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Altrove



Anche le giornate in cui si concentrano mille cose finiscono.
A volte finiscono "altrove".

Altrove,  a Roma Ostiense, ha uno staff interculturale.
Chef professionisti  giovani cuochi e addetti di sala che hanno frequentato i corsi di Matechef del Cies.


Il primo maggio di quest'anno...


- Non va bene, non è lavoro vero!  -  E' lavoro! Faccio fatica, porto a casa dei soldi. Cos'è il lavoro se non questo per te?
- Non puoi andare, devi lasciarlo, è lavoro nero! - Che vuol dire nero? E' l'unico lavoro che c'è per me.  
Tu hai un lavoro da darmi? No? Allora non mi servi a niente! E se non hai capito questo, non hai capito niente di perché sono qui!

Il lavoro è l'oggetto di speranza principale per i ragazzi che arrivano da altrove. Più della casa, della famiglia, dei diritti, della comunità, della sicurezza, della felicità. Il lavoro è il motore del loro movimento.

Il lavoro è anche l'oggetto di conflitto principale con la comunità in cui dovrebbero integrarsi. Si disprezza la scuola perché non se ne vede l'utilità immediata per il lavoro. Si sfuggono regole ed orari per consegnare verdura al mercato, per scaricare bancali, per lavare o distruggere macchine. Per lavorare. 

E’ solo per i soldi, dice qualcuno. 
E’ per non sentirsi dei falliti, dice qualcun altro. 

Fatica. Realizzazione.
Remunerazione. Identità. 

Ma, cosa può impedire che l'autolavaggio sia il primo gradino della scala verso lo spaccio? 

Esiste un gruppo che parla la tua lingua, viene dal tuo paese e ti offre un lavoro. Un lavoro sfruttato, irregolare, senza diritti e a volte anche palesemente dannoso ed illegale. Ma è un lavoro. Ed è per te. Si può competere con quell'offerta? Possono farlo operatori sociali che vivono ai margini e fanno fatica a sbarcare il lunario e contro cui la società getta discredito e sfiducia? 

Possiamo farlo noi, come Paese, che poniamo ad obiettivo astratto l'integrazione, fissando regole che tengono solo (e nemmeno sempre) sul piano formale, spendendo soldi (nemmeno pochi) per offrire casa, accudimento, assistenza, scuola, formazione, ma non lavoro? Cioè l'unica cosa per cui sono venuti. Cioè l'unica cosa che permette integrazione? 

Si, ma sono loro che devono integrarsi nel nostro sistema. 
Ma l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. 
Lo dice la nostra Costituzione, non la loro, o no?

E poi finisce che loro si integrano, in casa nostra, ma non con noi. 

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Ci sono forme contrattuali, sempre più diffuse, in cui c'è una separazione del rapporto diretto tra impegno e remunerazione. Prima inizi, poi firmi il contratto. Prima ti impegni, poi comprendi quanto valore viene dato al tuo lavoro. Anzi no, non è la retribuzione ciò che dice il valore del lavoro, o si?

Ci sono forme contrattuali, sempre più frequenti, in cui non hai né datori di lavoro e né compagni di lavoro. E sparisce un po' anche l'identità stessa di lavoratore. Che il lavoratore è quella cosa lì. Quello che ha qualcuno contro cui manifestare. O di fronte cui sedersi al tavolo a negoziare. Lavoratore è chi ha qualcuno con cui  l'unione fa la forza. Un lavoratore autonomo, un commerciante, un professionista invece è da solo. E non è un vero lavoratore, o no?

Dici, il lavoro deve essere giusto, deve essere dignitoso. Ci vogliono i diritti. Ok, ma se il tuo datore di lavoro sei tu, a chi chiedi di rispettare i diritti? Orario di lavoro, sicurezza, malattia, ferie, stabilità, pensione... Al massimo (se sei bravo e fortunato) puoi avere un mercato favorevole e non in crisi. Puoi avere committenti che ti vengono incontro. Ma è concessione, o fortuna, o capacità, non diritto. Al massimo (se sei bravo e fortunato) puoi cercare di monetizzare l'assenza di diritti. Individualmente. Ma la monetizzazione (dell'assenza) dei diritti è l'inizio della fine, o no?

