Cosa ci ha detto il Papa (fase III: anni 80-2000)

Nel 1983 Papa Giovanni Paolo II si rivolge nuovamente ai giovani delle Acli ed in primo luogo richiama il senso di un congresso:
un momento dedicato alla riflessione e all’approfondimento della vostra identità e dei vostri compiti specifici. È sempre utile interrompere ogni tanto la propria attività e sostare un poco per misurarsi più serenamente con i propri ideali, sottoporre a verifica il proprio operato, confermare i propositi e stabilire nuovi traguardi, ricaricarsi di energia, e poter così riprendere il proprio cammino con nuova forza e nuovo entusiasmo.

Ed è poi ancora il mondo del lavoro il primo orizzonte di campo che il Papa offre alle Acli attraverso i giovani aclisti, a cui si aggiunte anche il tema della pace:

Una cosa è certa: il Signore ha «progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29, 11). Ma è un destino, questo, a cui l’uomo deve contribuire, proprio perché lo riguarda. E non si prepara certo un destino di pace, ricorrendo ai conflitti, alle violenze, alle sopraffazioni, sia nella vita internazionale, sia nei rapporti fra i gruppi e le forze sociali. Come mi sono espresso nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio scorso, non lo scontro ma «il dialogo è necessario per la vera pace»  

Ma il primo vero nuovo incontro diretto è il 1995. E di questo ho memoria anche diretta, della piazza. Mentre non ho memoria di tutto il lavoro che evidentemente c’era dietro a quel reincontrarsi.

Così, nel conflitto aperto e duro tra le due concezioni del lavoro e dell’uomo ispirate rispettivamente al liberalismo capitalista ed al collettivismo marxista, le ACLI si assunsero l’impegnativo compito di testimoniare il Vangelo e di incarnare la dottrina sociale della Chiesa, rifiutando le opposte prospettive di un mercato senza regole, a danno dei più deboli, o di una giustizia senza libertà, e sostenendo invece la necessità di coniugare insieme giustizia e libertà alla luce della centralità della persona e della famiglia, al servizio del bene comune. 

Non sono mancati, in seguito, momenti di incertezza, nei quali è stata forte la tentazione di allontanarsi da questa linea sotto la pressione dell’ideologia di sinistra allora dominante, ma la stessa vostra presenza qui oggi testimonia della volontà di mantenere ferma e integra la vostra fisionomia cristiana. 

E il mandato si apre a 360°. Perché Le profonde trasformazioni che, in positivo ed in negativo, hanno segnato l’epoca contemporanea hanno aperto nuove frontiere all’azione della vostra Associazione e che (già allora) richiama la necessità di inaugurare un serio processo di cambiamento attento al nuovo, ma pienamente in sintonia con i valori che hanno caratterizzato le vostre origini e la vostra vocazione di lavoratori e di credenti.

Solo il Vangelo fa nuove le ACLI


La “rifondazione” della vostra Associazione non può non essere affidata soprattutto alla capacità di mettere al centro la fede nel Dio rivelato in Cristo, dandone testimonianza chiara e trasparente.

Ed il mandato è ad operare per la costruzione di una società più giusta, libera e fraterna e a recuperare l’impegno per la formazione 

Che significa pure cura delle persone, della loro identità ed originalità di uomini, di donne, di giovani e di adulti. Esiti di tale sforzo educativo saranno la formazione integrale delle persone, attraverso la crescita in una fede consapevole e capace di testimonianza missionaria, l’acquisizione di conoscenze e di competenze, l’abilitazione alla ricerca, al discernimento, alle scelte responsabili, alla progettazione sociale, alla cittadinanza attiva e solidale, alla coerenza e al dono di sé per il bene comune.

Nel successivo incontro, nel 2002, Papa Giovanni Paolo II richiama il tema del cambiamento nella fedeltà:

Di fronte ai nuovi scenari ed ai rapidi mutamenti della società, voi volete rinnovare il vostro impegno ad assumere fino in fondo l'antico e sempre nuovo compito di evangelizzare il lavoro e la vita sociale. E questo volete fare in atteggiamento di fiduciosa apertura al futuro.

Il lavoro non è più l’unico centro. La vita sociale si affianca al lavoro, come registrazione di qualcosa che è già avvenuto. L’invito è invece all’apertura: apertura al futuro, apertura al mondo (Europa, Coalizione globale del lavoro dignitoso, migrazioni, globalizzazione):  globalizzare

                Oggi siete chiamati ad allargare i confini della vostra azione sociale. 

