Abitare - Petrosino

Appunti dell'intervento di Silvano Petrosino ad AcliBose2017




Quale è la trappola? Che siamo tutti d’accordo. Il problema è questo. Siamo d’accordo e poi non si fa niente. La questione è che quando c’è una coazione a ripetere, quando qualcosa continua a ripetersi, lì c’è qualcosa di essenziale. La difficoltà di accogliere l’altro, la difficoltà di abitare, non è che siamo cattivi, vi prego, non cadete nella trappola di semplificazione…

Abitare è difficilissimo

Abitare è una cosa fuori dal mondo… difficilissima… e infatti accenno ad un pezzo “Timidezza e dignità” di uno scrittore norvegese, bel libro, ad un certo momento fa riferimento ad un personaggio che va ad un convegno di filosofia, a Città del Messico, e questo professore decide di cambiare professione e fare il pubblicitario. L’idea era che le masse, le persone povere, sono sfruttate, ma se le persone povere, le masse, l’ideologia dell’operaio… se queste masse vengono aiutate, si liberano dall’oppressione e bla bla… il professore di filosofia marxista va al convegno di Città del Messico, aveva visto con i suoi occhi come le masse povere affluivano alla grande città, incantate dalla possibilità di vivere proprio lì, lasciavano la grigia contado per baraccopoli e soprattutto non volevano mai più andare via di lì. Erano stati meglio nei luoghi di provenienza, ma andavano nelle metropoli e vi si aggrappavano. Perché? Stavano meglio in campagna, ma venivano in città, vivendo nella baraccopoli. Stavano peggio, ma non volevano andare via di lì. Perché? Il fascino. Il fascino di essere contemporanei alle grandi automobili, ai programmi televisivi, ai ristoranti esclusivi, alle code del traffico… le lotterie, le ville di lusso dietro le mura, con le guardie armate… la fame può torcere gli intestini, ma il fatto di essere contemporanei te la fa dimenticare. I sogni spengono la sete. I sogni appagano.

Quando si dice che le città sono piene di smog e che ci piacerebbe vivere altrove, è una sciocchezza. Alla maggior pare delle persone piace la via caotica, intasata, il frastuono… e questo va spiegato. Non è che possiamo dire che sono tutti scemi… come mai il contadino che stava meglio povero ma non misero preferisce diventare misero? I ragazzi sono contenti di perdersi. E non solo i ragazzi. Sono felici. E allora qui c’è qualcosa di interessante, secondo me.

Non basta essere in relazione

Una possibile interpretazione del fatto che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Cosa vuol dire? Non lo sa nessuno. C’è chi dice: la ragione. Chi dice: la capacità di affetto, di amore. Permettetemi questa partenza teologica. Io dò questa interpretazione. Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza perché l’uomo  è capace dell’altro. L’uomo è fatto in modo tale da riconoscere l’altro. E’ il concetto di creazione. Cosa c’è di sorprendente nell’idea di creazione? Che pone un altro, con una dignità ricevuta ma assoluta.

C’è la teoria della cabala ebraica. Dove si interpreta la creazione come una forma di restrizione, Dio che si ritira. Dio si ritira per lasciare, al di fuori di sé, un altro da sé. Io penso che questa cosa vada pensata a fondo. Dio, se esiste e ci ha creato, non ci ha prestato l’essere, ce lo ha donato. Punto e a capo.

Per esempio, viene fuori un’idea sorprendente. Se Dio ce l’ha donato, non dobbiamo restituirlo. Non siamo in debito. Ce lo ha dato, come ogni padre. Ma quale fidanzato, quando si separa, chiede indietro l’anello? Solo i cafoni. Se me lo hai regalato, me lo hai regalato. Io penso che sia soltanto di fronte all’idea che non devo restituire, che posso fare del bene. Proprio perché non devo, posso. Se devo, mi ribello. Proprio perché non devo, mi abilita.

Dio si è ritirato per lasciare posto ad un altro. Tutto ciò che esiste è in relazione con l’altro. Ma solo l’uomo fa esperienza dell’altro come altro. Quando si parla della relazione, tema che piace tantissimo, come la cura, c’è una retorica impressionante sulla relazione e sulla cura... Tutto è relazione, il topo è in relazione con il gatto. Il gatto è in relazione con il topo. Il problema qual è? Che si tratta di capire quale tipo di relazione. Ha un nome questa relazione del gatto con il topo, nella vita. Si chiama appetito. Il gatto è in relazione con il topo per mangiarselo.

Quando si parla della cura, che bella la cura... Le fiabe… Le fiabe continuano a parlare di… cosa? La matrigna dice a lui: non abbiamo da mangiare, no? Allontana i tuoi figli. La donna... E cosa dice lui? Va bene. Prende e li allontana nel bosco. E chi incontra nel bosco? L’orco. E cosa fa l’orco? Se ne prende cura. E mima il padre. L’orco mima il padre. Cioè dà da mangiare dove il padre non ha dato da mangiare. Sta in compagnia. Mima il padre. Ma poi, per fortuna, c’è l’orchessa che dice: sapete perché vi dà da mangiare? Per mangiarvi! (Se ci sono luoghi di terrore puro sono le fiabe). Non basta dire cura. Non basta dire relazione. Questo va bene nei bar... La relazione, la cura, entriamo in relazione, prendiamoci cura... Va bene, ma appena approfondisci, arrivi al punto.  

L’uomo, a differenza del gatto, fa esperienza del gatto, la lezione di Levinas è importante. Cosa dice Levinas? Che nel fare relazione con l’altro (l’altro, tua moglie, tuo figlio, la tua amante…) l’altro non è riducibile al tuo godimento.

L'altro è colui che stravolge i miei piani

Vodafone, tutto intorno a te! Chi ha inventato lo slogan “padrone a casa propria”. C’è qualcuno che qui è padrone a casa propria? Figuriamoci! C’è invasione! Io a casa mia ho, forse, un metro per sessanta. Lei vuole mettere ordine, ma ti rendi conto? Vien da ridere ma oh…mica è facile… quando inizi ad accorgerti che l’altro, quello con cui vivi da 10, 20, 30 anni.. non è riducibile a te, è altro. In questo è la somiglianza con Dio.

Io riconosco che lei, che io ho sempre interpretato solo come “la sventolona” si chiama Maria. E’ impressionante! Il sogno di noi maschi, noi uomini… uscire a cena con un’oca. Un essere fatto solo di superficie. Sei a cena con l’oca, hai organizzato tutto, hai il progetto. Pro-getto. La vado a prendere lì, mangiamo lì, e finiamo là. Tutta una grande scena, ce l’hai in testa. Poi che succede? Che tu sei lì, con lei, e lei inizia a parlare. E quando parla secondo voi di cosa parla? Della sua vita, del lavoro. Delle cose che non vanno. Del figlio che magari ha la febbre. E in quel momento la sventolona si rivela come Maria, e tu ti rendi conto la sventolona la possiedi, Maria no. Infatti, quale è la strategia per tirare avanti? Non ho sentito, non ho visto, cambio discorso. Perché appena lei si rivela come Maria, il mio progetto esplode.

