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Senza mascherina


Oggi per la prima volta arrivo in ufficio dimenticando la mascherina.
Vuol dire che dimentico le cose, si.
Ma prima di arrivare in ufficio sono stata in due negozi, passata al bar e visto gente. E me ne sono accorta solo all'entrata del palazzo.
Per cui vuol dire che la mascherina non è più un riflesso automatico uscendo di casa. E questo mi pare cosa buona

Nessuno

Nessuno (dei ragazzi che conosco) pensava che l'avrebbero mai potuta togliere quest'anno (la mascherina a scuola).
Molti pensano che di sicuro ci sarà anche l'anno prossimo. Come tutte le altre norme da covid.
Io penso che almeno potrebbe tornare la ricreazione libera ed il potersi spostare tra i banchi.
Almeno per sfruttare questo tempo e ricordarsi che la scuola può non essere solo così, prima di iniziare un nuovo anno...

10 giorni


A: bene, quindi con un contatto di positivo non stai più a casa da scuola. Si va verso la normalità, meno male.
B. Si vedranno domani a basket allora.
A. No, altra settimana di stop allo sport. Con un contatto scolastico positivo (anche se più di 48 ore prima, con mascherina e con conferma che il giorno del contatto era negativo) lettera che prescrive 10 giorni di mascherina fp2 obbligatoria arriva.
L'efficienza, quando non serve, c'è.
E lascia al singolo la libertà di scelta tra fare le cose di senso, disobbedendo o mantenere cose insensate, obbedendo.

Dalla dad alla ddi


Ci abbiamo messo mesi per arrivare (ormai abbastanza unanimemente) a stabilire che lezione in dad e lezione in presenza non sono equiparabili.
E che é un fattore che intercetta le diseguaglianze, ampliandole.
Potremmo metterci un po' meno a capire che la ddi (che di fatto è, quasi sempre, un link per far seguire da casa ciò che accade in classe, per metà delle ore in cui gli altri sono in classe) è ancora meno equiparabile all'idea di scuola ed ancora più moltiplicatrice di disuguaglianze?

Assenti

Prof: Bianchi? 
A: assente prof. 
B: no, non è assente, è positivo. 
Prof: ah ok, adesso apro il collegamento. 

Prof: Verdi? 
A: assente, prof. Si é operata. É a casa in convalescenza.
Prof: allora non può avere il link, assente. 

Prof: Rossi? 
A: il papà é positivo, lui ha fatto il tampone ieri ed è negativo. Ma i suoi non lo mandano, per sicurezza per qualche giorno.  
Prof: eh fanno bene, però per legge potrebbe venire. Niente link. L'ha deciso il consiglio di istituto. Assente. 

Prof: Neri? É un po' che non viene, ne sapete niente?
A: no, pure in chat non si fa sentire, boh...

Prof: Gialli? 
A: assente. 
Prof: come mai? 
A: boh, il giorno che siamo rientrati tutti dalla dad non aveva il green pass del tampone. E hanno chiamato i genitori per rimandarlo a casa. Forse non glielo hanno ancora fatto...

Va bene la sicurezza sanitaria in pandemia.
Ma forse una riflessione dal punto di vista educativo potremmo farla. 
Perché altro che competenze trasversali, stiamo massacrando l'idea di gruppo classe.

Referti


Non sono bastati 2 anni di pandemia per organizzare il ritiro in modalità non cartacea di un referto di visita medica (tra l'altro attesa per mesi, ovviamente).
É chiaro che abbiamo tempi di apprendimento molto lenti. Pensavo.
Poi oggi scopro che c'è pure una fila lunghissima perché il "ritiro referti" é unificato a quello degli esiti dei tamponi...e allora non è lentezza di apprendimento, é perversione organizzativa...


Terza dose


- Patologie? nessuna
- Farmaci abituali? nessuno
Complimenti
alla signora del 1942 in fila per il vaccino per il suo stato di salute invidiabile.

