MI sono distratta un attimo...

Eh sì. Sul finire dell'anno, mi sono distratta un attimo e...
Ho mandato il mio primo audio. Anzi, i miei primi audio.
3 di fila, da circa 30 secondi ciascuno...
A mia discolpa...
che ero estremamente di corsa,
non potevo chiamare,
stavo camminando
avevo urgenza di lasciare alcune consegne per un lavoro
Prima di essere offline per un'ora
E soprattutto il fatto che l'ho mandato ad una under 30, che gli audio, anche con me, mio malgrado, li usa abitualmente...
Però, sono preoccupata...
Resterà eccezione o sarà l'inizio del cedimento su tutta la linea?

Flixbus

Quarto viaggio in flixbus nell'ultimo periodo. Sono sicura che qualcuno l'ha già fatto un bell'articolo socio/etnografico su questo. Ma non l'ho ancora trovato.
A caldo, con un po' di osservazione e qualche chiacchiera, la riflessione che mi viene è:
È evidente che si rintracciano stratificazioni sociali (non solo etniche e meno generazionali di quanto pensassi) guardando all' uso dei mezzi di trasporto.
Ma non è solo una scelta obbligata.
Capitale economico, capitale culturale, capitale temporale, capitale di scelta... Si intrecciano.
I soldi servono a comprare tempo.
Chi non può spendere soldi, spende tempo.
Però a volte diventa un loop.
Usare i soldi, per risparmiare tempo, per potersi permettere attività culturali, sociali, simboliche in grado di recuperare senso, significato, spesso lentezza...
E mi pare di vedere anche un:
Usare il tempo e la possibilità di scelta (quando c'è), per risparmiare soldi, per potersi permettere altro...
Poi notte e giorno mi sembrano del tutto differenti...
Ma forse non ho ancora abbastanza viaggi all'attivo per concludere un ragionamento...
E poi il pullman mescola fermate in comune con il treno a fermate per cui è l'unico mezzo disponibile (es. città fuori da tratte delle freccer e, con mia sorpresa, outlet di grande interesse per turisti)

Cara Pace

Ho scoperto che c'è pure un'altra "carovana" in giro.
Il carapace. Cara pace. Un po' rifugio. Un po' lentezza.
Ma capiente e colorato.

Metro C Colosseo

Si, alla fine esiste davvero. 😊
Si, è grande.
Si, è bella.
No, non è più bella di quella di Napoli.
No, non è ancora la svolta totale del viaggio verso/da lavoro.
(Ma devo ancora esplorare con calma, vedere Porta Metronia e provare altre combinazioni e... Mica esiste solo il viaggio verso/da lavoro).

Il racconto dell'Ucraina in Consiglio Nazionale Acli


 

Come essere operatori di pace

Apertura della assemblea permanente della branca RS della Agesci- Zona Roma E "La Fenice" sul tema "come essere operatori di pace".
Appunti e considerazioni più avanti.
Per ora dico solo: da Star Wars alla Dilexi Te, da SpinLabs a Mediterranea, dalla Operazione Colomba al MEAN Movimento Europeo Azione Nonviolenta, dal MASCI Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani al Settore pace e nonviolenza, dalla Palestina all'Ucraina, dalla Colombia alla Siria.
Ed un mandato che i referenti hanno dato tutti i clan: ognuno approfondisca e ci lavori sopra, appuntamento a marzo per una route di zona in cui raccontare e deliberare e costruire assieme pensiero associativo

Ad inizio anno...

Ad inizio anno c'è l'orario provvisorio, si sa.

Poi arriva l'orario definitivo.
Poi l'orario definitivo corretto.
Poi la variazione dell'orario definitivo corretto.
😅
Sembra certi miei (e non solo) file ai tempi dei progetti.
Prima delle piattaforme.
Def.
Def2.
Defdef.
Defvero.
Inviato.

