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Il macellaio


Complice il mese d'agosto, la non voglia di cucinare, lo smart working e le chiusure estive dei negozi, scendo a comprare carne trita da mangiare cruda, in un posto diverso dal solito.

Il macellaio, "scusa se ti do del tu, ma sono entrato negli 82...".

"82 anni? Li porta benissimo! Ed é ancora qui in negozio?"

"Eh no, non ne ho ancora 82! Sono entrato negli 82, mancano ancora 2 mesi al compleanno!" e poi continua "Ma la mangia subito o la congela? Dove abita? Va a casa diretta?. Non é che non voglio dargliela ma con questo caldo la carne da mangiare cruda la vendo solo a certe condizioni...". 

E, mentre mi spiega, smonta la macchina per tritare e la pulisce anche dentro "perché basta mezz'ora e dentro si fermano pezzi di carne che diventano neri". E poi via via il racconto della sua decisione di lasciare il negozio al figlio e della necessità di tornare a prendere in mano tutto, 70enne, quando il figlio, restato vedovo con due figli, si é trasferito in Francia ed ha aperto un bistrot. "Non é una macelleria, ma é sempre in negozio. E vende pure carne, anche se già cotta ed insieme ad altro. Diciamo che é un suo modo per proseguire, anche se un po' diverso e non qui". 

"E quindi questo negozio é tornato a me. Ed é tutto: gioia e dolore. Io mica sto qui per guadagnare. Ormai quello che dovevo fare l'ho fatto. Adesso mezza pensione va a pagare le bollette etc... Ma io sono qui perché a stare a casa mi viene l'ansia. Mentre qui c'è sempre qualcosa da fare. E sono qui perché non posso decidere di smettere. Anche se mi ero dato gli 80 come termine massimo...". 

Ascolto e mi vengono in mente altre storie di persone e negozi, croci e delizie, passioni, nel doppio senso del termine, vincoli stretti ed indissolubili, quasi più dei matrimoni. 
Oggi é cambiata l'etica del lavoro. Il lavoro come matrimonio indissolubile. Il lavoro come modalità principale (unica?) di realizzazione di sé. Il lavoro come valore a cui sacrificare tutto. 

Non si trova più chi è disposto a...recitano gli articoli. E in alcune parti degli Stati Uniti stanno ritoccando le norme sul lavoro minorile, per poter assumere almeno minori stranieri, perché anche gli stranieri adulti certi tipi di lavori tendono ad evitarli, se possono. 

Non ho nostalgia del passato. Dal punto di vista della vita in generale, dal punto di vista famigliare, l'equilibrio di prima non è più sostenibile. C'è un carico di cura delle generazioni precedenti e successive che cresce (perché non tutti sono così fortunati da stare bene al punto da lavorare ed andare in piscina ed in bici a 82 anni!) e c'è la consapevolezza che questo non può essere più delegato in toto solo alla parte femminile della famiglia. 

Però, mi pare ci sia un nodo che resta essenziale e che se non viene recuperato l'impianto generale crolla. È l'idea che una minima progettualitá, o anche solo una minima prospettiva futura, sia sensata. O si recupera quella (che ha senso sacrificarsi oggi per avere qualcosa domani...che ha senso impegnarsi oggi, per mettere da parte per domani, che le esperienze di oggi possono essere propedeutiche a quelle di domani...) oppure fatico a vedere come la società possa evitare di stagnare ed implodere. 

Ma questo non può essere un rimprovero al singolo, specie se giovane. Il giovane che vuole garanzie sull'oggi non è irrazionale. Nella maggior parte dei casi sarà fortunato se non attingerà troppo  al patrimonio messo da parte dalle generazioni precedenti. É il sistema che deve cambiare, perché lo sforzo personale abbia senso. 

Intanto, oggi, mi sono goduta un incontro. E la carne, fresca, ha avuto un sapore diverso. 

Pace, lavoro e dignità 2023


E' partita la seconda edizione di Pace, lavoro e dignità che, da metà aprile a metà giugno, raccoglierà tutte le inizia
tive che ruotano attorno a Primo Maggio, Festa della Liberazione e Festa della Repubblica. L'idea è di celebrare questi appuntamento che sono alla radice della nascita stessa della Repubblica e della nostra Associazione, puntando a valorizzare e diffondere la nostra capacità di incontrare e far incontrare le persone, ribadendo l'urgenza della pace, della dignità del lavoro e di tutto ciò che che promuove un'esistenza libera e dignitosa. Tutte le iniziative verranno, come di consueto, pubblicate qui su Azione Sociale ma un link specifico sarà presente anche su Acli.it.
‼️Per iniziative particolarmente strutturate, su proposta delle Acli Provinciali, è disponibile anche una piccola compartecipazione economica da parte delle Acli Nazionali.
📌L'invito a Circoli e Acli Proviciali e Regionali è: a promuovere iniziative e ad utilizzare il logo e le grafiche e ad inviarle a azionesociale@acli.it
📌L'invito a Acli Provinciali che lo desiderano è, nel caso di proposte strutturate, a scrivere ed inviare una proposta a area.animazione@acli.it
Per informazioni maggiori e dettagli dell'iniziativa si rimanda alla mail inviata a Acli Provinciali e Regionali il 3.4.2023.

In una società realmente progredita


In una società realmente progredita il lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perchè non solo è un modo di guadagnarsi il pane, ma è anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere se stessi, per condividere doni, per poter sentirsi corresponsabili del miglioramento del mondo, ed in definitiva per vivere come popolo. 

#fratellitutti

Don Bruno Bignami ai lavoratori Acli 

Marcinelle




Visitare Marcinelle e approfondire la sua storia nel 2022, con ciò che sta accadendo in questi giorni in Italia, è un po' spaesante.

Lavoro, sicurezza, migrazioni, accordi tra Stati e ricadute sulla vita delle persone. Distanza tra attese pre partenza e realtà d'arrivo. Integrazione che poi avviene comunque, a prescindere da tutto, ma il costo è troppo alto.


