Tra prossimità e sicurezza: social street e gruppi di controllo di vicinato. Forme leggere di associarsi. - Niccolò Morelli



di Niccolò Morelli - Università di Genova.


Abbiamo provato ad osservare l’agire nel contesto della prossimità, nel quartiere. L’agire nell’interazione tra digitale e fisico.  Attraverso la comparazione tra social street e gruppi di controllo di vicinato. Le social street sono persone che non si conoscono, che riconoscono che non conoscersi è un problema e che cercano di creare rapporti di prossimità. Lo fanno tra digitale e reale. Partono da gruppi fb e poi si trovano nella via. 


Le ricerche empiriche mostrano che le esperienze di social street, attraverso la convivialità, nella pandemia hanno svolto anche una funzione di mutuo aiuto, portando la spesa a casa dei contagiati, hanno promosso le balconate del “ce la faremo” e al tempo stesso hanno permesso un aumento della percezione di sicurezza del quartiere: conosco il mio vicino, mi rendo conto che non è brutto e cattivo, sento che mi posso fidare. Mi sento meno solo nella città. Sento che, in ogni caso, anche accadesse qualcosa, ho una rete di supporto.

Partecipazione. collaborazione e piattaforme. Nessuna incompatibilità di principio, ma nessun automatismo. - Ivana Pais


di Ivana Pais 

Io tratto un tema che lavora su prodromi e prerequisiti della partecipazione sociale e dell’associazionismo, perché io studio il digitale, non in termini di sondaggi online ma, negli ultimi 15 anni, ho studiato il ruolo del digitale nei rapporti tra economia e società. Gli studenti qui presenti non se lo ricorderanno, ma una decina di anni fa sono nate le piattaforme digitali che noi abbiamo inserito sotto un cappello che abbiamo denominato sharing economy. In quegli anni le aspettative su queste piattaforme collaborative erano tante. Sono nate dalla convergenza tra fatti anche storici e di contingenza economica diversi: c’era stata crisi finanziaria, le tasche dei cittadini erano vuote e c’era bisogno di risparmiare. Iniziava ad emergere una sensibilità ambientalista, che poi si è manifestata con più forza. Nel frattempo le tecnologie ci mettevano a disposizione cose che per voi sono scontate ma che per noi allora non lo erano, come ad esempio la geolocalizzazione: sapere dove si era, potendoci incontrare. Tra 10 anni, allo stesso modo, ci racconteremo come oggi stiamo iniziando ad esplorare Chatgpt e le sue possibilità. 

Ma visto che intanto dall’avvio delle piattaforme è passato del tempo è interessante vedere cosa ha generato, cosa ne abbiamo fatto e cosa non abbiamo saputo esplorare, per creare una economia che favorisca una relazione tra le persone. Il favorire la relazione era un prerequisito da cui poi poteva nascere altro. La sensibilità era forte. Il movimento sosteneva il bisogno di una economia diversa che favorisse una forma di partecipazione civica anche attraverso una partecipazione economica. Quello che è successo è che non è andata così. Ma il rischio che stiamo correndo è di non veder quello che c’è. Abbiamo sbagliato a posare lo sguardo. L’aspettativa era avere piattaforme collaborative. Con una aspettativa di determinismo tecnologico spinto. I dispositivi tecnologici avrebbero dovuto creare effetti sociali. Questo non è avvenuto. 

Il confine tra attivismo civico e politico, tra luoghi offline e online appare oggi progressivamente più poroso... - Luigi Ceccarini

Nell'intervento a "La partecipazione sociale" Luigi Ceccarini ha sostanzialmente ripreso le riflessioni dell'Osservatorio su Gli Italiani e lo Stato curato da LaPolis dell'Università di Urbino con Demos: 

QUELLA INSOPPRIMIBILE VOGLIA DI PARTECIPARE
[L. Ceccarini e M. Di Pierdomenico]

Nelle ultime due edizioni l'osservatorio su Gli italiani e lo Stato, curato da LaPolis dell'Università di Urbino con Demos, si era registrata una progressiva contrazione della partecipazione.