Lo posso dire anche con termini più raffinati. A me piace molto la categoria di mondo. Cosa è il mondo? Mondo è un sostantivo ed un aggettivo. Mondo, come mondo. Mondo come ordinato, pulitio. Cosa è per me il mondo? Tutto ciò che ruota attorno a me e al mio godimento. L’idea di cerchio. La circonferenza è l’insieme di punti che si trovano alla stessa distanza dal centro. Il centro sono io, il mio godimento. La parola ratio vuol dire misura e calcolo. Io misuro l’intorno, secondo quello che torna a me. Quindi ho l’avvocato, l’idraulico, i cosidetti amici. Io ordino tutto intorno a me. Le pubblicità dicono semplicemente la verità…

Ma ad un certo momento l’altro sconvolge i miei piani, i miei progetti, il mio mondo. Ad un certo punto mi accorgo che lei non è solo una sventolona, è Maria. Lei parla. E se lei parla io cosa devo fare? Se lei parla io dovrei ascoltare e dovrei rispondere. Ma rispondere ha la stessa  etimologia di responsabilità. Responsabilità. Con l’altro. E qui è difficilissimo. Io so come si fa con la sventolona, ma non so come si fa con Maria. Non so come si fa con quello studente lì, quello che non mi segue, con quella persona lì, che non mi corrisponde... Non so come fare…

L'uomo è il vivente che fa esperienza dell'altro

E’ sbagliatissimo cadere nella trappola che ci sono valori materiali e valori spirituali. C’è l’uomo. Che può vivere in modo mondano. Non è che sei mondano perché parli di sesso e sei spirituale se parli di Dio. Puoi essere spirituale nel modo in cui prepari la pasta e fagioli. Noi siamo ancora fermi a dire che se parli di musica classica sei spirituale e se parli di sesso sei materiale. Questo non vuol dire. Quello che vuol dire è se vuoi vivere come se l’altro fosse al tuo servizio.

Ora. L’uomo non può mai vivere mondanamente. Perché l’uomo è quel vivente che fa esperienza dell’altro e quindi fa esperienza dell’al di là del mondo. Al di là del tuo mondo, delle tue idee, dei tuoi progetti. E quell’aldilà è tua moglie quando ci litighi, tuo figlio quando si chiude in stanza, il tuo collega che non sopporti, quel ragazzo lì che ti fa impazzire…

L’uomo è il vivente che fa esperienza dell’al di là del mondo. Abitare vuol dire vivere nel mondo in relazione con l’al di là del mondo. Abitare è vivere qui, in relazione là. E’ chiarissimo, è l’esperienza quotidiana. 

L'altro si costituisce come limite al mio godimento

Hai la credenza della nonna. Chiami il falegname “senti, vorrei un tavolo”. Il falegname dice: “bene, facciamo 2 metri per 1 metro”. Ratio. Calcolo. 2x1 e viene un bel tavolo. Non ci sta 2x1?  Buttiamo via la credenza vecchia, così viene un bel tavolo. E noi cosa diciamo? “Come butti via la credenza! Me l’ha regalata la nonna”. “Si, ma non ha alcun valore”. E tu dici “Non ha nessun valore per te! Se io butto via la credenza della nonna, butto via qualcosa di me!”. Allora il falegname dice: se non la buttiamo via, non posso fare il tavolo 2x1, devo girarci intorno. Se devo fare un tavolo che gira intorno, non viene bello.

Abitare è difficilissimo. Devo tenere conto dell’altro. Se esiste l’altro, in quanto altro si costituisce sempre come limite al mio godimento. L’altro, parola che piace tantissimo. Che va di moda. Mio nonno! L’altro è un insieme di problemi, di difficoltà. L’altro è altro! Non si può semplificare. Edulcorare. E’ difficilissimo, l’altro. Tutto è in relazione con l’altro. Ma l’uomo è l’unico essere vivente che fa esperienza con l’altro. Non è una passeggiata nei boschi. E’ un disastro.

Prima o poi facciamo esperienza dell'altro. Ed è durissima. 

Io faccio l’esempio di Innominato con Lucia. L’innominato è il soggetto che può tutto. Altro che tutto intorno a te. Addirittura era scritto con i maiuscola, potere assoluto, superior, superbo. L’innominato abita nel castellaccio e ha una vista panoramica. Pan – oramica. Vede dappertutto. L’innominato vede tutto, può tutto. L’innominato è il soggetto supposto padrone, soggetto che si concepisce come padrone, un po’ tutti noi. Lacaniano.

Hai l’età, hai fatto carriera. Gli anziani, altra retorica… gli anziani, come sono superbi… hanno fatto la loro esperienza, la sano sempre lunga, danno colpi in testa ai giovani, si alzano alle 5, hanno fatto la guerra… appena parli con un anziano, lui ti deve raccontare la sua vita… potresti evitarlo? Ma avrò diritto a 70 anni di parlare della mia vita? No! E’ sempre lo stesso, vale per tutti. Anche l’anziano pensa il mondo: tutto attorno a te!

Lucia è una donna, una ragazzina, una contadina. Lui rispetto a Lucia può fare ciò che vuole. Ma l’innominato è l’immagine dell’uomo. Don Rodrigo è l’immagine dello scemo. Quello che ha un capriccio e vuole soddisfarlo. Nella cella, l’innominato fa l’esperienza della sventolona. Il debole per eccellenza fa esperienza dell’altro. E da lì inizia un’esperienza meravigliosa. Si spoglia…. Spogliarsi, tutti si spogliano, ti spogli, non sei più monsignore, sei un uomo, debole, misero… anche il papa per andare a letto si spoglia, come me, come te. Si spoglia, non ha più punti di appoggio. E Manzoni dice che, spogliato, inizia a pensare alla sua vita. E inizia a pensare alle scelleratezze compiute, ma che quando le ha compiute non gli sembravano scelleratezze. E’ inquieto. Non sa più dove andare. Ad un certo momento gli è venuta l’idea di andare dove nessuno lo riconosce, per ricominciare da capo. Ma dove mai avrebbe potuto andare, visto che sarebbe stato sempre in compagnia di se stesso? Lucia è entrata. Lucia, l’altro. Lucia è entrata non nel castello. E’ entrata nell’esperienza dell’Innominato. E questo gli ha cambiato la vita. E lì è iniziato un travaglio enorme.

Tutti noi, prima o poi, facciamo esperienza dell’altro. E guardate che se lo facciamo davvero sono esperienze durissime. Togliamo la melassa dall’idea dell’altro. L’altro è quando l’uomo o la donna con cui stai da 10 anni di colpo decide di andare via. “Come… vai via? Io ti ho dato tutto”. “Non ti amo più!”. “Come non mi ami più…  io?”. L’altro è quando tu sei notaio, hai lo studio avviato e tuo figlio ti dice che vuol fare il prete. Ma siamo matti? L’altro? Roba da matti!

L’uomo è quel vivente che fa esperienza dell’altro come altro. Come irriducibile a te, totalmente irriducibile a te. Di fronte a questo io formulo la mia tesi. La tesi che l’altro, in quanto altro, può essere soltanto o accolto o distrutto. Questo è l’abisso che abbiamo di fronte. Qui gli studiosi l’hanno dimostrato con facilità. Solo l’uomo è bestiale. La bestia non è bestiale. Solo l’uomo è capace di distruggere così tanto. Solo l’uomo è capace di accogliere così tanto.

Viene censurata la dimensione drammatica e profonda che è avere di fronte l’altro. Di fronte all’altro, quando si rivela come altro, non stai lì a dire “oh che bello!”.

Anche biblicamente… la bibbia cosa ‘è? Orge, distruzioni… un disastro…
Anche la famiglia… la famiglia, ah… che bello… mio nonno!… E’ tutta gente che uccide il padre, i figli… ma quale bello!
Che visione banale dell’uomo abbiamo? C’è qualcosa di drammatico nell’incontro dell’Innominato con Lucia. Ti viene voglia di distruggerla. E l’uomo distrugge.

