Da Gino Severini a Duke Ellington


A Napoli l'altro giorno per rispondere alla domanda "Come,  attraverso la progettazione sociale, si impara a conoscere e presidiare i bisogni con competenza e professionalità?sono partita da  qui, avrei voluto partire da qui. Ma non importa. Ognuno può pensare al quadro che vuole. Il punto è che noi pensiamo ai progetti nel modo sbagliato. Noi pensiamo ai progetti in termini di formulari, bandi, scadenze, dati, soldi...

Come se pensassimo che Gino Severini per fare questo quadro è partito dicendo "Ora faccio un quadro con il 30% di rosso, il 25% di blu, il 40% di verde…" oppure "Ora faccio un quadro con 375 linee curve, 4 linee rette…" o cose del genere. Ora, io i numeri li ho messi a caso. Ma pure se fossero stati giusti e precisi io non credo che il quadro sia nato da lì.  

Non credo nemmeno che il quadro sia solo improvvisazione. Nè credo che non conti niente la tecnica. Un quadro è arte: intuizione e tecnica, visione e capacità, idea e "mano". E un quadro è sempre frutto di contaminazione con altri artisti, ed è sempre inserito in un continuum di ricerca tra i quadri precedenti e quelli successivi.  

Ecco, io penso che per i progetti sia la stessa cosa. Se vogliamo che i progetti non siano i fogli di carta su cui sono scritti (che sono solo sottilissimi spessori appoggiati sopra la realtà) ma che siano qualcosa di solido e di concreto, che la realtà la attraversa e la modifica (facendosi modificare). 

Ma allora, se i progetti non si basano sulla tecnica, su cosa si basano? Beh, qui ho detto un po' le cose che ho detto a Brescia, Visione, bisogni, idea, rapporto con il tempo, rapporto con lo spazio… 

E poi per parlare di "Quale è l'impegno sociale delle Acli sia nella sua dimensione nazionale che nella dimensione dei circoli" ho usato due minuti di questo.   

Nell'orchestra classica la partitura è già perfettamente scritta da qualcun altro. Il direttore decide come suonare. La bravura dei musicisti sta nell'eseguire perfettamente ciò che è scritto, seguendo le indicazioni del direttore. Ed ogni esecuzione è (quasi) uguale alle precedenti. 

In un'orchestra jazz musicisti usano la propria abilità tecnica, ma anche la propria intuizione e l'improvvisazione e la propria arte. Eppure non ne nasce il caos, non ne nascono neppure tanti pezzi singoli, ne esce un insieme che ha un senso complessivo. E come fanno? Intanto sono tutti abili musicisti (si sono allenati, anche da soli, tecnicamente), poi hanno fatto esperienza (cioè si sono sperimentati, anche con altri), conoscono gli standard (ossia dei pezzi che con il tempo sono diventati dei classici, come dire… conoscono i fondamentali, hanno le basi), si accordano tra loro prima di suonare (si danno delle regole), hanno un leader chiaro, mentre suonano si guardano, si fanno segni con gli sguardi (cioè si "ascoltano" e si "parlano"). E infine anche se a volte competono e si sfidano, si rispettano. Gli assoli dei singoli si alternano, non si contrastano. E mentre c'è l'assolo di uno, l'obiettivo degli altri è valorizzarlo. 

Ecco, io l'impegno sociale delle Acli lo immagino un po' così. Una linea di fondo chiara, una visione unica e comune. E poi tanti modi specifici di interpretarla. Che cambiano a seconda del territorio, dei bisogni, delle competenze, delle reti… Ma accordandosi su regole comuni, rispettandosi e valorizzandosi reciprocamente, facendo in modo che quando scatta una competizione questa arricchisca il concerto e non lo interrompa. 




Si diceva, la democrazia è faticosa...

