Onestà intellettuale, cura dell'interiorità, compimento senza esitazione del dovere, accettazione senza riserve di ciò che la vita può presentare...





Padre Rotelli alla Presidenza delle Acli Nazionali: 


Non spaventatevi. Questo è quello che dirò (mostra un foglio), questo è quello che ha detto il vostro presidente (mostra un plico). Di tutto questo io riprendo una riga da cui parto per l’intervento che voglio proporvi. La riga che riprendo, è quella dove si dice, “Parlando per la prima volta…  le Acli meritano di ripartire e di servire il nostro paese. Ecco, io prendo questo. Parto da questa frase. 

 

Poter, umilmente e insieme con il giusto orgoglio di chi sa di dire la verità, dire che si merita di servire è una affermazione di grande nobiltà, quindi di grande impegno. 

 

Perché il servo è Gesù. Per entrare nel mistero di tutta la vicenda della sofferenza e della morte di Gesù, la comunità cristiana primitiva non ha trovato niente di meglio dei “Canti del Servo di Jahvè. Gli evangelisti ricalcano, come sapete, il IV di questi canti e cioè Isaia 53 per raccontare la passione di Gesù. 

 

Ricordiamo tutti anche le parole di Gesù ai discepoli, quando due di loro si erano messi a chiedere poltrone (una alla sua destra una alla sua sinistra). Gesù, “Chiamandoli tutti esplicitamente a sé” dice il Vangelo. “Chiamati a sé” è un modo che sottolinea l’importanza dell’insegnamento che stava per impartire. E l’insegnamento è: “Voi sapete che coloro che sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimano. Tra voi però non è così, chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi, sarà schiavo i tutti. Anche il Figlio dell’Uomo infatti  non è venuto per farsi servire, ma per servire e per dare la propria vita nel riscatto per molti” (Mc 10, 41-45). 

 

Anche alle Acli può capitare che coloro che sono considerati i governanti dominino su di esse e le opprimano. Gesù dice: “Tra voi non sia così”. “Sarà schiavo di tutti”. “Venuto per servire e dare la propria vita”. Che è come dire: per servire, cioè per dare la propria vita. Al di là di come possa suonare questo alle nostre orecchie, se Gesù è il servo, servire, come lui, è un onore. Di più, servire come lui è la strada verso la pienezza umana, che ciascuno di noi non può non desiderare, anzi che deve perseguire. Dietro di lui, in quanto lui è la Verità dell’uomo. 

 

Ripropongo un brano che diversi di voi conoscono già, forse tutti. Lo ripropongo perché il piccolo principe diceva le cose per non dimenticare. E’ bene, forse, che ripetiamo le cose, per non dimenticare. 

 

Da generazioni di soldati e di uomini di governo della mia ascendenza paterna ho ereditato la persuasione che nessuna vita dava maggiore soddisfazione di una vita di servizio disinteressato al proprio paese e all’umanità. Questo servizio richiedeva il sacrificio di ogni interesse privato, ma nel contempo il coraggio di battersi fermamente per le proprie convinzioni.

 

Il sacrificio di ogni interesse privato si accompagna alla maggiore soddisfazione. L’abbiamo sperimentato? 

 

Dagli studiosi e dai pastori luterani della mia ascendenza materna ho eredita la convinezione, che, nel vero senso dell’evangelo, tutti gli uomini sono uguali, in quanto figli di Dio 

Qui la Fratelli tutti è anticipata di 50 anni. 

 

Tutti devono essere accostati e trattati da noi come i nostri Signori in Dio

Se vogliamo essere servi, questa è la conseguenza. 

 

La spiegazione di come l’uomo debba vivere una vita di servizio attivo versa la società, in completa armonia con se stesso, l’ho trovata negli scritti di quei grandi mistici medievali (di cui consiglio la lettura) per i quali la sottomissione è stata la via della realizzazione di sé e che hanno trovato nell’onestà intellettuale la forza di dire di si ad ogni richiesta che i bisogni del loro prossimo mettevano davanti. Dire si a qualsiasi destino la vita avesse in serbo per loro… quando hanno risposto alla domanda del dovere così come l’avevano intesa, L’amore – questa parola così abusata e fraintesa - significava per loro semplicemente un sovrappiù di forza di cui si sentivano interiormente colmati quando cominciavano a vivere nell’oblio di sé. E questo amore trovava naturale espressione in un compimento senza esitazione del dovere e in una accettazione senza riserve della vita, qualunque cosa essa recasse loro personalmente in fatica, sofferenza o felicità. 

