Dove la povertà è maggiore, funziona ciò che è comunitario
In altre città, nonostante la pandemia abbia colpito, sono scattati dei meccanismi di collaborazione tra amministrazione locale e società civile. E' accaduto dove c’era un pregresso di relazione e conoscenza. E' successo grazie ad una serie di alleanze già presenti. Roma non le ha.
Roma è una città che è fortemente caratterizzata da una storia antica e importante di volontariato. Ma in cui le associazioni sopravvivono nonostante mancanza di fondi e di riconoscimento. Durante la pandemia ci sono state importanti allocazioni di fondi per associazioni. Fondi per poter aiutare chi aiuta. Il lazio non è stato coperto da nessun fondo.
Charlemagne ha 20 anni. E' una fondazione privata, aconfessionale, apartitica che ha la volontà di avere come primo interlocutore non l’individuo ma le organizzazioni. Che scegliamo secondo una linea: che nel lavoro venga garantita la dignità della persona.
Noi spesso e volentieri non lavoriamo a progetto, ma lavoriamo per il sostegno dell’organizzazione. E’ cosa un po’ invisa in Italia. Tutti vogliono progetti. Noi ci mettiamo a fianco dell’organizzazione. Non influenziamo il lavoro, assicuriamo autonomia, ma ci mettiamo a fianco perché l'organizzazione possa essere più efficace nel suo lavoro di promozione dei diritti, di supporto alle persone e anche nel rafforzamento del dialogo politico e nell’interazione con l’amministrazione pubblica.
Dopo anni di lavoro e di osservazione (anche a livello internazionale) abbiamo capito che dove la povertà è maggiore, gli strumenti migliori per fare fronte a quella povertà sono sempre quelli dove è presente un percorso comunitario. Dove ci sono associazione e gruppi che hanno dentro il senso di comunità e si mettono a servizio della loro comunità e insieme lavorano.
MappaRoma: un metodo per indagare le disuguaglianze della città
Mapparoma
Dal 2016 esiste Mapparoma.info che cerca di indagare le disuguaglianza della città.
Salvatore Manni, Keti Lelo, Federico Tommaso.
Alla vigilia delle elezioni comunali del 2016 ci sentivamo raccontare una città distante da come la sentivamo come studiosi e come cittadini. Oggi siamo nuovamente alle elezioni di un sindaco. Siamo entrati in contatto con diverse forze politiche e amministratori ed eletti. Il senso del nostro progetto di ricerca resta valido. E siamo a 150 anni di Roma Capitale. E’ una ricorrenza importante per la città.
IL METODO
Come potevamo dare una mano?
Il nostro modo di dare una mano è stato fare un blog per fare in modo che i nostri lavori per addetti ai lavori(presentati a colleghi, in conferenze scientifiche, in lingua inglese) fosse fruibile anche da chi la città la vive. Abbiamo pensato che la rete potesse essere un modo per veicolare i nostri lavori.
La scelta grafica. Le mappe.
Ci è parso un modo per arrivare a tutti e per comunicare in modo semplice ed immediato. Accanto alle mappe doveva esserci un linguaggio semplice (leggibile in 2 minuti massimo) ma al tempo stesso rigoroso. Perché siamo tre ricercatori e non poteva non rispettare il nostro percorso di ricerca e di lavoro.
La scelta di mettere a disposizione i dati che utilizziamo.
Da un lato come ricercatori siamo abituati a condividere tra pari i dati, perché chiunque deve poter verificare che ciò che diciamo è supportato da dati ufficiali. I dati che usiamo non li produciamo noi, ma li prendiamo dalle istituzioni e usiamo tutti i dati disponibili. Dall’altro l’abbiamo immaginato come un servizio. Poter usare questi dati per conoscere. Le associazioni, le scuole, i decisori politici… potevano usarli.
La scelta del dettaglio territoriale che studiamo.
Noi non studiamo Roma come comune unico. Noi studiamo le 150 zone urbanistiche. Sono una unità territoriale prodotta dall’Istat negli anni 70. All’interno del raccordo anulare più o meno rappresentano i quartieri. Invece fuori dal raccordo sono un po’ più ampie e la corrispondenza viene un po’ meno. Da un lato la scelta del rigore scientifico. Dall’altro l’idea di parlare del quartiere. E’ un modo per avvicinare al dato. Tutti ci sentiamo romani ma se raccontiamo ll quartiere i numeri assumono quasi una forma fisica, un racconto.
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