Quello che penso io dell'Italicum l'ho già scritto qui e l'ho detto in Presidenza. 
Questa relazione del Presidente è stata la traccia dei lavori della giornata. 
Questo Documento di analisi è stato quello che,  assieme alla relazione, abbiamo discusso in Direzione oggi.
Il mio intervento nel dibattito di oggi si è ritrovato in molte cose dette da altri. E quindi ha sottolineato solo alcuni punti: 

Dentro e fuori: abbiamo bisogno di grande attenzione a come collegare quello che diciamo e cerchiamo di costruire per il paese e quello che sperimentiamo e viviamo al nostro interno. E quindi, tenendo questa prospettiva incrociata tra il fuori e il dentro mi pare che i temi (tenendo assieme incontro con il ministro, relazione del Presidente e documento) siano: 
  • il bisogno di prestare attenzione a ridisegnare il modello di funzionamento con attenzione alla dimensione territoriale, la più vicina ai cittadini, ma anche a quella regionale. Il livello regionale è infatti un corpo intermedio tra il nazionale e il locale. E svolge una funzione di connessione e sintesi. Ed è importante che le competenze e funzioni di questo livello siano ben definite e valorizzate. Vale per il Paese, vale per dentro l'associazione.   
  • il rapporto tra vincoli (soldi, tempo, efficienza) e democrazia. Mi pare che fino ad oggi la politica (e un po' anche noi) abbiamo prestato molta attenzione alla democrazia, quasi a prescindere dalle altre dimensioni. Oggi mi pare che ci sia nel Paese (e un po' anche in noi) una estrema attenzione alle dimensioni economiche, alla velocità, all'efficienza. Ma questo a volte va a scapito della democrazia. Credo che la sfida sia, per i partiti, per la politica e pure per noi, studiare e sperimentare forme in cui vincoli e democrazia si tengono.   
  • credo che le leggi siano di due tipi. Un tipo sono le leggi che fanno sintesi di un percorso culturale e sociale. Che ridisegnano un sistema. Un altro tipo sono le leggi che mettono una toppa alla situazione. L'italicum è una legge del secondo tipo. Forse è la toppa che serve oggi. Forse è l'unica che oggi riusciamo ad avere. Ma non è sicuramente la legge che disegna un modello. Più in generale, comunque, vale anche per altri temi, credo che oggi ci sia una certa attitudine a cercare soluzioni nelle leggi. Anche quando quello che in realtà serve sono processi sociali, politici, culturali e pure educativi. Io credo che noi dovremmo appassionarci ai processi più che alle leggi. E penso che il lavoro di formazione di amministratori locali su cui alcuni dei nostri territori stanno investendo molto sia molto importante e prezioso in questo senso. E penso che dovrebbe diventare una linea di programma prioritario (al fianco delle priorità tematiche sulla povertà e sulla diseguaglianza indicate nella relazione del Presidente che condivido). 
PS: Ovvietà 

  • ovviamente il mattino abbiamo incontrato il Ministro D'Alia e il pomeriggio, solo tra noi, abbiamo dibattuto del documento sulla legge elettorale. 
  • ovviamente negli organi si discutono e approvato documenti e relazioni. Non si discutono né si approvano i comunicati stampa.  
  • personalmente non mi ritrovo nella sintesi del comunicato stampa. Se il titolo del comunicato stampa fosse stato il titolo del documento non avrei votato a favore. 
  • ovviamente questo l'ho detto pure in Direzione. 

In Direzione si è anche detto che questo documento è un punto di avvio di un dibattito, non un punto finale. E consigli provinciali e regionali sono stati invitati a convocarsi per dibattere ed elaborare riflessioni. Questo ad esempio, il documento elaborato dalle Acli di Milano. 

A proposito di democrazia...

Anche questo rende sensato e utile il nostro essere associazione, secondo me. Anche per questo io #miassocio.  Perché le Acli restano un luogo di dibattito. Comunque libero. In cui si cerca di mettere assieme le diverse letture della realtà e delle cose che accadono. Non a partire dall'essere "fan di tizio" o  "fan di caio". Ma a partire da idee, sensibilità, sfumature, riflessioni ed esperienze. Con coraggio. Sapendo anche non infilarsi semplicemente nella corrente. E' faticosissimo, sia chiaro. Dibattere, esprimendo ognuno la sua posizione. Poi fare sintesi di posizioni anche molto differenti, negli organi. E tirare fuori una linea. Che poi è la linea dell'associazione. Cioè di tutti. 