   In particolare, il fenomeno della globalizzazione, che è il nome nuovo della questione sociale, impone di fare ogni sforzo per far convergere le forze in campo verso un autentico spirito di fraternità.

   Lo stretto legame tra la dimensione locale e quella globale richiede, in particolare ai Paesi più favoriti, più esigenti forme di responsabilità nei confronti dei Paesi in via di sviluppo.

  Tale responsabilità si dovrà manifestare ormai con urgenza anche nei confronti delle risorse della terra e della salvaguardia del creato.

Sta anche in questo il senso profondo dell'invito, più volte ripetuto, a «globalizzare la solidarietà». La «globalizzazione della solidarietà», infatti, è conseguenza diretta di quella universale carità che è l'anima del Vangelo.

Il riferimento non è più il lavoratore. Ma l’uomo. Sarete ugualmente fedeli all'uomo, del quale continuerete a ricordare i doveri e a promuovere i diritti nel contesto delle nuove condizioni in cui versa l'economia mondiale. E lo farete senza venir mai meno a quella fedeltà ai valori democratici a cui l'Associazione si è ispirata fin dalle sue origini.


Nel 2006 l’ultimo (finora) incontro tra le Acli ed un Papa, ed è Benedetto XVI che richiama le
3 fedeltà, il messaggio “Solo il Vangelo fa nuove le Acli” (Porre al centro della vita associativa la Parola di Dio e considerare l’evengelizzazione parte integrante della vostra missione) e l’apertura dei confini dell’azione sociale. Ache se molto del suo messaggio è, in fondo, una conferma dei mandati precedenti ci sono alcune sottolineature:

valorizzare il rapporto con la Chiesa locale e a rafforzare l’impegno ecumenico e di dialogo interreligioso.

Curare sempre la formazione dei vostri soci e dirigenti, nella prospettiva del peculiare servizio a cui siete chiamati.


Come testimoni del Vangelo e tessitori di legami fraterni, siate coraggiosamente presenti negli ambiti cruciali della vita sociale.

Cosa ci ha detto il Papa (fase II: anni 60-70)


E' del 1963, il discorso ai partecipanti ad un convegno Enaip in cui Papa Paolo VI cita la formazione professionale come qualcosa che nasce dalla vita, ancor prima che dalla scuola, dalla pratica, ancora prima che dalla teoria.  E sempre dello stesso anno il discorso in occasione del congresso, ricco di spunti preziosi.  Da una parte il Papa riprende le motivazioni che hanno portato alla nascita delle Acli stesse. E' un passaggio in cui è contenuta l'implicita rivendicazione del ruolo centrale della Chiesa nella nascita delle Acli e la (forse implicita) consapevolezza che quel rapporto, così libero e stretto allo stesso tempo, per crescere avrebbe dovuto necessariamente attraversare una fase di rivendicazione di autonomia e rottura:  
Si pensò alle ACLI, come organizzazione libera e responsabile, aperta all’accoglienza delle masse lavoratrici con la massima larghezza possibile, basata su criteri democratici, non statutariamente collegata con altre associazioni cattoliche riconosciute, ma non priva della dignità, della forza, della vocazione del nome cristiano, ché anzi su questo nome la nuova formazione doveva puntare e far leva, come sulla sua ragion d’essere e come sul titolo superiore della sua autorità nel campo cattolico e della sua inconfondibile peculiarità di fronte alla società e all’opinione pubblica. 
Doveva essere cioè un organismo nuovo, di semplice, ma piena espressione morale e sociale,  (…) relativamente autonomo e capace di dare ai Lavoratori non soltanto la possibilità, ma l’idoneità altresì di esprimersi con loro proprio linguaggio e di allenarsi all’esercizio di loro proprie funzioni. Cioè: l’istituzione delle ACLI fu un grande gesto di bontà e di fiducia della Chiesa verso i Lavoratori. (…) 

E fu un rischio, che chi è padre, chi è maestro conosce e affronta in un dato momento, quando vuole che il figlio impari a camminare da uomo, e che il discepolo diventi maturo a ragionare e a fare da sè. 