Onde inesistenti


La fiera dei Maker é un classico autunnale. La location post pandemia al Gazometro la trovo meno ordinata ma fantastica, nel suo connettere direttamente il futuro alla archeologia industriale.
Tanti spunti, tante idee, tante suggestioni. Mi colpisce sempre che in fondo gli stand si dividano in due.
Chi mette al centro l'idea, l'intuizione, l'innovazione (E poi dice: potete usarla ed applicarla voi in tutti i modi e campi). E tu, guardando inesperto, hai sempre l'impressione di non riuscire a capire se hai capito o meno la portata dell'idea.
Chi mette al centro un prodotto finito (E a volte pensi geniali cose che sono banali e viceversa).
Se devo dire il tratto principale notato quest'anno sono i *robot umanoidi* pronti per sostituire/affiancare l'umano nel lavoro.
Il robot capace di vendemmiare non mi inquieta. Lo capisco. Mi funziona.
Il sistema di rilevazione che raccoglie tutti i parametri e li trasmette ed analizza supportando il lavoro dei medici in ospedale mi pare solo utile.
L'infermiere/oss robotico che distribuisce medicine ai pazienti, il dialogatore robotico che allena ragazzi autistici alla comunicazione, l'animale robotico per fare compagnia ai malati di Alzheimer, il promotore finanziario avatar in grado di cogliere le tue emozioni e rapportarsi con te di conseguenza...ecco...tutto ciò che (nella mia ignoranza) confonde l'umano con il non umano...mi preoccupa un po'...
Poi c'è questo: onde inesistenti, prodotte in forma artistica, da analisi di dati reali di onde vere. Questo non l'ho ancora compreso ma mi affascina...

Lotta per la dignità - Roberto Mordacci



Nella cultura moderna noi abbiamo, a differenza degli antichi, collegato in maniera stretta e diretta, quasi univoca: dignità e lavoro. La dignità dell’uomo moderno consiste nella sua fabbrilità, nella sua capacità di fare, nella sua capacità trasformativa, nella sua abilità di abitare il mondo in modo da sentirsene una parte attiva. Non solo giocato dal destino e dal fato ma capace di trasformarlo. In questa trasformazione risiede la capacità dell’uomo di darsi un’identità. E nel rapporto con il mondo, con la cosa, con la natura. Nel fare insieme cose che l’uomo ha un’identità. Questo si chiama lavoro.

Per i greci il lavoro è ponos. È fatica. E’ degli schiavi. Non è ciò che nobilita. Il nobile non lavora tipicamente. Per il moderno il lavoro, cioè l’operazione comune di trasformazione della natura che ci consente di vivere insieme, è la nostra dignità.

E’ per questo che le vergogne che associamo alla nostra vita sociale hanno spesso a che fare con l’incapacità o l’impossibilità di lavorare o con un lavoro non degno. Il mio ruolo sociale è legato alla mia realizzazione di me stesso attraverso il lavoro. La mia dignità è quella per cui io non ho prezzo, è quella per cui ciò che faccio io è tipico dell’umano.

E’ per questo che nella nostra cultura la percezione di essere esclusi è una percezione che corrisponde alla vergogna e l’idea del sussidio porta con sé questa idea. Porta con sé la percezione di non essere stati capaci di darsi la dignità che sta nel lavoro.

Su questo dovremo riflettere, perché ci sono questioni che mettono in discussione il nostro apparato culturale:

Il lavoro contemporaneo, il lavoro moderno (dal lavoro di fabbrica ottocentesco ai lavori più moderni) vede una crescente alienazione. Gli studi più recenti (la 4° generazione della scuola di Francoforte), mettono in luce nuove forme di alienazione. Quella che Marx chiamava alienazione, l’essere espropriato del frutto del proprio lavoro, oggi si ripresenta in maniera molto forte, ad esempio come mancato riconoscimento di lavori non riconosciuti come tali. La cura della famiglia, la cura dell’altro. Non hanno la stessa dignità del lavoro produttivo. C’è una mancanza di consapevolezza del fatto che la società sta insieme anche per questo tipo di lavori. C’è un lavoro sociale a cui non viene riconosciuta la dignità del produrre. È una alienazione molto profonda. Gran parte del nostro vivere, non essendo rubricata sotto la forma economica del lavoro, non viene riconosciuta come lavoro…

C’è un’altra forma di alienazione (altri autori, sempre della 4° generazione della scuola francofortese) hanno messo a tema il fatto che il mondo contemporaneo è attraversato da una forma molteplice di accelerazioni continue. Accelerazioni dei processi tecnologici, che vanno più veloci di quanto noi non riusciamo ad apprendere. Accelerazioni dei processi economici, che vanno più veloci di quanto noi non riusciamo a governare. Accelerazioni relazionali: nell’arco di una vita le persone intrecciano una quantità di relazioni molto più ampia del passato e le reti di relazioni cambiano con molta più frequenza del passato. Queste accelerazioni comportano una forma profonda di alienazione. Non riusciamo più a riconoscerci in ciò che facciamo, perché ciò che facciamo ci sfugge via. Il tempo guizza via e guizzano via le relazioni, il nostro modo di stare nel mondo… si cambia lavoro, si cambiano luoghi, non riusciamo a star dietro, non riusciamo ad aggiornarci ad una velocità maggiore di quella a cui ci siamo già aggiornati… restiamo indietro… questo movimento parossistico ci rende subito inadeguati e subito alienati rispetto alla nostra esistenza. Quindi, il lavoro, che dovrebbe essere fonte di dignità, è fonte di alienazione. Quindi, il lavoro che dovrebbe essere fonte di identità, diventa perdita di identità e perdita di identificazione con noi stessi.