Orari pubblicati in modalità lenzuolo

Invece (poi basta questioni scuola 😅). Vogliamo parlare degli orari pubblicati in modalità lenzuolo battaglia navale, con da un lato i nomi di tutti i prof della scuola (tra l'altro senza materie), sull'altro i giorni della settimana, nella casella di incrocio la classe? Carattere 6.
Non ho sufficiente interesse per mettermi a decriptare l'enigma. Ma tipo si potrebbe fare un progetto sull'uso dell' AI e scoprire che condividere una visualizzazione più student/family friendly magari richiede solo 5 minuti?

Ennesima periodica discussione...

Ennesima periodica discussione in chat ragazzi e parallela discussione in chat genitori su: il docente ha messo i compiti a mezzanotte, no, l'orario che si vede non è quello di inserimento, si ma io ho guardato prima e non c'era, guarda da domani faccio screenshot alle 15 così si vede se poi aggiungono...
Rapporto tra tecnica e conflitti e prodotti privati in spazi pubblici.
Sarebbe così difficile modificare una visualizzazione ambigua e rendere visibile l'orario di inserimento?
Se il registro è uno strumento della scuola, quale è il soggetto (pubblico, scolastico) che ne può decidere la personalizzazione e come?
Il soggetto (pubblico, scolastico) ha questo potere/sa di averlo?

Come sono cambiati i movimenti sociali?

Come sono cambiati i movimenti sociali?
Mediterranea Saving Humans ha solo 7 anni, di fronte ai 40 di IPSIA.
Per arrivare sotto quell' albero c'è un tragitto che non è già dato. È una cosa enorme.
Movimento. Muovere. Motus. Definizione tra 19 esimo e 20 esimo secolo. Le negoziazione c'erano sempre state. Ma la nascita di movimenti è qualcosa di più recente. Che si colloca in quel tempo.
Il movimento è uno spazio pubblico dove si organizza l'inquietudine. Innanzitutto va riconosciuta dignità alla inquietudine.
Il concetto di movimento sociale, era valido per la democrazia rappresentativa. Oggi lo è dieci volte tante. Perché siamo nella crisi della democrazia rappresentativa.
I movimenti qui si trovano dentro questo elemento enorme, di essere parte della democrazia rappresentativa. Perché la democrazia rappresentativa crolla. Nel caos mondiale si stanno affermando altre forme. Ad esempio le monarchie non costituzionale plutocratiche o tecnocratiche.
Ieri Trump si è rivolto a 7 deputati democratici che hanno fatto un video per ricordare ai militari che non è vietato opporsi ad un ordine ingiusto. Trump ha detto loro: attenzione che siete sediziosi e c'è la pena di morte per i sediziosi.
I movimenti sono fondamentali.
Le organizzazioni in movimento sono fondamentali.
Io negli anni 80 non capivo di cosa parlassero, quello che avevano vissuto i movimenti degli anni 70. Il movimento operaio, quello strudentesco. Non capivo perché non l'avevo vissuto.
Quando ho vissuto il tempo de la pantera ho iniziato a capire ed ho pensato che la definizione di movimento è: quando non conosci tutti quelli che appartengono a quella cosa.
In questi giorni, con tutti i numeri andati in piazza, una amica mi chiedeva: questo è un movimento?
C'è la sollevazione popolare e c'è il movimento.
Forse quella di questi giorni è stata più sollevazione popolare, qualcosa che arriva perché si è passato un limite. Qualcosa che si muove da sé.
Non c'è un programma comune.
C'è un sentire che, almeno in un parte, è comune.
C'è una inquietudine che diventa collettiva.
Questa è una sollevazione popolare.
Un movimento è qualcosa che ha caratteristiche della sollevazione popolare, ma ha un programma, ha un'idea.
Una organizzazione in movimento è una organizzazione che tiene le antenne alte sui movimenti che nascono, sulle sollevazioi popolari che la attraversano.
Le organizzazioni in movimento non pensano di possedere o di poter governare il movimento.
Ma lo abitano.
Si mettono in moto a sostegno a quella lotta.
Oggi? Quali sono le sollevazioni popolari?
Quali sono i movimenti?
Quali sono le inquietudini che muovono?
Oggi, battersi contro la morte, non è scontato.
Oggi l'omissione di soccorso non è un incidente di percorso. È un dispositivo studiato.
Oggi la morte in mare è organizzata dai governi.
Non deriva da insufficienza di mezzi.
È organizzata perché ritenuta necessaria per fermare gli sbarchi.
Fare una organizzazione in movimento per noi vuol dire no all'idea che la morte possa essere pianificata come messaggio.
Per impedire la morte non possiamo decidere di fare morire qualcuno, perché passi il messaggio a tutti.
Per questo sentiamo inquietudine.
Per questo dobbiamo impedire che muoiano.
Per questo dobbiamo partire esattamente da qualcuno, dalle persone che ho davanti in quel determinato momento.
E' attorno a questa inquietudine che nasce il fatto che il soccorso oggi è diventato il primo terreno di conflitto.
Il diritto, anche quello internazionale, non è più rispettato.
Il mare è caratterizzato da uno scontro irriducibile tra diritto di singoli stati e diritto internazionali.
La flottiglia ha agito per rendere evidente l'illecitá dell'intervento di un esercito in acque internazionali.
Quello che sta facendo il governo è sovranizzare le acque internazionali.
Quello che sta avvenendo con i cpr è mettere in carcere persone non per quello che hanno fatto ma su base etnica.
La nostra idea è: io sulle migrazioni non ho la ricetta.
Capisco la complessità del problema.
Ma se c'è una persona in un lager io non posso non liberarlo.
Se c'è una persona che muore io non posso non salvarlo.

