Connettersi e costruire reti

Mi è stato assegnato il titolo "Che Acli vogliamo fare?" So che “Fare” è un verbo molto pratico. Ma mi pare lo stesso che per “fare” servano anche altre cose. Essenzialmente 4. Mi verrebbe da dire:

·         CREDERE

I     In fondo è una questione di fede. Ci crediamo ancora? Lasciamo stare per un attimo le Acli. Ci crediamo ancora nel fatto che mettersi assieme serve per risolvere i problemi? Nel fatto che fare qualcosa di utile per gli altri non è in contrapposizione con il fare qualcosa di utile per sé? Da qui discende il tutto. Poi, come sappiamo, la fede non è qualcosa che si ha o non si ha. La fede è sempre piena anche di incredulità e di dubbi. Ma il punto è se siamo in cammino. Se questo è una nostra ricerca. Se tendiamo a crederci.... ( e poi se vogliamo anche…. che l’Ascolto della Parola è nutrimento essenziale per un vero discernimento …. Ma qui andiamo oltre…).

·      MUTARE 
      
      Cambiare/Trasformarsi/Innovare/Sperimentare/Provare/Osare…Sono le parole di fondo di questa epoca. O almeno così sembra. Anche se forse non è poi così vero. Alla fine la ricerca del  punto di equilibrio tra conservare e riformare è sempre stato uno degli assi su cui si è giocata la storia. Perché in fondo mutare è un atto naturale. E’ parte della vita. Tutto cambia. Sempre. E mutare non è tradire. L’adulto non è il tradimento del bambino. L’albero non è il tradimento del seme. In natura nulla resta immobile, uguale a se stesso. Nulla tranne ciò che è senza vita. E’ innaturale cercare di non cambiare. Il tradimento non è il cambiamento. E’ il provare a fermare il corso delle cose.

·      CONNETTERE

      Essere connessi. Condividere…. Altre parole chiave del nostro tempo. Apparentemente. Ma alla fine, in fondo, solo un altro elemento essenziale di ogni vita e di ogni tempo. Abbiamo bisogno di costruire e mantenere relazioni. Con gli altri. Tra persone. Abbiamo bisogno di ricondurre ad unità le singole esperienze. Di cercare una cornice di senso in cui inserire le specificità belle ma parziali. Per non sentirci anche noi frammentati e parziali o privi di senso.  

Alla fine per me si tratta di questo. La chiave non è l’integrazione, ma la connessione. La chiave non è il sistema, è la rete. Il sistema è un insieme di elementi connessi tra loro in un tutt’uno organico e funzionalmente unitario. Il sistema è il tutto cui noi apparteniamo. La rete è una struttura relazionale. E’ un insieme di soggetti e di relazioni. Di nodi, di fili e anche di buchi. Di spazio vuoto. 

Forse una volta le persone aderivano ad un’organizzazione per essere e sentirsi parte di un sistema. Perché aderire era un’identità.  E a questa organizzazione chiedevano e davano tutto. (forse, perché poi la mitologia supera sempre la storia). 

Forse oggi le persone utilizzano l’organizzazione come un link. Costruiscono organizzazioni come ponti. L’associazione non è un valore in sé. E’ una connessione per mettersi in contatto con altri ed altro. Persone, idee, esperienze….

Che tipo di relazione voglio costruire tra persone ed organizzazione nasce da qui. Ma anche che tipo di relazione voglio costruire tra le diverse parti dell’organizzazione nasce da qui.

Non è arrendersi a qualcosa che è “meno” di ieri. E’ avere la curiosità di sperimentare qualcosa che è “diverso” da ieri. Ma che da ieri nasce e di cui è in qualche modo la naturale mutazione.

·        ORIENTARE: 

      Per andare, abbiamo bisogno di punti di riferimento. Senza, non sappiamo scegliere la direzione. Se in questo momento mi chiedessero dove è il sud non saprei rispondere. Vuol dire che i punti cardinali non esistono più? Che sono un sistema superato? No. Esistono. Ma per me oggi non sono efficaci. Non mi dicono niente. Non mi aiutano ad orientarmi. Allora io oggi ho bisogno di indicazioni in grado di orientarmi che sono altro dal solo nord/sud.