Sad, è matto, ma come i matti… Sad non vuole possedere il corpo di Justine. Vuol possedere Justine. Ma possedere un altro è impossibile, quindi tentando di farlo, diventi perverso. Inizi a fare cose perverse. L’uomo è questo. Al tempo stesso l’uomo è colui che è capace di accogliere l’altro come altro. Oppure l’uomo è colui che è capace di fare cose perverse cercando di possedere l’altro senza riuscirci. O accogli, o tenti di distruggere.  

O accogli o prima o poi distruggi

Dici, lo aiuto… Ma l’altro manifesta la sua alterità massima esattamente quando non può essere aiutato. L’altro è colui che tu non puoi aiutare, quando non lo puoi aiutare. Aiutarlo è obbligatorio, ti viene. Il problema è quando non lo puoi aiutare. E’ tremendo. Quando il tuo amico è in un momento depressivo, perché lasciato dalla moglie. Tu non puoi fare niente per lui, non lo puoi aiutare. E qui arriviamo al punto che per me è decisivo.

C’è una terza possibilità, che ha un bel nome. L’uomo è posto sempre di fronte all’acqua e al fuoco. Il Deuteronomio è libro pallosissimo ma contiene cose interessanti... “Scegli la vita, perché possa vivere tu e la tua discendenza”. Tu lo leggi e dici “Che indicazione è? Chi sceglie la morte?” Invece… Noi! Noi è un continuo scegliere la morte. E’ un continuo distruggere l’altro.

Basta vedere come parliamo. Noi siamo capaci di ascolto? No, vogliamo dire la nostra. Ci sono domande nei convegni che non sono domande, sono “ti racconto la mia…” ci sono domande che non sono manifestazioni di un meno, sono manifestazione di un più… ci sono discussioni senza ascolto, qualsiasi assemblea di condominio, qualsiasi riunione di sindacato…

Schopenhauer dice che fino a che sei da solo va tutto bene, appena sei in due, la vanità prende il sopravvento sulla verità. E appena si è in due, non vuoi più cercare la verità ma avere ragione. Io dico che qui cogliamo il dramma ultimo. Di fronte alla vita, all’esistenza sei posto di fronte a due possibilità: accogliere o distruggere. Se non accogli, prima o poi distruggi. In tanti modi.

Per fortuna poi, ci è stata data una terza chance, la superficialità. Chi ci pensa? C’è la Letizzetto, la battuta, il Walter, la Iolanda. Rido. Passo una buona mezzoretta. Tolta questa grande strada, riconosciamolo, di fronte all’altro tu o accogli o rifiuti.

Custodire

E’ possibile esistere senza mangiarsi l’altro? E’ possibile vivere senza mangiarsi l’altro? E’ possibile abitare? La definizione di abitare è genesi 15.  Coltivare e custodire. Il problema è custodire. Cosa custodisci? Ciò che non costruisci, che non coltivi. Sei chiamato a custodire proprio l’incostruibile. Per quello custodire nella Laudato si, non è solo l’inquinamento. Custodire è custodire il limite di tuo figlio, il fallimento della tua vita. Volevi essere Joice e non riesci a scrivere due righe. Il limite. Quella ragazza diventerà una donna quando accoglierà il suo sedere grosso. Custodire il limite è ciò che Sara ed Abramo non sono capaci di fare. Se non sanno custodire la sterilità, fanno come Vendola. Vanno con la schiava. Custodire il limite è drammatico, è quasi impossibile.

Ma a me la cosa che mi fa sempre pensare è “che succede se io non lo custodisco…?”.Se tu non custodisci, se non accogli, l’altro, il limite, prima o poi ti metti a distruggere. Distruggere la relazione con i tuoi figli, con la moglie, con l’ideale…

Lettera agli esiliati… qui è Dio.

Fino a che le cose vanno bene non sperimento

Attenzione, fino a che le cose vanno bene, vanno bene. Lì non sperimento. Quando  iniziano a non andare bene, lì c’è l’’incontro…. nella mia esperienza, io non ho mai trovato un porcino in vita mia, mai trovato un fungo. Una frustrazione terribile. Le poche volte che trovavo un fungo dicevo: “l’ho trovato!” Quello arrivava e diceva “No, è velenoso”. Io lo schiaccio, con il piede. Principio niciano, meglio piccole vendette che niente. Non trovo il fungo buono? io  distruggo quello che trovo!

Capite cosa vuol dire quando non parliamo del fungo? Non è che non trovi il fungo, non trovi il lavoro, non trovi la moglie! Quando il tuo romanzo non viene pubblicato, quanto non riesci ad avere un figlio, quando ti buttano le bombe, quando ti muore un amico… io non trovo, allora io sono giustificato nel distruggere. L’esperienza del male ingiusto che subisco diventa una giustificazione per compiere il male. Sono stato tradito, sono stato violentato. Dunque sono giustificato, autorizzato a tradire e violentare.

Si capisce questo. La bomba di un aereo ha ucciso ad, una mamma palestinese, tre figli. Voi capite? Se quella mamma dice: da domani io prendo un mitra e inizio a sparare a chiunque… noi che diciamo? Non è giusto, ma lo capiremmo… il testo biblico direbbe a quella donna “non farlo”. Non fare del dolore ingiusto che hai subito una giustificazione per fare il male. Non farlo. Perché non solo ti metterai a distruggere, ma alla fine ti distruggerai.

Tutti i grandi profeti dicono a Dio: lasciami perdere! 

Geremia, tutto un libro con linguaggio erotico. Senti Dio io mi sono fatto sedurre, adesso però basta. Hai avuto, lasciami perdere, gli amici quando mi incontrano cambiano strada…. Senti, capisco tutto, ma basta…. come tutti i grandi profeti, scappano da Dio. Perché con Dio è una lotta. Tutti i grandi profeti dicono a Dio “Lasciami perdere…”.

Sono i profughi che devono accogliere.

Lettera agli esiliati. Distrutto tutto. C’erano dei profetini che dicevano… ti sta bene. Come dire, c’è il terremoto perché… è venuto l’AIDS perché … Dio, un genio, interviene e dice: “Ricordatevi: accogliere o distruggere”. Ad un popolo esiliato Dio dice: Costruite case ed abitatele. Piantate orti e mettete al mondo figli. Moltiplicatevi. Lì dove siete. Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportate. Pregate il Signore per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere.

Commovente. Perché mi commuove? Coltivate. Dio dice: si, coltiva, fai gli orti, prega per il paese… perché dice così? Perché Dio se la fa sotto. Perché l’esperienza della deportazione diventa sempre motivo per compiere il male. E Dio teme che loro compiano il male. E che lo facciano come conseguenza della sua deportazione. Dio dice “Non ci pensare, alla deportazione, non ti preoccupare, del domani. Intanto cucina, fai una passeggiata nel bosco, compra una cosa, cucina bene la pasta e fagioli… “. L’abitare è questo. L’amore è questo.

L'amore è sempre minuscolo

L’amore come carità ha sempre la lettera minuscola. Non esiste l’amore con la A maiuscola. L’amore è sempre minuscolo. E’ questo. Sono le piccole cose. Se non si fa così…

Certo, la mamma cui hanno ucciso tre figli ha bisogno degli angeli… perché è difficile, ma anche lei, se non fa quella cosa lì, prima o poi, inizierà a prendere un mitra a sparare. Se non farà la cosa prima ancora, che è spararsi.

