Rametti di ulivo.
Stamattina, fuori dalla chiesa, pronti per essere portati in precessione e benedetti, ovviamente.
In mano a tanti, anche laicissimi, che sono venuti a donare il sangue. Che dovevano posarli da qualche parte o affidarli a qualcuno, per scoprire il braccio. Non sorprende.
Negli zaini di madri in attesa di figli adolescenti impegnati in un raduno kpop ballato a piazza della Repubblica. Tra musica coreana e capelli decolorati.
Infilato tra i libri della signora dell'est, che mangiava immersa nella lettura, nel ristorante georgiano.
Nello zainetto della bambina apparentemente inglese, alta e bionda, che sembrava in tutto una turista ed usciva dal MC con suo papà saltellando.
Nella borsa di tela delle ragazze in ultima fila al cinema. Che quando si è riaccesa la luce avevano gli occhi rossi per Hamnet.
E persino sul mezzo militare blindato, su cui stavano salendo tre ragazzi che a me parevano giovanissimi, sotto lo sguardo tra il curioso ed il preoccupato di tanti attorno.
Ed anche attaccato alla bici di uno degli anarchici che in un gruppo total black ricordavano presumibilmente amici scomparsi.
Non lo so se sono solo gli ultimi resti di una tradizione che si sta perdendo o se sta nascendo una nuova forma di superstizione. A me piace pensare che sicuramente abbiamo pensieri diversi su come si raggiunge la pace, ma forse il desiderio di pace (interna ed esterna) invece ce l'abbiamo tutti...