E poi. Non bastano solo i punti cardinali. Mettiamo che io sia nata e vissuta in un piccolo paese. E che in testa io abbia la mappa del paese. E improvvisamente mi trovi a Londra. Non mi basta sapere dove è il nord e sud. Io ho bisogno di altro per orientarmi. Il “centro”, il luogo della socialità, “la piazza” è per forza nel mezzo? Esiste un solo “centro”? Ha la forma di piazza o è una stazione, un parco, un centro commerciale, una chiesa?..... Abbiamo bisogno di sapere che esistono molte città oggi. Che sono fatte in modo diverso. E che non sempre la nostra mappa (fatta di sapere ed esperienza) ci aiuta ad orientarci.

E poi dobbiamo scegliere. Cosa ci interessa? Su cosa voglio tenere le antenne puntate? Siamo come certe parabole grosse fuori dai balconi. Prendiamo un po’ di tutto. Ma se ci interessa davvero qualcosa dobbiamo girare la parabola per prendere bene quel canale. Oggi su cosa ci interessa essere sintonizzati? Roma? Bruxelles? Gli Stati Uniti? La Cina? L’Africa? I singoli paesi in cui viviamo? 

Quindi il tema sono.... LE RISORSE 

Il concetto di risorsa è in relazione il concetto di difficoltà, di condizione rischiosa. Risorsa etimologicamente rimanda al latino “resurgere” che significa sorgere, dirigere dal basso all’alto secondo l’immagine dell’acqua che sgorga. La risorsa agisce nella condizioni di sfiducia o negative. La risorsa emerge da sotto (da dove non era visibile). Dove (consapevolmente o no) era conservata come riserva. La risorsa è quel qualcosa che permette di reagire alle difficoltà.

Allora, a fronte di un Paese in difficoltà. Di persone in difficoltà.  La domanda di fondo è: 

LE ACLI SONO RISORSA PER LA SOCIETA’?

Non basta rispondere di si. Serve saper dire che risorsa sono. E serve che l’esserlo sia provato. E riconosciuto anche da altri. Fuori da noi. Altrimenti è una storia consolatoria che ci raccontiamo da soli. Per affetto. L’affetto conta. Ma non basta.

A me pare che la chiave sia attorno a questi nodi:

POPOLO ---- DIRITTI ---- COESIONE SOCIALE --- RAPPRESENTANZA

      Per me la chiave del nostro essere POPOLARE sta qui. Noi siamo parte del popolo. Siamo come gli altri. Siamo un pezzo di comunità. Noi (da dentro) possiamo costruire nelle comunità relazioni con le persone attorno al tema dei DIRITTI. Relazioni che diventano occasione di studio, di approfondimento, di confronto… e tutto questo diventa consapevolezza. La consapevolezza diventa aggregazione (e COESIONE) e mobilitazione. La mobilitazione diventa azione che chiede RAPPRESENTANZA.

Ma non nel senso che noi rappresentiamo. Nel senso che noi aiutiamo le comunità (di cui siamo parte) a rappresentarsi.  Se saremo presenti e credibili compagni di viaggio a volte la comunità sceglierà noi per andare a rappresentarla in qualche luogo od occasione. Ma molte altre volte sceglierà altri. Altrettanto credibili e presenti, si spera. La nostra utilità sociale e il nostro “successo” non si misurerà con il numero di volte in cui noi saremo scelti come reappresentanti. Ma da quanto la comunità avrà prodotto e sperimentato e (a volte) ottenuto e conquistato.

Da questo deriva la seconda domanda. Se l’identità che scegliamo è questa, se siamo orientati alle comunità e ad un mestiere (lento, faticoso, poco produttivo) di costruzione di legami, connessioni e consapevolezze….


COSA DENTRO LE ACLI E’ RISORSA? 

In altri termini, a prescindere dalle ristrettezze economiche, cosa è importante e su cosa va investito? Cosa non è importante e va tagliato? Cosa va innestato?

Le Risorse “tradizionali” Sono il patrimonio specifico. Spesso quello più riconosciuto. Con il rischio di essere considerate “proprie” per natura. O con il rischio di essere considerati “vecchi e superati” per definizione.