2 novembre

2 novembre, tutti gli anni, è pensare a chi non c'è, quanto meno non c'è nella forma in cui c'era, prima.
Da qualche anno, sarà l'età, è anche interrogarsi sulle dimensioni generali di senso. Sulla vita, sulla morte in sé. Su quelle parti di vita e di morte che ci portiamo dentro.
Quest'anno, nel giorno dei defunti, non riesco a non pensare anche a tutti coloro che sono morti ammazzati nelle guerre. Una moltitudine crescente di cui mi sembra che, collettivamente e personalmente, portiamo un po' il peso

Le cose nuove, non guardando dal centro

 Cari fratelli e sorelle,

è la prima volta che ho la gioia di incontrarvi, proseguendo nel cammino iniziato da Papa Francesco che, in questi anni, ha dialogato spesso con la vostra realtà, mettendone in luce l’importanza profetica nel contesto di un mondo segnato da problematiche di vario genere.

Uno dei motivi per cui ho scelto il nome “Leone XIV” è l’Enciclica Rerum novarum, scritta da Leone XIII durante la rivoluzione industriale. Il titolo Rerum novarum significa “cose nuove”. Ci sono certamente “cose nuove” nel mondo, ma quando diciamo questo, in genere adottiamo uno “sguardo dal centro” e ci riferiamo a cose come l’intelligenza artificiale o la robotica. Tuttavia, oggi vorrei guardare alle “cose nuove” con voi, partendo dalla periferia.

Vedere le “cose nuove” dalla periferia

Più di dieci anni fa, qui in Vaticano, Papa Francesco vi ha detto che eravate venuti per piantare una bandiera. Cosa c’era scritto? “Terra, casa e lavoro”. [1] “Tierra, techo, trabajo”, come ci ha detto Guadalupe poco fa. Era una “cosa nuova” per la Chiesa, ed era una cosa buona! Facendo eco alle richieste di Francesco, oggi dico: la terra, la casa e il lavoro sono diritti sacri, vale la pena lottare per essi, e voglio che mi sentiate dire “Ci sto!”, “sono con voi”!