Pongo di fronte a te l’acqua e il fuoco. Scegli. Riconosci che l’altro non è una passeggiata nei boschi. Per l’ebreo l’altro è il palestinese. Per il palestinese è l’ebreo. Per il tutzi è l‘hutu. Quello che gli ha ucciso 10 figli. Per noi è quel collega lì. E’ quello che non ci capisce. Siamo seri quando parliamo di altro. Quando parliamo di abitare. Di accoglienza. Non banalizziamo, non edulcoriamo…

Gli extracomunitari… sono un disastro. Non sono buoni. L’operaio non è buono. E’ un disastro. L’ospitalità è così fondamentale che è il profugo che ci deve ospitare. Dopo tutto quello che ho subito, ora devo essere ospitato. La vittima. Il diritto. E’ il profugo che ci deve ospitare. Se no è finita. L’ospitalità riguarda tutti. L’abitare è un tema enorme.

Non ci sarà lavoro per tutti

Sul lavoro dico solo una cosa. Cosa si sta configurando all’orizzonte? Che non ci sarà lavoro per tutti. E che non ci sarà bisogno del lavoro di tutti. E a questa cosa serve iniziare a pensarci. I nostri ragazzi non trovano lavoro, ma non perché non sono preparati. Non trovano lavoro perché il lavoro non c’è. La nostra società è fondata sul lavoro. No, la nostra società non è fondata sul lavoro. E’ oggi fondata sul consumo. Questo è un tema enorme. E non parliamo della tecnologia, della robotica…. C’è uno scenario di futuro davanti, affrontatelo, per favore, se non lo fate voi!

Guadagnare meno, abbiamo voglia?

In Francia hanno iniziato a dire “lavoriamo tutti, lavoriamo meno”. Lavorare meno, bello. Ma  cosa vuol dire? Vuol dire guadagnare meno. E’ ancora bello? Abbiamo voglia? C’era un gruppo, si facevano straordinari strepitosi… ad un certo momento il sindacalista viene e dice: “come ufficio fate un tale numero di straordinari che potremmo assumere due nuovi”. Si sono ribellati tutti. Non hanno voluto. Perché sarebbe stato diminuzione del 20% dello stipendio. E continuano a fare gli straordinari.

Non voglio entrare in una cosa vostra. Ma bisogna stare attenti. L’economia migliorerà, ma non miglioreranno i posti di lavoro. Non è vero che sono collegati. Non c’è bisogno. Dei nostri giovani non c’è bisogno. Ad un grande convegno a Roma, tutti super manager, Ceo… “lo sappiamo che in Italia ci sono circa 1 milione di persone che non cercano lavoro e non studiano. A noi di questi non importa. A noi di questi giovani non ce ne importa nulla. Noi vogliamo i giovani che hanno voglia”. E noi che ne facciamo di quel milione di giovani? Li lasciamo lì?  Perché poi storicamente succede che arriverà uno che dà loro una ragione di vita. E’ già successo 70 anni fa. E non mi riferisco a Mussolini, che è un giochetto, ma ad Hitler. Ha unificato una regione, un popolo e ha dato una ragione di esistenza. Cosa si fa di questo milione che non va?  Loro sono un fatto che riguarda solo loro?

-       Luciana – Nuova Feltre – è possibile escludersi la possibilità di incontrare l’altro?

-       Luciano –Cernusco – che si cambi il concetto di lavoro, il lavoro è tutto ciò che l’uomo fa.

-       Delfina – Milano - Hanna Arendt 

-       Santoro – Torino – Libertà e responsabilità. Se l’altro è altro da me devo per forza occuparmene?

Petrosino:

Non è possibile chiudersi. Prima o poi nella vita succede qualcosa che ti apre. Può essere prima di dormire. Il quando è un mistero. Ma io penso che succedono delle cose. Uno può far finta, ma prima o dopo il mondo esplode. L’umano è inquieto. Tranne il ridursi alla superficialità.

Il lavoro. Se non lo fate voi.... avete voglia? 

Il lavoro. Certo che il problema è quello. Lo dico a voi. Io ce l’ho chiaro nella testa. Ma il problema è esattamente l’idea di lavoro. E’ difficilissimo. Ma se non lo fate voi... Nessuno ha la ricetta. Gli studiosi stessi non ce l’hanno. Perché la tecnologia è assolutamente veloce. Tu studi, ma mentre studi la roba è già cambiata. Entro il 2050 saranno comprati 1.500.000 di robot. Li hanno già comprati. Già ordinati. La politica cosa fa? Il sindacato cosa fa? La politica non se la può cantare da sola. Devi andare dagli studiosi. Devi studiare. Studi. Chiedi. Elabori.

Trovo due temi difficilissimi. Il tema del lavoro e il concetto di vita. Se non lo fate voi… A meno di non voler continuare a fare il pistolotto da oratorio. Con tutto il rispetto per l’oratorio. Continuiamo a fare la salsiccia e le castagnate. Confrontarsi non son cose che si fanno da soli. Gli studi ci sono. Per distruggere l’altro non c’è bisogno di dargli un pugno. Noi distruggiamo con le parole. Psicologia, psicanalisi, filosofia… siamo tutti supponenti… la supponenza della politica, che disintermedia e fa da sola, e fa disastri, voi avete la supponenza del mondo sindacale di saperla lunga voi, noi abbiamo la supponenza del mondo univesitaria di avere gli studi… tutti supponenti, ma queste cose non si fanno da soli…

La banalità del male è perfetta. Heichmann era il responsabile del trasporto. Si fermava fuori. Prima. Non era sua la responsabilità. Quel concetto lì,  noi la continuiamo a dire, oggi, per le cose che accadono.

Libertà e responsabilità. Abbiamo voglia? Non so se avete voglia. Avete voglia? Perché si scoprono cose strane. Si scoprono cose strane del rapporto con il figlio, figuriamoci con il resto. Se andiamo a fondo, siamo sicuri che abbiamo voglia di ciò che possiamo trovare? Perché lì c’è in gioco la libertà. Sua e tua.  La libertà è che ogni volta che si è in due uno vuole mangiarsi l’altro. Non puoi sottovalutarlo. Devo dire, guardando molte riunioni, sembra che abbia ragione. Non voglio la responsabilità di produrre qualcosa assieme. Voglio la libertà di dire la mia. siamo capaci di ascolto? “Come stai?” “Oggi ho mal di testa!” “Ah, sapessi…” e giù il racconto… noi chiediamo all’altro solo come pretesto per parlare di noi. “Come stai?” “Mi dai un’oretta?”.





Alleanze prioritarie oggi - Nicolini


Appunti dall'intervento di Don Giovanni Nicolini ad AcliBose2017 


Buon giorno a voi, grazie di questo invito, che mi fa anche un po’ paura, per la verità. Ieri sera a tavola i miei confratelli mi hanno chiesto: “Che peccato hai fatto per finire così?”.  Mi stanno sgridando perché sono vecchio e sono sempre in giro. Siccome non si fidano più della mia guida c’è sempre una vittima che mi deve accompagnare. Ieri ero di ritorno da Roma, con questi treni svelti, c’era stata la giornata dedicata alla pastorale della sanità... Giornata iniziata da Papa Giovanni Paolo II. Ieri il Papa ci ha ricevuto, con un bellissimo discorso, che entra anche nel mio tentativo di relazione di questa mattina.

A proposito di queste alleanze, le alleanze sono poi nella concretezza della vita, la vicenda e l’avventura di ciascuno di noi, nel quotidiano. Opportunità, richiami, attenzioni, sconfitte, gioie, pianto, che di fatto si rivela improvvisamente come il cespuglio che ardeva e non si consumava nel deserto. Attrasse l’attenzione di Mosè e fu fatale per il popolo di Dio.

Ho pensato di raccogliere le molte alleanze in tre direzioni: la prima e la terza mi sono suggerite dall’argentino piombato a Roma, la seconda dalla mia tradizione politico ecclesiale:
1.     la povertà e i poveri
2.     il lavoro
3.     il dramma dello scarto.