Ma secondo me pure questo è democrazia…

Quindi, nel merito, in attesa della Direzione di oggi, dove le Acli dibatteranno (anche) di legge elettorale e riforme e approveranno una linea. Io butto giù qualche pensiero rapido, sul cosa penso io, non da esperta, ma da cittadina appassionata, una riflessione non troppo elaborata, e che va nel mucchio di tante altre… 
  1. Penso che Italicum non mi piace perchè mi ricorda un po' troppo Italicus, ma pure perchè non vorrei questo fosse il modello italiano, nel senso definitivo. Penso che se funziona può essere al massimo una transizione (magari di un po' di anni) verso un modello migliore. L'Italia può aspirare a qualcosa di più...
  2. Penso che un leader è tale se ha idee ed è determinato, ma non ritengo una caratteristica delle leadership la sicurezza eccessiva che sfocia nell'arroganza e nella mancanza di rispetto.
  3. Penso che non mi piace dover discutere una proposta di legge con un condannato in via definitiva (perchè è stato giudicato, ma pure, nel caso specifico, perchè non mi fido della sua parola).
  4. Penso che le cose semplici siano le più belle. E trovo che l'Italicum sia un po' troppo complicato. Da capire, quindi da spiegare, e quindi poi da “partecipare”.
  5. Penso che sia cosa buona preservare il rapporto diretto tra cittadini elettori ed eletti e penso che questa proposta lo faccia solo in parte.
  6. Penso che, in generale, sia un po' rischioso per la democrazia scambiare una maggioranza solo relativa con una maggioranza assoluta. Le parole hanno un senso ed i concetti pure.
  7. Penso che, fosse dipeso da me, sarei ripartita da altrove, per esempio dal Mattarella...

Però…

1. Penso che il tempo non sia una variabile indipendente. Mia madre da piccola diceva “Le cose fatte bene si vedono, il tempo che ci hai messo a farle non si vede”. Beh, mi spiace ma mia mamma, su questo, in questo caso, non ha ragione. Il tempo è una delle risorse più preziose e limitate che abbiamo. E il tempo che ci mettiamo nel fare una cosa ha influenza sul risultato. 
Una decisione ottima a tempo scaduto è una decisione pessima. 
Una decisione con ottime intenzioni ma che non arriva a compimento e quindi non ha effetti sulla realtà è una decisione pessima. 

E qui, oggi eravamo già ben oltre il tempo scaduto, secondo me… 

2. Penso che il piano di realtà non sia una questione marginale. Non si può partire da quel che si vorrebbe. Bisogna partire da quel che c'è, sul campo, in questo momento, per andare verso quello che si vuole costruire. E il piano di realtà comprende il fatto che due tra le forze principali del panorama politico italiano oggi siano guidate da persone (per me) politicamente discutibili come Grillo e Berlusconi. Non ci piace. Ma non scompaiono fingendo che non ci siano. Nè vengono politicamente battute dicendo che non sono legittime. E' un dato di fatto, è un'esperienza che abbiamo già fatto. 

3. Penso che una democrazia matura si basi sull'alternanza. E che l'alternanza si basi sul bipolarismo. E che, rispetto al bipolarismo in questo momento abbiamo un problema. Perchè le forze principali in campo sono tre. Nessuna delle tre arriva nemmeno vicino all'essere maggioranza. Due di queste hanno (almeno nelle intenzioni) ipotesi e visioni di mondo alternative, una delle tre che si rifiuta, nei fatti, di partecipare. Allora, a fronte di questo, mi pare che le soluzioni siano solo due: allearsi tra le altre due per governare o allearsi tra le altre due solo per stabilire le regole per poi ripristinare una situazione differente. La prima l'abbiamo già provata e non mi pare abbia funzionato molto. Non restava che provare l'altra. Sapendo che è un rischio altissimo. Ma…

4. Penso che la maggiore forma di tradimento ed espropriazione del potere degli elettori, la cosa che maggiormente allontana dalla voglia di partecipare democraticamente, la cosa che maggiormente nutre l'antipolitica (cioè sia il quarto partito, quello dell'astensione, che il terzo, quello di Grillo) sia il non poter votare il governo per il paese. Cioè lo spezzare la connessione tra ciò che la gente vota e il governo che si produce. E questa è la situazione in cui siamo, prima con Monti e poi con Letta. Ripristinare il collegamento tra il voto degli elettori e il governo del Paese mi pareva quindi una urgenza. E questa riforma, almeno in parte, prova ad andare in questa direzione.