Chiedere terra, casa e lavoro per gli esclusi è una “cosa nuova”? Visto dai centri del potere mondiale, certamente no; chi ha sicurezza finanziaria e una casa confortevole può considerare queste richieste in qualche modo superate. Le cose veramente “nuove” sembrano essere i veicoli autonomi, oggetti o vestiti all’ultima moda, i telefoni cellulari di fascia alta, le criptovalute e altre cose di questo genere.

Dalle periferie, però, le cose appaiono diverse; lo striscione che sventolate è così attuale che merita un intero capitolo nel pensiero sociale cristiano sugli esclusi nel mondo di oggi.

Questa è la prospettiva che desidero trasmettere: le cose nuove viste dalla periferia e il vostro impegno che non si limita alla protesta, ma cerca soluzioni. Le periferie spesso invocano giustizia e voi gridate non “per disperazione”, ma “per desiderio”: il vostro è un grido per cercare soluzioni in una società dominata da sistemi ingiusti. E non lo fate con microprocessori o biotecnologie, ma dal livello più elementare, con la bellezza dell’artigianato. E questa è poesia: voi siete “poeti sociali”. [2]

Oggi portate di nuovo lo stendardo della terra, della casa e del lavoro, camminando insieme da un centro sociale – Spin Time – al Vaticano. Questo camminare insieme testimonia la vitalità dei movimenti popolari come costruttori di solidarietà nella diversità. La Chiesa deve essere con voi: una Chiesa povera per i poveri, una Chiesa che si protende, una Chiesa che corre dei rischi, una Chiesa coraggiosa, profetica e gioiosa!

Ciò che ritengo più importante è che il vostro servizio sia animato dall’amore. Conosco realtà ed esperienze simili presenti in altri Paesi, veri e propri spazi comunitari pieni di fede, speranza e soprattutto di amore, che rimane la virtù più grande di tutte (cfr 1Cor 13,13). Infatti quando si formano cooperative e gruppi di lavoro per sfamare gli affamati, dare riparo ai senzatetto, soccorrere i naufraghi, prendersi cura dei bambini, creare posti di lavoro, accedere alla terra e costruire case, dobbiamo ricordarci che non si sta facendo ideologia, ma stiamo davvero vivendo il Vangelo.

Al centro del Vangelo, infatti, c’è il comandamento dell’amore, e Gesù ci ha detto che nel volto e nelle ferite dei poveri è nascosto il suo stesso volto (cfr Mt 25,34-40). È bello vedere che i movimenti popolari, prima ancora che dall’esigenza della giustizia, sono mossi dal desiderio dell’amore, contro ogni individualismo e pregiudizio.

Come Vescovo in Perù, sono felice di aver sperimentato una Chiesa che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze. Questo è un antidoto contro un’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà. Spesso ci sentiamo impotenti dinanzi a tutto questo, eppure, a questa che ho definito «globalizzazione dell’impotenza», dobbiamo iniziare ad opporre una «cultura della riconciliazione e dell’impegno». [3] I movimenti popolari colmano questo vuoto generato dalla mancanza di amore con il grande miracolo della solidarietà, fondata sulla cura del prossimo e sulla riconciliazione.

Come dicevo, il normale discorso sulle “cose nuove” – con le loro potenzialità e i loro pericoli – omette ciò che accade alla periferia. Dal centro c’è poca consapevolezza dei problemi che colpiscono gli esclusi, e quando se ne parla nelle discussioni politiche ed economiche, si ha l’impressione che si tratti di «una questione aggiunta quasi per dovere o in modo tangenziale, se non trattata semplicemente come un danno collaterale. In effetti, alla fine dei conti, spesso rimangono in fondo alla lista delle priorità». [4] Al contrario, i poveri sono al centro del Vangelo. Perciò, le comunità emarginate dovrebbero essere coinvolte in un impegno collettivo e solidale volto a invertire la tendenza disumanizzante delle ingiustizie sociali e a promuovere uno sviluppo umano integrale.

