Due spicci

Due spicci.
Visto e finito. No spoiler.
Solo una prima riflessione a caldo.
Lo vedi e pensi che Zerocalcare non dà risposte, ma ha una indubbia enorme capacità di descrivere i malesseri di una generazione.
Poi ci ripensi meglio e ti chiedi:
si, ma di quale generazione parliamo?
Piace ai 20enni.
Ci si rispecchiano i 30enni.
Parla dei 40enni (che d'altronde è la sua età).
Funziona per i 50enni (o quanto meno per me).
Allora forse non descrive una generazione.
Allora descrive uno spaccato trasversale dell'oggi.
Chi su un aspetto chi su un altro.
Che tocca quasi tutti.
Restano fuori gli adulti veri. Quelli che nella serie sono i genitori. Che tra cotolette e consigli di investimento, sembrano avere meno botole buie e piú equilibrio pacificato.
È una cosa che un po' mette ansia (sul confronto) ma un po' rassicura (nella prospettiva).
Perché pensi che, in fondo, la vita funziona così.
Prima sei incasinato, poi il malessere finisce, l'equilibrio si trova e se non è un "tutti vissero felici e contenti" è almeno un vissero un po' assestati.
E allora pensi che il problema di oggi è solo che la gioventù si è allungata e che si diventa adulti davvero, solo molto più tardi.
Ma non è mica così.
Ed in fondo la serie mi sembra dirlo.
Forse (ma magari è solo ciò che vogliamo vedere) c'è ancora in vita una generazione figlia di un'altra epoca, con qualche certezza di equilibrio e stabilità in più (magari con costi salati).
Ma nel mondo di oggi essere adulti non è più un punto di arrivo. La complessità e la precarietà non finiscono con la gioventù e la fatica di districarsi tra grovigli interni ed esterni ce la si porta dietro.
Zerocalcare non dà risposte, tranne due. Mi pare.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri.
Che da soli non ce la si fa'.
(Poi neanche questo è semplice, ma vabbè...).
E comunque, anche in mezzo ai grovigli, si può trovare un modo di vivere.

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Non più di tot di stranieri in classe. Perché altrimenti gli italiani si sentono messi all'angolo, minoranza a casa loro. Definisci demo...