  • Le ACLI: una identità. Una storia. Un marchio. 70 anni. L’essere popolari. Le 4 fedeltà      (lavoro, chiesa, democrazia + futuro) e  le 3 modalità di azione (formazione, azione sociale, servizi)…
  • I Circoli: il punto in cui le persone che si mettono assieme, spazi/luoghi per… presenza nella comunità, in rete con le altre realtà del territorio. 
  • I  Servizi: Per la capacità di rispondere concretamente a bisogni reali. Per la credibilità che si sono conquistati. Per l’attitudine imprenditiva. Per le potenzialità che hanno nello sviluppo del nuovo.
Gli innesti da fare (o i germogli da sostenere)

Ne butto qui 3. Che a me sembrano importanti:

  • Metodo progettuale:  come modo per sperimentare un’azione efficiente, efficace e coerente (sostenibilità),  come modo per sviluppare sinergie ed alleanze… Come modo per essere sempre alla ricerca dell’innovazione.
  • Dimensione internazionale (e in primo luogo europea): perché la dimensione italiana non è più sufficiente.
  • Nonviolenza: sembra che non c’entri niente. Ma per me è essenziale. Perché per me è connesso con il tema della pace. Ma anche con quello della democrazia. Con il modo con cui affrontiamo i conflitti. Dentro e fuori di noi.  
Traccia dell'intervento al Consiglio Provinciale Acli Varese il 25.10.2014 sul tema "Che Acli vogliamo fare?"



#AcliSociale A cosa (mi) serve la Rete

Reti di Economia e Collaborazione solidale - Solidarius

Premessa: metto in comune oggi una riflessione che non è frutto né di studi né di ruoli. Non sono un’esperta di comunicazione o di digitale o di informazione. Sono una persona curiosa che prova a sperimentare. Per fare le cose che già facevo, per raggiungere gli obiettivi che già avevo, per rispondere ai bisogni che già sentivo... 
Nello sperimentare ho trovato alcuni appigli e conferme…che provo a condividere... 




A cosa (mi) serve la Rete? 

La Rete mi serve per rispondere (in parte, non in toto) a dei bisogni che ho come persona. E a dei bisogni che ho nel fare Acli. E non sono tanto diversi tra loro perché per me fare le Acli (cioè fare associazione, poi ognuno ha la sua specifica esperienza di associazione...) significa cercare (e costruire) risposti comuni a bisogni comuni. Mettendo a disposizione risorse ed interessi di ciascuno.    

Per esempio alcuni bisogni che ho come persona e nel fare le Acli sono.... 

Informarmi: trovare cose che mi interessano....
Informare: condividere cose che presumo possano essere interessanti per altri...
Stare in relazione, fare comunità, coltivare rapporti...
Avere e promuovere spazi di dibattito e confronto... 

Sono bisogni che avevo anche prima della Rete nella sua forma attuale. E sono bisogni che continuo ad avere nonostante la Rete. E la Rete risponde solo in parte. Ma vale anche per le Acli. Sono bisogni che continuo ad avere nonostante le Acli. E le Acli rispondono solo in parte....

Il web non ha fatto altro che approfondire e dare nuova veste ai bisogni più antichi dell'uomo  Web2.0 Reti di relazione - Antonio Spadaro 

Cosa è la Rete? Per me ci sono tre punti fermi:

1. La Rete non è uno strumento. La Rete è un ambiente da abitare.
La Rete non si usa. La Rete si abita. La Rete, nonostante tutti i rischi di alienazione, permette di sperimentare nuove forme di contatto, di relazione e di espressione personale. Convegno Testimoni Digitali 2010.

2. La Rete è fatta di nodi e fili. Ma nodi e fili non sono tecnologici. I nodi siamo noi. Sono le persone. Che da sempre sono in una rete di relazioni. E solo le relazioni definiscono la persona in quanto tale. Si può fare a meno di essere "in Rete" (forse) ma non si può fare a meno di essere in relazione.  Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona. Internet è un dono di DioMessaggio Papa Francesco per la giornata delle comunicazioni sociali

3. Non esiste veramente il dualismo tra reale e virtuale. Non esistono persone reali e persone virtuali. Le persone, se sono persone, sono reali. Che siano online o che siano offline. Le relazioni possono essere vere o false, superficiali o profonde, che passino (anche) online o che siano solo offline. Alcune parti di messaggi in rete sono pubblici. Altri sono privati. Come nell'offline. L'essere pubblici non li definisce falsi, l'essere privati non li assicura sull'essere veri. 

Cosa mi offre la Rete? 