Da ieri è finita la quarantena dei libri


"Come vede sto toccando il libro che ha riportato. Da ieri é finita la quarantena dei libri".
Racconti di emozioni da tempo del covid

Il primo gesto di socialità è una infrazione alla regola


"Mi guardava fisso, a ricreazione. Io non capivo.
Poi, con un movimento veloce, mentre nessuno guardava... mi ha passato 3 Oreo! Oh, dico, 3 Oreo!".
Il primo gesto di socialità è una infrazione alla regola.
Non biglietti nei compiti in classe, non telefonini clandestini, ma...contrabbando di biscotti!
#scuolamedia che resta al tempo del covid, anche mentre tutto riparte.
Vita che si infila comunque, anche in mezzo alle regole.

Una bella boccata d'aria


Ricordate ai vostri figli:
- non possono scambiarsi gli oggetti
- devono restare distanziati anche mentre escono
- non devono alzarsi dal banco
- devono tenere sempre la mascherina ben indossata...
Quando lo chiedono, noi li mandiamo al bagno, così possono tirare giù un attimo la mascherina e respirare bene, ma in classe devono tenerla sempre e ben indossata! É importante! A tutela della salute di tutti"...
La scuola é ancora in piena #epocacovid
Ps. Guarda tu! Io i bagni scolastici me li ricordo come luoghi in cui, per fumo o puzza, il fiato si tratteneva...adesso invece, sono i luoghi in cui tirare un bel respirone... Speriamo almeno ne abbiano guadagnato in pulizia!


Adattamento e riformulazione piani


La specialità che tutti stiamo prendendo è "adattamento e riformulazione piani". La caccia di primavera voleva essere diversa. Ma è stata. Tutto il gruppo assieme. Ognuno ha vissuto il suo pezzo. Dal mio punto di osservazione tante cose belle, compreso un fuoco, buon cibo, correre, giocare, cantare e...un bel pennone sul tetto!  

Più che il senso di un anno che si chiude, ciò che abbiamo sentito è il senso dell'andare verso qualcosa che si apre: un'estate con vacanze di branco, campo di reparto e route!!! La vita trova sempre il modo di infilarsi, anche in mezzo ai casini! 

Fatti online, questi incontri, non sarebbero stati gli stessi...

San Giuseppe artigiano protettore delle Acli (in legno, con l'ascia, lo sguardo fiero e le spalle larghe), San Pietro e San Paolo, il loro discutere in modo profondo e acceso, restando Chiesa. La scelta di raffigurarli, comunque, guancia a guancia. 

Le comunità fatte di specificità, di località, di appartenenze storiche, linguistiche e culturali. Il fascino e la fatica della convivenza interetnica. Lo sviluppo come processo da animare. 

La Storia, fatta di tante storie diverse, con vissuti diversi e sempre qualche particolare ancora da scoprire. Le tracce che restano appese nei corridoi, ed i manifesti della comunicazione non ostile negli ascensori degli alberghi. 

I luoghi: cielo, monti, chiese e statue. Bellezza! 
Il cibo, il vino, i dialoghi e gli sguardi. L'accoglienza. 

C'è tanto treno ed un po' di stanchezza, in questi due giorni in Trentino - Alto Adige/Sud Tirolo, a Trento e Bolzano/Bozen, ma più di tutto c'è la sensazione strana dell'essere tornati, dopo tanto (almeno io), a girare e la certezza che nessuno degli incontri sarebbe stato nemmeno vagamente lo stesso, facendolo online.

Difficile non vuole dire impossibile


G: Pensa se insieme al lockdown viene pure il blackout?! Così si che è davvero impossibile vivere....
Mamma: non è impossibile. È "solo" molto più difficile. Tipo come quando sei a livello 2 di un gioco e ti trovi direttamente a livello 6 o 7. All'inizio ti sembra impossibile. Poi piano piano trovi le strategie pure per quello... Le strategie le trovi sempre. Però certe volte ci vuole davvero tanta fatica!
G: si, ma senza elettricità sempre, non è possibile vivere!
Mamma: quando eravamo in Kosovo all'inizio non c'era l'elettricità. Poi hanno iniziato a diffondersi i generatori.
P: e che sono i generatori?
Papà: sono dei motori, tipo quelli delle macchine. Solo che non fanno andare la macchina, producono l'elettricità che tu puoi usare per la luce, per i computer...
Mamma: In Kosovo quando andava via la luce si usciva dalla porta e si accendeva il generatore. Certo, si spendeva in benzina, si inquinava, c'era sempre rumore... Però si faceva...