C’è poi un ulteriore fenomeno. La direzione verso cui va galoppando la nostra società contemporanea va verso una società in cui c’è sempre meno lavoro. Va verso una società senza lavoro. C’è un paradossale rovesciamento di ciò che accade tra antichità e moderno. Nell’antichità il segno di nobiltà è il non lavoro. Nella modernità il lavoro diventa il privilegio di pochi, diventa ciò che non c’è. Industria 4.0, automazione, disintermediazione… (il lavoro di molti è lavoro di intermediazione). E’ un fenomeno molto preoccupante e non c’è abbastanza consapevolezza.

Dobbiamo domandarci se il lavoro fabbrile costituisca l’unica e sola fonte di dignità del nostro vivere sociale. Perché questo lavoro ci sarà sempre di meno, ci sarà sempre più sottratto dalle macchine. Ma non dobbiamo averne nostalgia. Ci sono parti del lavoro che da sempre proviamo a sottrarre all’uomo e che proviamo a sostituire con altri mezzi (prima animali e poi meccanici ora tecnologici). Nessuno pensa che nel lavoro servile stia la dignità. Perché nel lavoro servile è tolta la partecipazione, è tolta la personalità.

Ma, se del lavoro possiamo sempre meno fidarci. Se possiamo sempre meno affidarci al lavoro per avere il nostro riconoscimento sociale, dove lo andremo a cercare? Una delle risposte (che è ciò che sempre più accade oggi) è il rifugio nel privato. Il rifugio nella dimensione per cui la mia dignità consiste nel mio hobby, nella mia relazione sociale, di gruppo, di piccola comunità, di appartenenze ideologiche (non più politiche perché della politica c’è poca frequenza…). Il rifugio in quelle appartenenze che sono estranee alla contribuzione sociale. Molti nella nostra società si rifugiano in una forma di dignità che è privata. Accettano di lavorare come macchine, accettano di subire quello che accade al lavoro senza troppo disperarsi e senza troppo lottare, e cercano altrove la propria dignità e identità.

La mia impressione è che questo sia una grande inganno. E’ quello che cercano di farci passare sopra la testa. Togliendo il controllo del lavoro alle persone e alla comunità e cercando di esautorare la popolazione e noi stessi da un processo che ormai è impersonale e che sempre più fa a meno delle persone. In questo modo non usciremo dalla vergogna. Perché quel privato non si collega alla nostra vita comunitaria, alla nostra vita sociale, non si collega alla condivisione, alla produttività creativa.

Mi sono dedicato al tema dell’utopia. Tommaso Moro ci consegna una utopia in cui non si lavora più d 6 ore, in cui la convivialità è lo scopo della convivenza. C’è condivisione del cibo, del lavoro, della cultura. Tutti condividono una lezione tenuta dai dotti, prima di andare al lavoro. Ma i dotti sono parte della comunità lavorativa. L’idea è quella di una comunità che condivide il buon vivere, non che produce qualcosa per altri. Una comunità che condivide un obiettivo. Non che lavora per un obiettivo che dovrebbe arrivare dopo, da fuori, non si sa bene come.

L’Utopia può essere di ispirazione. Ma qui, prima di arrivare a quello, occorre un atro passo. Lo provo a dire in modo un po’ provocatorio. Siamo abituati a pensare, per la cultura moderna (Kant) che il rispetto è fondato sulla dignità. Noi dobbiamo avere rispetto l’uno per l’altro perché ciascuno ha una dignità. Ciascuno di noi ha una dignità come status connaturato alla condizione umana. Tutti sono uguali, in quanto esseri umani. Quindi tutti hanno dignità di esseri umani e quindi tutti meritano rispetto.

La parola dignità in realtà ha una storia più complessa. La parola dignità in realtà inizia con un significato gerarchico. L’uomo è nel rango più elevato della creazione. La dignità dell’uomo è nello stare sopra. I dignitari sono coloro che hanno maggiore dignità perché sono più vicini al re. La parola dignità è una parola in origine gerarchica.

Quello che è avvenuto è che nell’età moderna si è assottigliata la differenza delle dignità tra chi sta in alto e chi sta in basso. I privilegi dei dignitari sono diminuiti, sono aumentati i diritti di chi sta in basso e si è portata l’idea della dignità come equiparata a tutti gli esseri umani. Ma questo non è accaduto naturalmente. Questo è stato una conquista, una pretesa, una lotta. Questo mi fa dire che il rapporto tra rispetto e dignità è il contrario di ciò che pensiamo. Non è vero che la dignità si fonda sul rispetto. E’ la dignità che viene generata dalle pratiche di rispetto. Se c’è la pratica di rispetto, allora si consente alle persone di vivere e di essere guardate come uguali. Se c’è la pratica di rispetto, si consente alle persone di riconoscere se stessi nella relazione. La pratica del rispetto non è una pratica da intendersi in modo morale. Non si rispettano le persone come si rispettano gli orti o i giardini. Il rispetto è una relazione di potere. 

Anche la parola rispetto ha la stessa storia della parola dignità. La parola rispetto indica quella posizione, quel sentimento, che riconosce un potere davanti a sé e dentro di sé. Proviamo a pensarla attraverso questa espressione: noi usiamo il termine rispetto anche nei confronti, ad esempio, della natura, degli animali, della struttura gerarchica delle società… il rispetto ha a che fare con il riconoscimento che di fronte a me c’è un potere che non è totalmente nelle mie mani. La libertà dell’altro condiziona la mia, ma la mia condiziona la sua. 

Il potere dell’orso che ho davanti, (per citare il film Revenant) è il potere della vita che non vuole sottomettersi. Che non ci sta a subire l’aggressione. Che reagisce e della quale devo avere rispetto, perché devo riconoscere quanto è forte lui, per potermi salvare. Per poter tentare di dominare, se voglio dominarlo o almeno ad arrivare a non essere ucciso. Per non arrivare all’annientamento reciproco.