Fu un’intuizione e quasi una preparazione dei tempi nuovi: occorreva aprire alle categorie dei Lavoratori la via di transito dalla fase di strumenti fisici ed ignari della produzione alla fase di operatori coscienti e gradualmente idonei a partecipare ai momenti responsabili e razionali della produzione stessa;

occorreva offrire alle masse lavoratrici l’alternativa liberatrice fra la lotta di classe e l’ascesa ordinata ad una società più equamente organizzata; occorreva proporre al mondo del lavoro una formula che considerasse, ma non limitasse la sua difesa al solo interesse economico e ad un fatale inquadramento sociale, ma interpretasse le aspirazioni profonde e legittime del Lavoratore educandolo alla giusta e ragionata rivendicazione d’ogni suo interesse, materiale e spirituale, e alla partecipazione progressiva ad ogni forma della vita sociale, con senso superiore di solidarietà e di responsabilità verso il bene di tutti.
Poi prova a definire le Acli. Prima in negativo, per differenza: 
Le ACLI, si chiede da alcuni, che cosa sono? non sindacato, non partito, non confraternita, non cooperativa, non accademia, non società sportiva, o altro: che cosa sono?
Il tempo era differente e differenti erano le forme, anche giuridiche. Ma è interessante perché oggi le Acli (prese nel complessivo del “Sistema”) sono anche sindacato, cooperativa, impresa sociale, società sportiva... e tanto altro ancora... E la domanda che, in fondo, ci stiamo ponendo è anche "Come si mantiene quella "l'alterità aclista" che anche il Papa ritiene valore quando, in pratica, siamo anche “una serie di altre cose specifiche”?

E quindi in positivo, attraverso le funzioni principali che esercitano, che sono 3 (connesse tra loro)la testimonianza religiosa nel campo sociale, la formazione della coscienza e della cultura cristiana appropriata alle classi lavoratrici, la promozione dei legittimi interessi delle categorie lavoratrici.
Tocca a voi, aclisti, dire al mondo del lavoro che (...) Cristo è amico, fratello, maestro, collega, salvatore (...) del lavoratore; tocca a voi, Aclisti (...) porre davanti ai vostri rispettivi colleghi di lavoro il modello d’un uomo cosciente, sano, onesto, vigoroso, e credente e praticante una religione (...) della speranza e della vita (testimonianza religiosa nel campo sociale).   

Voi organizzate scuole, corsi, conferenze, studi, degni d’encomio e d’incoraggiamento. E ciò non solo per una migliore qualificazione professionale - ch’è già degnissima e necessaria cosa -, ma anche per una qualificazione ideologica e spirituale, (...) convegni estivi di operai e di operaie, che sacrificavano i pochi giorni delle loro vacanze annuali per istruirsi, per prepararsi, per ricevere una migliore formazione intellettuale e religiosa (formazione).   

Promozione dei legittimi interessi delle categorie lavoratrici: È funzione che altri, cioè i sindacalisti ed i politici, esercitano con specifica competenza: ma la conoscenza e la formulazione dei termini concreti di certe questioni, come dei termini dottrinali e giuridici delle questioni stesse, possono essere, a profitto di tutti, anche vostre. 
Lo stimolo che viene in tal modo dal vostro settore, che dovrebbe essere contrassegnato dalla serenità di chi giudica le cose senza esservi implicato da peculiari interessi diretti, può essere benefico e confortatore, come un servizio di vigilanza e di alacrità nella tutela e nella promozione della causa dei Lavoratori.
Nel 1963 le Acli che Papa Paolo VI descrive fondano l'identità sull'essere un'associazione di lavoratori. Se non aggregassero lavoratori non potrebbero essere presenti nel mondo del lavoro e, in quel mondo, non potrebbero parlare "da dentro". Se non aggregassero lavoratori non avrebbero la conoscenza diretta delle questioni e non potrebbero fare promozione dei legittimi interessi dei lavoratori. 

Nel 1965 la mission delle Acli secondo Papa Paolo VI è quella:

non politica, né sindacale, ma morale, cioè umanamente più ampia e fondamentale - di guidare il popolo lavoratore alla sua elevazione economica, sociale, civile, religiosa, nella coscienza della dignità d’ogni umana persona e d’ogni onesta fatica; nello studio e nella difesa dei suoi legittimi interessi; nella visione superiore e moderna del bene comune, nell’unione salda e fraterna, nella difesa della libertà e nell’attuazione d’una progressiva giustizia sociale.

