20 anni di Bosnia - La storia (incompleta) del rapporto tra le Acli e la Bosnia

La storia del rapporto tra le ACLI e la Bosnia non è una storia ma un intreccio di tante piccole storie. Per questo è difficile da raccontare. Perché ognuno conosce bene quello che ha visto e vissuto. Ma poco esiste di collettivo e complessivo. Anche per questo ci pare importante provare a raccogliere quello che sappiamo e abbiamo. Per metterlo in comune. Quello che segue quindi è il canovaccio di un racconto che chiediamo a tutti di completare. Con documenti, materiali, ricordi, immagini, storie…

La prima fase: 1992- 1995 La guerra. Diplomazia popolare e solidarietà ai profughi.
  • 1992 Time for peace Organizzazione assieme ad Arci e altre realtà di un capodanno di solidarietà nei campi profughi
  • 1992 -1997 Un sorriso per la Bosnia 23 comitati di gemellaggio tra comunità italiane e campi di profughi bosniaci in Slovenia con partecipazione in particolare di Cuneo, Torino, Como, Lecco, Sondrio, Padova, Trieste, Milano, Bergamo, Pesaro, Varese.
  • >> Un sorriso per la Bosnia Circolo ACLI Arosio (Como)
  • 1993- 1995 Progetto autotassazione a favore della popolazione della ex-jugoslavia (ACLI Mirano – Venezia)
  • 1993 Mirsada Marcia nonviolenta di interposizione verso Sarajevo
  • 1994 Un ponte oltre la guerra

Come i Balcani ci hanno cambiato


Aprile 2012 
Erri De Luca scrive: Ogni generazione ha la sua città. Noi abbiamo avuto Sarajevo. Io dico. Noi abbiamo avuto i Balcani. Perché quello che è avvenuto negli anni ’90 è stato un movimento che ha costruito una fitta rete di relazioni che partivano da tanti piccoli e sconosciuti posti d’Italia e li legavano a tanti piccoli e sconosciuti posti dei Balcani. Villaggi di Slovenja, Croazia e di Bosnia. I luoghi della guerra. I luoghi dell’accoglienza. I luoghi dei passaggi obbligati nei viaggi. Ognuno di noi ha i suoi. Il mio campo profughi era Smartinska, a Lubiana. E poi Kocevje. Quello di Paolo e Silvio era Novo Mesto. L’altro Paolo era Vic, quelli di Como erano Skofja Loka, quelli di Torino Postumia e Ajdoscina…. E “i miei profughi” erano di Travnik, altri di Kljuc, Krupa, Sapna…
In quel momento in Italia era tempo di Mani Pulite. Di disillusione politica. Era tempo di mafia che uccideva. Eravamo usciti dalla Milano da bere. C’era appena stata la guerra del Golfo che ci aveva riportato la guerra in casa ma sembrava un videogioco notturno. E non c’era internet e le notizie si seguivano stando svegli di notte davanti alla tv. E il pacifismo in Italia era fatto da gente adulta che manifestava con i cartelli per il disarmo. La cooperazione era fatta di ong divise in cattoliche e di sinistra (con una intersezione tra le due parti). Le prima andavano in Africa seguendo le esperienze dei missionari. Le seconde in America Latina appoggiando le lotte di liberazione. L’associazionismo aveva appena scoperto l’economia e l’idea di terzo settore e con Acli e Arci quasi sempre compatte e in prima fila lanciava idee e campagne e iniziative che poi sono diventati stabili.

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...