Il rapporto di potere con la natura è il rapporto con le forze naturali è Il rapporto con la vita stessa. Il rapporto di potere tra esseri umani è il rapporto tra le libertà. Non avremo dignità e non ci sarà un lavoro degno finchè non pretenderemo il rispetto, finchè non ci sarà lotta per ottenerlo. Il lavoro privato di dignità, che non è riconosciuto, che è impoverito, il lavoro di alienazione…resteranno tali finchè non pretenderemo rispetto e non lotteremo per questo. Il lavoro mal retribuito, non riconociuto, impoverito nella relazione resteranno tali se non ci sarà lotta....

Una delle forme di alienazione è quella in cui non sono coinvolto nella comprensione dei flussi e processi nei quali mi torvo e degli scopi che stiamo perseguendo. Non ha senso che io lavori in una organizzazione in cui il mio compito è parcellizzato al punto che io non riesco a vedere l’insieme. Una organizzazione in cui mi è chiesta una prestazione e non devo occuparmi di ciò che avviene nell’insieme. Questa è alienazione. Io posso riconoscere la dignità del lavoro se riconosco lo scopo e se sono nella condizione di poter condividere gli scopi.

Questo fa parte del giusto riconoscimento del fatto che ogni ruolo è decisivo per il raggiungimento del risultato. Questo non si ottiene senza pretendere il rispetto. La dignità del lavoro sarà ciò che noi otterremmo tramite giusta rivendicazione. Dove la rivendicazione è economica ma anche sociale e culturale. Rivendicazione culturale per cui il lavoro è un’operazione sociale che solo una comunità umana, solo una comunità civile può compiere, per abitare questo pianeta e questo posto. Posto che ci elargisce molti doni ma che non ci lascia vivere solo di ciò che troviamo per strada.

È in questo che c’è una sfida. La sfida è quella che riporta alla parola che nel vostro manifesto chiamate dignità e che nel mio linguaggio io traduco con rispetto. È il rispetto che pretendo e ottengo quello che genera la mia dignità. E’ il rispetto per cui lotto quello che genera la dignità e la libertà dell’altro e che ci pone all’interno di operazioni comuni e scopi comuni.

Nel vostro manifesto la parola dignità/rispetto si congiungono al tema del lavoro attraverso la speranza. Io proporrei di affiancare alla parola speranza un’altra parola che è lotta. La speranza e la dignità non ci verranno graziosamente donati. Non arriveranno da sole. Se non si lotta. Se non si mostra l’onore. Se non si mostra il potere che abbiamo, in quanto partecipiamo all’attività comune, la dignità non sarà riconosciuta. E questo vale per il lavoro e anche per ciò che oggi non è riconosciuto come lavoro.

Tutto questo deve portarci ad una pretesa. La pretesa che i lavori siano pienamente riconosciuti come parte del tessuto sociale, come fondamento della realtà sociale. E che, in particolare, lo siano alcuni lavori di cura oggi non riconosciuti. Perché sono fondamentali per la società ancora più di certi lavori economicamente efficaci ma che hanno significato meno rilevante per il senso del vivere insieme.

Dal punto di vista delle scelte operative ci sono diverse ricette. Molte proposte hanno a che fare con la trasformazione del mondo del lavoro. Dell’Equilibrio tra non lavoro, lavoro e patrimoni. Una di queste proposte (movimento accelerazionista) dice: pretendi la piena automazione. Pretendi la giornata di 4 ore. Dove il tuo ruolo è ruolo umano e non meccanico. E pretendi che la tua posizione, la tua partecipazione alla vita sociale sia riconosciuta anche economicamente come tale. Questi autori sostengono con altri cose come il Reddito di base (non il reddito di cittadinanza, che è legato al lavoro). Universale e incondizionato. Se i lavori lo fanno le macchine, non troveremo lavoro. Andranno tassati quelli che hanno le macchine, per consentire gli altri di avere una base per fare cose umane. Ci sarà sempre un aspetto di lavoro ma va allargata il senso e la concezione di lavoro. E’ lavoro sociale e lavoro produttivo la relazione, la comunicazione, la comunità. Se non cambiamo la condizione del lavoro siamo destinati a declinare.

Non sono sicuro che siano praticabili. Molti dicono che sono impossibile. La mia proposta è iniziare a pensarci per frammenti. In alcune circostanze è ben tempo di slegare il riconoscimento sociale dal lavoro fabbrile. Allargare la concezione del lavoro verso condivisione di attività sociali che facciamo e che non sono riconosciute.

Questo allargamento è che proviamo a pensare il lavoro nella proiezione non di ciò che ci dà dignità ma di ciò in cui noi pratichiamo il rispetto attivo che è quello di curarsi di noi e dell’altro, che crea la nostra dignità. Che non dipende dal produrre. Ma dipende da questa cura attiva che io chiamo rispetto.

Pace, lavoro, dignità

Con queste parole le Acli in tutta Italia e in diverse nazioni nei luoghi del mondo, dove sono presenti, promuovono, nei prossimi giorni e settimane,  centinaia di incontri ed eventi  per celebrare la Liberazione e il Primo Maggio con un’attenzione particolare alla Pace, perché la memoria e le aspirazioni si coniughino con il tempo che viviamo.

Pace perché si condanni e contrasti l’invasione russa dell’Ucraina ed ogni guerra. Perché si intervenga facendo tornare in campo la politica, una politica alta che usi la forza della legalità e della comunità internazionale per fermare le armi e il riarmo.

Pace, lavoro e dignità, perché pace, giustizia e democrazia si fondano sul lavoro. Su un lavoro che garantisca e promuova un’esistenza libera e dignitosa ovunque e a chiunque, persone, popoli e generazioni. E che, invece, non sia foriero di insicurezza o mera sopravvivenza per la vita di tanti, e di avido arricchimento e pericoloso accentramento di potere  per pochissimi.


Aprile 2022

Tutti i sabati (ore 11.00) – Torino. Le Acli di Torino partecipano tutti sabati al Presidio per la pace in piazza Castello, organizzato dalla rete AGITE contro tutte le guerre.