Ed è lo stesso papa a definire grande ed arduo questo programma, ma esorta anche abbiate coraggio. Abbiate fede ed esercitate:

fedeltà alla vita cristiana sinceramente professata come forza interiore trasfigurante e come esempio esteriore trascinatore; 

conoscenza della dottrina sociale cristiana, la quale attende ancora d’essere volenterosamente e integralmente applicata; 

sforzo per la sempre migliore qualificazione morale e professionale del lavoratore; 

impegno di servizio e di aiuto ai fratelli, specialmente per coloro che sono provati dalla disoccupazione e dalla sofferenza; 

Affinchè  le ACLI siano nell’officina, nello stabilimento, nell’azienda, nel laboratorio, nei campi, negli uffici e nei servizi il lievito che fa fermentare la massa, cioè tutto quel nostro immenso popolo lavoratore. 

Sempre nel 1965 Papa Paolo VI si rivolge ai giovani delle Acli. Il mondo del lavoro è profondamente cambiato dal 1965 ad oggi e la descrizione delle categorie dei giovani di quegli anni non registra la precarietà e l’assenza di lavoro o prospettive che sono così diffuse oggi tra i giovani. Eppure il richiamo al riscoprire e ricostruire un’etica del lavoro non è inattuale. Lo stare, lavoratori tra lavoratori, disoccupati tra disoccupati, giovani tra giovani, nel pieno della realtà pare ancora oggi un richiamo di senso. 
Siete lavoratori? Chi vi ha condotti qua ce lo assicura”. Essere lavoratore è già un titolo di serietà, è una qualifica rispettabile, anzi un merito ed un onore. Essere lavoratori vuol dire che prendete la vita sul serio, che sapete che cosa è il dovere, conoscete il valore del tempo, del denaro, della fatica,

Cristo e lavoro; dovete anche persuadervi che per collegare, nella vita pratica, questi due termini, Cristo e lavoro, voi dovete essere direttamente impegnati. 
Tocca a voi portare e riportare Cristo nel mondo del lavoro. Non si tratta di fare propaganda fanatica, né di assumere atteggiamenti bigotti, e nemmeno di rinchiudersi in cenacoli chiusi o di straniarsi dalla partecipazione della vita operaia. Si tratta di non privare questa vita operaia della sua dignità spirituale, dei suoi diritti religiosi e morali: si tratta di infondere nel lavoro il senso cristiano ed umano, che lo nobilita, lo fortifica, lo purifica, lo conforta e lo pervade di buoni sentimenti di solidarietà ed amicizia, e lo aiuta a difendere i propri interessi economici e professionali con spirito di giustizia e di comprensione del bene comune.   

E prima nel 1966, poi ancora nel 1968, Papa Paolo VI parla agli assistenti delle Acli. E sembra un grido accorato: 

Perseverate! Sì, continuate nel vostro ministero di assistenza religiosa, di consiglio morale, di amicizia cristiana, di comprensione umana, di presenza vissuta, di dono di voi stessi alle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani.  
L’assistenza spirituale al mondo del lavoro non è impresa leggera e di copioso rendimento; essa presenta oggi non poche difficoltà (…) espone talvolta a solidarietà compromettenti, e incontra più spesso critiche che approvazioni, sia nell’opinione pubblica, che in quella cattolica (…) espone a sbagli, a intemperanze, a sconfessioni; condotta invece con comoda moderazione autocritica e prudenziale, perde molto della sua efficacia (…).   
E sempre nel 1968, in un’udienza generale dedicata al tema dell’obbedienza, il Papa si rivolge ai partecipanti ai corsi per dirigenti del Patronato Acli

Che cosa siano i Patronati delle ACLI tutti sanno: sono organi speciali di queste medesime Associazioni per assistere i lavoratori in tutte le loro necessità (all’infuori di quelle sindacali). La società moderna è molto complessa, possiede tante opere e provvidenze, tanti organismi e tante iniziative, in favore dei lavoratori, i quali sono presi ed angustiati da tante assillanti necessità, e sono spesso senza guida e senza assistenza, non solo per mancanza di mezzi, ma anche per mancanza di pratica e di tempo. L’assistenza del Patronato merita lode e sostegno, innanzi tutto perché è opera di fratelli a fratelli, di colleghi a colleghi, tutta pervasa di quel senso di umanità e di spiritualità, che più propriamente noi chiamiamo carità, grande, nobilissimo nome, che ci introduce nel cuore del mistero cristiano. 
E merita lode e sostegno l’opera del Patronato ACLI perché intelligente, competente, moderna, addestrata alle arti delle relazioni umane dell’odierna società, dove, senza una specifica preparazione e senza un po’ di cuore, il lavoratore può trovarsi irretito dalle complicazioni burocratiche e dalle difficoltà formali, che gli impediscono di accedere a quelle stesse istituzioni che sono state concepite e promosse in suo favore: così dicasi, ad esempio, della previdenza, delle assicurazioni sia di malattia, che d’infortunio o di vecchiaia, sia per il lavoratore, che per la sua famiglia; dicasi dell’istruzione professionale, del risparmio, della disoccupazione, e così via.

