Mamma, il mondo non finisce mai?

Giovanni: mamma, il mondo non finisce mai?
Mamma (con sguardo perso, cercando di capire se rispondere in termini filosofici, religiosi, storici o simbolici. ..): in che senso?
Pietro (tranquillo e sicuro): no. Non finisce. Il mondo è tondo come una palla. Una palla se vai di qua o di là fai il giro. Un tondo non ha inizio e fine...

Segue dibattito per cui si capisce che Giovanni si riferiva al percorrere la palla da dentro a fuori. E sul fatto che in quel caso c'è una fine perché dopo la crosta il mondo è finito e c'è lo spazio.

Impegnarsi a darsi speranza. Perché di questo c'è assoluto bisogno.

Ieri mattina una cinquantina di persone si sono ritrovate nella cappella dell'Università La Sapienza di Roma per ricordare Pio Parisi. Non un ricordo nostalgico. Ma una memoria attiva e dinamica.

Lo schema dell'incontro è semplice: alcuni brani dagli scritti di Pio (da "La coscienza politica" e da "Cattedra dei piccoli e dei poveri") letti a più voci, due testimonianze (Giovanni Bianchi e Giorgio Marcello), una Messa celebrata assieme, un po' di copie fotocopiate di Convertirsi al Vangelo, Vie nuove per la politica. La proposta e l'invito di continuare a vivere comunitariamente, perchè solo questo ci arricchisce e solo questo fa Chiesa. 