Il dramma dello scarto, ieri il Papa l’ha ripreso con un esempio semplice. Ha voluto avvertire tutti noi che dobbiamo stare molto attenti, perché quando si introdurrà anche nel nostro sistema sanitario quello che è presente in tutti i sistemi del mondo, arretrerà l’offerta di cura ad ogni persona. Ieri il Papa diceva che anche nel nostro mondo è cominciata la vicenda dello scarto per quelle persone e quelle situazioni della vita che è bene che scompaiano.

Completo l’esemplificazione del terzo tema con una annotazione sui civilissimi paesi del nord Europa. Se ti ammali di tumore, ci sono terapie significative e di buona fama. Se hai meno di 70 anni sono gratis, se ne hai di più, le paghi. E’ psicologicamente notevole, perché quando compi gli anni, entri nella situazione dello scartato. Culturalmente e psicologicamente è uno scatto alto. Anche perché noi avremmo una tradizione per cui al crescere della debolezza deve crescere la carezza… Lì lo scarto è per età.  In altri posti perché sei troppo povero. Il messaggio è: non servi!

La povertà e i poveri

Il tema dei poveri. Papa Giovanni “sciupa” 2 anni di preparazione del Concilio, mandando lettere, chiedendo risposte, ma l’11 ottobre 1962, inaugurando il Concilio Vaticano II, il vecchio papa grassotto fece l’omelia che prende il nome di “Esulta la madre chiesa” e tutte le direzioni date saltarono per aria. Perché il papa aveva aperto un tale orizzonte di ricerca di speranza di Dio che tutta la preparazione è felicemente, fallita.

Quelli che c’erano sono tutti in paradiso, meno mons. Bettazzi. Loro si sono trovati a dire: adesso cosa facciamo? Era ottobre. Prevedevano che a Natale fosse la fine del Concilio. Prevedevano che entro Natale si dicesse: “questo è giusto, questo è sbagliato”. Avevano dovuto pagare biglietti aerei. E avevano dovuto pagarli anche per quelli che venivano dall’Africa e da altrove e che non avevano i soldi…Quindi si capiva che bisognava fare alla svelta. E invece… tutto si trovò allo scoperto. Da quella data, antivigilia di Natale, si doveva trovare il tema del Concilio. La chiesa di Bologna fece bella figura, era il 6 dicembre, si era vicinissimi alla fine, era San Nicola da Bari, l’arcivescovo di Bologna, Il card. Lercaro, fece un intervento con un testo preparato da Dossetti, sul tema “Chiesa povera dei poveri”. Proponendo che fosse la chiave di interpretazione della Chiesa. Era una proposta rivoluzionaria, che non ebbe seguito nel concilio. Chiesa povera dei poveri, di questo professore, parroco, improvvisamente nominato arcivescovo di Palermo, dove c’erano 7 cardinali candidati. Dopo l’elezione Bergoglio ha detto di aver fatto un sogno: “Chiesa povera dei poveri”. Lui non era in diretta conoscenza dell’antica uscita, quindi questa sarebbe una altra via con la quale la faccenda è arrivata.

Chiesa povera. 

“Chiesa povera dei poveri” è interessante, ma bisogna avere pazienza. E’ facile scivolare sulla seconda parte. Chiesa che vuole essere difensore dei poveri, madre dei poveri, è bellissimo ma può portare equivoci, come era, secondo me, con un arcivescovo notevole del mio recente passato. Ma io dovevo stare zitto.  Ci vedevano a cena una volta alla settimana, cene di grandi litigi, grandi abbracci finali. Io non ero male nella discussione, ma dovevo obbedire. Come quella volta che lui aveva detto a tutti i giornali che il governo doveva ricevere gli stranieri solo se cristiani. Imaginate la reazione generale, per il venerdì viene preparata anche una conferenza stampa, in cui lui doveva spiegare a tutti. Solo che poi lui era impegnato, e mandava me a dare risposta… Io mi esponevo a scandali vertiginosi e lui si incavolava perché non ero stato abbastanza forte nel sostenere le sue tesi… Un uomo come lui, intelligente, milanese, aveva la fede (cosa che non è poco per un vescovo) sosteneva che per aiutare molto i poveri bisognava essere molto ricchi. La chiesa doveva essere molto ricca per aiutare i molti poveri.

L’alleanza fondamentale è la chiesa povera. Tu sei un povero. Cosa vuol dire che noi siamo poveri? Cosa vuol dire che la chiesa è essenzialmente povera? Vi devo riportare indietro  al popolo ebraico, a  quel piccolo popolo di pastori. Non avevano le piramidi (come gli egiziani) e i codici di Hammurabi. Erano un piccolo popolo. Autoreferenziale in modo insopportabile. Ma Dio li ha scelti. Perché? Ogni volta che gli sarà chiesto Lui darà sempre stessa risposta: perché vi amo. E perché? Perché vi amo. Punto. L’amore non ha bisogno di ragioni. Ti amo così come sei. E lo ha riempito dei suoi doni.

Tutto quello che sei e hai è grazia

Tutto quello che questo piccolo popolo ha, e ne ha, è grazia ed amore di Dio. Quello che tu sei e hai, è grazia. Tu hai la responsabilità del molto e del troppo che hai. Tutto è dono. Abbiamo ricevuto. Tutto è frutto della misericordia di Dio per la mia miseria. La mattina deve cominciare con il perdono e la sera finire con il perdono, perché non funziono per niente. E nel mezzo… altri regali.

C’è un termine in dialetto: spianzina. Si dice che a noi vecchi viene questo problema. “Sono pieno di spianzina”. Se mi succede è irrefrenabile. E mi succede pocchissimo per i guai. Mi succede in modo implacabile per le cose belle che succedono. Come questo nuovo vescovo… mi fa singhiozzare di commozione, di gioia. Mi chiama e mi dice: “Ti dispiace se ci diamo del tu?” Ma certo, mi va benissimo, perchè tu per me sei un ragazzo padre. Come vescovo sei mio padre, come età sei un “cinazzo”, un ragazzo. Sei il mio ragazzo padre.

Ieri eravamo dal Papa. 300 persone, su questa scala, messe in ordine di autorità, prima il cardinale, poi i vescovi, poi i capi, poi noi, invitati di serie b. con il cartellino azzurro, che valeva poco. E il Papa inizia a salutare. Pazienza, penso, non ci succederà che ci chiami. Invece il Papa ha un accordo con gli inservienti, quando fa questo gesto, vuol dire che li vuol vedere tutti. E’ stato 2 ore in piedi, con i sorrisi. Un sorriso e una stretta di mano. Ma a me è cominciata la spianzina. Mi ero preparato un frase. Quando sono arrivato sotto, “Ti voglio dire una cosa: grazie per il vescovo che ci hai mandato”. E sono riuscito a dirgliela. E lui “Adesso ti devo fare io una domanda: ma questo vescovo, che è sempre dappertutto, riuscite a trovarlo nel suo episcopio?” “Lo troviamo dappertutto, dove è. E poi lui dappertutto lui ci cerca!”.

Vengo da una famiglia laica e cristiana. Sono il primo prete nella storia della famiglia. Eravamo una famiglia di notai. Era il primogenito, ho venduto per un piatto di lenticchie la primogenitura al secondo. Noi che siamo qui, siamo tutti qui per i regali che abbiamo ricevuto. Tutto quello che la Chiesa è, lo riceve dal Buon Dio che la ama. Non dipendendo da meriti e conquiste. Questo è fonte di stupore. “Esultai quando mi dissero andiamo alla casa del Signore”. Anche la preghiera cristiana è stupore.