Ci stupiamo se ragazzi in voucher non danno il preavviso. Ci aspettiamo la stessa appartenenza e dedizione dal dipendente a tempo indeterminato e dalla partita iva, dal socio della cooperativa e dalla sostituzione di maternità. Ad entrambi chiediamo, nella stessa maniera, straordinari e flessibilità. Così come chiediamo al cassaintegrato di non guardarsi attorno.E non capiamo come colleghi con stipendi e stabilità abissalmente diverse non riescano a collaborare. Il lavoratore che porta una rivendicazione economica è sempre uno che "non ci crede", anche se la rivendicazione è solo al pagamento dello stipendio a fine mese. Non è cattiveria. Non è nemmeno una scelta volontaria. Spesso non è nemmeno consapevole. E' solo l'ennesima forma in cui usiamo schemi che non corrispondono più alla realtà. Perchè le forme sono cambiate, ma nella nostra testa il lavoratore è ancora quello di allora. 

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E poi... l'ho alzata anch'io la mano per approvare il piano di esuberi che procurerà che qualcuno vada a casa. Non è senso di colpa, non credo ci fosse alternativa, ma il cuore resta pesante e i pensieri restano aggrovigliati. 

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Mai come oggi ci si rende conto che le persone vivono stati di disagio, si ammalano, a causa della crisi che scarica i suoi effetti sui contesti locali. La sofferenza è sempre più urbana. Cioè nasce dalla precarietà dei contesti prima ancora che dalla fragilità dei singoli. “Sofferenza urbana” è un’espressione che svela l’intreccio tra crisi dei singoli e crisi della società. Un intreccio indissolubile anche se spesso invisibile”. 

Sarà per questo che sempre più spesso penso che il cambiamento passi dalla ricostruzione collettiva di una diversa normalità. Diversi luoghi e modi di vivere e di abitare. Diverse città. 




Seminiamo diritti


Oggi giorno di formazione per realtà provinciali Acli coinvolte nel progetto Seminiamo Diritti.
Con Leonardo Becchetti.

Effetto moltiplicatore




Gas, orti urbani, recupero delle eccedenze, laboratori di autoproduzione, servizi o piattaforme digitali di condivisione... sono molte le iniziative in essere per trasformarci da consumatori passivi, semplici destinatari di scelte altrui a cittadini consapevoli, in grado di usare il momento dell'acquisto e del consumo, in un'occasione di scelta, di aggregazione e di promozione di una nuova economia e un nuovo stile di vita. 

In un momento di transizione e trasformazione come quello attuale, c'è bisogno di ripensare anche alle modalità classiche di azione sociale ed impresa sociale Acli, leggendo i nuovi bisogni e sperimentando con creatività. Molti, nel loro specifico, lo stanno facendo. Questo bando è un modo per sostenerli e per aiutare le Acli tutte a cogliere la stessa sfida. 
L'obiettivo generale, tramite questo bando ma non solo, è la creazione di una Rete Acli sul consumo. In grado di realizzare piccole attività locali, concrete e mirate. Ma anche di connetterle tra loro per provare a costruire iniziative associative e/o di impresa sociale di portata territoriale più ampia. 
Il bando è indirizzato a circoli Acli e si chiama “effetto moltiplicatore” perché mira a sostenere e moltiplicare quantità e qualità di iniziative già in essere, tramite l’acquisto di una attrezzatura (per un massimo di 1.000 Euro per circolo).
Il fondo a disposizione è di 20.000 di fondi 5xmille 2014. 
I tempi:
entro il 15 maggio la presentazione della domanda
- entro il 31 maggio le graduatorie 
- entro il 15 giugno presentazione preventivi
- entro il 30 giugno acquisto dell'attrezzatura 
Materiali per approfondire sul sito www.acli.it  

Debolezza e forza del consumatore




Il consumatore, da solo, è la parte debole nell'interazione tra persona e impresa. E per questo ha bisogno di tutela.

Il consumatore, se assieme ad altri, ha una enorme forza da giocare nei confronti dell'impresa e delle istituzioni. E' sempre stato così, oggi, con le attuali modalità di comunicazione e con la centralità che la reputazione ha per un'impresa, è ancora più vero.