 

So che le loro scoperte sulle leggi della vita interiore e dell’azione non hanno perso significato. 

(D. Hammarskjoeld, Tracce di Cammino, Qiqajon, 247-2

 

Ecco cioè:

  • onestà intellettuale
  •  cura dell’interiorità, 
  • compimento senza esitazione del dovere,
  • accettazione senza riserve di ciò che la vita può presentare. 

Ecco, questo io oggi auguro a voi, servitori delle Acli all’inizio del vostro cammino, insieme a quel sovrappiù di forza che è l’amore. Niente di eroico, perché rispondiamo di si, oggi, festa dell’annunciazione, alla chiamata ad una vita così, per trovare maggiore soddisfazione.

 

Chi è protagonista dello sviluppo? Le persone e le comunità, non gli ets.

FQTS presenta il volume "Lo sviluppo sociale delle comunità" di Andrea Volterrani e Luciano Squillace.

Il video è un po' dispersivo ma ci sono alcuni snodi di ragionamento fondamentali dell'idea di animazione di comunità per come lo stiamo intendendo: 

Il digitale è diventato parte del quotidiano. Il web c'è da inizio anni 90 ma il paradigma quotidiano digitale è di una decina d'anni. La pandemia ci ha messo di fronte questa esigenza. L'idea che il digitale possa essere solo commerciale non è accettabile per gli Ets. 

Affiancare ai processi di sviluppo comunità la possibilità di sperimentare piattaforme di comunità digitali. Luoghi con capacità di relazione con continuità con quelle reali. Il rapporto che si costruisce nel reale continua nel digitale e viceversa. 

Se il terzo settore si appiattisce sul solo servizio e risposta al bisogno, se ritiene che la missione sia limitata esclusivamente all'attività che si mette in piedi si perde un pezzo centrale che è il cuore della dimensione politica. Serve il coraggio di guardare costantemente l'orizzonte. Se non si pensa al territorio e alle comunità in termini di cambiamento si perde di vista il fatto che si è chiamati a co-costruire il benessere.

Il terzo settore non può essere un protagonista assoluto dei processi di cambiamento del territorio. Ma ha una funzione fondamentale. Il mondo del terzo settore nasce dalla voglia delle persone di auto-organizzarsi, come parte integrante delle comunità. Probabilmente i processi di istituzionalizzazione hanno portato a creare una divisione tra ets e comunità. E hanno portato a vedere le comunità come destinatarie degli interventi. Il rischio è trovarsi a lavorare per le comunità e non con le comunità. Significa lavorare come terzo nel proprio territorio. 

Lo sviluppo di un territorio viene dal capitale sociale, dalle relazioni sociali, dalla coesione. Più di qualità sono le relazioni della comunità, più la comunità è pronta a costruire il proprio cambiamento. 

La dimensione politica del terzo settore è irrinunciabile, se non si vuole ricadere in logiche puramente economicistiche che portano all'implosione. 




Come ad ogni passaggio di stagione...

Come ad ogni passaggio di stagione.
Con la MAPPA CELESTE - Forum per il futuro scrutiamo il cielo per cercare le stelle da seguire.
La notte in presenza era decisamente meglio.
Ma, al momento, ci si fa bastare online.

Metà delle risorse disponibili

Preferite: "Dal 1951 al 2021 mai il ruolo di direttore artistico di Sanremo è stato affidato ad una donna" o
"Dal 1951 al 2021 a Sanremo non c'è mai stata una direttrice artistica"?
Perché il punto vero è quello.
Che la società (non solo nel Festival) continui a non riconoscere la presenza di metà delle risorse disponibili.
Ps. Ovviamente la scelta di innescare la polemica di genere per attirare attenzione su Sanremo é un grande classico che funziona sempre.
P.P.s quando mi é capitato sono stata "la presidente" non "il presidente", non "la presidentessa", non "la presidenta".

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...