Il messaggio del Papa alla Dei nel 1971 è già “dopo”.

Noi abbiamo visto con rammarico il recente dramma delle ACLI; e cioè abbiamo deplorato, pur lasciando piena libertà, che la Direzione delle ACLI abbia voluto mutare l’impegno statutario del movimento e qualificarlo politicamente, scegliendo per di più una linea socialista, con le sue discutibili e pericolose implicazioni dottrinali e sociali. 

Il movimento, che ha goduto in Italia per non brevi anni di particolare interessamento da parte della Chiesa, è purtroppo così uscito, di sua iniziativa, dall’ambito delle associazioni, per le quali la Gerarchia accorda il suo «consenso». 

Noi condividiamo il vostro voto che, anche nella presente situazione, le ACLI vogliano ricordare l’origine e lo scopo per cui sono state istituite, e non vogliano scostarsi dalla conformità ai principi professati dal magistero della Chiesa nel campo degli orientamenti sociali. 


Cosa ci ha detto il Papa (Fase I: gli anni 40-50)


Nel 1946 il Papa si rivolge alle migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici cattoliche che le Acli rappresentano e richiama le Acli a 3 fedeltà (un po' differenti da quelle del celebre discorso di Pennazzato di qualche anno più tardi) Siate fedeli a Dio! Siate fedeli alla Chiesa! Siate fedeli alla Patria! La declinazione di fedeltà alla Patria pur nella diversità di fase storica mi pare utilissima anche oggi: 

L'Italia in questa ora critica è come una nave percossa dalla tempesta (...) In tali momenti una cosa è necessaria: che ognuno compia il suo dovere e che tutti facciano causa comune, mutuamente aiutandosi. Unitevi, diletti figli e figlie, contro tutto ciò che è crasso egoismo, turbamento dell'ordine pubblico, violenza e rivolta, propaganda di odio. La vostra Patria ha bisogno della cooperazione di quanti sono buoni, onesti, volenterosi, capaci, anche se vengono da campi politici diversi; ha bisogno di un lavoro indefesso, frutto di abnegazione, di pazienza e di tenace costanza. Ecco ciò che l'Italia attende da voi e che voi dovete essere orgogliosi di dare al vostro Paese come probi cittadini e cattolici esemplari. 

Nel 1948 i complimenti per la crescita dell'associazione sono accompagnati da un chiaro ammonimento, interessante e di piena attualità per l'associazionismo: 
Attenti però ! Le istituzioni, come gl'individui, sogliono passare per una crisi di crescenza, che può avere i suoi pericoli e le sue delusioni. Non lasciatevi troppo esaltare o illudere dal crescente numero dei nomi sulle vostre liste o degli acquirenti delle vostre pubblicazioni. Domandate piuttosto ciò che vale ciascuno di quei nomi.  

Voi potrete soltanto allora felicitarvi pienamente e senza riserva del progresso della vostra Associazione, quando alla organizzazione, che agisce in alto, corrisponderà in basso la vita dei singoli gruppi particolari e di ciascuno dei loro membri. Poichè delle due l'una: o le « Acli » vivranno della vita dei loro singoli elementi, e dureranno; in caso contrario, la loro vita sarebbe fittizia, e non potrebbe essere che effimera.    

A che gioverebbero i soli nomi sulle liste, se coloro, che li portano, non vi fossero iscritti che come semplici unità, se ciascuno non fosse nel suo gruppo particolare, nel suo campo di lavoro, sempre più intimamente e saldamente unito a tutti gli altri lavoratori cattolici, i quali, sotto il vessillo delle « Acli », non debbono avere che un medesimo pensiero e un medesimo volere, una medesima azione e una medesima astensione, le medesime tendenze e le medesime avversioni? (...)   
Fate dunque delle « Acli », con l'aiuto di Dio, l'organizzazione di una realtà vivente, di una realtà meravigliosa, di un cristianesimo vivo nel mondo del lavoro. Poiché al tempo nostro manca precisamente questa realtà vivente, al difetto della quale nessuna organizzazione ad oltranza, di cui oggi si ha il culto, per non dire la superstizione, potrà mai supplire. (...)  