Il consumatore oggi non ha solo il potere di difendersi, ma anche quello di orientare fortemente il modo di produrre dell'impresa.

E orientare il modo di produrre di un'impresa non vuol dire solo ottenere prodotti migliori o prezzi migliori o condizioni di acquisto migliori. Significa anche poter incidere sul modo in cui quell'impresa organizza il lavoro.

Questo significa che non è detto che l'unica modalità di mobilitazione sia per forza sempre lo sciopero, che parte dai lavoratori. Possono esserci anche forme di mobilitazioni, come sono i cash mob e le campagne, che partono dai consumatori.

Occuparsi di lavoro, per le Acli, può voler dire molte cose. E non tutti i posti devono fare la stessa cosa. Oggi a Roma ragionavamo di recupero di eccedenze alimentari (cioè di come fare in modo che lo spreco non resti tale ma torni in circolo in modo utile). In altri posti sono partiti dei GAS (cioè dei consumatori che si mettono assieme per fare in modo comune i propri acquisti). In molti posti, compreso qui, ci sono forme varie di solidarietà. Come tutte le varianti della vostra tradizione del caffè sospeso, che proprio da Napoli si diffonde altrove. In altri posti ancora la solidarietà assume la forma di distribuzione di pacchi famiglia, aiuti concreti e pratici per la sussistenza.

Questi sono i filoni di attività che alle Acli interessano e che vogliono sviluppare attorno al tema consumo. Le forme possono essere diverse. E alcune cose si possono modificare. Ma in questo senso ci interessa e ci fa piacere che anche qui ci sia la voglia di partire in questa direzione. E speriamo di rincontrarci anche in futuro...

Liberamente tratto dall'intervento a Portici (NA). 

L'eccedenza




L'eccedenza, in una società dei consumi, non è una disfunzione del sistema. È parte integrante di un sistema disfunzionale. 
Occuparsi di recuperare gli scarti e rimetterli in circolo non è un fine, è un mezzo. È il mezzo per costruire reti che aiutino le persone scartate ad uscire dai margini e rimettersi in circolo. 
Ed è un modo per costruire alleanze tra soggetti diversi del territorio (chi produce, chi distribuisce, chi assiste, chi ha bisogno, chi amministra). E quindi costruire coesione sociale e comunità. 
Ed è un modo concreto, comprensibile e prendibile di fare qualcosa di socialmente utile. 
E, attraverso il fare e la riflessione sul nostro rapporto con le cose, è un modo per educarci tutti a stili di vita differenti. Persone ed organizzazioni. E per trovare (in virtù della rete e della acquisita consapevolezza) anche la forza e la motivazione per provare a cambiare il sistema. 
Insomma, dicevamo oggi, cose come il recupero delle eccedenze alimentari non sono azioni caritatevoli aggiuntive da accostare al normale fare Acli. Sono modi concreti di sperimentare modi nuovi di essere Acli. 

Sintesi liberamente tratta dal dialogo tra Lidia Borzì, Italo Sandrini e la sottoscritta. Su invito di Erica Mastrociani.

Il consumatore cittadino







Il mondo del lavoro si trasforma. L'automazione cancella posti, il commercio elettronico sposta gli acquisti online e sopprime occupazione tradizione. Nuove fruizioni di beni erodono clienti nel settore dei servizi e di ospitalità e trasporti e gli utilizzatori diventano soggetti interni al ciclo di produzione. Lo spazio lasciato libero dallo Stato che contrae presenza (sanità, sicurezza, infrastrutture) viene occupato da monopolisti e grandi player che sconvolgono settori tradizionali. I rischi d'impresa sono scaricati sempre più sui lavoratori che, senza tutele, si ritrovano sotto controllo h24, soli nel mare aperto del mercato disintermediato. Per il consumatore nel frattempo si moltiplicano le offerte, spesso anche con performance migliori del passato, ma la società aumenta il suo divario anche su questo fronte: solo chi ha redditi alti ha accesso a prodotti e servizi di qualità, mentre il mercato a basso costo si allontana sempre più dalla sostenibilità (sociale, ambientale ed economica). 