Restano moltissime piste su cui tornare. A caldo ne seguo una...
Diversamente dai patriarci e dai condottieri i profeti non hanno neppure l'onore delle armi, non riescono a cambiare il mondo ma soltanto a vederlo per quello che è. Quasi sempre restano inascoltati. (Elena Loewenthal)
Anche se Giovanni Bianchi ha raccontato un'esperienza di amicizia spirituale con Pio, credo che la storia di Pio in Acli sia stata un'esperienza da profeta.
Comunità aperta se non addirittura spalancata dove non è la regola a segnare il confine ma la testimonianza della Parola messa al centro a tenere il tutto per un risucchio centripeta. Non ortodossia a marcare il territorio ma la colla della carità fraterna a tenere assieme. E' lo spirito che convoca. E chi prende parte deve avere l'umiltà di non credersi più furbo dello Spirito Santo. (Giovanni Bianchi). 
Un'immagine forte ed interessante. Anche per pensare a cosa vorremmo fossero i circoli. Ma poi avviene che dalla ricerca degli altri non nasca comunità ma nascano schieramenti...
E' proprio dall'esperienza di tutti gli uomini di essere piccoli e poveri nasce il bisogno di unirsi per trovare la forza. Ma questo avviene molto spesso in una logica mondana in cui lo schieramento diventa concorrenza, fino ad essere assetto di guerra (Pio Parisi). 
La preoccupazione di acquistare, conservare, accrescere il potere assorbe tutte le energie ed impedisce di impegnarsi per la crescita dello Spirito e, in particolare, per il formarsi di una coscienza politica. Il potere sembra necessario per la realizzazione di tanti obbiettivi importanti per la società (...) per cui un po' alla volta ogni altro valore passa in secondo piano e acquista importanza solo ciò che serve in termini di potere. (Pio Parisi)
Forse la differenza sta nella capacità convocatoria. Chi convoca? La realtà, non l'idea. E nemmeno la parola (con la P minuscola). 
"Perché la realtà è. L'idea si elabora, si induce. Non c'è autonomia tra idea (parola) e realtà. Non c'è subalternità della realtà all'idea. I nominalismi non convocano mai. Tutt'al più classificano. Cioè che convoca è la realtà illuminata dal ragionamento, dall'idea e dalla loro percezione intuitiva" (Jorge Bergoglio).  
Convoca la realtà. Non convoca l'idea. Convoca lo Spirito che, appunto, non è un'idea.  
Per impegnarsi nella politica, non in vista di un tornaconto personale, ma per promuovere sinceramente il bene dell'umanità, occorre una grande dose di speranza e al tempo stesso un senso vivo dell'effettiva fragilità e miseria umana. Per chi si apre a riconoscere le varie dimensioni del male in cui è immersa l'umanità è estremamente difficile, se non impossibile, conservare la serenità e la speranza senza credere veramente in Dio, che dà significato compiuto all'assurdo intreccio dei nostri valori e delle nostre miserie. (Pio Parisi).
L'assurdo intreccio dei nostri valori e delle nostre miserie. Conservare la serenità e la speranza è difficile, se non impossibile, senza credere veramente in Dio. Sarà per quello che io mi sento forse più vicina al non saper dove trovare le risorse spirituali di Langer.
E' un tempo, questo, in cui non passa giorno senza che si getti qualche pietra sull'impegno pubblico, specie politico. Troppa la corruzione, la falsità, il trionfo dell'apparenza e della volgarità. Troppo accreditati i finti rinnovamenti, moralismi abusivi, demagogia e semplicismo. Troppo evidente la carica di eversione e deviazione che caratterizza mansioni che dovevano essere di estrema responsabilità. Troppo tracotanti si riaffacciano durezza sociale, logica del più forte, competizione selvaggia. Davvero non si sa dove trovare le risorse spirituali per cimentarsi su un terreno sempre più impervio. Non sarà magari più saggio abbandonare un campo talmente intossicato da non poter sperare in alcuna bonifica, e coltivare - semmai - altrove nuovi apprezzamenti, per modesti che siano? (Alex Langer 1991). 
Non si risolve tutto con una spolverata di ottimismo. Serve la Speranza.  Viene da parafrasare don Abbondio, la Speranza, uno se non ce l'ha, mica se la può dare. E se non se la può dare figuriamoci se la può dare agli altri. E' la vecchia questione della Fede. Dono o ricerca. Ricerca e dono. Questione irrisolta. Mi appello al lasciare aperta la contraddizione (Giovanni Bianchi) E all' essere appassionati di Speranza (Papa Francesco). Speranza di Fede: 
La Madonna, nel suo cuore, ha avuto il buio più grande. La sera del Venerdi fino alla mattina della domenica. Eppure quella speranza lei l'aveva. E quella speranza ha rifatto tutto. (Papa Francesco). 
Ma anche Speranza come categoria storica (Giovanni Bianchi). La crisi ha cambiato il rapporto con il tempo. Il futuro non è un'opportunità, è un rischio. Domani non può che essere peggio di oggi. La reazione alla crisi è la risposta immediata. Lo slancio. Il balzo. Il cogliere l'attimo, la decisione. L'orizzonte (anche del cambiamento possibile) è oggi o mai più. La speranza invece chiede capacità di sguardo lungo, chiede un tempo misurato in stagioni. La speranza è la certezza del contadino. E' la pazienza della sentinella che, nel buio più pesto, della notte più piena, continua a vegliare, s-vegliare, intravvedere (Bregantini).

Impegnarsi a dare speranza. Perché di questo c'è assoluto bisogno. Era scritto in uno dei contributi (da Macerata) per l'Assemblea straordinaria delle Acli. Impegnarsi a darsi speranza. Perché di questo c'è assoluto bisogno. Rideclinerei io. Non è facile. Ma... Che questo non ti scoraggi! 

Per approfondire: http://www.incontripioparisi.it

Nota 1: E, per tornare a Pio... in termini di potere si può tranquillamente interpretare la sua storia in Acli come la storia di un fallimento. Facendo comunità, possiamo continuare ancora oggi a raccontarci reciprocamente quanto i suoi insegnamenti abbiano inciso nel cammino di fede, nella vita lavorativa e nell'impegno verso il prossimo di molti di noi. Con la Speranza possiamo credere che da centralità della Parola, ascolto dei piccoli e poveri, politica come carità, laicità... può ancora nascere e crescere moltissimo... 


