Al funerale Silvia accoglieva con un sorriso: “Ce l’hai già?”.
E ti metteva in mano “La
steppa urbana”.
Mentre tutti pensavamo al fatto che ci sentivamo un po’
orfani, lei silenziosamente ci diceva che lui quel sentimento l’aveva già provato, nel suo
senso innaturale e contrario, per una figlia.
E ci aveva già sofferto, e pensato e pregato e scritto sopra. Non da solo, con lei.
La scrittura, non come desiderio o vanità, ma come necessità
e libertà.
Scrivere per comprendere. Fissare perché qualcun altro possa
prenderne.
Paternità, anche questa, in fondo.
Chissà se si sentiva “orfano al contrario” solo di Sara.
O anche della democrazia e di altro. Mi è capitato di
pensare.