È questo il futuro cui siamo destinati? Lavoro e diritti sono irrimediabilmente solo un ricordo del passato? No. I catastrofisti non hanno ragione. Ma siamo in un passaggio d’epoca e c’è da rimboccarsi le maniche. I nodi chiave sono tre, da affrontare in contemporanea ed in modo interconnesso l’uno con l’altro:
-    produzione. In cosa l’essere umano batterà sempre e comunque la macchina? Nella cura delle relazioni e nella capacità di usare ed applicare una competenza creativa. Il mondo evolve e continuerà a farlo. Conoscere, comprendere, connettere e risolvere problemi sempre nuovi. Valorizzare ciò che c’è, riuscire a vedere, prima ancora di fare. Se si investe in questo (collegando, più ancora che alternando, mondo della scuola, università e mondo del lavoro) ci sarà spazio per i lavoratori. La prima cosa su cui cambiare lo sguardo è che sostenibilità ambientale e sociale non sono vincoli, sono opportunità e fattori strategici di sviluppo. Lo sono da decenni, ma finora non siamo stati in grado di riconoscerlo.  

-    consumo. Da 20 anni la legge vede il consumatore come la parte debole nel momento della stipola di un contratto con un produttore di beni o servizi. E prova a tutelarlo. E’ giusto ma oggi è tempo di un salto di qualità: riconoscere che il consumatore non è una vittima impotente. E’ un soggetto a pieno titolo del mercato. Con un potere economico da esercitare. E non solo: la scelta di tra un bene ed un altro è anche un atto politico. Tanto quanto associarsi o votare. Anche perché il consumatore siamo noi. Chi l’ha detto che il cittadino è morto per lasciare spazio al consumatore. Il cittadino, se resta consapevole e si connette ad altri, può sfruttare la sua identità di consumatore per dare più forza alle sue scelte di cittadinanza attiva e costruzione di nuovi modelli economia. 

-    risparmio. La finanza è uno dei problemi principali. Ma con la collaborazione dei consumatori (cioè dei cittadini risparmiatori) è possibile trasformarla. Prestando attenzione al denaro: provenienza (legalità), destinazione (valutazione di impatto), gestione (trasparenza, simmetria informativa). Disincentivando la pura speculazione (TTF) premiando gli investimenti green e social.  Se la finanza è uno strumento, serve che smetta di essere un fine e torni ad essere coerente ed utile all’obiettivo reale: promuovere il buon vivere (bem viver) di tutti.
Temi affrontati lo scorso 15 dicembre a Tor Vergata, nel corso di un convegno che ha rappresentato il momento di sintesi di 5 anni di lavoro di Next, rete di mobilitazione della società civile sul cambio di paradigma economico. 
L’innovazione sarà indispensabile anche in campo sociale. Ma non è una lampadina che si accende all’improvviso. L’innovazione è frutto di un processo di trasformazione, che parte da persone e idee, si nutre di scambio e reciproca contaminazione e può essere accelerata e moltiplicata con strumenti normativi, organizzativi, economici e comunicativi.  
Che poi, se l’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro, tutto questo ha anche ricadute positive sulla nostra capacità di essere popolo, sulla convivenza e coesione sociale. E sul ruolo di rappresentanza, intermediazione, anticipazione e sperimentazione dei soggetti della società civile e del terzo settore. 


Post pubblicato su www.acli.it  


Prima legge sulla finanza etica. A larghissima maggioranza.





Siamo in una crisi di governo ed attendiamo di vedere come evolverà. Tra gli elementi di preoccupazione, la possibilità o meno di portare a termine processi legislativi avviati e rispetto ai quali in questo Parlamento era (ed è) presente una maggioranza di consensi. 

In positivo si può registrare che, tra questi processi in attesa non rientra più la legge sulla finanza etica che è stata approvata venerdi scorso, grazie all'inserimento di un emendamento nella Legge di Bilancio. L'emendamento porta la firma di Giulio Marcon (primo firmatario anche di una delle due proposte di legge presentate in merito) ed ha visto, pur nella delicatezza della situazione attuale, il consenso del governo e di quasi tutte le forze politiche.   