21 aprile (ore 18.45) – Bergamo.  Spiragli: oltre l’emergenzaIniziativa promossa da “Molte Fedi” e Acli Bergamo.


21 aprile (ore 21.15) – Pontedera (Pisa). La sfida delle comunità energetiche per lo sviluppo integrale” in dialogo con Don Bruno Bignami. L’iniziativa è promossa dal circolo Laudato si’ di Pontedera-Valdera, in collaborazione con le Acli di Pontedera.


22 aprile – Sondrio. Le Acli di Sondrio organizzano un incontro sul tema “La pace in Costituzione”.


22 aprile – (ore 19.00) – BeneventoNilde e le altre. Spettacolo sulle donne e la Resistenza .Presso il Mulino Pacifico le Acli di Benevento partecipano all’evento promosso dall’ANPI Benevento:”.


Dal 22 aprile al 4 giugno – Treviso. Mostra itinerante nei Circoli Acli di Carbonera, Cornuda, Quartier del Piave, Treviso su Barbiana: il silenzio diventa voce”. L’iniziativa è promossa dalle Acli di Treviso.


23 aprile – 30 aprile  Cantù (Como). Le Acli di Como hanno collaborato alla realizzazione della mostra “Il grido della Terra”, esposizione fotografica per conoscere l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.


23-24 aprile – Milano. “Edizione straordinaria Marcia della pace Perugia-Assisi”. Le Acli di Milano organizzano un pullman di 50 persone per partecipare alla marcia straordinaria della pace e della fraternità.


23-24 aprile 2022 – Sondrio. Edizione straordinaria Marcia della pace Perugia-Assisi”. Le Acli di Sondrio organizzano un pullman per partecipare alla marcia straordinaria della pace e della fraternità.


24 aprile 2022 – Venezia. Edizione straordinaria Marcia della pace Perugia-Assisi”. Le Acli di Venezia, insieme alle Acli provinciali di Treviso, organizzano un pullman di 50 persone per partecipare alla marcia.

24 aprile – Le Acli di Como partecipano alla “Edizione straordinaria Marcia della pace Perugia-Assisi”.


24 aprile (ore 21.00)  Torino. Le Acli di Torino partecipano alla Fiaccolata promossa dall’ANPI Torino, quest’anno dedicata al tema della pace.


25 Aprile – Milano. Le Acli di Milano invitano tutti i circoli a ricordare e celebrare la memoria della Resistenza e della Liberazione e ad adottare la figura e il nome di un partigiano cristiano. È stato avviato un percorso di reciproco sostegno con l’ANPC.


25 aprile (ore 6.30)  Dalmine (Bergamo). Giornata a Montesole-Marzabotto, iniziativa promossa da “La Scatola Acli Dalmine”, in collaborazione con ANPI Dalmine.


25 aprile (ore 13.00) – Verona.  “Festa della Liberazione”, pranzo sociale al Circolo Acli Cola aps con momento di riflessione sul tema lavoro.


25 aprile (ore 16.30) – Cascina (Pisa). “Con l’ANPI per un futuro di pace”, iniziativa organizzata dall’ANPI per festeggiare i 77 anni dalla liberazione d’Italia. Le Acli di Cascina sono tra i soggetti promotori


25 aprile (dalle 16.00 alle 20.00) – Pontecchio Polesine (Rovigo). Festa della Liberazione”. Le Acli di Rovigo aderiscono alla manifestazione organizzata dall’Anpi di Rovigo.


25 aprile (ore 9.30) – Benevento. Le Acli della Campania e le Acli di Benevento partecipano con i circoli e le associazioni specifiche alla manifestazione per la Festa di Liberazione promossa da ANPI.


25 aprile (ore 09.30) – Roma. Le Acli di Roma accompagneranno una rappresentanza di donne ucraine rifugiate insieme ai loro bambini per la Deposizione di fiori ai piedi del monumento simbolo della resistenza romana “Siamo Tutti Potenziali Bersagli” a Piazzale Ostiense.


25 aprile (14.30-15.30) – Milano. “Festa della Liberazione”, le Acli di Milano partecipano alla manifestazione nazionale, organizzata dal Comitato permanete antifascista, di cui le Acli fanno parte.


25 aprile – (Como). Le Acli di Como partecipano alla manifestazione ufficiale della “Festa della Liberazione”, organizzata dal comune di Como con l’intervento di Anpi.


25 aprile (ore 10.00) – Cantù (Como). “Liberiamoci. Festa del 25 aprile a Cantù”, le Acli di Como partecipano al corteo promosso dall’Anpi, che prevede la deposizione dei fiori nelle vie dedicate ai caduti antifascisti.


26 aprile – Sondrio. Le Acli di Sondrio organizzano un incontro sul tema “La pace in Costituzione”.


26 aprile (ore 18.00) – Caserta. Le Acli di Caserta promuovono l’incontro “La persona vera ricchezza del lavoro“. L’evento si terrà in modalità online su Google meet.


26 aprile (ore 20.30) – Corduna (Treviso). “Incontro con Enrico Galiano”, un gruppo di adolescenti intervisterà Galiano. L’evento è promosso da Acli Treviso.


26 aprile (ore 21.00) – Piacenza. Le Acli di Piacenza promuovono un incontro su “La pace nel magistero della Chiesa” nell’Aula Magna del Seminario vescovile.


26 aprile (ore 20.30) – Brescia. Le Acli di Brescia, nell’ambito del progetto “Fabula Mundi. Il corso di geopolitica”, propongono un incontro su “La politica estera della Cina e le tensioni con l’Occidente”. 


27 aprile (ore 20.45) – Seriate (Bergamo). Presentazione del libro Resistere nella tormenta. Cattolici e antifascismo” di Mario Pelliccioli, socio di Acli Bergamo e membro della Commissione Cultura dell’ANPI Provinciale di Bergamo.