Infatti, «finché i problemi dei poveri non saranno risolti in modo radicale, rifiutando l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e affrontando le cause strutturali della disuguaglianza, non si troverà alcuna soluzione ai problemi del mondo o, per meglio dire, a nessun problema. La disuguaglianza è la radice dei mali sociali». [5]

Vecchie ingiustizie nel nuovo mondo

Il vostro impegno si fa tanto più necessario in un mondo che, come sappiamo, è sempre più globalizzato; come affermava Benedetto XVI «i processi di globalizzazione, se adeguatamente compresi e orientati, aprono possibilità senza precedenti di ridistribuzione su vasta scala della ricchezza a livello mondiale; se invece sono mal orientati, possono portare ad un aumento della povertà e delle disuguaglianze e potrebbero persino innescare una crisi globale». [6]

Questo significa che i dinamismi del progresso vanno sempre gestiti attraverso un’etica della responsabilità, superando il rischio dell’idolatria del profitto e mettendo sempre l’uomo e il suo sviluppo integrale al centro. L’“umano” è al centro della visione di sant’Agostino di un’etica della responsabilità. Egli ci insegna come la responsabilità, specialmente nei confronti dei poveri e di coloro che hanno bisogni materiali, nasce dall’essere umani con i propri simili e, quindi, dal riconoscimento della nostra “comune umanità”. [7]

Poiché condividiamo tutti la stessa umanità, dobbiamo assicurarci che le “novità” siano gestite in modo adeguato. La questione non dovrebbe rimanere nelle mani delle élite politiche, scientifiche o accademiche, ma dovrebbe invece riguardare tutti noi. La creatività di cui Dio ha dotato gli esseri umani e che ha generato grandi progressi in molti ambiti, non è riuscita ancora ad affrontare al meglio le sfide della povertà e, perciò, non è riuscita a invertire la rotta sulla drammatica esclusione di milioni di persone che rimangono ai margini. Questo è un punto centrale nel dibattito sulle “cose nuove”.

Quando il mio predecessore Leone XIII scrisse la Rerum novarum alla fine del XIX secolo, non si concentrò sulla tecnologia industriale o sulle nuove fonti di energia, ma piuttosto sulla situazione dei lavoratori.  È qui che risiede la forza evangelica del suo messaggio: l’attenzione principale era rivolta alla situazione dei poveri e degli oppressi di quel tempo. E, per la prima volta e con assoluta chiarezza, un Papa disse che le lotte quotidiane per la sopravvivenza e per la giustizia sociale erano di fondamentale importanza per la Chiesa. Leone XIII denunciò la sottomissione della maggioranza al potere «di pochi; così che un piccolo numero di uomini molto ricchi ha potuto imporre alle masse brulicanti dei poveri lavoratori un giogo poco migliore della schiavitù stessa». [8]  Questa era la grande disuguaglianza dell’epoca.

Nell’Enciclica di Leone XIII non troviamo le parole “disoccupazione” o “esclusione”, perché all’epoca i problemi riguardavano piuttosto il miglioramento delle condizioni dei lavoratori, lo sfruttamento, l’urgenza di una nuova armonia sociale e di un nuovo equilibrio politico, obiettivi che gradualmente sono stati raggiunti grazie a tante leggi sul lavoro e alle istituzioni di sicurezza sociale. Oggi, invece, l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una “piccola minoranza” – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico.

Tale esclusione è una “novità” che Papa Francesco ha denunciato come “cultura dello scarto”, affermando con veemenza: «Gli esclusi non sono “sfruttati”, ma emarginati, “scarti”». [9]

Quando parliamo di esclusione, ci troviamo anche di fronte a un paradosso. La mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri. Tuttavia, mentre sempre più persone hanno accesso a Internet, i bisogni primari rimangono insoddisfatti. Assicuriamoci che, quando vengono soddisfatti bisogni più sofisticati, quelli fondamentali non vengano trascurati.