Elementi essenziali della norma sono la definizione di finanza etica e la concessione di regime fiscale agevolato agli istituti bancari che conformano le proprie attività a tali principi. Vengono quindi premiate le Banche che:

-       valutano i finanziamenti erogati a persone giuridiche secondo standard di rating etico internazionalmente riconosciuti, con particolare attenzione all’impatto sociale e ambientale;
-       danno evidenza pubblica, almeno annualmente, anche via web, dei finanziamenti erogati a soggetti giuridici;
-       dedicano almeno il 20 per cento del proprio portafoglio di crediti a organizzazioni senza scopo di lucro o a imprese sociali;
-       non distribuiscono profitti e li reinvestono nella propria attività;
-       adottano un sistema di governance a forte orientamento democratico e partecipativo, caratterizzato da un azionariato diffuso;
-       adottano politiche retributive in cui la remunerazione maggiore non può superare più di 5 volte la retribuzione.

Trasparenza, equità e partecipazione possono quindi considerarsi le parole chiave di una norma che aiuta il cittadino consumatore ad avere informazioni sulle Banche con cui si rapporta, per poter distinguere e scegliere con consapevolezza.
Sempre il cittadino è il soggetto di riferimento per leggere l’impatto della norma sul terzo settore. Da una parte infatti si incentiva il credito alle realtà che fanno attività no profit, dall’altra si indica l’impatto sociale ed ambientale (e non la sola capacità economica e finanziaria) tra i criteri cui fare attenzione nella concessione dei crediti.

La centratura sull’impatto sociale, il riferimento alle imprese sociali e l’essenza stessa di intreccio tra terzo settore e finanza richiama in modo evidente la Riforma del Terzo Settore che, pur approvata, necessita di completare (con i decreti attuativi) la definizione dei punti di ricaduta concreta delle enunciazioni generali.
Oggi la finanza si sconnette dall’economia e le banche rischiano di essere elemento più di rischio che di protezione. Facciamo un esempio: esistono varie banche etiche in Italia. La più conosciuta è Banca Etica. Banca etica ha un tasso di sofferenza (persone o imprese che non riescono a restituire i crediti o pagare le rate dei mutui) pari al 2,02%, mentre il tasso di sofferenza bancario tradizionale è del 7,7%. La valutazione che ha costruito il consenso trasversale a questa norma non è solo di principio, è anche pragmatica. Nel concedere crediti, valutare quanto sei già ricco, non si dimostra più efficace di stabilire una relazione e vedere se sei in grado di produrre qualcosa di economicamente e socialmente interessante per tutti.

post pubblicato su www.acli.it 

Post verità e la democrazia dei creduloni







Post-verità è la parola dell’anno. Anche una dichiarazione falsa, produce conseguenze vere. Lo sapevamo già. Ma oggi sembra legittimato l’uso intenzionale di questo fenomeno. Si parla di Post-verità nelle “circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli ad emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica”. La massa di informazioni a nostra disposizione aumenta, scegliere diventa sempre più complesso. Così come distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Gérald Bronner applica questo ragionamento a consumo, scienza e democrazia. “Informare con coscienza diventa una fatica di Sisifo. E probabilmente nessuno vincerà la guerra tra democrazia della conoscenza e democrazia dei creduloni. Ma il confine dei due imperi dipenderà dalla fatica che accetteremo di fare”Nel caos informativo crescente ci sarà anche un bisogno crescente di persone, organizzazioni e luoghi (fisici ed online) che offrono una possibile interpretazione e di cui, magari anche solo per alcuni argomenti, si sa di potersi fidare.
Intervista (5 minuti) a Gerarld Bronner

Post pubblicato nella rubrica Trending top della newsletter Acli Nazionali - delega consumo - Tuttotorna del 2.12.2016 https://tuttotornablog.wordpress.com

L'orto di Michelle



Obama sta per finire il mandato. Renzi è stato invitato a cena. Tutti commentano gli outfit (una volta si sarebbe detto “le mise”). Ma ciò che ha già fatto storia è l’orto di Michelle Obama. Michelle ha individuato un tema: l’eccesso di consumo di junk food (cibo spazzatura) e l’obesità dilagante. Ha scelto un target di riferimento: i bambini,  ed ha avuto l’idea di costruire una campagna di sensibilizzazione (Let's move) che fa leva sui personaggi pubblici come diffusori di “way of life” (stile di vita). Michelle ha piazzato un orto nel giardino della Casa Bianca. Cioè ha messo un luogo pratico del fare nel posto più in vista del mondo. Questo riguarda il mangiare. Ma anche il faticare, il curare, il produrre, l’aspettare i tempi e le forme di leadership... Non sarà solo legato a questo, ma coltivare l’orto oggi è diventato di moda. E forse questo è anche un segnale di come costruire nuove forme di mobilitazione.