I figli, a volte, fanno il mestiere, difficile, di dare parola ai timori. I genitori, a volte, pensando a come essere d'aiuto ai figli, trovavo risposte che non sanno di avere...

Difficile non vuol dire impossibile.

Nine


Esseri umani e macchine. 

La scienza, composta di più parti: 

        L'intelligenza tradizionale. 

        La capacità di inventare il nuovo. 

        La capacità di studiare e catalogare. 

        La capacità di guarire. 

        L'estro, l'arte. 

        La capacità di combattere. 

        La capacità di porsi le domande e correre rischi. 

        L'anima. L'umanità. 

Sopravvivere in contesti apocalittici. Grazie all'alleanza tra le diverse forme di intelligenza. 


 

Dopo una settimana un po' quarantenata



Dopo una settimana un po' quarantenata.
Due tamponi negativi (con coda molto minore del previsto).
Un passaggio casua
le in macchina davanti alla casa che fu, con annesso tuffo al cuore.
Un lupetto che diventa esploratore senza poter uscire di da casa. E finisce nei cobra.
Un esploratore, che assieme agli altri riceve in eredità una pianta strana di cui aver cura a turno. E la chiamano crack.
Entrate, uscite, cambi di capi. Richieste di disponibilità.
Rivedere i nonni, seppur mascherati.
Tornare a camminare.
Certo, è anche il weekend dell'ennesimo dpcm e del suo carico di notizie negative e preoccupazioni su vari fronti. Ma intanto, chiudendo la giornata, assaporo la bellezza delle piccole cose e riconosco il senso che hanno. Anche quando sono fragili, imperfette e provvisorie.

Agosto 2020: l'esperienza faticosa di questo inverno non è finita




Più di una volta durante questo anno strano, pensando all'estate, ci siamo domandati: chissà se si potrà andare a Cortona, chissà se si potrà stare nella stessa casa con i nonni... Adesso agosto é iniziato con 3 giorni che sembrano una scorpacciata di libertà. 

Libertà di stare un po' assieme, libertà di rientrare in contatto con la natura, cioè con la vita. Libertà di sguardo (che arriva giù in fondo, fino al lago) e libertà di pensiero (perché è certo, cambiare luogo, aiutare a lasciare andare prospettive asfittiche). 

Sto rileggendo "La fragilità di Dio" di Brunetto Salvarani, scritto nell'esperienza del terremoto di Carpi. "C'è un problema esistenziale di equilibrio fisico e metafisico. Nella vita cosiddetta normale, quando uno cade, si appoggia su qualcosa, ma quel «qualcosa» non c’è più col terremoto. Un detto tunisino descrive ironicamente questo stato d’animo come fosse un vano consiglio: «Aggrappati alla tua barba»". Con il covid (ed in altre esperienze) credo sia simile. Ci sembra di vivere aggrappati alla nostra barba, cioè di vivere in maniera insensata. Ma non vediamo alternative. 

L'esperienza faticosa di questo inverno non è finita. Su tantissimi fronti. Ma ci sono dati giorni che permettono anche altre esperienze. Scorte di vita, di fiato, di senso. Viverle non è fuga. É gratitudine e investimento. Leggerezza alla Calvino. Spostare, almeno per un po', i "macigni dal cuore". 

"La morte è necessaria per la vita, come la crisi è necessaria per intraprendere nuove strade mai percorse prima. Il paradosso è il miglior modo per esprimere la Verità. L’assurdo ci purifica dall’accumulo di false certezze". 

Ma, anche questo é paradosso "Lo stesso assurdo può portarci al nulla, a un vicolo cieco, alla morte o alla pazzia. Nei terremoti di civiltà, non solo gli idoli crollano, ma anche i capolavori". 

C’è un mistero in questo "Un limite che circonda la nostra conoscenza umana, che ci fa capire che siamo piccoli, curiosi, assetati di conoscenza, ma non possiamo capire tutto, anzi: tutto quello che conosciamo è piccolo, quasi niente davanti all’immensità dell’universo".