27 aprile (ore 20.30) – Corte Franca (Brescia). Le Acli di Brescia, nell’ambito del progetto “Fabula Mundi. Il corso di geopoltica 2022”, propongono la proiezione del film di Francesco Furiassi e Francesco Agostini “FOOTBALLIZATION – chi non sa come tornare a casa?”.


27 aprile (ore 18.00) – Brescia. Le Acli di Brescia, nell’ambito degli incontri per parlare di lavoro e giovani, propongono un confronto su “I giovani e il volontariato in Europa”.


28 aprile (ore 18) – Torino. Le Acli di Torino propongono un Web Talk sulla situazione russo-ucraina.


28 aprile (ore 18.00) – Rovigo. “Dal dramma delle morti sul lavoro alla cultura della responsabilità e della cura”, incontro organizzato dalle Acli di Rovigo in collaborazione con la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Adria-Rovigo.


28 aprile (dalle 18.00 alle 19.30) – Milano. Le Acli di Milano propongono un incontro su: “Ucraina dopo le bombe: prospettive economiche e geopolitiche” presso la Fondazione culturale San Fedele.


28 aprile (ore 20.45) – Treviglio (Bergamo). “Emancipazione o alienazione? Uno sguardo al mondo che cambia”, un incontro promosso da Molte Fedi, la rassegna delle Acli di Bergamo.


28 aprile (ore 21.00) – Milano. Le Acli di Como partecipano alla “Veglia dei lavoratori”, presieduta dall’Arcivescovo mons. Mario Delpini. L’iniziativa dal titolo “La vera ricchezza sono le persone. Per una cultura della cura” è promossa dalla diocesi di Milano e dall’Opera San Vincenzo.


29 aprile (ore 20.45) – Chiavenna (Como). “Preghiera per il lavoro 2022”, le Acli di Como e la Pastorale Sociale e del Lavoro Diocesi di Como propongono un momento di preghiera dal titolo “La vera ricchezza sono le persone. Pace, lavoro, dignità”.


30 aprile (ore 9.00) – Montebelluna. “Incontro con Gilberto Pillonetto”, l’ex dirigente scolastico e socio della Fondazione don Milani di Barbiana incontra 200 studenti dell’Istituto Einaudi Scarpa.


30 aprile (ore 9-30) – Primiero (Trento). Le Acli di Primiero Vanoi e Mis promuovono una passeggiata alla Chiesetta di San Silvestro, dove si terrà la celebrazione della santa messa in occasione della festa di San Giuseppe Lavoratore.


30 aprile (ore 10.00) – Sellero (Brescia). Le Acli di Brescia propongono un incontro su “Lavoro e prossimità. Il lavoro come azione collettiva capace di generare comunità e società inclusive attente all’ambiente” presso l’Associazione P.I.R.


30 aprile (ore 15) – Brescia. Le Acli di Brescia propongono un Cammino per la pace attraversando i quartieri di S. Angela Merici, Santa Capitanio e Gerosa, S. Luigi Gonzaga, San Polo storico.


30 aprile (ore 7.30) Bassano del Grappa (Vicenza) – Il circolo cittadino Acli E. Fumagalli di Verona organizza una camminata su Monte Crocetta, un approfondimento sul tema del lavoro e momento conviviale conclusivo.

Maggio 2022

1 maggio – Caserta. Le Acli di Caserta promuovono il concorso “II Mio lavoro” per far raccontare alle persone, attraverso immagini fotografiche, il proprio lavoro.


1 maggio (ore 9.00) – Torino. Festa del Lavoro”, le Acli di Torino partecipano alla manifestazione insieme ai sindacati e alla rete per la pace AGITE del Piemonte.


1 maggio (dalle 9.00 alle 13.00) – Bologna. “Pace, lavoro e dignità”, iniziativa organizzata dalle Acli di Bologna insieme all’Azione Cattolica di Bologna in piazza Maggiore.


1 maggio (9.00) – Martellago (Venezia). “Primo maggio in festa”, iniziativa organizzata dalle Acli di Treviso e Venezia insieme all’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Treviso. Sarà presente il Vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi che celebrerà la Santa Messa.


1 maggio (ore 9.00) – Milano. “Festa dei lavoratori 2022. Al lavoro per la pace”, le Acli di Milano partecipano al corteo dei Lavoratori promosso dalla CGIL, dalla CISL e dalla UIL di Milano. 


1 maggio (9.45)  Cadorago (Como). Le Acli di Milano partecipano al convegno “Lavoratori dunque uomini. Il lavoro come liberazione e non come oppressione”, con un intervento dedicato a Luigi Clerici, fondatore delle Acli milanesi.


1 maggio (ore 10.30) – Villa Prelato (Fano). “Celebrazione diocesana del 1° maggio. Festa di San Giuseppe Lavoratore”, le Acli di Pesaro-Urbino partecipano alla santa messa presieduta da Mons. Ugo Ughi e alla presentazione del messaggio della CEI per il 1° maggio 2022.


1 maggio (ore 10.30) – Aspio Terme Camerano (Ancona). “Primo maggio con le Acli nel tempo del Covid-19 e della guerra in Ucraina”, durante l’iniziativa, organizzata dalle Acli delle Marche, si svolgerà la cerimonia per la 23esima edizione del premio “Bruno Regini – cultura della solidarietà”.


1 maggio (ore 11.30) – Buti (Pisa). “Primo maggio con le Acli”, Santa Messa e benedizione delle tessere presso la Pieve di San Giovanni Battista. L’iniziativa è organizzata dalle Acli provinciali Pisa.


1 maggio (ore 12.00) – Stezzano (Bergamo). “Pranzo soldale”, le Acli di Stezzano propongono il pranzo solidale d’asporto, il cui ricavato finanzierà le Borse lavoro per aiutare i cittadini in difficoltà economiche.


1 maggio (ore 16.00) – Riva Acciaio di Malegno (Brescia)Celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada. Le Acli di Brescia propongono questo momento di preghiera insieme alla Diocesi.