La sapienza della Chiesa povera, bisogna che noi un po’ la riscopriamo. La Chiesa povera, insieme a tutti i poveri. Chiesa che condivide la povertà. Lo splendore della chiesa è che voi siete qui perché avete un problema grossissimo. Con tutto quello che avete ricevuto… avete molto da restituire! Chi ha ricevuto poco, ha poco da dare.

Se uno non è amato fa fatica! 

Mi è capitato molte volte di essere chiamato da neonatologia, mi portano davanti ad una scatolina di vetro perché il problema che c’è dentro è troppo grosso. La legge consentiva che se uno ha un problema troppo grosso, appena nato, può fare dismissione di paternità. Quindi il Presidente del tribunale si fa cicogna e vede se c’è un tetto dove depositare questo problema troppo grande. Allora mi mettono uno scafandro verde… tutto è capitato con Carlino, bambino down, me lo sono portato via in un ospedale, me lo sono portato sotto la Madonna. C’era la messa della sera, mi sono messo i paramenti, ho messo la cesta sotto l’altare. “Mi è capitato questo bambino. Io me lo tengo io. Ma se trovate voi di meglio…”.  A quel tempo non c’era  un grande meccanismo di registrazione comunale. Nel mio stato di famiglia mi sono passati parecchi figli. Meno uno, che c’è ancora, sono durati poco. Perché qualcuno arrivava a prenderlo.

Questi piccolini hanno un problema. Carlino lo tenevano nascosto nelle camere delle culle con il vetro. Lui non aveva necessità. Ma il primario era preoccupato. Lui non è stato voluto. Lui ha imparato a mangiare da solo. Gli mettevano il biberon, lui girava la testa e mangiava. Si impara. Ma questa cosa poi la si paga. Perché uno fin dal principio ha bisogno di essere amato. Freud, che è ebreo eretico, ci piglia. Quando una amica resta incinta gli suggerisco sempre di dire “Son contento che vieni”. Perché si senta amato da subito, già da prima di nascere.

Ad un certo punto Carlino non è di nessuno. Impara a mangiare da solo. E’ una roba da matti. Quindi è chiaro che poi farà fatica. Se lo pigliate in casa, Carlino è un soggetto. La prima cosa che fa è che prende il vaso della zia e buttarlo per terra. Perché? Perché ha bisogno che tu gli vuoi bene lo stesso. E ha bisogno di essere il prediletto. Perché c’è un vuoto dietro. E c’è il bisogno di cercare di riempirlo.  

Io vado in carcere, non vado da 600 mascalzoni, vado da 600 persone che è certo che sono state amate molto meno di me. Perchè l’amore non è legato alla natura e non è parole. L’amore è un’esperienza. Non solo per la Bibbia. Se uno non è stato amato, fa una fatica!!! E siccome non è stato amato è più teso, più nervoso e farà stupidate, poi ne farà una più grossa e poi diremo che è un malfattore….

Amare perché siamo già stati amati diventa persino un lusso. Mai pari a chi ama senza prima essere stato amato. 

Voi siete qui, siete stati molto amati. Noi siamo stati molto amati, se no non saremmo a Bose. Noi viviamo con un debito. Tutto l’amore ricevuto dobbiamo restituirlo. Ho da restituire un sacco d’amore. Chi ci separerà dall’amore di Dio? Né questo, né questo, né questo. E quindi noi abbiamo esperienza della nostra povertà continuamente visitata dalla ricchezza. Ci è chiesto di pagare il debito. Diventa persino un lusso “amare perché siamo già stati amati”. Non sarai mai pari a chi ama senza prima essere stato amato…

Se hai 3 figli, vuoi bene a tutti e tre. Ma ne vuoi di più ad uno, perché funziona meno. Se funziona meno la tua testa è sempre lì. Ti fa impazzire ma se qualcuno dice qualcosa su di lui lo difendi. Perché è tuo. Siccome è in svantaggio è terribilmente tuo. A Bologna c’è un piccolo gruppo di donne, ormai con una certa età, che tutte le sere escono da casa per la città non prestissimo, verso 10.30 e girano perché hanno perso i loro figli... Sono persone scomparse. Scappati via, droga… non si sono più ritrovati. E le donne vanno a cercarli. Sanno che non li troveranno. Ma li vanno a cercare. Si vive d’amore.

La Chiesa è chiamata a questo. Non ad essere una Chiesa che semplicemente protegge i poveri, ma che scopre nella sua povertà questa ricchezza. Che riconosce il debito infinito. E’ per questo che se la chiesa è se stessa, è una fonte meravigliosa. Ha una molteplicità di energie… la cosa più grande che Dio ha regalato è l’amore…

Che nessuno se ne vada non perdonato

L’argentino piombato a Roma ha fatto saltare un sacco di libri studiati. La misericordia è che per quanto tu abbia fatto un guaio, l’amore di Dio è più grande del tuo guaio. Lui raduna un gruppo di preti e chiede: non ci sia nessuno, tra chi viene a confessarsi, che vada via non perdonato. Gli dicono, ascolta, ci sono 12 casi in cui… Lui non ha cambiato i libri… ma lui ha detto: che nessuno se ne vada non perdonato… è un debito infinito…

Se uno anche non ha la fede, ma ama, ha tutto. E’ il testo di Matteo. E’ un testo che noi a volte pensiamo per noi, ma è dedicato ai paganoni, ai buddisti, agli atei... Alla fine Gesù convoca tutti e gli fa discorsino: perché ho avuto fame, sete… ma quando mai ti abbiamo visto… ? Tutte le volte che l’avete fatto ai più piccoli… perché l’amore è più potente della fede. E c’è questa meraviglia, nella chiamata alla salvezza. Anche di chi non crede in Dio e in Gesù Cristo…

Io ho già due parrocchie. Dozza e Santorsola. Però sotto sotto ho una piccola parrocchietta di atei che si chiamano “gli atei e non” perché non proprio tutti sono atei. E ci vediamo una volta al mese, con regolarità. Uno deve proporre un tema per la volta dopo. Una volta soldi, donne, morte… c’è sempre un tema che si tratta. E ci vogliamo bene. Al punto che adesso loro vogliono che conosciamo l’arcivescovo. Bisogna che gli diciamo chi siamo. Io ce l’avevo da prima, gliel’ho detto al mio vescovo “Devo dire che da stasera frequenterò sempre cattive compagnie” e lui “Basta che non mi dici chi sono…”.  Quando ha smesso l’ufficio ormai i legami c’erano già. Siamo rimasti amici. Mi interessa molto. E’ una delizia di riposo. Sono fortunatissimo, ho 3 parrocchie meravigliose.

Una sera esce uno che fa un discorso, giusto, contro il suicidio assistito. Contro l’eutanasia. Che non sta bene. Però quando i vescovi mi chiedono: si pratica eutanasia dove sei tu? Io rispondo: Eutanasia non ne ho vista, fino a stamattina, accanimento terapeutico si, bestiale. Io ve lo dico, attenzione in ospedale, e se siete in un ospedale universitario, scappate! C’è la disumanizzazione della morte. Non ti lasciano mai crepare. Non curano il malato, curano la malattia. Ti dicono… “La scienza se no non andrebbe avanti…” “Va bene, ma con mia nonna no!, Io non la faccio animaletto da esperimento…”.

Labor vuol dire fatica. 

Una sera in automobile sull’ Appennino, io avevo 300 anni di meno, avevo 23 anni, mi stavo laureando in teologia, ero fidanzato con quella ragazza, facevo l’autista, in macchina c’erano 2 padri della costituzione. Si davano della giangia per quel primo articolo della costituzione. E quello a nord degli appennini diceva a quello che stava a sud: noi nordisti la capiamo più di voi, non la intendiamo solo in direzione marxiana di produzione di oggetti e servizi. Per noi il lavoro è più ampiamente e latinamente fatica. Labor vuol dire fatica. (Labor come quel vecchio presidente delle Acli, ho studiato le Acli ultimamente….).

