Dell'associarsi non ne sappiamo tantissimo... - Tommaso Vitale


di Tommaso Vitale - 


Associarsi, mettersi insieme. Il punto fondamentale di ciò che dirò io oggi è: non ne sappiamo tantissimo. Possiamo essere un po’ sistemartici su alcuni temi, ma l’avventura e la logica della scoperta è qui: è ancora tutto da fare. Nel passato, collettivamente, nelle scienze sociali europee, ci siamo un po’ sbagliati nel modo di pensare e ragionare e spiegarci il fenomeno associativo. 


La partecipazione associativa e sociale è un aspetto centrale della modernità, della vita insieme:  cantiamo in una corale, giochiamo a calcio in un club amatoriale, ci incontriamo per discutere le finezze di una certa forma di yoga, impariamo una lingua insieme a persone che non la conoscono, aiutiamo ragazzi più giovani ad imparare, facciamo grandi manifestazioni per la vita dell’acqua, diamo vita a mense popolare, facciamo cose per rilanciare l’attrattività dei nostri paesi… Sono cose molto diverse tra loro, ma hanno un punto comune: sostanzialmente ci mettiamo insieme, facciamo insieme, ci emozioniamo insieme. Sono tantissime le cose per cui il mondo della politica e il mondo intellettuale hanno guardato con fascinazione al mondo della partecipazione sociale. 


La storia inizia quando Alexis de Toqueville parte per gli Usa e vede qualcosa per cui dice ”Questi stanno imparando la democrazia giocandosela”.

Gli stili di scena nell'associarsi quotidiano - Sebastiano Citroni

di Sebastiano Citroni 


Normalmente il terzo settore si suddivide guardando alla forma giuridica (odv, aps, cooperative…) oppure al tema (pace, immigrazioni, salute…) oppure alle persone (volontari, lavoratori….). Io ho provato a suddividere andando invece ad osservare gli stili associativi. L’idea è che la vita di una associazione si articola in una serie di scene, non illimitate: lavoro di ufficio, davanti alla macchinetta, sportello con utenti, assemblea soci, riunione di equipe… sono molte ma è tutto sommato un repertorio limitato. Non inventiamo le parole che usiamo. Le conosciamo già ed in base a quelle che conosciamo possiamo scegliere quali usare. Anche per gli stili è la stessa cosa: non li inventiamo da zero, pratichiamo uno stile che conosciamo. Conosciamo cosa è appropriato fare e non. 


Quali sono gli stili praticati? Gli stili associativi ci danno modo per leggere un’associazione. Ne ho rilevati 5: 

Militanza

Cittadinanza attiva

Volontariato occasionale

Comunità di interesse

Comunità di identità


Il primo è uno stile molto facile da identificare. Relativamente minoritario, oggi,  ma con una sua gloriosa storia. La militanza. Rapportarsi come compagni che portano avanti una battaglia comune. Questo vuol dire associarsi in un certo modo. E’ un modo diverso da chi fa impresa sociale. Diverso da chi si associa come cittadinanza attiva in un quartiere… nella militanza si sa che siamo dalla stessa parte, non c’è bisogno di dirselo, non si mette in discussione, si va dalla stessa parte….

Uno spazio in cui una realtà frammentata si ricompone in una unitarietà poliedrica




Uno spazio in cui una realtà frammentata si ricompone in una unitarietà poliedrica...

In primo luogo azionesociale.acli.it (blog + pagina fb + profilo Ig) funge da aggregatore di notizie: raccoglie in modo semi automatico contenuti da fonti diverse, riunendoli in un posto unico, facile da trovare e da sfogliare. La maggior parte dei contenuti del blog quindi non sono contenuti originali prodotti per azionesociale.Acli.it, ma sono rilanci di contenuti direttamente creati dalle realtà Acli locali che, volutamente, sono mantenuti nella forma con cui la realtà locale li ha creati e proposti.  In questo modo, per aclisti ed esterni, azionesociale.acli.it  è lo spazio in cui una realtà frammentata si ricompone in una unitarietà poliedrica. “Il modello non è la sfera, che non è superiore alle parti, dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e l'altro. Il modello è il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità” (Evangelici Gaudium 236).

In secondo luogo su azionesociale.acli.it c’è una forma di curation dei contenuti. Tutto ciò che viene pubblicato viene catalogato, assegnando delle tag in base al luogo in cui avviene l’azione (provincia), in base al promotore(circolo, Acli provinciali, regionali, altro soggetto di sistema), in base al tema (pace, lavoro, welfare, aggregazione….) ed in base al tipo di attività (Dibattiti, laboratori, feste, sport, arte….).

A partire da queste prime due funzioni azionesociale.acli.it permette quindi una rivelazione anche quantitativa che, tramite l’intreccio tra questi dati e quelli presenti nei programmi di tesseramento, permette di creare nuovi indicatori qualitativi per leggere e interpretare la realtà dei circoli e dell’azione sociale oggi.