1 maggio (18.30) Vittorio Veneto (Treviso). Nella chiesa di Sant’Andrea di Serravalle di terrà la Celebrazione eucaristica animata dalle Acli di Treviso che sarà presieduta dal vescovo mons. Corrado Pizziolo.


1 maggio Verona (9.00) – Il circolo Acli “Il lato positivo” di Verona, presso la casa Novarini San Giovanni Lupatoto, propone attività per le famiglie con animazione per bambini e ragazzi attraverso dei laboratori artistici.


1 maggio (ore 9.00) – Lugo fraz. Grezzana (Verona). Il Circolo Acli “Il Corso aps” di Verona propone un momento di riflessione su tema lavoro e un’animazione musicale con Acli Arte e Spettacolo.


1° maggio (or 18.30) – Vicenza. Preghiera su: La vera ricchezza è la persona. Le Acli di Vicenza partecipano a questa iniziativa promossa dalla diocesi che si terrà presso il salone del centro giovanile parrocchia di San Giuseppe.


1 maggio (ore 8.00) – Colle Santa Lucia (Belluno). Festa di primavera. Il Circolo Acli don Piero Carpenedo di Vicenza e il Gruppo Alpini di Breganze propongono una passeggiata e un pranzo con cucina tipica alpina.


2 maggio (ore 18) – Bologna. Percorso formativo di ricerca e cambio lavoro, le Acli di Bologna propongono sulla loro pagina Facebook una diretta per raccontare i risultati raggiunti.


5 maggio (ore 21.15) – Cascina (Pisa). Il Circolo Acli “Il Punto” di Cascina propone: Sotto lo stesso welfare. Politiche e pratiche sociali per governare il cambiamento


7-8 maggio (ore 15.00 e ore 10.30) – Radicondoli (Siena). Il circolo Acli di Radicondoli celebra il decimo anniversario della sua intitolazione a Giorgio La Pira, sindaco di Firenze e grande costruttore di pace e dialogo.


10 maggio (ore 20.30) – Brescia. Le Acli di Brescia nell’ambito di “Fabula Mundi. Il corso di geopolitica 2022” propongono un incontro su “Afghanistan, tra guerre, invasioni e fallimentiConoscere il passato per comprenderne il futuro”.


13 maggio (ore 20.30) – Pieve di Soligo (Treviso). I giovani del Liceo Casagrande e delle Acli di Treviso intervistano il prof. Daniele Novara sul tema “La pace e la mediazione di ogni forma di conflitto”.


17 maggio (ore 20.30) – Brescia. Le Acli di Brescia nell’ambito di “Fabula Mundi. Il corso di geopolitica 2022” propongono un incontro su “I cambiamenti climaticiTransazione ecologica e conseguenze geopolitiche”.


26 maggio (10.30) – Roma. Incontro conclusivo il Cantiere Generiamo Lavoro. L’iniziativa è promossa dalle Acli di Roma in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Roma e con altre associazioni


5 giugno – Odeno a Belprato-Pertica Alta (Brescia). Le Acli di Brescia propongono l’iniziativa “Sulle vette dell’educazione. Una giornata sulle orme di Emi Rinaldini”, una giornata di cammino con due docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sul sentiero della resistenza.


(lista iniziative in aggiornamento) 

In banca




Almeno 4 persone di mezza età per questioni di carta di credito. Tutti lavoratori. Tutti che la carta di credito l'hanno sempre avuta. Tutti con soldi sul conto, casa di proprietà e senza problemi di scoperti. 

- Deve portare la busta paga. 
- Non ho busta paga, sono a partita Iva.
- Allora avrà tanti clienti, i bonifici arriveranno da tanti soggetti diversi...
- No, in realtà ho un cliente solo, diciamo due al massimo...
- Ah, ok, allora può portare attestazione di redditi. Il modello unico. Da che anno ha aperto la partita Iva?
- Dall'anno scorso/da due anni...ma lavoro sempre nello stesso posto. Non è stata una scelta mia. Ma li conosco, mi pagano, non c'è rischio...
- Mi può portare il contratto?
- Eh, non l'abbiamo ancora fatto.../Eh si, eccolo...
- Ah, ok, pagamenti ogni tre mesi, ma i pagamenti arrivano sul conto? Non li vedo...
- Si, si, arrivano sul conto, ma...eh non pagano regolare, ma poi arrivano...e comunque la carta non mi serve per avere un credito. Mi serve per la vita normale. Ce l'ho sempre avuta. Non ho mai avuto segnalazioni. 

Poi compilando i moduli...
- mi può dare l'indirizzo del datore di lavoro?
- xxx, via xxx. Ma non credo possa metterlo nel modulo. Formalmente non è datore di lavoro. È cliente.
- Eh sì, era per dare più forza alla richiesta, un libero professionista con un solo cliente è un po' fragile..se lo mettiamo è un errore nel modulo, ma si capisce che è la partita Iva usata dalle imprese come nuova forma di collaborazione... 

Alla fine, di un tipo o di un altro, tutti hanno avuto la carta. Ma hanno anche avuto la sensazione di legalità incerta. E di insicurezza. Di messa a rischio di qualcosa che pensavano status di vita scontato. 

Sportelli di banche di credito cooperativo.
#periferiaromana#ilpaesereale. Anno 2018.

Cose ovvie, secondo episodio

Nel secondo episodio della serie "apprendimento di cose ovvie" si scopre che:
1. La somma di due mezzi lavori fa più di un lavoro intero.
2. Lavorare senza uno staff richiede molto più tempo di lavorare con uno staff. 
3. Anche se lo usi per ascoltare la rassegna stampa o fare telefonate, il tempo degli spostamenti non si aggiunge, resta sempre all'interno delle 24 ore della giornata. 
4. In una città come Roma lo spostamento da periferia a centro è lungo. Lo spostamento da una periferia all'altra della città è più lungo. L'intreccio dei due spostamenti è una variabile impossibile da determinare. 
5. Conciliare figli e lavoro non è facile. Conciliare due figli e due lavori è meno facile. 
Tutto questo per dire che:
Si, sono in ritardo su vari fronti.
No, non userò la Pasqua per mettermi in pari.
Userò questi giorni per stare in famiglia e (spero) riposare. Poi cercherò un modo più o meno equilibristico per selezionare e fare.