Per l'uso (da cittadina curiosa e appassionata) che ne faccio la Rete mi pare che aiuti a diffondere e praticare alcune "culture" che mi interessano: 
  • ·       Cultura della ricerca e dell’approfondimento: certo, bisogna fermarsi a cercare e leggere. E non sempre e non tutti abbiamo voglia e tempo di farlo. A volte siamo superficiali. Ma se si vuole cercare ed approfondire online si trova tantissimo, spesso gratis o in modo economico. Anche le indicazioni di dove cercare offline. 
  • ·       Cultura della condivisione: non è solo questione del tasto condividi sui social. E' tutta la riflessione sugli Open Source, tutta l'elaborazione sui Creative commons, sulla cultura wiki... Certo, poi c'è molto in Rete che invece è di qualcuno. La Rete non è sinonimo di convidiso liberamente. La Rete non è affatto immune dalla proprietà privata. Ma chi vuole condividere può farlo più facilmente e con un numero maggiore di persone rispetto a quanto non si riesca offline. 
  • ·       Cultura del confronto: No! Il dibattito no! Ce lo ricordiamo tutti Moretti. E tutti ci siamo passati. Nel ruolo di quelli che scappano. Nel ruolo di quelli che organizzano e restano (quasi) soli. Nel ruolo di quelli che si fermano per solidarietà ed amicizia più che per interesse. La Rete è un modo (aggiuntivo, non sostitutivo) di provare a confrontarsi anche a distanza. Dal commento sul post altrui al webinar e alle riunioni online... 
  • ·       Cultura della trasparenza e del rendere conto. E qui c'è tutto il filone che parte da semplici restituzioni narrative all'open data (dati aperti forniti scaricabili da internet, in formato utile e modificabile) e da vere e proprie piattaforme che facilitano la consultazione e comprensione di dati (per esempio open coesione)
  • ·       Cultura del NON scarto: perché magari facciamo un incontro con un relatore interessante e partecipano poche persone. Ma se riprendiamo l'incontro e lo carichiamo su youtube altri interessati possono usufruirne... 
  • ·       Possibilità di sovvertire centro e periferia: nella Rete non c'è una gerarchia, non c'è un centro ed una periferia. O meglio, possono esserci infiniti centri. E questo per me è un aspetto interessante.... Anche nel singolo sito "La homepage non è la prima pagina. I lettori-utenti arrivano dai motori di ricerca non dalla testata" (scrive Riotta in "Il web ci rende liberi?). 

       Tutto questo è affascinante. Ma non mi basta ancora. Forse le cose che mi interessano di più della Rete sono ancora altre: 

       Che la Rete permetta di ricomporre l'integralità della persona. Io ho molti amici in molti luoghi diversi e di molti pezzi di vita differenti. La mia personale esperienza di Rete è stato un ricompormi. Amici dei Balcani conoscono la Paola che ha la sua esperienza di fede. Colleghi di lavoro intravedono le riflessioni familiari. Ci sono molte scelte possibili e non c'è il manuale per l'uso corretto della Rete. Ma per me è stato il mettere assieme le varie Paola in una unica.


I     "I lettori di oggi lavorano e consumano il tempo da persone integrali, professionisti e mariti, professioniste ed innamorate, broker e giovani, account manager e persone di mezza età. Online l'informazione non parla più ad un pezzo della nostra personalità, come il giornale in edicola, politico, economico, di cronaca nera. E' l'intera persona ad essere coinvolta nell'esperienza di leggere notizie, commenti e intrattenimento". Il web ci rende liberi? Riotta - recensione di Riccardo Luna 

o    O anche "In un blog dimensione personale e professionale si intrecciano e questo ne fa il luogo migliore per farle riconciliare se sono in conflitto, esaltarle se già convivono in paceLuisa Carrada - Il mestiere di scrivere

      Che la Rete contribuisca al cambiamento e all'innovazione sociale. Cioè a mettere in pratica nuove idee che soddisfano dei bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni. Concetti e definizioni di Innovazione sociale
      
      ... la rivoluzione tecnologica ha bisogno di contenuti altrettanto rivoluzionari. Senza contenuti rivoluzionari la sola tecnologia non scatena le rivolte della storia. E perché si creino contenuti innovativi c'è bisogno di contesti storici e sociali diversi. Di uomini e donne che usino la tecnica nuova e se ne lascino usare, generando linguaggi ed idee. (sempre Il web ci rende liberi? Riotta). 
     