Tale arbitrarietà sistemica fa sì che le persone siano private di ciò che è necessario e sommerse da ciò che è accessorio. In breve, la cattiva gestione genera e aumenta le disuguaglianze con il pretesto del progresso. E non avendo al centro la dignità umana, il sistema fallisce anche nella giustizia.

L’impatto delle “novità” sugli esclusi

Oggi non descriverò in modo esaustivo quali siano le “novità” prodotte in particolare dai centri di sviluppo tecnologico, ma sappiamo che esse hanno un impatto su tutti i principali ambiti della vita sociale: sanità, istruzione, lavoro, trasporti, urbanizzazione, comunicazione, sicurezza, difesa, ecc. Molti di questi impatti sono ambivalenti: sono positivi per alcuni Paesi e settori sociali, ma altri, invece, subiscono “danni collaterali”. Ancora una volta, questo è il risultato della cattiva gestione del progresso tecnologico.

La crisi climatica è forse l’esempio più evidente. Lo vediamo in ogni evento meteorologico estremo, che si tratti di inondazioni, siccità, tsunami, terremoti: chi ne soffre di più? Sono sempre i più poveri. Perdono quel poco che hanno quando l’acqua spazza via le loro case e spesso sono costretti ad abbandonarle senza avere un’alternativa adeguata per riprendere la loro vita. La stessa cosa accade quando, ad esempio, contadini, agricoltori e popolazioni indigene perdono le loro terre, la loro identità culturale e la produzione locale sostenibile a causa della desertificazione del loro territorio.

Un altro aspetto delle “novità” che colpisce in modo particolare gli emarginati ha a che fare con le angosce e le speranze dei più poveri in riferimento ai modelli di vita che oggi vengono costantemente promossi. Per esempio: come può un giovane povero vivere con speranza e senza ansia quando i social media esaltano costantemente un consumo sfrenato e un successo economico totalmente irraggiungibile?

E, ancora, un altro problema di non poco conto è rappresentato dalla diffusione della dipendenza dal gioco d’azzardo digitale. Le piattaforme sono progettate per creare dipendenza compulsiva e generare abitudini che creano assuefazione.

Non vorrei tacere poi sulla “novità” dell’industria farmaceutica, che certamente rappresenta per certi versi un grande progresso, ma non è priva di ambiguità; nella cultura attuale, non senza l’ausilio di certe campagne pubblicitarie, si propina una sorta di culto del benessere fisico, quasi un’idolatria del corpo e, in questa visione, il mistero del dolore è interpretato in modo riduttivo; ciò può portare anche alla dipendenza dall’assunzione di antidolorifici, la cui vendita va ovviamente a incrementare i guadagni delle stesse case di produzione. Ciò ha portato anche alla dipendenza dagli oppioidi, che sta devastando in particolare gli Stati Uniti; si pensi per esempio al fentanil, la droga della morte, la seconda causa di morte tra i poveri in quel Paese. Il dilagare di nuove droghe sintetiche, sempre più letali, non è solo un crimine dei trafficanti di droga, ma è una realtà che ha a che fare con la produzione dei farmaci e con il suo guadagno, privi di un’etica globale.

Vorrei anche sottolineare che lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni dipende dai minerali che spesso si trovano nel sottosuolo dei Paesi poveri. Senza il coltan della Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, molti dei dispositivi tecnologici che utilizziamo oggi non esisterebbero. Tuttavia, la sua estrazione dipende dalla violenza paramilitare, dal lavoro minorile e dallo sfollamento delle popolazioni. Il litio è un altro esempio: la competizione tra le grandi potenze e le grandi aziende per la sua estrazione rappresenta una grave minaccia alla sovranità e alla stabilità degli Stati poveri, al punto che alcuni imprenditori e politici si vantano di promuovere colpi di Stato e altre forme di destabilizzazione politica, proprio per mettere le mani sull’“oro bianco” del litio.