Nota 2: La foto: Soana con "Il Pane di Pio" Questa giornata in ricordo di Pio Parisi è stata proprio un pane condiviso! Al di là del simbolo il pane mi è stato regalato alla fine della mattina da Antonio Russodivito. Un pane fatto in casa dalla mamma di un ragazzo degli "appartamenti". Un pane integrale, fatto in casa con lievito madre, che mandava (e manda tuttora, perché a casa l'ho solo assaggiato) un profumo meraviglioso. Grazie! Grazie a tutte e a tutti di questa giornata! All'insegna di un'amicizia spirituale che Pio ci lascia in eredità! (Soana Tortora) 

Nota 3: Qualche altro scatto del prima e del dopo... Mi spiace non averne immagini (se non in testa) ma il momento era intenso e durante non ho avuto il coraggio di alzarmi e fare una foto di insieme né dell'incontronè della Messa...










#2Giugno: festa di...

Per studiare come spiegare... 
Domenica: 
Papà: lo sapete che martedì é festa?
Pietro: si!
Papà: e che festa é?
Tra le ipotesi emerse:
Festa della metropolitana a casa dei nonni
Festa del Papa
Festa della Chiesa
Festa che finisce la scuola...
Allora poi per spiegare il ‪#‎2giugno‬ si racconta anche del battesimo civico che fanno a Germignaga con i 18enni regalando loro bandiera e costituzione. Ma ci si ferma su. ..cos'è La Costituzione? 
Mamma va su filone "il patto" che abbiamo fatto su come star insieme. ..
Papà su filone "il libretto delle istruzioni" dell'Italia. Come si fa per farla funzionare. ..
Cosa abbiano capito Pietro e Gio al momento resta mistero insondabile.

Martedi: 
Mamma: quindi oggi che festa è?
Pietro: della Repubblica! 
Mamma: e che cos'è la Repubblica? 
Pietro: quella come quella di Star Wars... e poi c'è la Costituzione...
Mamma: e cos'è la Costituzione? 
Pietro:.. mmm... co..sti..tuzione...quella cosa che che custodisce la Repubbica! 

(questa è la parte bella. Nel resto della conversazione Pietro esprime nettamente un'anima monarchica resistente anche ai nostri tentativi di sottolineare gli svantaggi dell'avere un re. 
poi Giovanni che passa in agilità da... "qui come re c'è il Papa?" a "Per fortuna mamma tu hai già la corona, con i diamanti, te l'ho regalata io per la festa della mamma"...) 

Regionali 2015: Di politica, video, viaggi in macchina ed allenatori di calcio...

L'astensione alta è preoccupante (anche perché al netto di disaffezioni storiche e non voti tattici c'è tutta un'area di gente che non vota per il disagio di non riconoscere nulla in cui riconoscersi)...
.... certo poi magari non mettere le votazioni nell'unico ponte dell'anno poteva aiutare...

                             
Per approfondire  Radiografia degli invisibili - Blogo - Carlo Gubitosa (da cui è tratta l'immagine) che oltre all'astensione rende visibili anche i senza diritto di voto (cui era dedicata l'iniziativa L'Italia sono anch'io e Qui vivo qui voto con seggi simbolici per stranieri domenica) e l'incidenza (per me sorprendente) di schede bianche o nulle.
                          

Mappe colorate e risultati calcistici.


Ogni infografica semplifica mettendo in evidenza un messaggio. Cosa (ora che è chiusa la campagna elettorale) si vuole evidenziare?

Chi vuole usare i risultati regionali per mettere in difficoltà il governo o per aprire una resa dei conti nel Pd non si lamenti delle cartine. Perché sono parti diverse di uno stesso schema. Attacco, Difesa. Difesa, attacco. 

Ma il campionato non è finito. L'allenatore di una squadra che ha vinto incassando dei gol se vuole al 90' può esultare. Ma dal lunedì serve ripensare ad allenamento e schemi... 