Un tempo i circoli si assomigliavano tra loro maggiormente e le categorie (anche registrate nei nostri programmi di tesseramento) che usavamo erano: numero dei soci, circolo/nucleo (cioè realtà sul territorio o realtà in un luogo di lavoro) e circolo con/senza mescita/spaccio (cioè con/senza che una licenza che autorizza somministrazione o distribuzione di cibi e bevande ai soci). Oggi questo non ci basta più.

In tempi precedenti non serviva altro perché tutti i circoli rispondevano essenzialmente ad una unica motivazione e stile associativo: quello militante (vedi articolo POP Acli numero precedente), oggi sicuramente ci sono stili di cittadinanza attiva, di comunità di interesse, di comunità di identità… Questo spesso porta ad una certa polarizzazione tra “circoli tradizionali” e “circoli nuovi” ed anche tra province che maggiormente promuovano e curano “circoli tradizionali” e province che maggiormente sperimentano ed intercettano “circoli nuovi”.

L’ipotesi oggi, maturata anche grazie ai dati di azionesociale.acli.it, propone di superare la polarizzazione tradizionale/nuovo ed assumere 2+4 criteri:

I 2 criteri cornice sono la compatibilità e la coerenza con i valori Acli da un lato e con le attuali norme del Terzo Settore dall’altro).

I 4 criteri contenuti sono:

         Associazione: essere esperienza non individuale

  • Partecipazione: essere luogo che non solo eroga servizi o offre prestazioni ed esperienze ma che promuove proposte di attivazione e partecipazione reale (che non si limitano all’essere formalmente soci)
  • Territorio: essere territorialmente radicati ed in rete con altri
  • Utilità sociale: essere, in differenti modi, produttori di valore di utilità sociale.

Se si assume questo punto di vista, ciò che possiamo assieme fare non è scegliere tra tradizione e novità ma aiutare tutti i circoli ad osservare in quali di questi ambiti sono già forti ed in quali hanno margine di crescita.


(da Pop - Informazioni storie e approfondimenti dalle Acli - marzo 2023)

Sul filo della memoria - Franco Passuello




Ribelle per amore. Questa preghiera va ascoltata e meditata ricordando quando è stata scritta: durante la Resistenza contro il nazifascismo, dentro la Seconda Guerra Mondiale. Cioè, dentro un conflitto armato che opponeva italiani ad italiani. Ma è più giusto dire: italiani oppressi ad italiani oppressori subalterni ad un feroce e sanguinario dittatore tedesco. Ma chi è Teresio Olivelli e perché abbiamo scelto di iniziare da lui a ricostruire insieme il nostro filo della memoria? Ascoltate Eva Martucci. (Eva interviene sulla vita di Teresio) 

Ora è più chiaro: ricordiamo il beato Teresio Olivelli perché è un cattolico che ha fatto la Resistenza «per amore». Di più, lo ricordiamo perché è un fedele testimone d’amore cristiano.

Teresio è nel lager perché è un partigiano antifascista: e ci interessa ricordarlo per questo. Lui, però, subisce il feroce martirio perché nel buio disumano del lager aiuta i più deboli e sofferenti e illumina la notte della barbarie con il Vangelo e la preghiera. E anche per questo ci interessa farne memoria. 

Questi due registri del nostro fare memoria – politico e cristiano - saranno presenti lungo tutta la mia comunicazione. Il ragionamento che farò può essere rivolto a qualunque cittadina o cittadino democratici, indipendentemente dalla loro cultura o dal loro essere o meno persone di fede cattolica. 

Allo stesso tempo, però, parlo da cristiano. E non per questo sono meno “laico” nell’accezione corrente del termine. Nelle ACLI ho imparato che se cerchi di seguire il tuo Signore sei profondamente laico; hai rispetto per ogni persona e per il creato. Perché sai che tutti gli esseri umani sono creature del Padre, quindi sorelle e fratelli di uguale dignità. Tu puoi testimoniare la tua fede ma non esibirla e tantomeno imporla. Perché la fede è un dono. Di nuovo Resistenza. Facciamo memoria di Olivelli perché anche oggi c’è una Resistenza da promuovere e animare. Non  per combattere contro altri esseri umani ma per riconciliarci prima di tutto con noi stessi e tra noi. Per non farci paralizzare dal senso di paura e di impotenza di fronte alle gravi minacce che ci opprimono. Per non farci distrarre da forme di rimozione e di evasione che ci impediscono di maturare pienamente una coscienza morale e politica. 

La nascita dei processi creativi, secondo Asimov

Era il febbraio 1959, quando Isaac Asimov venne avvicinato da Arthur Obermayer, scienziato e caro amico dello scrittore. Con una proposta: e...