E, infine, vorrei accennare al tema della sicurezza. Gli Stati hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini, ma ciò dovrebbe essere bilanciato dall’obbligo morale di fornire rifugio. Con l’abuso dei migranti vulnerabili, non assistiamo al legittimo esercizio della sovranità nazionale, ma piuttosto a gravi crimini commessi o tollerati dallo Stato. Si stanno adottando misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate – per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani. Il cristianesimo, invece, si riferisce al Dio amore, che ci rende fratelli tutti e ci chiede di vivere da fratelli e sorelle.

Allo stesso tempo, mi incoraggia vedere come i movimenti popolari, le organizzazioni della società civile e la Chiesa stiano affrontando queste nuove forme di disumanizzazione, testimoniando costantemente che chi si trova nel bisogno è nostro prossimo, nostro fratello e nostra sorella. Questo vi rende campioni dell’umanità, testimoni della giustizia, poeti della solidarietà.

La giusta lotta dei movimenti popolari

Nella Rerum novarum, Leone XIII osservava che «le antiche corporazioni dei lavoratori sono state abolite nel secolo scorso, e nessun’altra organizzazione protettiva ha preso il loro posto». [10] I poveri sono diventati più vulnerabili e meno protetti. Oggi sta accadendo qualcosa di simile, perché i sindacati tipici del XX secolo rappresentano ormai una percentuale sempre più esigua dei lavoratori e i sistemi di sicurezza sociale sono in crisi in molti Paesi; perciò, né i sindacati né le associazioni dei datori di lavoro, né gli Stati né le organizzazioni internazionali sembrano in grado di affrontare questi problemi. Ma «uno Stato senza giustizia non è uno Stato», ci ricorda sant’Agostino. [11] La giustizia esige che le istituzioni di ogni Stato siano al servizio di ogni classe sociale e di tutti i residenti, armonizzando le diverse esigenze e gli interessi.

Ancora una volta, ci troviamo di fronte a un vuoto etico, in cui il male entra facilmente. Mi viene in mente una parabola, la parabola dello spirito immondo che viene scacciato via ma, ritornando, trova la sua antica dimora pulita, in ordine e allora organizza una lotta ancora peggiore (cfr Mt 12,43-45). Nel vuoto ordinato lo spirito maligno è libero di agire. Le istituzioni sociali del passato non erano perfette, ma spazzando via gran parte di esse e adornando ciò che rimane con leggi inefficaci e trattati non applicati, il sistema rende gli esseri umani più vulnerabili di prima.

Perciò, i movimenti popolari, insieme alle persone di buona volontà, i cristiani, i credenti, i governi sono chiamati con urgenza a colmare quel vuoto, avviando processi di giustizia e solidarietà che si diffondano in tutta la società, perché, come ho già avuto modo di affermare, «le illusioni ci distraggono, i preparativi ci guidano. Le illusioni cercano un risultato, i preparativi rendono possibile un incontro». [12]

Nell’Esortazione apostolica Dilexi te ho voluto ricordare che «vari movimenti popolari, composti da laici e guidati da leader popolari, [...] sono stati spesso guardati con sospetto e persino perseguitati». [13] Eppure le vostre lotte sotto la bandiera della terra, della casa e del lavoro per un mondo migliore meritano incoraggiamento. E come la Chiesa ha accompagnato la formazione dei sindacati in passato, oggi dobbiamo accompagnare i movimenti popolari. Questo significa accompagnare l’umanità, camminare insieme nel rispetto condiviso della dignità umana e nel desiderio comune di giustizia, amore e pace.