Traccia dell'intervento #AcliSociale ad Assisi organizzato dalle Acli Regionali Umbria. 



#70anniAcli: dopo il Compleanno la vita continua...

Non è facilissimo e non so bene cosa ne esca… ma provo a rimettere in fila alcune cose dai molti feedback che in diversi modi mi sono arrivati dopo aver pubblicato i post legati al compleanno... Ogni sintesi è arbitraria, una sintesi di contributi prevalentemente privati lo è ancora di più. Ne vedo tutti i limiti. Ma mi pare comunque interessante provare a condividerli . Nota di metodo: tranne poche eccezioni la maggior parte dei feedback privati arrivano da persone che in diverso modo sono "alla periferia" dell'associazione. 

Cercando di focalizzare le cose fondamentali mi pare di vedere:


  • La prima emergenza, quella fondamentale, da cui ripartire, è l’emergenza associativa. Ridare essenza all'essere associazione deve essere l'obiettivo primario in base al quale scegliere. 
  • C'è qualcosa che viene ancora prima della scelta della mission e degli ambiti di impegno in una associazione. “La longevità delle Acli deriva dalla complessità materiale ed organizzativa. Ma soprattutto da quest’anima. Da questo carisma che fa volare il calabrone. Se gli tiri via l’anima, il calabrone non vola più. Se la complessità si rompe, non vola. Finisci per fare un servizio di serie B, un sindacato di serie B…. A noi  non ci definisce la dottrina. Ma la mistica”(Il calabrone può continuare a volare - Giovanni Bianchi) .  Oggi abbiamo bisogno di ritrovare l’anima, il carisma, la mistica delle Acli. 
  • L’analisi complessiva è stata fatta ed è abbastanza chiara (potrebbe e dovrebbe essere fatta un’analisi anche un po’ scientifica, a partire dai dati). Ma ora non è più tempo di grandissime analisi. Ora si tratta di scegliere alcuni nodi con conseguenti snodi, formulare alcune proposte, confrontarsi e poi, concretamente, decidere e sperimentare.

La storia
“Però….Non è andata proprio così”. “Non ho mai pensato che gli albori delle Acli fossero gloriosi”. C’è tutto un filone di ragionamento che riguarda la ricostruzione della storia delle Acli. Che in parte, fa notare qualcuno, sfocia anche in una “mitologia aclista”. Un mito è una narrazione investita di sacralità e assieme al rito (che ne è in qualche modo espressione) aiuta a costruire e mantenere comunità. E anche un’associazione ha bisogno di coltivare questa dimensione. L’importante è non confondere il mito con la storia.

La memoria
“Ci aggrappiamo alla memoria come ad un pezzo di legno in mezzo alla tempesta. Ci aggrappiamo ai simboli, al nome, al logo”. Per anni abbiamo detto che il logo è esteticamente brutto e che è un po’ datato. Anni fa abbiamo persino cercato di cambiarlo. Poi… tra bandiere, volantini, sfondi….in quasi tutte le iniziative è l’unica immagine/messaggio presente.
“In Alice nel Paese delle Meraviglie c’è un punto in cui la regina bianca dice "E’ ben poca cosa la memoria che guarda solo indietro". Da lì parte il riscatto, la battaglia vittoriosa contro il Ciciarampa e il risveglio di Alice che potrà finalmente avverare il sogno del padre”. “Lavoriamo per le Acli di oggi. Quelle del passato non ci sono più e quelle del futuro non ci sono ancora (e se non partiamo da qui non ci saranno mai). Alla faccia della quarta fedeltà ”. Ecco, quello che ci serve è una memoria che guarda avanti.

Il futuro
 Dobbiamo metterci in testa che i tempi sono cambiati. C'e bisogno di rinnovarsi nelle idee e nel modo di operare, se ci si arrocca intorno alle posizioni di potere conquistate…”  e anche “Questo nostro resistere all’evoluzione non è una condizione sostenibile”. La necessità, il bisogno, l’urgenza del cambiamento mi pare veramente percepita da tutti. Ma convive con un diffuso (nel Paese prima ancora che nelle Acli) conservatorismo intrinseco. Cambiare diventa un mantra ma ogni cambiamento fa paura e trova mille resistenze. Emotive e morali prima ancora che organizzative. E poi, manca ancora  un indirizzo.  Quale cambiamento? In quale direzione? Per fare cosa? Per essere chi?