E’ la fatica del bambino per imparare a scrivere, l’artista per perfezionare l’arte. Se tu mi incontri sulla porta dell’ospedale di Bologna, dici “Sono venuto a trovare mio papà” “Come l’hai trovato oggi?” “E’ un più brutto lavoro”. E’ la più brutta fatica. Per dire che il papà sta male. Che forse sta facendo la sua ultima fatica, si usa il termine lavoro, per quel lavoro lì.

La Repubblica è fondata sul lavoro, cioè sull'opera di tutti. 

Noi abbiamo capito meglio che è la repubblica è fondata sul lavoro nel senso che è fondata sull’opera di tutti, la società è viva perché tutti la edificano con la loro fatica, con il loro lavoro. In questa accezione il lavoro non è l’operaio e lo stipendio. E’ l’espressione della persona, è l’identità personale, è la sua opera positiva. Non sarà sempre retribuita, non sarà sempre produttiva. Il nonno non produce niente, ma che esempio dà…

Ultimamente mi è venuta voglia di fare una buona morte. Di morire bene. Perché grandi esempi in vita non li ho dati, posso però fare una buona fine. Quello può essere un lavoro. Tutto diventa prezioso. E tutto allora viene dalla parola lavoro, accolto, aiutato, compensato. E’ vero che se non avessi tanto ricevuto non avrei lavoro da fare. Se so di aver ricevuto, non posso che mettere in opera quello che ho ricevuto.

La mia maestra di seconda mi faceva fare la riga in mezzo alla lavagna, noi dovevamo segnare i buoni e cattivi. A sinistra i cattivi, perché i cattivi sono sempre a sinistra… Dopo però mio papà veniva a prendermi e diceva: chi hai messo tra i cattivi…? E, ma quello lì, però, ti ha dato la merenda quando tu l’avevi dimenticata… e tra i buoni…? Ma se è un carognino che mette la mano davanti quando scrive per non farti copiare… allora io sono andato in prima media pensando che ci fosse solo uno buono: Gesù. Poi viene il professore di religione e ti distrugge anche quello: non ti ricordi?  Che ha detto Gesù? Nessuno è buono, se non Dio.

Il lavoro certo, è un tema delicatissimo. E’ un disastro… se trovi lavoro per uno straniero i lavoratori italiani corrono a vedere se non stai rubando loro qualcosa… “Dai, tu non andresti a smerdare i fiumi, lasciagli il compensino… “. Ci metti un anno ad avere un permessino… ma uno che arriva dal Benin, che ha attraversato il deserto, che è un morto di fame e non è nella nostra concezione di lavoro, per lui dire che il lavoro inizia alle 8 è una cosa da matti. Per lui il giorno inizia quando inizia la luce. Dal paesino la corriera parte alle 4 del mattino. La gente va a dormire in piazza. L’autista si sveglia, Dà una suonata e salgono e si riaddormentano. Dire vieni a questa ora? Non vuol dire niente per loro…Avremmo bisogno di una legislazione speciale, provvisoria. E’ pazzesco pensare di inserirli nel nostro sistema produttivo.

Il lavoro esprime, dà un posto, riconosce. 

Il problema del lavoro è gravissimo. E’ fondamentale. Perché il lavoro esprime, dà un posto, riconosce. Nella crisi che abbiamo avuto, qual è la crisi più grave? I 50 enni. Un uomo di 45-50 anni, lasciato a casa dal lavoro, 9 su 10 non lo troverà più. E’ anche aumentato moltissimo il volontariato. Pur di non risultare inutile e trovarsi alle 10 di mattina davanti alla tv, fai qualsiasi cosa…. La moglie si è messa fare la badante al posto della badante. Ma io? Noi abbiamo avuto crisi. Abbiamo crisi di identità spaventose!

Questa vita così lunga… Bologna, sapete che è città più longeva del mondo. Siamo vecchissimi. Che vuol dire 9 vecchie e 1 vecchio. Quindi appartamenti grandi e vecchie che si aggirano appoggiandosi alle pareti. Stiamo cercando di dire… non è che quella mamma con il bambino che è arrivata… magari… il che vuol dire poi fare 3 telefonate al giorno, tramite i  volontari… “tutto bene? Tutto ok?” Serve che sia assistitissimo… perché il minimo incidente è un disastro… ma se riesce….

C’ho un sacco di grane giuridiche io in ospedale… perché se uno è vecchio i figli vanno 1 volta alla settimana a trovarlo. Ma gli hanno trovato una buona badante, che tra l’altro non è brutta. È anche affettuosa. Risultato: si innamora. Si indebolisce, viene in ospedale. Si avvicinano i tempi finali, la sposa. Mitra puntato di tutti parenti. Ma Giovanni è incosciente? Mio padre era presente? “Che ti devo dire? Io l’ho sposato seguendo le regole. Quella donna ha realizzato un rapporto sentimentale, che ti devo dire…. Essere vecchio è un atto difficile. Ma essere vecchi da soli è una grande impresa, per molti è insopportabile. Se c’è uno che mi vuole bene… se c’è una persona che mi vuol bene…nasce un legame”.

Il lavoro. Voi ve ne intendete più di me.. Parlo con voi. Il lavoro per voi non può non essere il tema principale.

A volte mi chiedo se il Papa non sia l’unico uomo politico del mondo. Gli altri fanno amministrazione. Lui fa politica. E un cristiano deve fare politica. Politica come la intende Dossetti e Milani, quella bisogna farla. Perché dice Dossetti che la politica è un’idea che ti viene e siccome ti viene non puoi tenerla per te, la devi comunicare. E se ami la tua gente devi fare in modo che quella idea buona si affermi. E’ un tuo dovere. Don Lorenzo, la gioia di fare una cosa, non da soli, ma insieme. E’ arte cristiana sublime. Questo Papa non scherza. Lui va tranquillo…

Lo scarto

Vi parlo dello scarto. Anche in italia? E perché, c’e ancora lotta di classe in Italia? No… ma voi vi ricordate una data importantissima della storia? 1 luglio 1949? Cos’è? In quel giorno i comunisti sono stati scomunicati. Essendo della bassa padana, io ho trovato molte volte donne che raccontavano “mio padre, quel primo luglio, ha detto loro - vado per l’ultima volta in chiesa. Portamici per il mio funerale”. Chiuso. Perché la lotta politica e l’antipatia ideologica superava la fede di tanta povera gente. Quella scomunica non è mai stata tolta. Ci hanno pensato i comunisti. Non c’è più nessun comunista… gli unici sono cattolici, eretici anche rispetto al marxismo…

La lotta chiede azione, inimicizia, affronto. 

La lotta chiede una azione, una inimicizia, un affronto. Adesso l’idea è lo scarto. Viaggio in una terra e in una metropoli del terzo mondo. In Tanzania, con il mio arcivescovo, perché non era stato ancora nella nostra missione. Si arriva alla città più grande, 4 anni fa’ aveva 2 milioni di abitanti, oggi 6, ma è una stia, nessuno riesce a contarli. Perché dalle campagna la gente scappa e… sono una cosa allucinante. Se volete avere un’idea di inferno… tu per uscire dalla città fai 20 km di miseria. Che ti fanno pensare alla capanna in montagna come ad un gioiello. C’è miseria assoluta. Questa però è l’anticamera dello scarto. Non c’è lotta, non c’è rivoluzione, non c’è più niente. Lo scarto inizia da lì.