La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali. La vostra è una ricerca legittima e necessaria. Chissà se i semi dell’amore, che voi seminate, piccoli come semi di senape (cfr Mt 13,31-32, Mc 4,30-32, Lc 13,18-19) potranno crescere in un mondo più umano per tutti e aiutare a gestire meglio le «cose nuove».

La Chiesa e io vogliamo esservi vicini in questo cammino. Continuiamo a elevare le nostre preghiere a Dio Onnipotente. Con voi, nella preghiera, imploriamo il Padre di ogni misericordia perché vi protegga e vi riempia del suo amore inesauribile. Che Egli, nella sua infinita bontà, vi dia il coraggio di una profezia evangelica, la perseveranza nella lotta, la speranza nel cuore, la creatività poetica. Vi affido alla guida materna di Maria Santissima. E dal profondo del cuore vi benedico.

Grazie, grazie a tutti voi! E andate avanti nel cammino, con gioia e speranza! Grazie. Entonces oremos juntos como Jesús nos ha enseñado.

INvisibili

Gran bella serata. Con qualche grande del clan.
In esplorazione per capire se proponibile ad altri o in altri contesti.
E ti ritrovi seduta a terra a chiacchierare per più di un'ora con persone che dormono in strada.
Senza portare aiuti. Senza distribuire nulla.
All'inizio è difficile rinunciare alla dissimmetria.
Al non pensare di dover fare.
Poi, ti ritrovi davvero, persone con persone.
Ed anche il brano di Vangelo letto in cerchio assieme a una decina di sconosciuti, improvvisamente non ti pare più incomprensibile.
E ti ricordi che anche sotto casa puoi vivere ciò che sperimenti in giro.
(Flash: emergono storie incredibili che sono pugni nello stomaco e schiaffi sulla faccia. Ad esempio ti appare chiaro che gli eserciti degli altrove, anche quelli che una settimana fa erano "l'aggressore", sono pieni di disperati

Lotta comunista

Giovane ragazzo. 20 anni.
Giacca e cravatta. Un po' dimessi in realtà.
Toni ed atteggiamenti da promoter.
Parla solo di volontariato.
Cerca di avere 2 euro
vendendomi Lotta Comunista.
Nessuna linguaggio di lotta.
Nessun cambio di sistema.
Nessun orizzonte.
Nemmeno l'intenzione di diffondere le idee.
Mi sono fermata a parlarci principalmente per comprendere.
Perché nella mia testa c'era un senso di spiazzamento

Europa

Comunque il concetto principale di stamattina è:
Nessuno ha pensato: siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa.
Tutti abbiamo pensato: siamo entrati in Europa, siamo arrivati a casa.

L'attenzione è bene che resti ai cittadini ucraini

Una considerazione su stanotte, condivisa su questo pullman di ritorno in Polonia:
Ci siamo trovati in una zona dove era in corso un attacco. Abbiamo sentito suoni di guerra.
Abbiamo (chi più chi meno) visto luci di guerra.
Abbiamo, per una notte, più o meno consapevolmente e comunque volontariamente, condiviso ciò che gli ucraini vivono di continuo.
Ci arriva notizia che una famiglia di 4 persone è restata vittima degli attacchi nella zona di Leopoli (in cui ci trovavamo a passare in quel momento).
Siamo andati per un giubileo della speranza.
Cioè per condividere un momento di preghiera.
Per portare vicinanza.
Per stringere relazioni con la società civile.
Per portare l'attenzione sull'Ucraina.
E per chiedere l'istituzione dei corpi civili di pace, di cui noi abbiamo voluto essere un piccolo assaggio in anticipo.
L'attenzione è bene che resti ai cittadini ucraini e a tutto ciò che abbiamo fatto in questi giorni e a ciò che (speriamo) a partire da questi contatti potremo costruire.

Delegazione Acli al pellegrinaggio Mean:

Definisci

Non più di tot di stranieri in classe. Perché altrimenti gli italiani si sentono messi all'angolo, minoranza a casa loro. Definisci demo...