La lettera

Eravamo una società costruita sul lavoro.
Il lavoro era il modo per stare nel mondo.

Per mantenersi, ma anche per socializzare. Per rapportarsi. Per sentire di avere un posto ed un senso. Per scandire il passare del tempo: essere piccoli, studiare, per prepararsi al lavoro. 
Iniziare a lavorare, migliorare, imparare, crescere, mettere da parte per dopo.
Invecchiare, lasciare il lavoro, potersi godere il riposo. 

Gli esclusi e gli sfruttati ci sono sempre stati.
Ma c'era un senso complessivo che teneva assieme i momenti e le cose. 

Oggi non si sa più su cosa siamo costruiti.
Oggi il lavoro è il nodo irrisolto. 

Oggi la gente muore perché non trova lavoro. Ma in primo luogo perché non trovando lavoro non trova più senso nel vivere.

A volte solo nel morire (uccidendo o denunciando) trova un senso. Ed attenzione.
A volte muore perché teme di non poter più gestire la rabbia. E muore per non uccidere.
A volte uccide. 

Oppure non uccide, non muore. Ma vive male.
Piena di disagio. Ed il disagio è una tossina che intossica. E le intossicazioni uccidono. Solo in modo più lento. 

Il lavoro era un perno.
Assieme al territorio. 
E ad un senso del tempo. 

Ripartiamo da qui, per uscirne vivi.

La conciliazione

La conciliazione è un'arte delicata.
Sorprendentemente (ma poi perché?) di più per un autonomo che per un dipendente.
Se c'è qualche piccolo inconveniente sanitario in famiglia diventa più complesso.
Se ci aggiungi qualche disguido logistico...
La soluzione, ad un certo punto, è solo smettere di pensare di poterci far stare tutto.
Ed accettare che qualcosa di qui o di là salti.
E riformulare e metabolizzare in fretta.
Sperando di aver azzeccato il criterio giusto del salto. 
Credo.

Le boutade elettorali e la presa in carico dell'accoglienza...

Il rapporto tra lavoro e volontariato contiene sempre alcune scivolositá.

Non mi convince l'idea di un volontariato in funzione propedeutica al lavoro. Anche se ovviamente facendo volontariato (come facendo tante altre cose,  tra l'altro) ci si forma e si acquisiscono competenze.

Non mi convince l'idea di un volontariato riservato a chi è già a posto con tutto. Lavoro, remunerazione, diritti...

Io la metterei così:
Tutti hanno diritto ad un lavoro dignitoso. Con tutto ciò che significa. Compresa giusta remunerazione e diritti.
Tutti hanno diritto ad essere parte (ed essere percepiti come parte) della comunità.  Ad essere risorsa e non problema. A poter dare il proprio contributo.
Oggi questi diritti sono disattesi per tanti.

E c'è da star attenti agli scivolamenti e le confusioni tra il primo ed il secondo.
Ma mi dispiacerebbe molto una situazione in cui per tutelare il primo diritto si finisse per negare anche il secondo. 

Oggi i rifugiati e richiedenti asilo si trovano in una situazione di attesa. Spesso prolungata. In cui sono negati entrambi i diritti.  Quello di lavorare e mantenersi. E quello di essere in relazione con altri e di far qualcosa (anche gratuitamente) di utile per la comunità. 

Il primo è negato per legge (perchè nella fase di attesa non è definito lo status della persona). Il secondo per legge si potrebbe concedere. Perché mi pare non esista nessuna legge che vieti di dare una mano gratuitamente alla comunità. 

Quindi mi spiace ma su questo punto non sono d'accordo con quanto ha dichiarato il mio presidente. Io mi auguro che le parole (goffe) di Alfano non siano solo una boutade elettorale. Mi auguro che siano l'inizio di una (tardiva) presa in carico della situazione dell'accoglienza.  

Anche perché  scivolare in una situazione di lavoro "forzato" è rischio (negativo) da evitare. 

Ma costruire sistemi di partecipazione e rispetto delle persone che valorizzino ciò che si può valorizzare  è un rischio (positivo) da correre. 

A lasciare le cose come stanno non si corre nessun rischio. Si ha la certezza di veder negata l'umanità delle persone ed i loro diritti. 

Nota tecnica: Di cosa parla la proposta (da Famiglia Cristiana): 
La circolare. E’ su questo punto che si inserisce la  circolare del ministero per l’interno n.  14290  del 27 novembre 2014. Essa  individua nella “inattività dei migranti” una delle criticità connesse all'accoglienza, “che si riverbera negativamente sul tessuto sociale ospitante”.  La soluzione individuata dalla circolare è la firma di protocolli d'Intesa con gli enti locali, anche in consorzio, “per porre in essere percorsi finalizzati a superare la condizione di passività dei migranti” ospitati nelle province di rispettiva competenza attraverso l'individuazione di attività di volontariato.   
I requisiti. La circolare fissa 5 requisiti imprescindibili di tali attività di volontariato:    1) Devono essere svolte esclusivamente su base volontaria e gratuita;    2) Devono essere finalizzate al raggiungimento di uno scopo sociale e non lucrativo;    3) Deve essere sottoscritta un'adeguata copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi e contro gli infortuni, non a carico di quest'Amministrazione;    4) Deve essere assicurata una formazione adeguata alle attività che saranno svolte dai migranti volontari;    5) Gli stranieri devono aderire, in maniera libera e volontaria, ad un'associazione e/o ad un'organizzazione di volontariato.  

Europa

Comunque il concetto principale di stamattina è: Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa. Tutti abbiamo p...