Pubblicato nella rubrica #Trendingtop della newsletter Tutto Torna delle Acli Nazionali.
1 immagine e 10 righe su qualcosa di cui tutti parlano. 

Il risparmio è sconveniente




Il denaro si è smaterializzato. È sempre meno un oggetto concreto. È sempre più difficile comprendere il suo rapporto con l'economia ed in fondo con la realtà. Il 31 ottobre è la giornata mondiale del risparmio. Non Halloween...
Adam Smith diceva che è il risparmio e la parsimonia a creare il capitale, più ancora dell'operosità. E Paperon de Paperoni raccontava sempre di come tutto sia partito con il primo cent. Oggi però la ricchezza è in mano a pochissimi. Il divario aumenta. La mobilità sociale è bloccata (se non in discesa, quando basta un inconveniente famigliare, lavorativo o di salute per perdere la stabilità a cadere nella povertà). Risparmiare, nella società dei consumi, sembra una scelta pragmaticamente non conveniente e persino moralmente sconveniente. Oppure il risparmio è anch'esso un prodotto commerciale da acquistare. Sarà per questo che la giornata del risparmio è rimasta appannaggio quasi solo di istituti di credito, assicurazioni e società finanziarie.
Ai tempi dei nostri nonni i primi salvadanai si regalavano a scuola, e con enfasi ed emozione si infilava tutti insieme la prima monetina. Oggi il 31 ottobre gli alunni sono alle prese con Halloween. Altro che risparmi, i bambini si allenano ad esorcizzare la paura di un futuro che nasconde solo mostri ed insidie.
Il nostro rapporto con il denaro ha bisogno di essere ripensato. Il denaro è scambio, relazione. Siamo immersi in relazioni di tipo commerciale per la maggior parte della nostra giornata. Non riusciamo più a distinguerle dalle altre. E il rischio di strumentalità dei rapporti personali è amplificato dal sistema reputazionale social. Il denaro è attribuzione di valore. C'è una prima ingiustizia nella disuguaglianza. Nel fatto che un dirigente o un calciatore guadagnino in modo sproporzionatamente superiore ad un lavoratore "normale". Ma c'è una seconda ingiustizia, in fondo più grave, che consiste nell'indurre a pensare che essere pagato di più significhi valere di più. Di più come lavoratore. Di più come persona. Il denaro si è smaterializzato. È sempre meno un oggetto concreto. E si muove sempre più velocemente per il pianeta. È sempre più difficile comprendere il suo rapporto con l'economia ed in fondo con la realtà.
In questo quadro, non basta più educare alla scelta di risparmiare. Serve diffondere competenze articolate per un'azione che è diventata un mestiere complesso.
Perché nel tempo della precarietà il risparmio non è solo decidere di mettere da parte un tot al mese. È gestire le  uscite con entrate incerte in tempo e dimensione. È scegliere come, a fronte di una progressiva monetizzazione delle prestazioni, costruire, il proprio sistema pensionistico e quello di welfare. Come fosse un Lego, senza istruzioni, e senza nemmeno la certezza che ci siano tutti i pezzi.
Terminata l'epoca in cui mettere soldi da parte era comprare la casa e poi avere qualche Bot. In cui alla nascita dei figli si apriva un libretto alle poste. In cui la banca di zona era banca di fiducia...Oggi risparmiare significa capire come districarsi tra offerte di "investimenti sicuri e redditizi", come ottenere prestiti senza lavori stabili, come evitare di finanziare produzioni di armi senza saperlo, come non cadere nella trappola del "sotto costo" ad ogni costo e del "le serve la ricevuta?". Come riconoscere il confine di legalità tra cercare di pagare meno tasse ed evaderle.
E, fatte le debite proporzioni, questo vale per le scelte personali, per le imprese, per le realtà di terzo settore e pure per il Paese nel suo insieme...
Se don Milani fosse vivo direbbe che la grande opera di alfabetizzazione popolare necessaria oggi è quella finanziaria. L'educazione finanziaria è un pezzo di educazione civica. E non può essere né rimandata né subappaltata senza monitoraggio a soggetti che vogliono solo vendere il proprio prodotto. Famiglia, scuola, parrocchie, media, associazioni di società civile, istituzioni e persino imprese. C'è bisogno di una alleanza trasversale. Un impegno informativo e formativo diffuso e capillare. Un'opera di pedagogia popolare militante, potremmo dire anche in questo caso, mutuando Freire.
E poi c'è bisogno di ridisegnare il sistema in cui viviamo secondo un progetto di società differente, con al centro non singole funzioni (il lavoratore, il consumatore, il produttore, il migrante...) ma la persona in quanto tale, nella sua integrità.
Il quadro è ancora da costruire così come la strada per arrivarci. L'importante è iniziare a mettersi in moto. Anche a partire da ciò che già abbiamo sul tavolo. La tassa sulle transazioni finanziarie, una legge che stabilisca i criteri per definirsi banca etica, una maggiore trasparenza su chi finanzia la produzione di armi, la non promozione del gioco d'azzardo, la difesa dei beni comuni (a partire da acqua, terra, lavoro), la limitazione degli sprechi, l'incentivazione dei comportamenti virtuosi, la ricostruzione delle filiere, la valorizzazione del potere di scelta del consumatore... Il resto, se il movimento è onesto e collettivo, verrà da sé.

