede che muore un criminale di guerra.
Condannato da un Tribunale internazionale per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità.
E gente di una parte torna in piazza inneggiando il suo nome.
E chi rappresenta istituzionalmente una parte annuncia che mette a disposizione il volo di Stato, i funerali di Stato...
E a chi c'era tutto risulta abnorme.
E pericoloso.
30 anni dopo ti richiedi: e l'Europa? Che dice? Che fa?
E dove sono finiti gli organismi internazionali e i luoghi che potrebbero e dovrebbero dire qualcosa?
Dove è la capacità politica interna ed esterna?