Interessante. L'ambito è il mondo del lavoro. Ma anche il bisogno di mettere al centro la realtà vivente. E quel richiamo al rischio delle "organizzazioni ad oltranza" che non possono in alcun modo supplire alla realtà che incide nella vita delle singole persone.

Nel 1955, davanti ad una piazza strapiena di gente, il Papa annuncia l'istituzione della festa di San Giuseppe Lavoratore. E (ancora una volta) la benedizione si collega all’ammonizione:

E benedice questi vostri sforzi, e specialmente i corsi e le lezioni che opportunamente organizzate (...) Non si farà mai abbastanza in questo campo; tanto grande è il bisogno di una formazione metodica, attraente e sempre adattata alle circostanze locali.   
si eviti con ogni premura che il felice esito del lavoro generoso, speso per stabilire ed estendere il regno di Dio, venga intralciato o fatto naufragare col cedere ad ambizioni personali o a rivalità di gruppi particolari.    

La formazione delle persone (e in primo luogo dei lavoratori) è il centro dell’identità aclista. E quel “con ogni premura” sembra stare ad indicare la cura e l’attenzione necessarie per prevenire e gestire le dinamiche connesse con ogni dimensione di gruppo e che rischiano di intralciare o far naufragare anche il lavoro generoso. L’immagine che sembra emergere non è una divisione netta tra chi offre lavoro generoso e chi cede ad ambizioni personali o alla rivalità ma una compresenza di dimensioni positive e negative in ognuno e la necessità per tutti di farsene carico.

Nel 1956 Il Papa parla alle Acli come luogo e strumento di formazione ed unione dei lavoratori cristiani.   

Le Acli racchiudono in sè una forza viva ed intrinseca, che, interamente spiegata, contribuirà efficacemente ad affrettare l'auspicato avvento della vera pace sociale. 

Verrebbe da scriverla quanto meno al condizionale. Ma forse il nodo non è lì. Forse il nodo sta nel non confondere strumento e destinatario. Mezzo e fine. Le Acli sono strumento al servizio dei lavoratori, per la promozione dei lavoratori. La forza viva è intrinseca ai lavoratori, non alle Acli.

Nel 1957 il messaggio del Papa è legato al Convegno "L'automazione e il mondo del lavoro". E' un messaggio che entra nel concreto dell'approfondimento e sembra colpire (il Papa del 1957 così come noi oggi) la capacità ed il coraggio di stare con competenza sull’attualità:

A voi, esimi studiosi, il Nostro compiacimento per la perizia e l'ardire, con cui affrontate e approfondite un problema così vasto e delicato, ponendovi quasi a modo di ponte tra la scienza pura e la vita pratica dell'economia, della tecnica e dell'amministrazione. 
Ci è nota l'ardua complessità del problema che, secondo i differenti aspetti, si presenta ora come promessa ed ora come minaccia. È opportuno che a questo impervio terreno si acceda non soltanto a guisa di scienziati e di tecnici, ma anche di sociologi e di cristiani, poichè un errore nella impostazione del problema si ripercoterebbe con grave danno, sia sui valori materiali che su quelli morali e spirituali, nel singolo uomo inseparabili. 



Cosa ci ha detto il Papa (intro)

Foto da "I Ponteficii e le Acli: Paolo VI"
Il 23 maggio 2015 le Acli andranno dal Papa. E c'è attesa e curiosità. Perché è il primo incontro delle Acli con Papa Francesco, perchè questo incontro cade nella ricorrenza dei #70anniAcli e perchè arriva nel pieno di una Assemblea Straordinaria che richiama  un coraggio di cambiare connesso all’idea di una nuova partecipazione.  

I messaggi che i Papi hanno rivolto alle Acli sono moltissimi (e non so se l'elenco riportato di seguito sia completo). 

Con l'occhio di un'aclista di 45 anni (e non di uno storico, né dei testimoni che hanno memoria diretta degli eventi) condivido alcune materiai e qualche suggestione che trovo intrigante, interessanti e/o utili al nostro processo attuale.  





Discorso in Udienza Generale (con messaggio ai partecipanti alla scuola di formazione dirigenti Patronato) - 1968   



Sarebbe probabilmente interessante anche riscoprire cosa noi aclisti abbiamo detto al Papa nelle udienze private e incontri più importanti.

Continua...



Europa

Comunque il concetto principale di stamattina è: Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa. Tutti abbiamo p...