5. Penso, rispetto alle preferenze, che mi ricordo inverni da ventenne a Milano, sotto i portici del centro, fermando la gente per raccogliere firme per un referendum. E tanti discorsi sul voto di scambio, sulle infiltrazioni mafiose, sulle deviazioni possibili della democrazia... credo che nessuna forma sia perfetta, ma non inchioderei il giudizio sulla legge elettorale alle preferenze, a meno che l'obiettivo non sia solo cavalcare l'onda. 

E poi… 

Penso che uno degli obiettivi della riforma debba essere la promozione delle forme partito. Strumenti che rischiano di sembrare superati (nell'ottica di rapporti diretti tra leader e cittadini) mentre a mio parere una democrazia matura non può farne a meno. Credo che questa proposta di riforma in parte vada in questa direzione (cercando di semplificare il quadro) ma che questo possa funzionare solo con un'attenzione (che oggi ancora non vedo, in nessun partito, nemmeno il PD) alla forma di presa decisioni e di rappresentanza che permetta di dare spazio e legittimità anche alle minoranze nei partiti, nelle coalizioni, al sistema di finanziamento, alle norme di funzionamento, all'identità stessa dei partiti…


In frontiera, in periferia, sporcandosi le mani, senza bollino, con i "forse", collaborando (#Miassocio puntata 6)


Kosovo: frontiera di provincia, 2007
#Miassocio perchè nonostante tutto la trovo ancora una cosa utile.
 E' un bel modo di fare politica, di essere cittadini, di comunicare e provare a fare comunità.
 Perchè alle Acli? perchè le ho viste e me le sono sempre immaginate come "di frontiera". Mi impegno per portarle sempre sulla frontiera. Mi arrabbio quando si crogiolano nelle retrovie: appassiscono come una pianta lasciata al buio. (Davide) 

Povertà, periferia, popolo, tenerezza… Le ‪#keywords per cui ‪#miassocio e aiuto a costruire un mondo più giusto. Le parole che un uomo venuto dalle periferie del mondo ci porta a riscoprire il nostro mondo e la nostra vocazione di "uomini e donne di buona volontà" (Andrea) 

#Miassocio per trasformare i sogni in realtà! (Simona) 

#Miassocio perche' diversamente non sarei un Aclista. Perche' associarsi e' riconoscersi non solo in un talloncino-tessera con un numero seriale, con i tuoi dati stampati di sopra, ma perche' in quella tessera associativa c'e' una storia che non e' solo parte individuale di ciascuno di noi, ma e' storia del nostro Paese ed esserne solo una semplice "tesserina" di un puzzle cosi' grande e articolato, ma affascinante, riempie di orgoglio. Mi associo dunque perche ' credo che in una storia come quella della nostra associazione, ognuno puo' contribuire a proseguirla, a scrivere altre pagine belle che altri leggeranno e che solo "associandosi" avranno le lettere che compongono i nostri nomi e cognomi. Mi associo perche' credo in questa parte di storia del mio Paese (Italo). 

E poi un circolo che dice: Parte il tesseramento 2014 del circolo Acli di Limbiate: perchè non farci un pensiero? Forse è un'occasione per essere più protagonisti sul proprio territorio, forse puoi trovare qualche risorsa e supporto in più per "sporcarti le mani" nel sociale... Non mettiamo il bollino su nessuno, ma crediamo nella collaborazione!


Europa

Comunque il concetto principale di stamattina è: Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa. Tutti abbiamo p...