Il presente
L’immagine del 70enne ad alcuni è sembrata impietosa. Da altri è stata interpretata come caratteristica generazionale di tutti i 70enni. E questo mi spiace. Il 70enne senza futuro mette tristezza proprio perchè è innaturale. Un 70enne che ha avuto una vita piena potrebbe essere sereno e saggio. E ci sono moltissimi 70enni (in giro ma pure nelle Acli) che sono estremamente vivi, generosi, positivi e vitali.  E ci sono 30/40enni vecchi, spenti e lamentosi. La metafora si agganciava al compleanno. Ma se ne possono trovare anche di più efficaci: 

  • Il calabrone Giovanni Bianchi nel suo intervento riprende la classica metafora aclista del calabrone. Che (dicono gli studiosi) non potrebbe volare, ma poi in realtà vola. E non si sa esattamente cosa lo fa volare. C’è qualcosa che rende possibile quel volo. Un qualcosa che esiste anche se non si vede. Se si perde quel qualcosa, non si vola più. Il calabrone può continuare a volare - Giovanni Bianchi
  • L’uovo e il pulcino Lorenzo Gaiani riprende la metafora di Buttè: Qualcuno dice: cosa sono le Acli? Né carne, né pesce! Risponde Buttè: giusto. Sono un uovo. Alimento completo! E Lorenzo suggerisce di guardare a quell’uovo con la prospettiva del pulcino che ancora deve nascere (immagine che mi piace moltissimo, se prima non ci mangiamo l’uovo!). Settant'anni insieme - Lorenzo Gaiani
  • La vite e l’uva Ruffino Selmi nella serata dei 70 anni a Motta di Campodolcino paragona le Acli alla vite di suo padre. La pianta era ancora sana e buona. Ma l’uva lasciava molto a desiderare. Quel che ci volle per quella vigna fu, appunto, un innesto.


I nodi

L’essere associazione:  Con onestà occorre constatare gli attuali fallimenti della proposta associativa, legati proprio al nostro modo di viverla e parteciparvi”. Consapevoli che “quello dell'identità e della funzione è problema comune a tutte le associazioni ed è uno degli effetti della regressione di un paese che, senza rendersene conto, si sta impoverendo” ma (è nato prima l’uovo o la gallina?) consapevoli anche del fatto che l’impoverimento e la regressione del paese sono corresponsabilità di una società civile che non riesce più a svolgere il suo compito…  

Il popolo e il territorio: L’identificazione della scuola come ambito di intervento è stato un punto molto contrastato. Da una parte alcuni (prevalentemente 30-40enni) lo riconoscono pienamente come luogo primario e centrato per esprimere l’essere “popolo”. Dall’altra molti altri non lo trovano un luogo pertinente per le Acli. Mi pare però che invece ci sia molta convergenza sul concetto di Popolo e di Territorio. Come dire, forse non è la scuola (anche se io continuo a vederla centralissima) ma sicuramente è la comunità territoriale con le sue dimensioni di vita “normale” la dimensione da coltivare e da cui ripartire. “O siamo lì o non siamo”. 

La partecipazione: pluralismo, differenze, collegialità…. hanno sfumature e significati differenti. Ma mi pare di poter tenere assieme queste dimensioni emerse in molti provando a riassumerle nella Partecipazione. Partecipare (anche portando la propria specificità, la propria differenza, il proprio contributo divergente) è ancora percepito come un valore nelle associazioni (“e nei partiti” diceva qualcuno)? “A volte sembra essere tollerato, raramente sembra essere richiesto e stimolato”. Come si partecipa, come si esprime (anche al di là delle norme, che comunque se coerenti aiutano) la collegialità, la dimensione collettiva e non individuale, come si valorizza il pluralismo, come si fanno emergere e tengono assieme le differenze?