Mi pare che possono essere questi 3 i principi su cui giocare le nostre alleanze.

Interventi:

Levati – il sindacato
Un giovane - oggi manca senso del dono ricevuto
Adriano Acli di Gallarate – costruire relazioni con le persone.
Paola: siamo anche datori di lavoro. Come vivere da cristiani, da politici, da cittadini questa fase?

Don Antonio Nicolini


Ti racconto Gesù 

Non si ricevono più buone notizie. Noi abbiamo pensato di abolire la dottrina e abbiamo pensato di sostituirla con “ti racconto Gesù”: Cioè sostituire quella sempre uguale con il racconto di Gesù che cambia, che sta succedendo… Se tu racconti del buon samaritano racconti di uno che ha un incidente e…

Ovviamente raccontare Gesù è molto delicato. Molto impressionante. Adesso un po’ arranchiamo ma continuiamo. Si impara dottrina ma non si ricevono buone notizie. Quando mi portano a battezzare sono piccoli…e io dico loro, adesso sbaciucchiateli, avvolgeteli di carezze, imparate a far vedere loro il vostro sorriso… crescano convinti di aver ricevuto un bene enorme.

L'amore è sempre di predilezione.

Papà va in paradiso, la mamma, vecchia, resta in valle. Il secondo genito ha i soldi e ci invita a Cena. Ha pagato tutto lui. Passiamo la sera a chiacchierare. Ma fatalmente, chiacchieriamo di famiglia. Poi della mamma che è invalida. Scopriamo cose che ha detto a tutti noi figli (4 figli suoi e 1 adottato). Lei, perfidamente, ha fatto in modo che, in tempi diversi, in modi diversi, ha detto ad ognuno, con delicatezza, che lei certamente amava tutti, ma "non amo nessuno come te. Tu sei proprio il prediletto". E l'ha detto a tutti! E noi, nel rifugio in montagna, lo scopriamo!  E pensiamo, e ci diciamo... "domattina la aggiustiamo noi". E invece... lei ci ha dato una strinata…soprattutto a me: “Così te, che fai il prete, non hai imparato molto, eh!” “Ma lo sapete o no che l’amore è sempre di predilezione? Non può mai essere generico…!”.

L’esperienza dell’amore, come l’esperienza dell’essere amati, deve essere fortissima. Quella stessa persona dovrà consegnare le responsabilità della vita a qualcun altro. Dovrà vivere la sopportazione del dolore, la paura. Ma prima serve che qualcuno mi abbia insegnato a respirare. Che mi abbia fatto sentire il profumo. Altrimenti come facciamo?

In tutto e prima di tutto non possiamo dire a uno che funziona male, non possiamo come prima cosa dire: “bisogna che tu cambi, bisogna che tu ti converta”. Uno è dentro nella merda fino alle orecchie, tu gli dici “bisogna che tu ti converta”, e lui che fa? Ci si tuffa di più!  C’è bisogno di dargli una roba bella, una roba buona. Se no lui resta dove è. Noi siamo una società espostissima a restare dove è.

Quando la comunicazione è scarsissima, è solo quella del dovere

L’immagine che mi turba è quando vedo una panchina con 4 persone, mi avvicino e vedo che nessuno sta conversando con un altro, ognuno sta con il suo bagaglio, non c’è conservazione. Sciagurati i genitori. Glielo danno a 4 anni e mezzo il cellulare ai bambini! C’è il rischio di scarsissima comunicazione in famiglia. E siccome la comunicazione è scarsissima è solo quella del dovere. “Mettiti il golf!” detto come se fosse una legge assoluta! Ma "mettiti il golf!" non può essere come “ama il tuo fratello”. Possibile che non ci sia una gerarchia di meccanica dell’amore?

Cosa vuol dire davvero ripensare il welfare

Noi siamo al top dei non sposati. Tutti fanno progetti per case dei soli. Noi rischiamo di essere tutti solitari. Per questo io ho inventato la casa per tutti. Con pochissimo successo. Rivolto a quelle coppie tremende, quelle nella fase in cui hanno già sbolognato i figli. Finalmente se ne sono andati. Finalmente siamo soli. E poi, dalla mia finestra, vedo due lumini in una finestra, poi altri due, poi altri due… sono tutti i due che mangiano la minestra. E lì viene l'angoscia. Perchè già supponi che di quei due poi ne resta uno. Perchè la vita è così, se non capita che vanno contro un palo assieme.

Ai figli non possiamo chiedere. Hanno una vita troppo complessa. Fanno fatica. La loro vita gli basta, non facciamo giudizi morali. Dobbiamo inventare qualcosa. Abbiamo avuto il terremoto, da ieri hanno iniziato a costruire qualcosa. Quanti bagni ci sono in ciò che ricostruiamo? 4? Ok allora  stiamo pensando a come si può fare una casa con 4 coppie. E  con anche una sala grande e una cucina grande. Una casa con spazi di ognuno. E spazi insieme. E poi ci organizziamo. Il lunedi magari andiamo tutti a mangiare dalla Giovanna, che fa buono il minestrone. Il mercoledi la pasta e fagioli dalla Luisa. Il giovedì... tutto dalle donne? Di solito è così. Perché poi quando va a finire che di lumino ne resta uno, di solito è il più forte, cioè lei. E di solito lei ha una capacità di ricostruzione più forte. Sa fare la pasta e fagioli. Non è poco. Ma se è lui che resta... è roba da matti. E' una situazione pietosa, sciagurata.... Ma dipende pure da te. Smettila di dire che siccome i ragazzi stanno a Roma, poi un giorno, farai un viaggio, che andrai in Spagna… ma fattelo sto viaggio in Spagna… fattelo, e fatelo insieme, in 5-6.

Se non risalta fuori il femminile torniamo, senza volerlo, a una Chiesa preconciliare

Dossetti mi fece capire che una delle forze più grandi è la visitazione. Le donne, se hanno un rapporto profondo, è infinito. Ma arrivarci a questo profondo… ‘na fatica. Le donne fanno fatica a lavorare insieme. Per l’ultimo anno da parroco, quando mi illudevo di andare in pensione, ho  chiesto un regalo, per i 74 anni (oggi ne ho 77) ho chiesto che la parrocchia fosse guidata dalle donne… Di fare un gruppo... Ci sono i ministri, ci sono i diaconi, diacono vuol dire servo… che problema c’è?

L'hanno fatto. Ed hanno avuto anche idee grandiose. Ad esempio,  perché non facciamo il giovedi santo in carcere? Abbiamo chiesto al direttore, ci ha dato 200 permessi, è stato bellissimo… E' stato tutto un anno bellissimo. Bellissimo di idee e di proposte, che facevano fiorire il femminile, cosa di cui c’è un estremo bisogno!

Però, alla fine dell’anno, quando io ero tutto contento, una settimana prima della fine, ho fatto una scoperta atroce. Ho scoperto che loro sono state bravissime, ma hanno fatto una fatica terribile! Che infinite volte hanno avuto voglia di dire basta. E di dirlo senza dirlo. "Abbiate pazienza, non posso… ho mio marito, ho gli impegni…". La fatica delle donne è più grande di quella che si vede.

Ma se non risalta fuori il femminile ritorniamo, anche senza volerlo, a una chiesa pre-conciliare. Ognuno ha i suoi doni. Il magnificat nasce quando è riuscito l’incontro tra due donne. Il magnificat non è un fatto privato. È la più bella poesia politica di tutta la Bibbia. C’è bisogno enorme di questo lavoro enorme…

Sul sito delle Acli Nazionali la registrazione integrale dell'intervento 



Europa

Comunque il concetto principale di stamattina è: Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa. Tutti abbiamo p...