A mio modestissimo parere a partire da partecipazione, partito e problemi concreti. 

Partecipazione:

Il problema è pure la metafora calcistica. Un paese democratico non è un allenatore che da solo (o al massimo con il presidente e il vice) decide tutto, assegnando i ruoli ai giocatori, davanti a spettatori che pagano il biglietto ed applaudono contenti. Perché se lo è, puoi non ti puoi lamentare o stupire dell'astensione. La partecipazione è una sorta di contagio virale che si espande. Tanto più partecipano i vicini, tanto più coinvolgono anche i lontani. Non si riesce a motivare i lontani saltando i vicini. O almeno a me pare sia così... 
Oltre al fatto che in politica (oggi) non si può nemmeno dar per scontato i tifosi. Perché succede che i romanisti di oggi possano tifare Juve domani... (E chi vuole portare a sé gli juventini lo sa). 




                                           Schede di analisi dei flussi regione per regione swg


Persone ed idea di partito:

Che non si possono fare confronti tra europee ed amministrative ci sta. (E le regioni oggi riescono nello stesso tempo a non avere la percezione di rilevanza delle comunali e l'associazione all'idea di distanza e malgoverno delle politiche nazionali. Oltre alla complessità generale. Che c'era un voto in 7 regioni con 7 sistemi elettorali diversi...). 
E poi alle amministrative ci sono liste civiche e non puoi non tenerne conto. Di sicuro possono essere utili a misurare il consenso di "un'area" come hanno provato a fare quelli di IDemLab. Anche se è diverso misurare "il centro sinistra" e misurare "il pd".



Che chi sta al governo paghi un po' nel voto di medio termine ci sta.

Ma il pd mi pare avesse un progetto di crescita. E non è cresciuto (né pescando a sinistra, né pescando a destra, né pescando nel non voto). E ha perso dei pezzi.

Un partito non è una pianta selvatica che cresce spontaneamente nel sottobosco dell'azione di governo. Un partito ha bisogno di tempo, di spazi e di cura. E di una visione declinata in un complesso di autonomie.
Ed ha bisogno di definire l'idea di sé e dei propri candidati e dirigenti.

Il video in macchina della Moretti con Renzi era una comunicazione perfetta.
Era il messaggio ad essere sbagliato. In Veneto i veneti vogliono qualcuno libero e forte. Capace di guidare da solo. E di tenere testa al potere di Roma (ladrona o no che sia). Non qualcuno che si fa condurre e che, in un eventuale scontro, possa al massimo chiedere benevole concessioni all'amico capo. Non averlo compreso mi pare persino strano...

(non serve sparare a zero su una persona o un'altra. Che la competenza non è una qualità assoluta. Ognuno è idoneo e competente solo rispetto ad uno specifico contesto e specifico ruolo in uno specifico momento. Ed è diverso fare il parlmentare italiano, il parlamentare europeo, il sindaco, il presidente di regione etc...). 

Problemi reali: 

È cresciuta la Lega. Non ha sfondato al sud. Ma nel centro nord è cresciuta. La risposta che dà é (per me) irresponsabile ed irreale, ma i problemi cui fa riferimento sono reali. Ed in certi territori la Lega è capace più di altri di stare sui problemi reali. La sfida  è saper trovare e proporre soluzioni meno irresponsabili e meno irreali a quegli stessi problemi. La gente è in difficoltà ed ha paura. Non mi pare gradisca farsi carico anche dei problemi altrui (problemi di conflitti di potere tra partiti o nei partiti). Mi pare preferisca chi sa stare sulle cose. Magari con un po' di egoismo, ma con pazienza, conoscenza, esperienza e senso pratico. 

L'elettore di Matteo Salvini - Terzo segreto di satira 

Poi, a breve... c'è Milano... 


Definisci

Non più di tot di stranieri in classe. Perché altrimenti gli italiani si sentono messi all'angolo, minoranza a casa loro. Definisci demo...