Quasi nessun feedback sulla politica (e un po’ mi stupisce). Ma mi è rimasta in testa Lia Quartapelle che a Motta dice:  La politica è costretta a volte a prendere decisioni immediate. Guardando il presente. Ma la politica ha bisogno di profezia. Di uno sguardo di lungo periodo. Questo la politica chiede ad un’associazione come le Acli: un aiuto per darsi spazi e modi per riflettere dal punto di vista dei valori.”.  E Giovanni Bianchi che spiega “Io ho una concezione della vita e delle Acli  politica. Perché la politica dà ragione della complessità. La politica seria parte dal riconoscimento del suo limite. Che non tutto è politica e che c’è anche l’insufficienza della politica. La politica arriva ad un punto in cui i suoi mezzi sono scarsi (Martini) lo dice in una relazione anni 80 in Cattolica parlando ai giovani e pone domanda che da aclista con Pio ed altri mi sono sempre posto: è possibile la santità politica? La risposta di Martini è netta. No. Ma quello che è impossibile all’uomo  è possibile a Dio”.Cercare dentro la storia i semi del Regno e fare con la politica quel che puoi sapendo che c’è l’Altra possibilità”.

E… il lavoro? La non centralità del lavoro ha lasciato perplessi molti. E in fondo lo capisco. Ma, come ha detto Paolo Petracca introducendo l’intervento di Ruffino Selmi nella serata dei 70anni a Motta “La fedeltà al lavoro è stata una fedeltà non retorica nei primi decenni, almeno fino alla scrittura dello statuto dei lavoratori. Ma mi sembra che negli ultimi decenni abbiamo fatto delle grandi analisi, qualche buona proposta, ma siamo rimasti completamente fuori dalla capacità di incidere sul tema del lavoro. Se siamo onesti è stato così. E questo non è un bene. Per le Acli ma pure per la società italiana”. E Ruffino Selmi ha risposto “Se oggi fosse qui uno dei nostri utenti. Uno di quelli che vengono agli sportelli del Patronato per cercare lavoro, uno di quelli completamente disarmati, al punto da non pensare più ai diritti da rivendicare ma da dire - qualsiasi lavoro, con qualsiasi condizione, purchè sia lavoro -  da questa mezza giornata come ne uscirebbe? Come movimento di lavoratori ce lo dobbiamo chiedere”. Un’associazione di promozione sociale non è un’associazione di volontariato. Non ha l’obiettivo di aggregare quelli che “stanno bene” per proporre loro di aiutare od offrire un servizio a “quelli che stanno male”. Un’associazione di promozione sociale si pone di aggregare le persone, tutte, perché si basa sulla convinzione che mettersi assieme è fondamentale per trovare ed organizzare soluzioni ai problemi. Oggi, in un paese in crisi e difficoltà, chi (al di là di tessera o non tessera) si aggrega alle Acli? Chi partecipa? Chi fa le Acli? Se torniamo ad essere popolari. Se stiamo nelle comunità, tra le persone reali, sono convinta che il tema del lavoro tornerà centrale. 

Alcuni snodi:

La tessera: la tessera oggi è qualcosa cui (fuori e dentro le Acli)  non si dà più valore. E’ possibile restituire valore alla tessera? O esiste un altro modo di essere democraticamente sostenibili senza la tessera?

Il circolo: sull’appesantimento burocratico del circolo direi che sono veramente tutti d’accordo. Poi mi pare emerga una riflessione sulla funzione del circolo. C’è chi ritiene che il cambio di sistema di lavoro e di gestione dei tempi porti a non avere più bisogno di circoli come spazi di aggregazione e chi (al contrario) pensa che nella società attuale di spazi di aggregazione ed incontro ci sia estremo bisogno. Chi prova a declinare le modalità di specifica aggregazione che si potrebbe coltivare: dai punti famiglia (come luoghi di ritrovo e confronto e risposta anche in termini di mutuoaiuto ai bisogni delle famiglie) alle esperienze di coworking…

Il sistema provinciale: l’abolizione delle province che ricadute ha sul nostro sistema? Direi che nessuno di quelli che ho sentito considera l’ipotesi di una abolizione anche del nostro sistema provinciale (considerato l’asse portante dell’associazione). Però ci sono proposte e riflessioni in merito a province “piccole” che potrebbero accorparsi e al tentativo di snellire (mantenendo collegialità e presidio democratico) gli organi e i modelli di gestione provinciali.

Le regioni: su questo snodo c’è molta divergenza. Alcuni (anche guardando le regioni attuali) non credono proprio alla necessità e/o opportunità di investire in questo livello. Altri sottolineano che troppe volte sono stati assegnati ruoli senza assegnazione di risorse. Alcuni sottolineano anche l’opportunità di modelli di aggregazione multiregionale dove le condizioni storiche o geografiche o di dimensione lo richiedono.


La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...