Gli ultimi dati mettono in evidenza una sensibile ripresa del coinvolgimento degli italiani dopo la "sospensione" indotta dalla pandemia. Rimane uno scenario segnato da incertezza nel futuro, ansia per le conseguenze della crisi del Covid, dell'a
ggressione all'Ucraina, e dalle aspettative verso il nuovo governo. In questa cornice di attesa, i cittadini stanno ricostruendo la loro collocazione nello spazio pubblico. È vero che la partecipazione elettorale ha sofferto dell'astensione più alta della storia repubblicana, ma su altri fronti si osserva un certo dinamismo. Se si confronta il quadro di oggi con quello pre-pandemico, la distanza appare ancora importante ma gli italiani stanno recuperando in termini partecipativi. Il volontariato è tra le attività più praticate (42%). Le tematiche ambientali, del territorio e della città hanno mobilitato un cittadino su tre (32%). Anche le azioni più esplicitamente politiche, come partecipare a manifestazioni di partito, proteste e flashmob, hanno coinvolto una componente non trascurabile di italiani (17%). Più dello scorso anno, ma un po' meno del 2019. Le petizioni, anche grazie alle piattaforme online, sono state firmate da un cittadino su tre (31%) con una partecipazione doppia tra i giovani (18-29 anni: 61%). E non appare marginale la componente di cittadini che ha discusso di politica nei social, nei forum online (25%).


Non si tratta certo dell'idealtipo di sfera pubblica, luogo di confronto e dibattito tra cittadini, ma denota un certo interesse, e forse preoccupazione, verso questioni di natura collettiva. Resta alta, anche se in calo, quanti ritengono la Rete uno strumento democratico per criticare pubblicamente l'azione di politici e governanti (64%) e quindi per impegnarsi. Dai dati emerge che la partecipazione dei cittadini non prende forma solo negli spazi tradizionali e in quelli digitali. Ma si sviluppa anche nelle pratiche della vita quotidiana, come i consumi. In ripresa appaiono stili di consumerismo critico, come il boicottaggio di prodotti o di brand (25%) o l'acquisto responsabile (42%), basati su motivazioni di natura etica, politica, ambientalista. Ancora più ampia è la quota di cittadini che ha speso del denaro con intenti filantropici, dove parte del guadagno serviva a sostenere una buona causa (53%). Il confine tra attivismo civico e politico, tra luoghi offline e online appare oggi progressivamente più poroso.

L'impegno dei cittadini sta assumendo un contorno ibrido.

Dell'associarsi non ne sappiamo tantissimo... - Tommaso Vitale


di Tommaso Vitale - 


Associarsi, mettersi insieme. Il punto fondamentale di ciò che dirò io oggi è: non ne sappiamo tantissimo. Possiamo essere un po’ sistemartici su alcuni temi, ma l’avventura e la logica della scoperta è qui: è ancora tutto da fare. Nel passato, collettivamente, nelle scienze sociali europee, ci siamo un po’ sbagliati nel modo di pensare e ragionare e spiegarci il fenomeno associativo. 


La partecipazione associativa e sociale è un aspetto centrale della modernità, della vita insieme:  cantiamo in una corale, giochiamo a calcio in un club amatoriale, ci incontriamo per discutere le finezze di una certa forma di yoga, impariamo una lingua insieme a persone che non la conoscono, aiutiamo ragazzi più giovani ad imparare, facciamo grandi manifestazioni per la vita dell’acqua, diamo vita a mense popolare, facciamo cose per rilanciare l’attrattività dei nostri paesi… Sono cose molto diverse tra loro, ma hanno un punto comune: sostanzialmente ci mettiamo insieme, facciamo insieme, ci emozioniamo insieme. Sono tantissime le cose per cui il mondo della politica e il mondo intellettuale hanno guardato con fascinazione al mondo della partecipazione sociale. 


La storia inizia quando Alexis de Toqueville parte per gli Usa e vede qualcosa per cui dice ”Questi stanno imparando la democrazia giocandosela”.

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...