Le nostre stesse virtù non sempre ci aiutano. "I religiosi sono talvolta colpiti da questo orgoglio sapienziale, pensano di sapere cosa c’è nella mente divina, cosa pensa Dio, quali sono le sue vere intenzioni! È necessario un terremoto per far cadere queste grandi certezze, queste costruzioni teologiche umane, assolutizzate nella storia".  

È doloroso da vivere, ma "il senso del limite è salvifico". Nulla si salva nel modo in cui noi ci ostiniamo a salvarlo. Eppure nulla ci esime dal fare la nostra parte. 

E' un periodo che ci aiuta a comprendere anche la fragilità di Dio. "Un Dio che si consegna alla storia e all'interpretazione è un Dio che si infrange infatti, come un cristallo sottilissimo, a ogni urto del tempo e ad ogni variante della Parola. 

In ogni momento della storia la sua verità deve restare esposta a un alto tasso di rischio, deve essere impossibile catturarla, fissarla, sublimarla e, perciò, adulterarla, indorarla e farne così uno strumento di potere".

Guardo un ceppo di insalata, una cipolla gigantesca, un bosco, un monte, il modo in cui giocano i ragazzi, in cui invecchiano gli anziani. E il modo in cui mutiamo continuamente noi stessi...Non so nulla di come fanno a nascere realmente le cose, nulla di come e quanto sono resistiti e resisteranno al tempo ed agli eventi le cose che conosciamo, le persone che amiamo. Nulla di ciò che sarà, domani. 

Eppure, visto da qui, oggi, questo "nulla" non spaventa. E fa sentire che, nonostante tutto, siamo sempre a debito con l'esistenza. 

Distanziamenti






"Il nostro obiettivo è quello di contrastare il distanziamento sociale, mantenendo il distanziamento fisico"

(cit.)



Ecco. Così mi piace. 
Fare confusione tra obiettivo da contrastare e obiettivo da raggiungere non è confusione da poco. 
Le parole hanno un senso. Se non le svuotiamo è meglio.

Innovazione forzata



Del consiglio nazionale Acli di oggi si potrebbero dire varie cose. A me piace registrare che quel consiglio nazionale che nell'idea sembrava semi impossibile, siamo riusciti a farlo diventare realtà. 
A luglio, durante la settimana, metà in presenza, metà online, distanziati, in spazio enorme, con mascherine, amuchine, cartelli, segnali... Ma l'abbiamo fatto e la tecnologia ha funzionato. 
Il che vuol dire che, quando ci troviamo obbligati, siamo più capaci di sperimentare l'innovazione di quanto noi stessi crediamo. 



Tutti geni...


Continuano ad arrivarmi notizie di scuole "con classi di tutti geni" per i voti alti. 

Ora, io non vorrei deludere nessuno, ma mi pare chiaro che (come ovvio ed in parte pure giusto) i voti di quest'anno rispondano a logiche del tutto diverse. 

C'è il 10 perché "nonostante il caos, si sono impegnati"
C'è il 10 perché "non potendo valutare l'apprendimento, valuto se mi sono arrivati i compiti e se hanno partecipato".
C'è il 10 perché "se metto voti bassi poi magari mi fanno le pulci su come ho insegnato online".
C'è il 10 perché "a casa mi hanno obbligato a studiare il doppio del solito". 
C'è il 10 perché il consiglio di classe ha insistito. 
C'è il 10 perché "se chi non ho più visto lo porto a 6, chi insufficiente a 7, chi è 6 diventa 8 e così via... basta un 8 per fare un 10"...
E c'è il 10 perché rompendo gli schemi alcune cose sono (per errore?) risultate più adatte a chi il metodo classico lo reggeva poco...

Non é un problema. Se lo sappiamo. E se, quando l'anno prossimo a settembre, guardando un po' più nel dettaglio, emergeranno lacune e dubbi e confusioni, non andremo in crisi e non lo troveremo strano. 

L'importante è capire il senso delle cose, non rinfacciarci presunti imbrogli reciproci (come? Ti Ho dato 9 e tu adesso...Come? Gli ha messo 9 e adesso...) 


E rimboccarsi le maniche per il nuovo inizio.

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...