Sull'invecchiare




Non sono nella generazione che ha superato i 70. Non sono parte dell'esercito in rotta. Ma comprendo a pieno la sensazione di delusione per come sono andate le cose. E il senso di responsabilità sul non aver saputo consegnare e tramandare. Con l'aggravante (per quelli quasi 50 come me) di sentire, in fondo, che è già iniziata la fase in cui è bene far spazio ad altri, coltivando ancora la sensazione di non aver mai avuto realmente la possibilità di giocare a pieno la partita. 
Con la variante materna. Per cui, da quando è accaduto che un altro è cresciuto dentro di te, sai che in fondo non sei più pienamente padrone del tuo spazio e del tuo tempo e nemmeno delle tue energie e dei tuoi progetti. Potresti fare una guerra di legittima rivendicazione, per sostenere il tuo essere persona e donna. Ed ogni tanto lo fai. Ma col tempo scopri che è valore anche accettare che, per qualcuno, tu possa essere prima di tutto "un luogo". E che "far spazio" è un tratto costitutivo dell'esistenza. 
La lettera è bella. E prepararsi alla vecchiaia è prepararsi a vivere bene la vita da vivere. Quindi, a 70enni e non, in questo periodo di compleanni, ne consiglio la lettura. 

Cari amici,
che state invecchiando con me, approfitto di questa permanenza in Brasile per raccogliere qualche riflessione sul dato empirico del mio invecchiamento, come pure di quelli che appartengono alla mia generazione.

Di fronte a immagini di morte


Io ho bisogno di pensare che tutti, e dicono proprio tutti, di fronte a immagini di morte e disperazione proviamo dolore, smarrimento e rabbia. 
Tutti.
Poi ci dividiamo sull'attribuzione della responsabilità di ciò che sta avvenendo. 
E ci dividiamo sulla modalità con cui evitarlo. 

Ma prima riconosciamo che tutto questo non ci lascia indifferenti. 
E che siamo tutti d'accordo che così non può essere. 

Restiamo, tutti, umani.

Si eravamo un popolo...da mo' ch'eravamo scesi in piazza!



Una giornata in un Municipio della Capitale, per la Carta d'identità...

Ore 4.30 papà è davanti al Municipio.
È terzo, segnala via messaggio.
Il primo è un ragazzo, arrivato alle 3.30.
Il secondo un signore di una certa età, con moglie bulgara, appena diventata italiana.
Mano a mano arriva il resto della gente.
I numeri (informali) proseguono abbastanza ordinatamente. E tra gli astanti ci si scambia chiacchiere, aneddoti. Comincia a scattare come un senso di essere compagni di trincea. 

Ore 6.30 si aprono i cancelli. E la fila si trasferisce in cortile.
Il servizio (informale) di consegna numeri passa di mano in mano tra primo, secondo e terzo. Funziona. C'è sonno. E attesa.

Maglietta rossa


Anche noi quattro, #magliettarossa 
Per dire che ci interessa che ognuno faccia tutto ciò che può per salvare la vita delle persone. 
(Contando chi si incontra siamo arrivati a 62 #maglietterosse e papà stima che siano tra 1 e 2 per cento).

Europa

Comunque il concetto principale di stamattina è: Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa. Tutti abbiamo p...