Post pubblicato su: http://www.acli.it/le-notizie/news-nazionali/11234-la-sconvenienza-del-risparmio#ixzz4PaaJ78db

Maker: L'interdisciplinarietà è il nuovo campo da gioco...





C'è il sistema che traduce i movimenti di mani che parlano la lingua dei gesti in parole scritte o pronunciate da un telefonino. 

Spade laser fatte con tubi di plastica di scarto e fogli di cellophane.
Il sistema per segnalare ad una centralina quando un bidone di olio usato è pieno, per andarlo a recuperare.
La stampante 3d, ovviamente, ma anche una per il braille e un'altra che disegna su muri enormi.
Droni in grado di sorvolare disastri ambientali, acquisire dati, aggiornare mappe e individuare superstiti. 

Un modo per aiutare i non vedenti ad orientarsi nello spazio con la geolocalizzazione, come già fanno i pipistrelli. 
E l'autoimboccatore robotico, manovrabile con soli due semplici enormi bottoni. 

Poi c'è pure la mensola su cui poggi le cose che non vuoi dimenticare. E se esci senza, parte la musica ad alto volume.
E i robottini programmabili tramite successioni di mattoncini Lego di diversi colori, con infinite applicazioni ai campi della didattica. 
E i mille modi possibili per sfruttare le capacità già presenti nei nostri attuali telefonini. 

Se c'è una cosa chiara, in questa Rome Faire Maker, è che non esistono recinti chiusi ed aree riservate. Prodotti e servizi. Impresa, sociale, manifattura, robotica...E' interdisciplinarietà il nuovo campo di gioco. E nessuno può più pensare di essere "padrone a casa propria".

Il mondo è misterioso e caotico. Nel bene e nel male. Rendere visibile ed affrontabile (per sé e per gli altri) lo scenario in cui ci si muove, è parte dell'ideazione stessa di prodotti e servizi.  

Non c'è solo del buono, è ovvio. E c'è anche  una buona dose di retorica. Ma l'impressione  è quella di trovarsi di fronte ad una grande rivoluzione. Le abilità specifiche cercano le competenze soft (e viceversa) ed insieme travolgono il sapere solo formalmente certificato o la tradizione che non si trasforma. I filosofi amoreggiano con i nerd. Anzi, i nuovi costruttori sono al tempo stesso appassionati di elettronica e filosofia, di internet ed aquiloni, meccanica e fiori, cucina e falegnameria...  

Che si parli di artigianato, industria o terzo settore... chi non riesce a guardare le cose in modo diverso e a creare nuove connessioni, anche se vende online e digitalizza tutti i propri archivi, rischia di trovarsi da solo, aggrappato all'essere il primo nel proprio piccolo spazio ordinato, mentre il mondo e la vita si sono trasferite altrove. 

  

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...